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ALCOLISMO

Secondo il DSM-IV, si tratta di una modalità patologica d'uso della sostanza che conduce a menomazione o a disagio clinicamente significativi. La tolleranza riguarda il bisogno di dosi notevolmente più elevate della sostanza per raggiungere l'intossicazione o l'effetto desiderato. L'effetto diminuisce notevolmente con l'uso continuativo della stessa quantità della sostanza.

Possiamo distinguere modi diversi di rapportarsi alla sostanza alcolica:
- gli astemi che non sono mai stati interessati all'alcol, la cui assunzione determina in molti sgradevoli reazioni quali rossori al volto, capogiri e nausea;
- gli astinenti hanno bevuto in passato bevande alcoliche e attualmente hanno deciso di smettere;
- i bevitori moderati;
- gli alcolisti, diventati dipendenti dall'alcol e non sono più in grado di controllarne il suo uso.

Il rapporto che l'alcolista ha con l'alcol può paragonarsi ad un rapporto d'amore, e come spesso accade in una relazione d'amore, si crea una dipendenza, si sente il bisogno e la sofferenza per la mancanza dell'oggetto d'amore. La fine della relazione crea una sorta di lutto, un profondo dolore: questo è quello che sente l'alcolista se privato dell'alcol.

Come per ogni dipendenza, prima che essa si instauri nella vita di un individuo, sono presenti disagi, insoddisfazione profonda, un senso di vuoto e di inadeguatezza, al quale non sa porre rimedio. L'incontro con l'alcol lenisce questa sofferenza. Si sente così all'altezza di tutto, in una bolla di falsa e fugace sensazione di appagamento. Quando l'effetto svanisce, tutto torna e si cerca quindi di ritrovare quella sorta di anestetizzazione.

L'alcol, con il passare del tempo, è sempre più presente, si cercano occasione e persone con le quali bere, anche se la persona nega la sua dipendenza. Passiamo così dall'uso all'abuso e la giornata viene strutturata in funzione dell'alcol. Tutto questo viene organizzato attraverso bugie agli altri e a se stesso. Con il passare del tempo, compaiono i sensi di colpa, la vergogna e il giudizio negativo di sè. Non dimentichiamo che l'alcolista spesso vive una condizione di profonda solitudine.

LE FASI DEL CAMBIAMENTO

1) precontemplazione: la persona non vive la sua condizione come un problema. Non ha alcuna percezione del rischio. Quando compare la consapevolezza anche dei lati contrari al proprio comportamento si entra nella fase della
2) contemplazione: la persona vive la sensazione del rischio, ma non si sente ancora pronta per cambiare. Viene solo contemplata l'ipotesi di un percorso di sobrietà;
3) determinazione: subentra nel momento nel quale la persona decide di fare qualcosa;
4) azione: l'alcolista cambia il suo comportamento;
5) mantenimento: il cambiamento si rinforza.


LA RICADUTA

Dobbiamo però tenere sempre presente che, come per tutte le dipendenze, la ricaduta può avvenire in qualsiasi momento. La ricaduta è un momento molto importante in psicoterapia e non necessariamente ha una connotazione negativa. Al principio del percorso va avvisato l'alcolista della possibilità di una ricaduta, prepararlo ad attuare, nel caso avvenga, una serie di strategie.
Una ricaduta può avvenire in modo esplosivo o in modo progressivo. Vanno esaminate le ragioni, tenendo sempre conto che è fondamentale che il paziente si senta libero di parlare delle sue ricadute, senza sentire il nostro giudizio.

SEGNALI DI POSSIBILI RICADUTE

Mutamenti dell'umore: umori che cambiano rapidamente e irregolarmente; maggiori vuoti di memoria e di confusione;
Negazione: le difese precedenti che impedivano di vedere la propria dipendenza si riattivano;
Ci si concentra maggiormente su ciò che fanno gli altri più che su se stessi;
Comportamento compulsivo: si manifestano maggiormente comportamenti ripetitivi e rigidi;
Comportamento impulsivo: reazioni eccessive di fronte a situazioni di stress;
Tendenza ad isolarsi;
Sensazione che nulla si risolverà;
Confusione: gli episodi di confusione aumentano di durata, frequenza e gravità;
Facilità all'irritazione;
Abitudini alimentari irregolari;
Ciclo sonno-veglia irregolare;
Visione a tunnel: guardare la vita in frammenti isolati, le preoccupazioni diventano esclusive e tagliano fuori tutte le altre aree;
Perdita graduale della strutturazione della giornata: non esistono orari regolari, non vengono rispettati gli appuntamenti;
Evidente rifiuto dell'aiuto attraverso la svalutazione, la rabbia e il ritiro;
Inizio dell'uso controllato.

LA CURA

La cura dell'alcolismo necessita di un'equipe di medici, psicologi ed altri specialisti.
Avviene in due fasi:
Nella prima vengono affrontate l'intossicazione e le manifestazione acute dell'astinenza; nella seconda si tende a mantenere lo stato di sobrietà.
Dobbiamo considerare che l'alcolista si avvicina alla cura solo nel momento dell'emergenza.
L'alcolista ha bisogno di molto sostegno, di gratificazioni al suo sforzo di restare sobrio, un sforzo immenso. Le gratificazioni che derivavano dall'alcol, dall'anestetizzazione delle emozioni vanno sostituite con nuove gratificazioni, nuovi impegni e relazioni.

Per compiere l'indagine sul paziente, si analizzano i seguenti aspetti:
- la carriera alcolica;
- l'evoluzione dei problemi legati all'alcol;
- l'evoluzione della dipendenza, molto importante è il momento in cui si è instaurata la dipendenza;
- l'evoluzione dei fattori che hanno favorito o causato il ricorso all'alcol.

L'alcolista inizia un percorso di cura spinto da un dovere che viene dall'esterno: dalla famiglia, dal datore di lavoro. Non racconta mai quanto beve. Gradualmente racconterà le conseguenze negative del suo abuso, quali i ricoveri, la separazione, la perdita del lavoro. In questo modo prende coscienza del suo rapporto con l'alcol. La prima fase, circa 2-3 mesi, è caratterizzata da una sensazione di benessere, per poi subentrare in una fase di bisogno di sostituti, quali dolci, caffè. Possono essere presenti momenti di apatia, perdita di interessi e questo rientra nel vero e proprio lutto per la perdita dell'alcol.

 

Nel momento nel quale si rende conto di poter smettere di bere, scopre le sue potenzialità, la possibilità di vivere da sobri. Il 'voler' smettere si sostituisce al 'dover' smettere. Il percorso di terapia individuale presuppone momenti di dolore, di sbandamento. Piano piano, l'alcolista si rende conto della sua vulnerabilità ed è molto utile entrare in un ambiente protetto, come la comunità.

Nel gruppo ha la possibilità di scoprire che non è solo a combattere la battaglia con l'alcol, si sente finalmente compreso. Nel gruppo sono presenti tutte le categorie sociali senza distinzione e questo permette di non sentirsi giudicati, forse per la prima volta. Non si è piu' soli.


I CAPITOLI

Primo capitolo: cammino per la strada. C'è un profonda buca nel marciapiede. Ci cado. Sono perso. Sono impotente. Non è colpa mia. Ci vorrà un'eternità per trovare come uscirne.
Secondo capitolo: cammino per la stessa strada. C'è una profonda buca nel marciapiede. Fingo di non vederla. Ci ricado. Non riesco a credere di essere nello stesso posto. Non è colpa mia. Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.
Terzo capitolo: cammino per la strada. C'è una profonda buca nel marciapiede. Vedo che c'è. Ci cado ancora... è un'abitudine. I miei occhi sono aperti. So dove sono. E' colpa mia. Ne esco immediatamente.
Quarto capitolo: cammino per la strada. C'è una profonda buca nel marciapiede. La aggiro.
Quinto capitolo: cammino per un'altra strada.

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