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IL TRAUMA

Trauma in greco significa ‘ferita – lacerazione’. Freud descrive il trauma psicologico come l’intensità di un certo evento che si verifica al quale il soggetto (o la collettività) non riesce a rispondere con modalità adeguate. E’ un’esperienza che in un breve lasso di tempo apporta alla vita psichica un incremento di stimoli talmente forte che non permette all’individuo l’idonea elaborazione che invece occorrerebbe  per fronteggiare adeguatamente il repentino e peculiare evento. Gli stimoli e le conseguenti emozioni che intervengono  sono molti e diversi e tra questi la temporalità è uno stimolo  che ha un valore pregnante!!  Pertanto il soggetto esposto a tali esperienze - improvvise e destrutturati  psicologicamente - può subire un trauma più o meno grave.

Precedentemente il trauma psicologico vissuto da un individuo (o più individui) poneva l’accento sull’entità dell’evento eccezionale (DSM III). Da studi e recenti ricerche, invece, è stato rilevato che il ‘fattore individuale’ è molto più importante. E’ la ‘reazione della persona’ che determina la tipologia del trauma cioè da come il soggetto interpreta l’evento traumatizzante, da come riesce a valutarlo, affrontarlo ed abreagirlo (far defluire le emozioni legate all’evento). Si può dire quindi  che la gravità del trauma dipende soprattutto dall’interpretazione ed elaborazione soggettive del protagonista dell’esperienza traumatica tenendo presente che  intervengono diversi e peculiari fattori: temperamentali, formativi, empirici/personali, familiari/sociali.

Il singolo episodio traumatico di solito è sempre imprevedibile quindi il soggetto non può aspettarselo né essere pronto ad affrontarlo e/o gestirlo ed è completamente esposto a complessi e diversificati stati:

  • emozionali: paura, dolore, forte senso di completa impotenza (overwhelming emotions) etc.;
  • comportamentali  di attacco e/o fuga

 

Va precisato che anche un ‘eccessivo accumulo di situazioni fortemente stressanti’ possono essere equiparati ad un trauma vissuto per un singolo evento. In ogni caso trattasi di condizioni fortemente emotive  e vissute in  ‘situazioni limite’.

Tali esperienze possono causare un disturbo  nell’economia psichica dell’individuo chiamato Disturbo Post Traumatico da Stress (acronimo=DPTS) e possono manifestarsi come saltuari, permanenti e/o ricorrenti. In alcuni casi può evidenziarsi un’immediata dissociazione della coscienza oppure uno stato di amnesia (totale o parziale),  di alessitimia (incapacità di mentalizzare, riconoscere e verbalmente descrivere gli stati emozionali) ed altri disturbi diversi e/o collaterali.

Chi ha subito una situazione traumatizzante rischia di mettere in crisi il proprio equilibrio psichico poiché vengono messe in discussione la propria autostima e le sicurezze personali. Il soggetto  percepisce - spesso e in circostanze diversificate - una situazione di pericolo come se l’evento traumatico  dovesse ripetersi in qualsiasi momento. Può accadere che viva internamente  sensazioni dissociative poiché i ricordi  rimangono molto vivi nella memoria (flashback) e disturbano il processo della normale integrazione mentale che di solito avviene nelle esperienze quotidiane di ognuno di noi. I  ricordi del dolore, del senso di impotenza e delle altre notevoli emozioni  vissute rimangono forti e vividi nella mente di chi ha esperito un trauma.

L’elenco degli eventi traumatizzanti è lungo, né citerò alcuni: disastri geografici e/o climatici (terremoti, tsunami), guerre, abusi, violenze e molestie sessuali e/o mentali, bullismo,  maltrattamenti e deprivazioni di cure familiari ed ancora altri.

I disordini/disturbi psichici post traumatici da stress possono essere di diversi livelli di gravità. Prendendo in esame il trauma grave vediamo che questo può procurare una triplice rottura:

  • dell’autostima  (auto-svalutazione, sentirsi inadeguato nell’affrontare le situazioni, scoprirsi vulnerabili etc.);
  • della fiducia nella stima dell’altro  (autosvalutandosi si teme anche di perdere la stima, la fiducia e l’affetto degli altri);
  • del senso di appartenenza ad una comunità  (si vivono sentimenti di esclusione: familiari, amicali,  sociali/lavorativi etc.).

 

Questi tre sistemi, che coinvolgono profondamente i diversi strati della personalità di un individuo,  sono di fondamentale importanza per l’equilibrio psichico!! Quando vengono a mancare e/o entrano in conflitto è necessario un immediato percorso  per poterli reintegrare e ristrutturare. Occorre una valida psicoterapia  in cui il  ‘processo empatico’   (v. mio precedente articolo) ha una valenza di estremo interesse. L’interazione empatica reciproca, tra paziente e psicoterapeuta percepita come esperienza condivisa, diventa un’ottima chiave per entrare in sintonia con il dolore del trauma vissuto dalla persona. Chiaramente l’analista, oltre all’empatia, deve possedere altri validi strumenti psicologici  efficaci per un buon risultato della terapia.

E’  opportuno precisare che in alcuni casi possono risultare  altrettanto utili le psicoterapie di gruppo. Ogni caso va valutato di volta in volta e con estrema  ponderazione.

Per completezza di notizie preciso che ultimi studi e ricerche stanno prendendo in considerazione i fenomeni epigenetici  cioè il passaggio generazionale degli effetti traumatici..

 

Rif. Bibl.:
Psicologia Contemporanea sett.-nov. 2013
Enc.Psicologia U.Galimberti 1999

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