Si può perdonare?

Luigi

Salve sono un uomo di 35 anni sposato con la mia lei di 34, da 4 anni, e 12 di fidanzamento, praticamente siamo cresciuti insieme, nell’ultimo periodo lei mi dava molte mancanze, avevo il il dubbio che mi tradisse è così era, l’ho beccata a letto con uno sconosciuto conosciuto su internet, lei ora vuole il perdono, dice che è stata una scappatella e non vuole perdermi, alla mia domanda, ho sbagliato in qualche cosa io? Perché mi ha tradito?? Lei non ha risposte. Io la Amo tantissimo ma non riesco a perdonarla, ho paura che un domani possa riaccadere, sono indeciso…

2 risposte degli esperti per questa domanda

Buonasera Luigi, ho piacere a risponderle.

La vetta più elevata dell’amore spirituale è il perdono assoluto o incondizionato, l’essere nel perdono senza la necessità di perdonare, il potere fare intima esperienza del perdono e del perdonare “settanta volte sette”.
Se il perdono condizionato è un atto egoico che si compie nella formula, forse un po’ superba, di chi dice: “Io ti perdono” o “Io mi perdono”, il perdono assoluto o incondizionato è uno stato estatico della mente non duale capace di cogliere una dimensione dell’essere senza separazione e senza colpa.
Il perdono incondizionato è un offrirsi all’altro senza memoria e senza desiderio, è un Sì a se stessi e alla vita per come questa si manifesta.
Il perdono incondizionato risiede nel “fare anima”.
Nessuna fretta. Si tratta di imparare ad accogliere la rabbia, il dolore, la paura, per poi “elevarsi”.
La pratica del “perdonare e perdonarsi” è un percorso di trasmutazione verso lo sguardo della vastità del cuore dove tutto si dissolve, dove il perdono viene elargito come una preghiera, un’invocazione, un dono.
Ci sono circostanze in cui anche una persona che si è vista mille volte la si può vedere per la prima volta. Quella prima volta la si vede per quello che è, senza storia, senza colpa, senza supposizioni, senza pretese.
Lì ci sono gli “occhi del cuore”.
Questo è il perdono incondizionato.

Concludo con una poesia di di Jorges Luis Borges.

"Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano. Sedettero in terra, accesero il fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca, quando declina il giorno...Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e, lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: "Sei tu che mi hai ucciso o io che ho ucciso te? Non ricordo più".

Un affettuoso saluto. Dott.ssa Aurelia Gagliano.

Salve Luigi, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL