Problemi di coppia

Lui non vuole altri figli, già padre di un bambino da una precedente relazione dolorosa, cosa fare?

Chicca

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Lui ha già un figlio, avuto da un precedente matrimonio. La loro storia finisce quando scopre che il secondo figlio in arrivo non è suo. Vive un trauma. Ci conosciamo dopo qualche anno, deciso a riprendere in mano la propria vita e rifarsi una famiglia. Sintonia perfetta, tutto perfetto. Peccato che nella sua idea di famiglia non esiste un altro figlio. Purtroppo scopro questo suo non desiderio dopo due anni di relazione. Io ho 34 anni, lui 43. Siamo insieme da quasi 4 anni. Il mio desiderio di maternità cresce sempre di più. L'argomento è diventato un tabù, non se ne può nemmeno parlare. Dopo varie lotte e sofferenza lo convinco ad andare da una psicologa di coppia la quale ci liquida dopo una seduta dicendo che se lui non lo sente io devo prendere la mia strada.. Io sono convinta che ci sia in lui qualcosa di irrisolto nel suo passato. Lui è un padre eccezionale e quello che gli è successo ha indubbiamente lasciato un segno indelebile. Mi spiacerebbe chiudere una relazione senza essere andata a fondo di questo suo rifiuto e nemmeno dover accettare una condizione imposta da lui.

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera Chicca,


i progetti di vita importanti come questi, si portano avanti insieme e si discutono insieme. Può succedere che a distanza di anni, si scoprano delle opinioni diverse e sembra non essere possibile un compromesso o un cambio di direzione. La genitorialità è una questione delicata poiché appunto coinvolge la coppia nella sua interezza. È corretto il suo atteggiamento di affidarsi ad un esperto per affrontare questioni irrisolte o per cercare di chiarire meglio la situazione. Quando non si riesce a trovare una via comune, può essere utile uno spazio esterno e neutro in cui portare le proprie emozioni e convinzioni e confrontarsi. Il suo compagno dovrebbe essere d’accordo però sul mettersi in discussione insieme a lei. Può prendere in considerazione anche un percorso personale per comprendere più a fondo i suoi bisogni, desideri e obiettivi.

Gentile Chicca,


il progetto genitoriale si basa su un desiderio condiviso all'interno della coppia, per questo, quando una delle due parti non condivide tale desiderio si crea una discrepanza che rende difficile, se non a volte impossibile, proseguire non solo nella realizzazione del desiderio ma anche della relazione di coppia. Per quanto il proprio desiderio sia presente, importante e ben immaginato, ciò non implica la possibilità di modificare il punto di vista del proprio partner se fermo nelle sue posizioni. Ognuno di noi ha una propria storia, e questa storia può sicuramente lasciare un segno, ma è solo il diretto interessato che può valutare se sente un blocco, se questo blocco crea un disagio e se, in tal caso, iniziare un percorso psicologico per poter elaborare eventuali ferite e intraprendere nuove strade.


Cordiali saluti,


Dott.ssa Bottosso

Gentile Signora, sicuramente non è una situazione semplice, come mai non vi era mai capitato di parlare del vostro futuro e della possibilità di poter avere figli insieme? a questo punto le strade da percorrere possono essere diverse...


Dividervi in nome dei vostri progetti e desideri; richiedere un ulteriore consulenza di coppia nella quale cercare d indagare al meglio le 2 posizioni;richiedere una consulenza psicologica individuale per individuare ed analizzare in maniera profonda la situazione che sta vivendo.


Resto a disposizione per eventuali approfondimenti e la saluto cordialmente.

Mi sembra comprensibile che il suo partner sul piano della paternità sia stato fortemente traumatizzato e che questo abbia mai appagato il suo desiderio di ulteriore paternità considerando che ha già un figlio. Per il suo partner il tema paternità è particolarmente scivoloso.Non credo che ci siano problemi nella infanzia: non facciamo della psicoanalisi selvaggia. SE il suo partner avesse problemi rispetto alla paternità risalenti all'infanzia non avrebbe voluto neanche gli altri due figli. Suppongo che quando siete andati in terapia di coppia l'obiettivo fosse quello di sciogliere la vostra conflittualità rispetto ad un tema sul quale non siete d'accordo; cioè avere un figlio. Lei desidera fortemente la maternità e il suo partner ha scelto di non avere altri figli, cosa comprensibile alla luce della sua esperienza con la partner precedente.


Ora su un tema di questo tipo è difficile, anzi impossibile, trovare un accordo perché avete obiettivi diversi. Lei vuole diventare madre, legittimamente, ma lui non vuole un'altra paternità, anche questo legittimamente. Nessuno di voi due può imporre la propria scelta all'altro n é chiedergli sacrifici. La cosa è troppo grossa: non si tratta di scegliere che tipo di vacanza fare, cosa su cui si può trattare. Per cui se per lei la maternità è irrinunciabile è difficile che lei possa continuare questa relazione, Quindi la terapeuta che avete consultato non aveva tutti i torti

Gentile Chicca,


comprendo il suo desiderio di maternità, di mettere su famiglia. Il fatto è che, scrivo una banalità, mi rendo conto: i figli si fanno in due. E' immaginabile che deve essere fonte di grande sofferenza per il suo compagno scoprire che quello che riteneva un figlio non è suo e di sua moglie. Allo stato attuale lui ha deciso che non vuole altri figli e, mi pare di capire, non abbia intenzione di approfondire la questione. Stando a questa sua scelta, come si regola lei? Non c'è una risposta giusta o sbagliata, solo la sua risposta.


Se crede, sono disponibile tramite il modulo contatti.


La saluto caramente.

Buongiorno Chicca


Succede che nella coppia vi possano essere desideri e prospettive di vita insieme differenti. La cosa fondamentale, sempre, è trovare la voglia e il desiderio di affrontare tutto ciò insieme. Siete stati molto bravi ad affidarvi ad una psicologa per chiedere aiuto. Forse, però, sarebbe stato opportuno, se ve ne fosse stata data la possibilità, di proseguire il percorso per potervi aiutare maggiormente. Se la storia è significativa e pensa possano esserci i margini per modificarvi, non rinunciate all'idea di farvi aiutare da un altro professionista. La prima esperienza andata in un certo modo, non implica che tutte vadano così. Sicuramente l'argomento che lei espone è delicato, e le vostre visioni sono opposte, quindi potreste dover essere chiamati ad affrontare anche momenti di profonda fatica e crisi, con l'idea, però, di aver fatto di tutto per "aiutarvi" e forse arrivare ad una soluzione corretta per entrambi.


Auguro buona fortuna

Questo scritto porta inevitabilmente a riflettere, ma poi neanche tanto, su quanto questo signore di 43 anni sia effettivamente condizionato da qualcosa di cui preferisce neppure parlarne: che chiusura! Credo che la Collega della terapia di coppia abbia dato un buon suggerimento in quanto come può una persona affrontare una simile terapia quando il problema è, quasi sicuramente, prima, individuale?


Distinti saluti.

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