Gentle Elisa,
quello che descrivi è molto doloroso da vedere come madre, e capisco bene la sensazione di impotenza che provi. Tua figlia sta vivendo qualcosa che, a 13 anni, pesa tantissimo: sentirsi messa da parte proprio nel momento della vita in cui il gruppo diventa centrale. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei, e non c’è nulla che tu abbia fatto male. A volte le dinamiche tra ragazze cambiano senza un vero motivo, si formano sottogruppi, si creano alleanze, e chi è più sensibile o meno “rumorosa” rischia di rimanere ai margini.
La cosa più importante, adesso, è che tua figlia non si senta sola né “difettosa”. Puoi aiutarla a dare un senso a quello che sta vivendo, dicendole che non è un problema suo, che non deve cambiare per essere accettata, e che queste esclusioni parlano più del gruppo che di lei. Allo stesso tempo, è utile offrirle occasioni per respirare fuori da quel contesto: attività nuove, ambienti diversi, sport, laboratori, luoghi dove possa incontrare persone che non hanno già un’idea di lei. A volte basta un’amicizia nuova per rimettere in moto tutto.
Continua a proporre inviti, ma senza aspettarti che da lì nascano legami profondi: il tuo obiettivo non è “farle avere amiche”, ma farle sentire che ha uno spazio sociale possibile. E soprattutto ascoltala, accogli la sua tristezza senza minimizzarla, perché per lei questa è una ferita vera.
Se la situazione dovesse continuare e diventare troppo pesante, si può anche valutare un confronto con la scuola per capire se ci sono dinamiche più profonde nel gruppo classe. Ma il punto centrale è che tua figlia ha bisogno di sentirsi vista, capita e sostenuta, e questo tu lo stai già facendo. Se vuoi, posso aiutarti anche a trovare le parole giuste per parlarle o a capire tua figlia, come muoverti e come appoggiarla.
Ti abbraccio
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica- del Lavoro
Risorse Umane- Organizzazioni
Ricevo anche Online