Aggressività e violenza

Il Virus del Rancore Digitale: come riconoscerlo e come difendersi

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Un potente e subdolo virus si sta diffondendo a macchia d'olio utilizzando i nuovi canali di comunicazione, i quali permettono rapidissime esplosioni di campagne virali che, a velocità lampo, raggiungono intere regioni, nazioni se non addirittura il mondo.

Il virus in questione è quello che io ho definito virus del RANCORE DIGITALE, un virus altamente contagioso ed un killer che lentamente annienta la sua preda.

Di cosa si tratta esattamente?

Il RANCORE DIGITALE è l'espressione del veleno e dall’intossicazione prodotta da piccoli specifici e quotidiani fallimenti, torti e ingiustizie percepite a livello individuale o sociale e verso le quali ci si sente impotenti che viene condiviso in modo pubblico attraverso i social network principalmente Facebook.

Le persone esprimono il loro rancore, frustrazione, rabbia, delusione incamerate sulla base della propria percezione dei suddetti eventi specifici e subiti personalmente, vivendoli come incontrollabili e causati da una fonte esterna colpevole senza riserve.

L’auto-inganno che lavora come presupposto di fondo di questo avvelenamento è 'io sono nel giusto, io mi comporto bene, subisco un comportamento su cui nulla posso che è ingiusto e amorale e osservo tutto questo con distacco'

È la manifestazione dell'atteggiamento vittimistico che si espande su larga scala.

Come individuare una espressione di rancore digitale?

Eccone le principali caratteristiche:

Solitamente è Formulato in termini di generalizzazione- es. Una persona subisce un tradimento dalla sua compagna e scrive 'non sopporto le persone che ti colpiscono alle spalle'

Formulati con termini che appartengono alla sfera della moralità o come veri e propri precetti moralistici - riprendendo l’esempio di prima
“ormai non si hanno più i sani principi della famiglia di una volta, viviamo in un mondo dominato dall’individualismo”

Formulati in termini di iper-semplificazione causa-effetto sempre dall’esempio iniziale sembra ovvio come il comportamento della persona incriminata sia direttamente causa della mia sofferenza

Formulati nei termini di un colpevole esplicito ma generico e di un innocente quasi sempre implicito

Formulati spesso con all'interno una ingiunzione di comportamento rivolta agli altri (mai a se stessi dando per scontato ancora come presupposto che chi parla applica ciò che ingiunge agli altri) - es. “Se iniziassero a fare così le cose andrebbero meglio e invece siccome sono corrotti continueranno a comportarsi così”

infine tendono ad essere formulazioni lapidarie e dogmatiche senza possibilità di replica oltre che altamente pessimistiche nelle previsioni: “le cose non cambieranno mai, semmai potrebbero facilmente andare peggio e degenerare”

Questa formulazione tende ad ottenere consenso facile facendo leva su principi universali quali la giustizia, la protezione dei presunti deboli, la solidarietà nel subire torti.
Tutto ciò crea appartenenza , simpatia, compassione e solidarietà.

Purtroppo alimenta allo stesso tempo una percezione della realtà come minacciosa e incontrollabile, dove sono gli altri, e mai noi, che dobbiamo cambiare.
Questo induce le persone a mettersi in uno stato di difesa, deresponsabilizzazione e di impotenza per proiettarle in un futuro catastrofico di immobilità e lenta fagocitazione.

Tutto questo non fa bene alla psiche che inizia a riprodurre pensieri e percezioni di questo tipo, scatenando una reazione di difesa che induce ad una successiva contaminazione:
la persona, per liberarsi di questo fardello lo condividerà con le persone con l'illusione di sentirsi meglio momentaneamente, ma che altro non ha ottenuto che innescare un altro circolo vizioso e aver alimentato l'auto-riproduzione di pensieri e percezioni analoghi, che sono nient'altro che la fonte della sofferenza da cui si voleva liberare.

Infine potremmo dire che Il RANCORE DIGITALE uccide l'ironia e viceversa l'assenza di ironia nutre il rancore digitale.

Esercitarsi a ironizzare delle inevitabili disgrazie e miserie della vita o a esprimere pensieri perlomeno enunciati in prima persona e dove sia comunicato il proprio stato d'animo come:

' io mi sono sentito ferito osservando che ...'

permettono di sviluppare un antidoto che conduca all'immunizzazione dal virus e a sviluppare quel l'intelligenza emotiva di cui tanto la nostra cultura più che mai oggi ha bisogno.

ricodiamo attraverso le parole di Oscar Wilde che:

“l’immaginazione è una qualità che è stata concessa all’uomo per compensarlo di ciò che non è, mentre il senso dell’umorismo gli stato dato per consolarlo di quel che egli è”

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