Problemi relazionali

Quello che il Covid-19 ci ha lasciato dentro

01 Giugno 2020

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Con questo articolo vorrei parlare di un altro lato del COVID-19, quello psicologico, probabilmente sottovalutato perchè presi dall'urgenza della risoluzione di problemi pratici più imminenti.

Tutti noi abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini, abbandonare la frenesia della routine, stare a casa e chiuderci nel nostro mondo, privilegiando i rapporti virtuali fino a confondere la realtà con la fantasia.

Molte persone hanno riscoperto se stesse, le loro passioni, gli interessi abbandonati, la gioia dello stare con i propri figli e con la famiglia. Così questi mesi in qualche modo sono passati...

Ma non per tutti è stato in questo modo, e allora quali sono state le conseguenze psicologiche di tutto questo?

Il virus ha amplificato problemi e disagi già preesistenti nelle persone emotivamente più fragili, in quanto ogni emozione nel periodo del lockdown è stata vissuta con maggiore intensità: tristezza, disturbi di ansia, disturbi alimentari, pensieri ossessivi ed intrusivi sul bisogno del controllo. Tutti questi stati d'animo sono stati avvertiti come troppo forti, sono stati amplificati dai pochi stimoli di distrazione e dalle costrizione del fare i conti con i problemi irrisolti che ognuno di noi ha, quando non si è ancora pronti per farlo.

Ho sentito pazienti raccontare della loro ansia per la malattia sfociata in ipocondria per qualsiasi sintomo fisico avvertito, altri che hanno vissuto situazioni difficili per via della condivisione di spazi ristretti, dei rapporti tesi con i familiari, l'impossibilità a conciliare impegni lavorativi e cura dei propri figli, la sofferenza degli adolescenti che all'improvviso hanno perso la loro amata autonomia e hanno avuto il loro primo attacco di panico. E poi c'è chi ha vissuto in isolamento perchè solo.

In televisione si è anche parlato della " Sindrome della Capanna ", che voglio sottolineare come questa non sia una vera e propria sindrome psicologica bensì, una sensazione che ci tiene legati alla sicurezza della nostra casa, alle abitudini che abbiamo acquisito in questo periodo di lockdown che, ha fatto diventare le mura domestiche un luogo sicuro, da cui è difficile uscire, nonostante le problematiche sopra riportate. Una vera e propria paura di ricominciare, nella testa di chi è ansioso e si sente protetto solo all'interno della propria abitazione. Sono stati d'animo legati all'incertezza e all'insicurezza di quello che c'è fuori casa, l'ansia del virus, della perdita dell'indipendenza, del futuro, la paura di trovare le cose diverse da come erano prima, il terrore del contatto con gli altri.

Sono tutte sensazioni che generano ansia, fanno perdere la voglia di uscire e portano all'annichilimento.

In questo caso ne hanno risentito anche alcuni bambini che hanno vissuto questo cambiamento in silenzio, accontentandosi di risposte troppo grandi da comprendere, caricati delle paure dei loro genitori sulle regole per l'igiene e la distanza dall'altro in quanto " infetto ".

Ognuno di noi in questo periodo si può immedesimare in una di queste situazioni che ho scritto, sono stati emotivi transitori legati ad un cambiamento improvviso e per questo vanno ridimensionati. Ma ci sono persone che da sole non riescono a farlo perchè sono rimaste " imprigionate " in una di queste fasi.

La  sofferenza infatti, può arrivare ad organizzarsi in stati problematici che si presentano come intrusivi nella mente, sottoforma di pensieri, ossessioni, di rappresentazioni distorte di noi stessi e degli altri, di emozioni dolorose che ad un certo punto non riusciamo più a fronteggiare: tristezza, ansia, attacchi di panico ma anche la ricerca di un'immagine positiva di se stessi, di una dipendenza/attaccamento patologico all'altro, di gratificazioni attraverso aspettative molto alte che creano frustrazione, oppure la fuga in attività solitarie che aumentano l'estraneazione .

Alla luce di quanto detto, ritengo necessario un intervento psicoterapeutico che tenga conto di tutte le variabili della storia della persona, sia le problematiche antecedenti al COVID-19, di quelle che si sono manifestate durante il lockdown e sia di quelle attuali che generano malessere e sofferenza e che abbia come obbiettivo il raggiungimento di del benessere psicologico e quindi una migliore qualità della vita.

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