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Che cos’è la dipendenza da cibo ?

 

Dott.ssa Gloria Fioravanti

Cosa di intende per dipendenza da cibo ? Quando è giusto allarmarsi ? Sostanzialmente si può parlare di dipendenza da cibo quando sono presenti le seguenti caratteristiche:

•             la persona desidera il cibo in maniera continua e intensa,  ma di fatto la gratificazione durante il pasto non è soddisfacente, anzi diviene fastidiosa, per il dolore addominale, la vergogna, il peggioramento dell’umore e dei livelli di energia dopo i pasti, magari con l’insorgere di sonnolenza. Questi sintomi possono essere anche sfumati, in persone che magari non sono obese ma soltanto sovrappeso, e non sono evidenti dall’inizio, ma con il tempo.

•             durante la giornata si alterano momenti in cui non si pensa ad altro che il cibo, a momenti in cui si vuole scacciare questo pensiero con tutte le proprie forze.

 

L’alterato rapporto con il cibo, vissuto in maniera eccessivamente urgente e intensa, si può esprimere nei seguenti modi:

•             Mangiare più velocemente del normale, con il risultato di gustare di meno il cibo stesso.

•             Mangiare anche quando ci si sente pieni.

•             Mangiare senza avere più la capacità di distinguere tra fame e sazietà.

•             Compiacersi nell’immaginarsi mentre si consuma cibo.

•             Pensare mentre si compiono altre attività a quando si andrà “finalmente” a mangiare.

•             Quando le spese per il cibo, e il tempo dedicato al mangiare, aumentano.

•             Mangiare in maniera solitaria, con la tendenza a mangiare di meno quando si è con altre persone.

 

Questa altalena di emozioni e pensieri conduce, da un lato a ricercare continuamente qualcosa da mangiare come se fosse la cosa più gratificante della sua giornata, dall’altra a coltivare l’intenzione di eliminare il pensiero del cibo.  In alcuni momenti si può stabilire un corto-circuito mentale con l’idea che l’unico modo di sfuggire a questa “ossessione” per il cibo sia quello di mangiare tutto ciò che si desidera e in piena libertà.

 

Esistono forme eclatanti di questo disturbo, che inducono la persona a comprarsi il cibo di nascosto, a tenerlo nascosto e portarlo con sé sempre, oppure a consumarlo in solitudine, per paura del giudizio altrui. Vi sono però anche forme subdole, dominate da questa lotta quotidiana tra appetito e intenzione di controllare il comportamento, che si celano dietro a comportamenti di grandi abbuffate seguiti da meccanismi di compenso per controllare le calorie introdotte, come l’esercizio fisico o il digiuno.

 

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