Sviluppo psichico: Il modello evoluzionista versus il modello strutturalista

Con la sua celebre tesi dell’ “inconscio strutturato come un linguaggio” lo psicoanalista francese Jacques Lacan, tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, oppone al modello genetico-evoluzionistico dello sviluppo psichico, dominante nella psicoanalisi postfreudiana, un modello strutturalista. La tesi di Lacan prende le mosse dall’inconscio freudiano che non coincide con l’istintuale, il preverbale, l’affettività originaria, su cui deve intervenire l’azione adattativa dell’Io, come ritengono invece i postfreudiani. Interpretando il lasciato freudiano, Lacan introduce il tema della precedenza strutturale dell’Altro nella costituzione del soggetto. L’inconscio freudiano è bucato, nel senso che non funziona linearmente, attraverso l’intenzionalità, e la finalità non è stare bene o essere felici. La scommessa che Freud fa è quella che il soggetto debba salvarsi da niente se non dall’unico desiderio che ha, ovvero sia, quello di distruggere l’umanità, quello del complesso di Edipo, uccidere il padre per giacere con la madre. È una scommessa paradossale, ed è la scommessa da cui prende le mosse la psicoanalisi e noi analisti stessi che di fronte al soggetto in analisi nutriamo la speranza, gestendo il controtransfert, che egli possa allentare questa intenzione satanica e cominciare a guarire facendo altro, facendo nascere un interrogativo: chi sono io?

La teoria lacaniana della soggettivazione si rifà a questa teorizzazione e presuppone che il soggetto nasca dal campo dell’Altro, che questa nascita implichi una sua passività preliminare, una condizione originaria di assoggettamento. Lacan ribadisce che il bambino non viene al mondo come un soggetto compiuto, onnipotente secondo la definizione postfreudiana, un foglio già scritto, ma sempre come un oggetto in balia dell’Altro da cui dipende in tutto per tutto, come un assoggettato, un foglio bianco che l’Altro macchia con il proprio tratto:

“[…] il bambino si abbozza come assoggettato. È un assoggettato perché si sperimenta e si sente innanzitutto come profondamente assoggettato al capriccio di ciò da cui dipende.” (J. Lacan, Il Seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio, 1957-1958, Einaudi, Torino, 2004, p. 191)

È questo il tema principale della riflessione di Lacan sull’infanzia: l’onnipotenza del bambino non è del bambino, ma di un Altro che la figura della madre incarna primordialmente. Egli ribadisce:

“[…] la madre, è lei che è onnipotenza, non il bambino. […] la struttura dell’onnipotenza non è nel soggetto, ma nella madre, ossia nell’Altro primitivo. È l’Altro che è onnipotente.” (Ibidem, pp. 70-181)

L’onnipotenza dell’Altro getta il bambino in una dipendenza costituente, ne consegue che la sua soggettività sia in divenire, incompiuta, destinata a realizzarsi solo in avanti, nel futuro, dovendo soggettivare il proprio essere stato un oggetto nelle mani dell’Altro. Essendo il bambino un oggetto nelle mani dell’Altro, egli deve impegnarsi in un processo di ripresa singolare della sua costituzione passiva. In questo senso Lacan non lo considera mai come fosse una passività inerte, piuttosto, provenendo da un ‘origine che non può possedere, egli ha il difficile compito di istituirsi come soggetto attraverso un tragitto che non può mai essere predeterminato. Se Lacan concepisce la posizione del bambino come la posizione di un oggetto del desiderio e del discorso dell’Altro, insiste anche nell’attribuirgli il compito di dover singolarizzare il proprio desiderio e il proprio discorso. Il compito del bambino è quello di separarsi dall’Altro per assumere la propria singolarità. Per questa ragione, nel Seminario XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), la teoria della soggettivazione di Lacan si scandisce nei tempi dell’alienazione e della separazione: il bambino è nell’alienazione in quanto si trova identificato ai significanti dell’Altro ed è nella separazione in quanto singolarizza questi significanti facendoli propri, ereditandoli. Se la sua esistenza è fabbricata, plasmata, costituita dalle parole dell’Altro, sarà solo attraverso un movimento singolare di ripresa che egli potrà ricavare dalla sua alienazione costituente il tratto singolare della separazione che lo costituisce come un soggetto particolare.


Dott.ssa D’Acuti Arianna

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