Perché persone intelligenti “ci cascano”?
Una delle convinzioni più radicate è che queste truffe colpiscano persone ingenue o poco istruite. Non è così.
Le truffe romantiche funzionano perché sfruttano bisogni psicologici universali:
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bisogno di attaccamento
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bisogno di riconoscimento
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bisogno di sentirsi scelti
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bisogno di speranza
Molte vittime si trovano in una fase di vulnerabilità: una separazione, un lutto, figli ormai adulti, un periodo di solitudine, una ferita narcisistica recente. Non si tratta di fragilità patologica. Si tratta di umanità.
Il truffatore entra in quello spazio e lo occupa con abilità.
La manipolazione affettiva: al cuor non si comanda, e loro lo sanno bene
Le testimonianze raccontano uno schema ricorrente.
Il contatto iniziale è apparentemente casuale.
Segue una fase di ascolto attento, rispecchiamento, messaggi quotidiani, interesse costante. La persona si sente vista, Compresa. Valorizzata intanto il truffatore studia:
Osserva i social, coglie desideri, paure, sogni e si Costruisce un personaggio coerente con ciò che l’altro ha bisogno di incontrare.
È una relazione costruita con strumenti psicologici raffinati:
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rinforzo intermittente
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accelerazione dell’intimità
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creazione di un “noi contro il mondo”
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promessa di un futuro condiviso
Si crea una regolazione emotiva reciproca. O meglio: un’illusione di reciprocità.
E quando la richiesta economica arriva, non arriva su un terreno neutro,
arriva dentro un legame che sembra reale.
Il rinforzo intermittente e la dipendenza emotiva
Una dinamica centrale è quella del rinforzo intermittente.
Messaggi intensi alternati a silenzi improvvisi.
Dichiarazioni profonde seguite da piccoli drammi.
Presenza costante che diventa improvvisamente distante.
Questo schema attiva meccanismi simili a quelli delle dipendenze comportamentali.
L’incertezza aumenta il coinvolgimento.
Il cervello cerca la ricompensa emotiva successiva.
Non è debolezza. È neurobiologia.
Quando la verità emerge: la doppia frattura
La scoperta della truffa produce due rotture simultanee:
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La perdita economica
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La perdita della relazione
Ma c’è una terza frattura ancora più profonda: la rottura dell’immagine di sé.
“Se non era vero, allora cosa ho vissuto?”
“Se mi sono sbagliato così tanto, posso fidarmi ancora di me?”
Qui nasce il nucleo traumatico.
Molti pazienti descrivono:
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ruminazione costante
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insonnia
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vergogna intensa
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evitamento sociale
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senso di umiliazione
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calo dell’autostima
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perdita di fiducia nelle relazioni future
In alcuni casi compaiono sintomi depressivi importanti e ideazione autolesiva. Non tanto per il denaro perso, quanto per il crollo identitario.
La vergogna come seconda violenza
La vergogna è il vero collante del trauma.
Le vittime spesso aspettano mesi prima di raccontare l’accaduto.
Temono il giudizio.
Temono di essere considerate ingenue.
La famiglia a volte reagisce con rabbia o incredulità, aggravando il senso di colpa.
Ma la vergogna è un effetto previsto dal sistema manipolativo.
Isolare la vittima è parte del copione.
Nel lavoro clinico è fondamentale spostare il focus:
Non “perché ci sei cascato”.
Ma “quale bisogno è stato intercettato”.
Il lutto dell’amore immaginato
Uno degli aspetti più delicati è riconoscere che il dolore è reale.
Anche se la relazione era fittizia, l’emozione provata era autentica.
La speranza era autentica.
La sensazione di essere amati era autentica.
Si tratta di un lutto complesso:
non solo per una persona che non esisteva,
ma per la versione di sé che si sentiva viva dentro quella relazione.
Molti pazienti dicono:
“Mi manca quella persona. Anche se so che non era reale.”
Questo paradosso è clinicamente comprensibile.
Il sistema emotivo non distingue tra amore “vero” e amore costruito se l’esperienza soggettiva è stata intensa.
Intervento clinico: dove lavorare
Nel percorso terapeutico è utile intervenire su diversi livelli:
1. Separare responsabilità e vulnerabilità
La responsabilità è del manipolatore.
La vulnerabilità è umana.
2. Lavorare sulla vergogna
Normalizzare. Contestualizzare. Restituire dignità all’esperienza emotiva.
3. Ricostruire il senso di sé
La truffa spesso mina la fiducia nelle proprie capacità di giudizio.
È necessario riparare l’autostima, non rinforzare la diffidenza.
4. Evitare la chiusura relazionale totale
Alcune vittime reagiscono con un ritiro affettivo radicale.
La terapia aiuta a trasformare l’esperienza in consapevolezza, non in corazza.
Una ferita che parla di bisogno, non di stupidità
Le truffe romantiche non funzionano perché le persone sono sciocche.
Funzionano perché parlano il linguaggio del desiderio di amore.
Il compito clinico non è spiegare come evitare la truffa.
È accompagnare la persona nel ricostruire fiducia, confini e dignità.
Perché il rischio più grande non è aver perso denaro.
È smettere di credere di meritare una relazione autentica.
E questo, terapeuticamente, è il punto più importante da riparare.
Nel mio studio a Noale (Ve) e nei percorsi di psicoterapia online ho incontrato uomini e donne che hanno avuto il coraggio di affrontare la vergogna, elaborare il trauma della truffa sentimentale e ricostruire fiducia e dignità relazionale: chiedere aiuto è il primo passo per trasformare una ferita affettiva in un percorso di consapevolezza e crescita.
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