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Nel gergo comune questa modalità relazionale viene chiamata “”, per molto tempo considerata erroneamente esclusivamente di pertinenza femminile, in quanto culturalmente e socialmente predisposte a accudire, ma anche gli uomini possono metterla in atto.

Nella maggioranza dei casi si tratta di relazioni instaurate con partner problematici, misteriosi, inafferrabili, insomma il “bello e dannato” o “la bella e problematica” che razionalmente sappiamo essere una partita persa in partenza, ma col tempo, proprio per questo senso di irraggiungibilità, diviene una missione, una sfida. Dall’inconsapevole e manipolatorio “grazie a me cambierai”, che già di per sé è un impostazione squilibrata del rapporto, si passa a un vero delirio di onnipotenza salvifico in cui il partner si garantirebbe un amore totale per riconoscenza, una sorta di “io ti salverò e tu mi amerai”. Rapporti che diventano copioni, in cui dietro le amorevoli attenzioni si cela il tentativo di manipolare l’altro, legandolo a doppio filo a sé. L’altro però, si lascia salvare fino al punto di rivendicare la propria autonomia, fino a quando la compagna o il compagno da salvatore diventa ostacolo. E quando la storia finisce e non rimane la riconoscenza, il partner crolla psicologicamente chiedendosi cosa ha fattore meritarsi questo, dopo tutto quello che ha fatto per lui o lei. Ma cosa c’è dietro il tentativo di essere indispensabili per l’altro? C’è il difendersi da un eventuale abbandono e separazione (terribilmente temuti). Si comprende come un rapporto così, è lacunoso e disfunzionale per entrambi, in quanto nasconde la trappola della dipendenza: l’altro è la fonte del mio benessere e del mio valore e io del suo. Ma può una persona essere responsabile della felicità dell’altro? O l’altro essere responsabile della mia? Cosa significa ciò in fondo? Significa essere cresciuti all’interno di relazioni in cui si è imparata ad essere amati e apprezzati “solo se....” e non incondizionatamente, ed ecco spiegata la corsa e l’annullamento di sé per cercare di ottenere l’amore non ricevuto per colmare un vuoto interiore pesantissimo. Per assicurarsi affetto e approvazione si è disposti a sacrificare sé e i propri bisogni. L’amore non è l’illusione di conquistare qualcuno di irraggiungibile e guarirlo, l’amore è incontrarsi, l’amore è gratuito, non basato su una dinamica “mi amerai se...”. Ciò deve esser un punto di partenza. Se ci si accorge di incappare in queste dinamiche, è bene prima risolverle, altrimenti si rischia di vivere continue frustrazioni relazionali, in quanto si dà troppo rispetto a ciò che si riceve, per l’illusione di essere amati, il prezzo diventa altissimo.

 

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