L'argomento che ho trattato nel 2021 in questa Tesi si è prefisso di descrivere il concetto di “Motivazione” dal latino “movère”, cioè “muovere”, “avviare”, attraverso i diversi contributi teorici, offerti nel corso del tempo per spiegarne l'origine.
Dalla Psicanalisi alla Psicologia umanistica, si percorrono strade via via più complesse, per cercare di comprendere in modo sempre più esaustivo quel processo che avvia, guida e mantiene i comportamenti orientati al raggiungimento degli scopi.
Istinti e pulsioni, bisogni primari e secondari, motivazioni intrinseche ed estrinseche alla persona, inducono l'uomo a protendere costantemente verso una meta capace di ristabilirne l'equilibrio psicofisico. L'attenzione dei ricercatori si è spostata gradualmente dalla classificazione dei bisogni e dei motivi, alla definizione degli svariati processi psicologici che originano e trasformano il nostro modo di sentire, di pensare e di agire.
James parla di istinti, intesi come comportamenti involontari, impulsivi, stereotipati che vengono messi in atto in base ad un determinato stimolo.
Freud spiega il comportamento umano come dominato da due grandi forze coesistenti e contrapposte: “Eros” e “Thanatos”, istinti di sopravvivenza e di autodistruzione, inserendosi all'interno delle Teorie delle Pulsioni, dette “omeostatiche”, poiché l'organismo viene visto come un sistema finalizzato a raggiungere e ristabilire costantemente una condizione di equilibrio, definito appunto omeostasi.
Il behaviorismo di Watson focalizza lo studio del comportamento umano in termini di “adattamento dell'organismo all'ambiente”, stabilendo con esso un rapporto di stimolo-risposta, opponendosi drasticamente al metodo introspettivo e al concetto stesso di “coscienza”, poiché non verificabile in maniera tangibile.
Il cognitivismo punta l'attenzione all'attività dei processi mentali che elaborano la ricerca di uno specifico scopo, in grado di creare aspettative e guidarne la condotta.
L'elemento primario della Psicologia umanistica è la contrapposizione alla visione meccanicista e determinista dell'essere umano, in favore di una nuova considerazione, che punti l'attenzione alla valorizzazione del proprio “sé”, all'autorealizzazione e alla creatività.
La gerarchia dei bisogni di Maslow si inserisce all'interno delle “Teorie dei bisogni”, poiché parte dal presupposto che esistano specifiche esigenze psicofisiche che l'individuo deve soddisfare, non solo per la propria sopravvivenza, ma anche per il proprio benessere. Egli propone quindi un modello di crescita motivazionale, distinguendo i bisogni più primitivi, il cui scopo è quello di soddisfare una mancanza, da quelli che invece comportano un vero e proprio processo di crescita e maturazione. L'uomo a cui fa riferimento la “Piramide dei bisogni” gode dell'opportunità di essere felice e realizzato nella misura in cui gli si presenta la possibilità di sviluppare e mettere in atto le proprie potenzialità, rendendolo un individuo “sano”, a differenza di chi, rimanendo intrappolato all'interno delle proprie frustrazioni, si predispone invece a provare una forma di ostilità verso i propri simili in generale, a volte inconsciamente, altre consapevolmente.
All'interno dello stesso filone di ricerca, troviamo il contributo di Rogers ed Herzberg. Rogers, con la sua Teoria della Personalità, acquisisce una visione dell'uomo, nella sua globalità di mente e corpo, che non può essere scissa in unità più piccole, in quanto non riconducibile alla semplice somma delle parti, mentre Herzberg propone la Teoria Igienico-motivante, individuando i legami tra lavoro e motivazione al lavoro, prospettando l'idea di un'organizzazione orientata allo sviluppo personale, ponendosi come obiettivo il miglioramento di quei fattori che contribuiscono alla motivazione individuale.
A conclusione dell'argomento da me considerato, ho inserito alcune considerazioni personali sull'attualità della Piramide dei Bisogni, vista all'interno dell'era post-moderna in cui viviamo e che Zygmunt Bauman definisce “società liquida”, anteponendola a quella solida e strutturata dell'epoca moderna, dove le priorità dell'essere umano assumevano una connotazione diversa.
L'uomo, da produttore, diventa consumatore sfrenato all'interno di un quotidiano “usa e getta” che ne ha compromesso anche i rapporti interpersonali, lasciandosi sfuggire la costruzione di solidi legami affettivi, in nome di un individualismo che lo spinge sempre più verso la competizione con l'altro, pronto ad “eliminarlo” se mai si infrapponesse tra lui e i propri obiettivi. L'uomo egoico ed arrivista diventa esplicito emblema della nostra epoca.
Come si pone la “Piramide dei bisogni” di Maslow all'interno della nostra società attuale?
L'uomo realizzato, secondo la considerazione di Maslow, è colui che, oltre ad aver raggiunto la posizione sociale voluta, la professione lavorativa desiderata e messo in atto il suo potenziale, gode anche di una buona salute mentale, in quanto elude le frustrazioni dovute ad una mancata realizzazione dei propri desideri. Infatti, tutti coloro i quali non sono riusciti per svariati motivi a vivere pienamente la loro esistenza, si ritrovano in uno stato di frustrazione psicologica tale da sviluppare una forma di “ostilità” generalizzata, vissuta più o meno consapevolmente, capace di comprometterne anche i rapporti umani sotto qualunque forma relazionale si sviluppino. Nella sua “Piramide”, Maslow tende però a generalizzare, insieme ai bisogni primari, anche quelli secondari, estendendoli in egual misura a tutti gli individui, a prescindere dal contesto socioculturale in cui essi vivono, che dovrebbe invece caratterizzarne esigenze e desideri specifici. Anche il periodo storico, infatti, potrebbe incidere in modo significativo sul tipo di bisogni avvertiti da ogni persona, rispetto a tutte le altre. Se consideriamo, ad esempio, un tipo di cultura collettivista tipica del mondo orientale, l'accettazione da parte del gruppo o un obiettivo condiviso raggiunto con successo potrebbero rappresentare il massimo della realizzazione più che quella strettamente personale. Sul bisogno di autorealizzazione, Maslow, dopo la prima stesura, vi ritorna in un secondo momento, completando ed ampliando la descrizione di tale bisogno con tante altre sfumature, che sfociano in quella che viene definita “Self Trascendence”, in cui l'individuo pienamente realizzato si apre agli altri, inserendo tra i propri obiettivi, oltre il benessere personale, anche il bene di coloro che faticano per raggiungere il proprio ideale di vita e che, in uno stato di sofferenza o di prostrazione psicologica, ricercano una qualunque forma di aiuto. L'individuo che riscopre la sua “umanità” e che si muove in nome di alti ideali è colui che tende ad uscire fuori dai propri limiti, che supera se stesso, la propria finitezza, che trascende la sua stessa persona, per cibarsi di un alimento che non è più nutrimento per il corpo, ma per lo spirito. La scoperta di una dimensione nuova in cui l'uomo può vedere gli altri e se stesso sotto un'altra prospettiva è la vera innovazione della Psicologia umanistica. Il benessere mentale per Maslow coincide dunque con l'appagamento dei bisogni superiori, con quelli che permettono all'individuo di elevarsi al di sopra di tutto, tanto da cambiare la propria visuale del mondo e della vita in generale. Egli afferma che “più si aspira ad ‘alte’ mete, tanto più ciò che si desidera è ‘proprio’ dell'essere umano”. Il bisogno di crescere e di evolversi è insito nella nostra natura, ci fa sentire vivi e protesi verso un miglioramento progressivo del nostro essere; lo testimonia la soddisfazione che si prova ogni volta che si raggiunge una meta o si supera un ostacolo. Oltrepassare la propria finitezza è fondamentale per una vera maturità della mente e dello spirito, che permetterà alla persona di costruire solidi legami affettivi su cui affondare le proprie radici in piena sicurezza. L'individuo “Tipo” di Maslow, dunque, è colui che aspira a costruirsi una famiglia unita, a tendere ad un lavoro stabile e soddisfacente, a circondarsi di amici fidati; è colui che insegue le sue passioni, che si nutre di musica ed arte, distaccato volutamente da tutto ciò che non lo edifica e non lo eleva come essere umano, nel significato più alto della parola stessa.
Mi chiedo se i bisogni di crescita, descritti da Maslow, possano trovare una loro collocazione all'interno della società attuale, dove tutto sembra sfuggire di mano e dove una gerarchizzazione dei bisogni appare anacronistica, stravolta dalla modernizzazione che ha riposizionato aspirazioni e necessità secondo un modello egoisticamente prioritario di intendere la vita. L'uomo post-moderno insegue l'apparenza, dedicandosi al consumo più che alla produzione, collocandosi in una posizione ambigua rispetto alle proprie prospettive. A cosa aspira dunque esattamente l'uomo dei nostri giorni? Se il mondo orientale fa leva sulla collettività, la condivisione degli obiettivi e la distribuzione degli sforzi individuali per poterli raggiungere, il mondo occidentale, per contro, pone al centro dell'attenzione l'individualismo in tutte le sue sfaccettature. La scalata sociale è senza ombra di dubbio l'interesse prioritario dell'uomo attuale, il quale diventa antagonista dei suoi simili e non certo un collaboratore. Anche la famiglia e le relazioni amicali stanno perdendo via via la connotazione tradizionalista che sicuramente negli anni '50, epoca in cui Maslow imposta la sua piramide motivazionale, costituivano davvero dei punti focali per la persona, una sorta di impalcatura che permetteva di costruire poco alla volta e con spirito di sacrificio delle solide realtà. Non si può quindi generalizzare una scala dei bisogni che possa essere uguale per tutti e soprattutto uguale per tutte le epoche, poiché, cambiando le caratteristiche sociali e culturali, variano di conseguenza i bisogni legati ad esse. Una grande certezza esiste però nella Piramide di Maslow ed è che, soddisfatte le inevitabili necessità di base uguali per ogni essere vivente, legate alla sopravvivenza, conservazione e riproduzione della specie, costituirebbe una vittoria per l'essere umano giungere in qualche modo ai livelli superiori, dove ritroverebbe la propria “essenza” nella forma a lui più confacente, staccato da un meccanismo sociale che lo induce fondamentalmente a vivere secondo un modello mondano precostituito, che spesso ingloba gli individui, illudendoli di seguire se stessi e i propri sogni.
A questo proposito, una doverosa citazione si deve a Zigmunt Bauman (1925-2017), sociologo e filosofo polacco contemporaneo, che con la sua famosa espressione “modernità liquida” propone una riflessione sulla vita all'interno della nostra società contemporanea, definendo il “cambiamento” l'unico elemento costante presente in essa e dove l'unica certezza è rappresentata dall'incertezza. “Liquida” è la società in cui tutto è momentaneo, fluido, cangiante, ambiguo, precario, dove non esistono più contorni e confini stabili e strutturati. Le certezze e le aspirazioni che hanno accompagnato gli uomini nella precedente fase “solida”, in cui potevano progettare il proprio futuro e controllarlo, puntando a costruire le basi per una vita consolidata, fanno spazio oggi ad una grande “incognita” che annebbia la loro visione del futuro, tanto da spingerli a non trascurare e a non lasciarsi sfuggire qualunque tipo di opportunità, occasioni ed esperienze nuove. L'uomo odierno è un consumatore, esperto dell'usa e getta, che utilizza gli oggetti e se ne disfa con una facilità estrema, sostituendoli alla prima favorevole occasione. Il consumismo ha trasformato il senso della misura e dell'utilità reale delle cose, creando un attaccamento verso gli oggetti, capaci di apportare una soddisfazione immediata, trapiantando purtroppo questo atteggiamento anche nelle relazioni umane. Il fine di ogni rapporto tra gli individui rimane lo stesso che per le cose, cioè la soddisfazione personale, senza reciprocità, generando ansia e paura dell'abbandono, timore di essere sostituibili che ovviamente aumenta con la nostra ormai attualissima “realtà virtuale”, dove tutto si presenta adulterato e inaffidabile. La perdita del senso del tempo è un'altra caratteristica tipica della condizione umana all'interno della “modernità liquida”. Bauman percepisce un dinamismo frenetico che muove le persone, travolgendole al punto da sfuggire alla propria dimensione. Viviamo in quella che Bertman definisce, a proposito, la “Cultura dell'adesso e della fretta”, nella quale sfugge facilmente di mano il proprio “Sé” e non si è più capaci di pensare, di seguire dei principi, di aderire a degli obiettivi, di instaurare relazioni interpersonali gratificanti che possano agevolare un certo equilibrio emotivo e non soltanto ritrovarsi all'interno di rapporti precari e casuali.
Concludendo questa mia riflessione, tengo a riportare le testuali parole di Bauman, mentre osserva la realtà dell'era globalizzata, nella quale anche il concetto di “comunità” si scioglie insieme agli altri confini destrutturati delle nostre certezze e si mescola alla modernità che rende liquida ogni cosa: “Guardo il mondo globalizzato, è pieno di uomini costantemente in cerca di qualcos'altro. Sembra che corrano invece sono fermi, in una condizione di angosciante staticità. Credono di intercettare, di interpretare il cambiamento. Stanno bene, solo quando arrivano prima degli altri e questo, indipendentemente da quale sia la meta. Inseguono qualcosa che è fuori da sé, un modello che non esiste e che non possono raggiungere, perché non ha radici nella propria identità: un nuovo taglio o un nuovo colore di capelli, una nuova macchina, un nuovo lavoro, una casa nuova. Una volta conquistati, sono già vecchi… e la corsa non finisce mai.”
Correggi gli errori terminologiciRendi più prudente l’analisi psicologica
Dott.ssa Anna Maria GRECO 2021©
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