Esclusione a scuola

Elisa

Buongiorno, mia figlia di 13 anni ha vissuto diverse “esclusioni”. Prima è stata esclusa dal gruppo di amiche della pallavolo, ora sta venendo pian piano esclusa anche dalle compagne di classe, con le quali l’anno scorso aveva invece un bel rapporto.
Io, da madre, non so cosa fare, perché la vedo soffrire. Vorrebbe tanto uscire, ma non viene mai invitata da nessuno. Ho provato a invitare io delle amiche a casa e, anche se accettano, poi non la richiamano mai.
Come mi devo comportare? Cosa posso fare?

7 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, capisco la sua preoccupazione: vedere un figlio escluso socialmente è molto doloroso, soprattutto in un’età come l’adolescenza in cui il gruppo ha un peso così forte.

A 13 anni le dinamiche tra pari possono cambiare rapidamente e non sempre dipendono da “qualcosa che non va” in sua figlia, ma è importante aiutarla a non interiorizzare queste esclusioni come un giudizio sul suo valore. Più che intervenire direttamente con le altre ragazze, può essere utile lavorare sul suo vissuto emotivo: ascoltarla, validare la sua sofferenza e aiutarla a rafforzare autostima e sicurezza nelle relazioni. In questi casi, un percorso con uno psicologo può essere davvero utile: offre a sua figlia uno spazio protetto per comprendere cosa sta accadendo, sviluppare competenze sociali e strategie per affrontare le relazioni in modo più sereno. È una fase delicata ma lavorabile, e intervenire adesso può fare una grande differenza nel suo benessere futuro.

un caro saluto

Dott.ssa Fioldisa 

Psicologa Clinica

Terapia online

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

La Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo offre supporto psicologico anche online

Salve Elisa,

​innanzitutto desidero accogliere il suo sfogo e mostrarle la mia vicinanza. Comprendo profondamente la sofferenza che si prova come genitore nel vedere la propria figlia vivere l'esperienza dell'esclusione e nel percepirne l'impatto emotivo. È naturale sentirsi impotenti di fronte al suo desiderio di socialità non corrisposto.

​In merito alla situazione che descrive, vorrei offrirle uno spunto di riflessione: spesso, l’istinto di un genitore è quello di cercare di "facilitare" i contatti (come invitare amiche a casa), ma questo approccio rischia di focalizzarsi troppo sull'esterno. Il suggerimento che mi sento di darle è di spostare il baricentro dell'intervento: l'obiettivo non dovrebbe essere quello di costruire una rete intorno a lei, quanto piuttosto di lavorare sul suo mondo interno.

​È fondamentale sostenere sua figlia nel rafforzamento dell'autostima e nella gestione dei propri comportamenti, aiutandola a sviluppare una certa "imperturbabilità" rispetto alle dinamiche del gruppo. Al contempo, sarebbe utile valutare se gli ambienti frequentati (scuola, sport) siano realmente affini alla sua personalità: a volte, cambiare contesto permette di fiorire in modi inaspettati. Puntando sulla solidità interiore di sua figlia, noterà che anche la percezione degli altri nei suoi confronti inizierà a mutare.

​Si tratta di un percorso delicato che coinvolge l'intero nucleo familiare. Se dovesse sentire il bisogno di un supporto professionale per approfondire queste dinamiche e intraprendere un percorso strutturato insieme a sua figlia, non esiti a contattarmi. Sono a sua disposizione per accompagnarvi in questo momento di crescita.

​Un cordiale saluto.

Dott. Gaetano Pujia 

Dott. Gaetano Pujia

Dott. Gaetano Pujia

Roma

Il Dott. Gaetano Pujia offre supporto psicologico anche online

Buon pomeriggio Elena, comprendo quanto possa essere difficile vedere sua figlia in difficoltà nelle relazioni e il senso di impotenza che può accompagnare lei come genitore. In tali momenti è importante non perdere di vista le sue emozioni, il suo vissuto, in questo momento ciò che prova lei merita attenzione e uno spazio dedicato.

Rafforzare il suo equilibrio le consentirà di essere un punto di riferimento più stabile ed efficace, evitando di reagire soltanto sull'urgenza del problema. Potrebbe essere utile un supporto professionale per aiutarla ad orientarsi con maggiore chiarezza e serenità. Se la cosa le risuona possiamo approfondire non esiti a contattarmi. Le auguro meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,
quello che sta vivendo sua figlia è davvero faticoso, e anche per lei, come mamma, non deve essere semplice assistere a questa sofferenza senza sapere come aiutarla. Il suo sguardo attento e la sua preoccupazione sono tuttavia già un segnale importante di vicinanza.

A 13 anni il bisogno di sentirsi parte di un gruppo è molto forte, le amicizie hanno un peso enorme e le esclusioni possono ferire profondamente, ed è naturale che sua figlia ci stia male e che desideri essere cercata e inclusa.

Ci sono alcune cose che potrebbero aiutarla in questo momento, qui di seguito provo ad essere più dettagliato, nella speranza di esserle un po' di aiuto:

  • Accogliere le sue emozioni
    Prima di tutto, continui a esserci come sta facendo ovvero ascoltarla senza minimizzare, senza cercare subito soluzioni, ma facendole sentire che ciò che prova è comprensibile. A volte sentirsi capita è già un grande sollievo.
  • Parlarne insieme, con delicatezza Se lei è disponibile, può provare a esplorare con calma cosa sta succedendo, se ci sono stati episodi particolari o cambiamenti nel gruppo.
  • Evitare di “forzare” le relazioni Invitare le compagne a casa è un gesto molto premuroso, ma se poi i rapporti non proseguono spontaneamente, può risultare frustrante per sua figlia. A questa età è importante che i legami nascano anche da iniziative tra pari, non solo organizzate dagli adulti.
  • Aprire nuove possibilità Può essere utile incoraggiarla a frequentare ambienti diversi ad esempio attività, corsi o contesti dove possa incontrare ragazzi con interessi simili. A volte cambiare contesto permette di sentirsi più liberi e trovare persone più affini.
  • Rinforzare ciò che di positivo c’è in lei In momenti così è facile che una ragazza inizi a pensare di “non piacere” o di avere qualcosa che non va. È importante aiutarla a vedere e riconoscere le sue qualità, senza negare la fatica che sta vivendo.

Infine, dare tempo al tempo, le relazioni in adolescenza possono cambiare rapidamente e il fatto che l’anno scorso avesse un buon rapporto con le compagne è un segnale importante, significa che ha le capacità per costruire legami, anche se ora sta attraversando una fase più difficile.

Tuttavia, se dovesse notare che la sofferenza aumenta, che si isola molto o che perde fiducia in sé, potrebbe essere utile valutare un supporto esterno con un professionista, come anche un eventuale spazio di ascolto per lei.

Nel frattempo, la cosa più preziosa che può offrirle è proprio ciò che già sta facendo ovvero esserci, con presenza, pazienza e affetto. Anche se non risolve subito la situazione, le dà una base sicura da cui ripartire.

Un caro saluto

Dott. Padovani 

Dott. Massimiliano Padovani

Dott. Massimiliano Padovani

Firenze

Il Dott. Massimiliano Padovani offre supporto psicologico anche online

Gentile Elisa,  
capisco bene la sua preoccupazione: quando una figlia entra nell’adolescenza, i legami cambiano velocemente e a volte si ha l’impressione che tutto ciò che prima funzionava si stia sgretolando. Le esclusioni che descrive fanno male, a lei e anche a te che le stai accanto.

A 13 anni succede spesso che una ragazza inizi a muoversi in modo diverso nei gruppi: diventa più sensibile, più selettiva, oppure semplicemente non si riconosce più nei codici che prima condivideva con le amiche. E i gruppi, che a questa età funzionano molto per somiglianza e per “sintonie” immediate, possono reagire prendendo le distanze, anche senza cattiveria.

Può anche accadere che, vedendola soffrire, lei viva ogni segnale con più intensità. Non è un errore: è il modo in cui una madre sente. Ma proprio per questo è utile affiancare al tuo sguardo quello della scuola, che può osservare la situazione da fuori e capire se si tratta di un vero isolamento o di un momento di riorganizzazione del gruppo.

Cosa puo' fare adesso
- Ascoltarla senza interpretare troppo: farle sentire che ciò che prova ha un posto, senza trasformare ogni episodio in un “caso”.  
- Aiutarla a non identificarsi con l’esclusione: a questa età i gruppi cambiano spesso, e ciò che oggi sembra definitivo domani può essere diverso.  
- Offrirle nuovi contesti: non per sostituire le amicizie, ma per permetterle di incontrare persone con cui si sente più riconosciuta.  
- Parlare con la scuola: non per accusare, ma per capire come viene vista la sua posizione nel gruppo e se ci sono dinamiche che meritano attenzione.

Quando può servire un aiuto esterno
Se la sofferenza diventa forte, se si chiude o se inizia a pensare che “non va bene così com’è”, un breve percorso psicologico può aiutarla a ritrovare un modo più libero e meno doloroso di stare con gli altri.

In questi passaggi non c’è una colpa, né sua né tua. C’è una ragazza che sta cercando il proprio posto in un momento della vita in cui tutto si muove molto velocemente. Con il giusto sostegno, può trasformare questo momento difficile in un’occasione di crescita.

Dott. Samuele Nale

Dott. Samuele Nale

Firenze

Il Dott. Samuele Nale offre supporto psicologico anche online

Gentle Elisa,

quello che descrivi è molto doloroso da vedere come madre, e capisco bene la sensazione di impotenza che provi. Tua figlia sta vivendo qualcosa che, a 13 anni, pesa tantissimo: sentirsi messa da parte proprio nel momento della vita in cui il gruppo diventa centrale. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei, e non c’è nulla che tu abbia fatto male. A volte le dinamiche tra ragazze cambiano senza un vero motivo, si formano sottogruppi, si creano alleanze, e chi è più sensibile o meno “rumorosa” rischia di rimanere ai margini.

La cosa più importante, adesso, è che tua figlia non si senta sola né “difettosa”. Puoi aiutarla a dare un senso a quello che sta vivendo, dicendole che non è un problema suo, che non deve cambiare per essere accettata, e che queste esclusioni parlano più del gruppo che di lei. Allo stesso tempo, è utile offrirle occasioni per respirare fuori da quel contesto: attività nuove, ambienti diversi, sport, laboratori, luoghi dove possa incontrare persone che non hanno già un’idea di lei. A volte basta un’amicizia nuova per rimettere in moto tutto.

Continua a proporre inviti, ma senza aspettarti che da lì nascano legami profondi: il tuo obiettivo non è “farle avere amiche”, ma farle sentire che ha uno spazio sociale possibile. E soprattutto ascoltala, accogli la sua tristezza senza minimizzarla, perché per lei questa è una ferita vera.

Se la situazione dovesse continuare e diventare troppo pesante, si può anche valutare un confronto con la scuola per capire se ci sono dinamiche più profonde nel gruppo classe. Ma il punto centrale è che tua figlia ha bisogno di sentirsi vista, capita e sostenuta, e questo tu lo stai già facendo. Se vuoi, posso aiutarti anche a trovare le parole giuste per parlarle o a capire tua figlia, come muoverti  e come appoggiarla.

Ti abbraccio 

Dottoressa Arianna Bagnini 

Psicologa Clinica- del Lavoro 

Risorse Umane- Organizzazioni 

Ricevo anche Online 

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Gentile Elisa

La ringrazio per la condivisione del suo vissuto in questo spazio. Arriva tutta la cura e la premura che riserva a sua figlia.

Per un genitore non è facile osservare la sofferenza della figlia e rimanere inermi ma , in momenti come questi, è più efficace la presenza, l'affetto e la base sicura dell'adulto di riferimento.

Mi permetto di lasciarle qualche spunto riguardante delle azioni concrete :

- creare un dialogo accogliente e delicato con sua figlia che le permetta anche di accogliere le emozioni che sta vivendo e verbalizzarle

- sostenere sua figlia nell'esplorare il suo mondo interno e concentrarsi sui punti di forza della ragazza

- frequentare ambienti e contesti diversi.

Infine, se dovesse notare che la sofferenza di sua figlia si protrae, valuti di rivolgersi ad un professionista della salute per un breve percorso psicologico. 

Un cordiale saluto 

 

Dott.ssa Maria Alpino

Psicologa scolastica e di comunità

(Ricevo a Rimini e online)

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

La Dott.ssa Maria Alpino offre supporto psicologico anche online

cerca psicologo