Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la dipendenza da una sostanza è “uno stato psichico, qualche volta fisico, risultante dall’interazione tra un organismo vivente e un farmaco, caratterizzata da comportamenti o reazioni che includono l’uso compulsivo della sostanza, continuo o anche periodico, dovuto all’esperienza dei suoi effetti psichici e qualche volta dalla paura del malessere determinato dalla sua assenza”.
Una dipendenza patologica è una forma morbosa determinata dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento. È un’abitudine incontrollabile e irrefrenabile che il soggetto non può allontanare da sé, una specifica esperienza, una condizione invasiva, caratterizzata da: un sentimento di incoercibilità; dal bisogno coatto di essere ripetuto con modalità compulsive; da fenomeni come il craving, l’assuefazione (tolleranza) e l’astinenza.
Vengono considerate dipendenze non solo le tossicodipendenze, ma anche i comportamenti problematici derivanti dal gioco d’azzardo e dai videogiochi, dall’alimentazione, dall’uso delle tecnologie e dalle relazioni affettive.
La struttura delle relazioni di dipendenza può essere definita da alcuni criteri: discontrollo (l’incapacità/rinuncia ad esercitare il controllo su se stessi); pericolosità (sfida al rischio con accettazione del danno, superamento dei confini); circolarità forzata (obbligo a muoversi incessantemente all’interno di un circuito già predisposto è l’unica evoluzione concessa è “il sempre di più”); costrizione (autoalimentazione della libertà con incapacità a rimettere in discussione le proprie premesse: il soggetto dipendente non sa cosa succeda, o teme il peggio, se la dipendenza si interrompe); impermeabilità (riduzione del dialogo con se stessi e gli altri che porta alla diminuzione della conoscenza); ripetitività polarizzata (alterazione dei tempi e dei ritmi di vita); rigidità esclusiva (rigidità e fissità di risposta che porta alla compulsione); estremizzazione simmetrica (processo totalitario che segue le leggi del “tutto o nulla”); impedimento dell’Altro (la potente struttura delle relazioni di dipendenza impedisce la possibilità di cambiamento).
“L’Oggetto può funzionare da protesi, cioè essere funzionale al mantenimento di obiettivi e capacità della persona, restando un semplice strumento controllato per un progetto possibile solo grazie all’ausilio dell’Oggetto-stampella. […] La forza e la qualità dell’Oggetto non sono tali da imporsi alla persona, come attrattore talmente potente da cambiare i circuiti personologici e relazionali”. La funzionalità piena della persona è rispettata. “Ma la protesi ha a che fare con il limite: di funzioni e obiettivi, di controlli e regole. Perciò la persona deve essere capace di stabilire e mantenere tale limite”.
Quanto più potente sarà l’oggetto tanto più l’individuo sarà portato a legarvisi, soprattutto se vi è una predisposizione legata ad uno stato di disequilibrio o di sofferenza. “La dipendenza è basato sull’illusione e sulla pretesa di annullare le differenze tra Io-reale ed Io-possibile tramite la magia dell’Oggetto-mezzo. In presenza di dinamiche di sofferenza il danno è maggiore perché la soluzione del problema fornisce un’esperienza nuova e allevia quella vecchia in modo miracoloso. Quanto più l’oggetto offre una soluzione potente e pronta, quanto più il senso della vita è da costruire (come nell’adolescenza), quanto più la perdita e il trauma sono improvvisi e impediscono di organizzare un senso dell’esperienza nel contesto della propria esistenza”.
Heroin,
The Velvet Underground & Nico(1967)
I don’t know just where I’m going
But I’m gonna try for the kingdom if I can
‘Cause it makes me feel like I’m a man
When I put a spike into my vein
Then I tell you things aren’t quite the same
When I’m rushing on my run
And I feel just like Jesus’ son
And I guess that I just don’t know
And I guess that I just don’t know
I have made a big decision
I’m gonna try to nullify my life
‘Cause when the blood begins to flow
When it shoots up the dropper’s neck
When I’m closing in on death
And you can’t help me, not you guys
Or all you sweet girls with all your sweet talk
You can all go take a walk
And I guess I just don’t know
And I guess that I just don’t know
I wish that I was born a thousand years ago
I wish that I’d sailed the darkened seas
On a great big clipper ship
Going from this land here to that
Ah, in a sailor’s suit and cap
Away from the big city
Where a man cannot be free
Of all the evils of this town
And of himself and those around
Oh, and I guess that I just don’t know
Oh, and I guess that I just don’t know
Heroin, be the death of me
Heroin, it’s my wife and it’s my life
Because a mainer to my vein
Leads to a center in my head
And then I’m better off than dead
Because when the smack begins to flow
I really don’t care anymore
About all the Jim-Jims in this town
And all the politicians making crazy sounds
And everybody putting everybody else down
And all the dead bodies piled up in mounds
‘Cause when the smack begins to flow
Then I really don’t care anymore
Ah, when that heroin is in my blood, hah
And that blood is in my head
Man thank God that I’m good as dead
And thank your God that I’m not aware
And thank God that I just don’t care
And I guess that I just don’t know
Oh, and I guess that I just don’t know.
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