Dal tempo biologico all'atemporalità dell'inconscio

Dal tempo biologico all’atemporalità dell’inconscio.

 

Maria Grazia Antinori

 

“pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto ed immutabile?

ah no! Il suo abito è fatto di taffettà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi”

Kundera M.

 

                                      

Il tempo lineare

   Lo scorrere del tempo è una dimensione silenziosa ma fondamentale la cui scoperta avviene progressivamente, i bambini rispetto agli adulti,  hanno una diversa consapevolezza del tempo che vivono come molto più dilatato, solo durante l’adolescenza si matura la scoperta della finitezza del tempo biologico. Anche durante la giovinezza il tempo rimane una dimensione quasi inavvertita che si impara a riconoscere  con la maturità, magari sollecitati dall’assistere all’inizio e alla fine della vita. Lo scorrere del tempo implica la finitezza della vita e la sua conclusione , una considerazione difficile da tollerare ma  essenziale nel dare senso e valore ad ogni singola individualità.  

   Si adatta ad esplicitare questo concetto il  racconto di Simone de Beauvoir “Tutti gli uomini sono mortali”, è la storia di un unico uomo ha il dono dell’ immortalità, questa condizione apparentemente ideale, trasforma l’uomo immortale in un essere senza storia, senza tempo e senza senso,  privandolo della stessa esistenza. In altri termini essere  esonerato dal  morire e quindi dal tempo limitato,  rende l’essere immortale impedito a vivere.

  La concezione moderna del tempo oltre che dalla finitezza è caratterizzato da un altro tema classico ossia il  mutamento ma l’aspetto nuovo non è tanto la metafora dello scorrere del tempo equiparato allo scorrere del fiume ma  piuttosto il cambiamento di chi osserva, ossia del soggetto.  Infatti il concetto di individualità acquista valore se considerato nella sua irreversibilità e non specularità, ossia ogni individuo non equivale a nessun altro  e nessuno può vivere la vita di un altro .

 

L’atemporalità dell’inconscio

Così come è innegabile l’oggettività temporale pur percepita ed interpretata in modo personale, esiste anche l’atemporalità dell’inconscio descritta da Freud, di cui i sogni  ne sono una evidente prova.  Scrive Freud a conclusione dell’Interpretazione dei sogni: “Poiché è dal passato che deriva il sogno, in ogni senso. E’ vero, anche l’antica  credenza che il sogno ci porta certo verso il futuro. Ma questo futuro, considerato dal sognatore come presente, è modellato dal desiderio indistruttibile a immagine del passato “(1899, p. 565).  Nel sogno tutto può esistere contemporaneamente, possiamo avere qualsiasi età, fatti, eventi, emozioni di epoche diverse possono essere rappresentate in un’unica scena.

  Freud ha indicato come caratteristica fondante dell’inconscio proprio l’atemporalità che si contrappone alla linearità del tempo che  caratterizza il  principio di realtà, contrapposto al principio del piacere che non si piega  ai limiti del tempo e della fisicità. Per Freud, quindi, l’essere umano funziona su due registri  diversi: il tempo lineare associato al principio di realtà e l’atemporalità del principio del piacere,  registri che possono coesistere in armonia o essere in conflitto. Sogniamo secondo il principio del piacere e dovremmo  vivere prevalentemente secondo  il principio di realtà, l’armonico incontro tra i due registri temporali espande al massimo le  possibilità mentali.  

  L’armonia tra il tempo lineare a l’atemporalità  permette di accedere  ad una visione tridimensionale che espande la conoscenza e la creatività e mantiene vivida e significativa l’esperienza del passato per allargare la lente di osservazione del presente e del futuro, non solo personale, ma anche culturale e sociale.

   Il problema nasce quando prevale il registro della atemporalità che soffoca e acceca il riconoscimento del tempo lineare, se il principio del piacere spadroneggia questo  impedisce di riconoscere i limiti oggettivi e l’onnipotenza  fantasticata che ne deriva, può  trasformare in tanti Icaro le cui ali si sciolgono all’imprudente avvicinarsi  al calore del sole.

Del resto, impantanarsi nel tempo biologico, rischia di togliere valore e senso all’esperienza di vita e può portare ad una forma di concretismo materiale  depressivo e inibitorio che annulla ogni speranza creativa.

   Il tempo umano è certamente un tempo biologicamente riconoscibile e quindi finito, ma questo non impedisce un continuo andirivieni temporale dei processi psichici. Il ritorno del passato è ciò che avviene regolarmente nell’universo psichico del nevrotico che seguita nella coazione a  ripetere una costante e immutabile messa in scena del proprio dramma personale come se il tempo fosse infinito e viaggiasse all’indietro, o fosse circolare, ripetendo incessantemente il tentativo di risolvere i traumi che ne hanno segnato lo sviluppo. Questo tipo di atemporalità diventa patologica, una risposta degenerativa alla mancata elaborazione di un trauma nevrotico o di una delusione traumatica, con relativo investimento nella rimozione. L’esperienza rimossa si trasforma in tossina e può diventare  sintomo o agito ripetitivo, coazione a ripetere.

Diversa invece è l’atemporalità fisiologia dell’inconscio  dove gli impulsi ed i desideri rimangano attivi ed indistruttibili, una sorta di eterno naturale della dimensione inconscia.

 

 

 

Freud, il tempo e l'angoscia

  Freud, circa un secolo fa, scriveva a proposito dell’angoscia:”non è semplice definire l’angoscia (..) l’angoscia è dunque, in primo luogo qualcosa che si sente (..). (1925, p. 280)Il prototipo di una simile esperienza è, nella specie umana, la nascita, ed è per questo che noi siamo inclini a vedere nello stato di angoscia una riproduzione del trauma della nascita.(..)(1925,p 281).

  E ancora,“ma se questa è la struttura e l’origine dell’angoscia, si pone un’altra domanda: qual’è la sua funzione e in quale occasione si produce? La risposta appare chiara e assolutamente obbligatoria. L’angoscia sorge quale reazione a uno stato di pericolo e viene ora riprodotta regolarmente quando un simile stato si verifica di nuovo”(1925, p. 282).

  Da questi stralci, si potrebbe quasi dire che  l’angoscia si produce quando avviene un paradosso temporale, uno slittamento del tempo lineare che viene sostituito da quello circolare dell’inconscio, una sorte di   "strappo nella trama del tempo", un tornare di ciò che è passato. Quando la sofferenza mentale diventa indicibile, si perde la percezione del presente e del futuro, non c’è più speranza e non c’è più attesa di un tempo altro, tutto si congela e diventa statico ed inamovibile, fissato sul trauma e sulla sofferenza del passato.

 

Il tempo e la sofferenza psichica

  La distorsione della percezione del tempo, è un problema comune e trasversale nelle diverse tipologie di pazienti, alcuni vivono in un tempo soggettivo, che disconosce completamente il tempo biologico,  o al contrario, altri sono così impantanati nel tempo lineare, da annullare ogni possibilità di creatività e di pensiero.
La relazione terapeutica deve tener conto di come il paziente percepisce il tempo, anche se questo aspetto è completamente oscuro e certamente non motiva la richiesta di  psicoterapia, ma ugualmente  condiziona fortemente la vita e le scelte, ad esempio, la depressione congela il tempo in un presente senza speranza, la maniacalità imprime una apparente velocità che è però circolare e statica, i traumi ed i lutti non elaborati producono una fissità e ripetizione  di eventi vissuti in un’epoca e ripetuti nell’attualità. Il nevrotico ossessivo produce rituali che annullano il tempo e quindi lo svolgere della vita , l’ossessività è una specifica forma di vita che vuole sottrarsi alla differenza temporale. Al polo opposto dei rituali ossessivi è il disconoscimento dell’universale a favore di combinazioni strettamente personali e particolari.

  Nell’incontro analitico, il setting costituisce un contenitore temporale che dà il ritmo degli incontri e delle separazione, una sorta di orologio relazionale, ma è la relazione stessa che  riattiva il tempo fissato e statico del paziente.

  Come scrive Bennati : “la cura, la relazione analitica (è) come quel gioco a due che analista e paziente si accingono a mettere in scena all’insegna di un patto e di una promessa reciproca fondati sulla fiducia e sulla speranza del ritorno di un futuro per chi misconosce il proprio passato e non sente di avere neppure un presente”(p. 289).

   La fiducia è strettamente collegata al futuro e quindi alla dimensione temporale, è fondamentale che l’analista mantenga la capacità di guardare avanti, nonostante tutte le difficoltà ed i limiti nella simbolizzazione, e questa predisposizione è contenuta soprattutto nell’atteggiamento analitico, in particolare nel transfert positivo (Zucca Alessandrelli).

   Soprattutto con le persone meno integrate, non nevrotiche, l’analista lavora  con il proprio controtransfert, che  permettere al paziente l’accesso alla simbolizzazione e al desiderio (Pierri). E’ solo attraverso il transfert che si crea un ponte tra passato e presente e tra realtà esterna e interna, l’analista è allo stesso tempo interprete ma anche attore che agisce nel tessere la relazione di transfert. Nel palcoscenico analitico, il paziente incontra oggetti del passato ma anche nuovi oggetti. Attraverso il transfert, il paziente racconta e consegna all’analista la  sua storia e l’analisi offre nel presente, nel qui ed ora, opportunità nuove di evoluzione e soprattutto getta un ponte verso il futuro (Zucconi ,Falone).

La narrazione di sé, ossia la storicizzazione della propria vita, a prescindere dalla veridicità degli eventi, condiziona fortemente il modo in cui ogni persona si rappresenta, si tratta di una narrazione  condizionabile e mutabile nel tempo e soggetta alla relazione con l’altro, come il tessuto di taffatà cangiante citato dallo scrittore Kundera nel descrivere il passato che muta a seconda di come è guardato e ricordato.

Il paziente non ha più bisogno del terapeuta, proprio quando può riconoscere sia l’atemporalità dell’inconscio che la finitezza del tempo biologico, può quindi narrarsi e riconoscersi nel flusso del tempo ma mantenere una sua specifica identità e creatività, quindi sopportare la frustrazione della realtà e al contempo accedere al desiderio, in altre parole tollerare il paradosso insolubile tra l’atemporalità dell’inconscio e la finitezza del tempo biologico.

 

                                                                                       

Bibliografia

Bennati P. (2012) “Ripensando Lopez”.gli argonauti XXXIV, 135:287-290.

Freud S. (1899) L’interpretazione dei sogni. OSF 4.

Freud S. (1915) Inconscio. OSF 8

Freud S, (1920) Su un tipo particolare di scelta oggettuale dell’uomo OSF 6.

Freud S. ( 1920) Al di là del principio del piacere. OSF 9.

Freud S. (1925) Inibizione,sintomo e angoscia OSF 10.

Yourgrau P., Un mondo senza tempo. L'eredità dimenticata di Gödel e Einstein, Il Saggiatore, Milano, 2006

Pierri M. “Freud e le due profezie non avverate” gli argonauti,XXXIV135:305-320.

Kundera M.(1982) L’insostenibile leggerezza dell’essere. Adelphi,1985.

Zorzi Meneguzzo. Mantenere la promessa. Gli argonauti XXXIV, 135:331-340.

Zucca Alessandrelli C. “La giocosa promessa del controtransfert” gli argonauti,XXXIV 135:291-303.

Zucconi S., Falone D. “Distribuzione dei ruoli nel gioco psicoanalitico relazionale”, gli argonauti,XXXIV 135:321-330

                                                                                                                                                                                                                                                     

 

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Ciao, sono un tuo collega ed ho letto il tuo articolo molto interessante. Quando dici del "tempo atemporale", se ho bel colto significa che il paziente si isolata dalla realtà rifugiandosi per esempio anche nel mondo oscuro dell'Es?
Può essere?

Cosimo il 22/09/2019

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