Psicoanalisi

I limiti felici, la felicità possibile

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La felicità, è una parola assoluta, invitante, ogni persona vorrebbe provarla ed assaporarla come esperienza centrale, ma è anche un termine abusato ed in un certo senso, usurato, una parola che necessita, per coglierne il senso, di contestualizzazione.

Per un malato, la felicità è la salute; per una persona che manca di mezzi di sussistenza è una vita dignitosa; per un lavoratore il successo professionale; per un commerciante la ricchezza, per un atleta i successi sportivi.

La felicità dipende dai bisogni e dai desideri, anche se è evidente che debbano essere prima soddisfatti i bisogni di base, quali la salute, la sussistenza, la sicurezza per poi accedere ai desideri più complessi.

Per ogni persona, sono centrali, i desideri che si riferiscono all'affettività, la felicità coincide con l’amare e l’essere amati,con l’amicizia, con l’empatia, con la condivisione con gli altri.

Per la soddisfazione personale, un’altra area importante, è la creatività, la possibilità di vivere una vita costruttiva e fertile, contribuire con un apporto personale alla realtà condivisa.

La felicità, è quindi un termine che coincide con soddisfazione, riconoscimento,condivisione, amore, creatività, realizzazione, tutte esperienze che possono essere applicate ad ogni ambito della vita.

Realizzare qualcosa in qualisiasi ambito, presuppone definirsi e definire. Ogni esperienza proprio perché finita e specifica, è racchiusa entro un confine e quindi, si basa su dei limiti. Ad esempio, si può essere molto ricchi ma non possedere tutte le ricchezze del mondo altrimenti non esisterebbe più il mondo!

E’ questo un paradosso che illustra bene come la felicità si basa su dei limiti, possiamo essere entusisiasti per aver incontrato l'amore ideale, ma da quel momento dipendiamo dalla presenza e dall’approvazione del nostro amore e quindi siamo limitati e dipendenti dalla sua presenza.

La felicità è un vissuto relativo, che richiede la partecipazione ed il confronto con il mondo esterno. Possiamo ritenerci soddisfatti solo confrontanto quello che realizzamo con le aspettative, i valori sociali,il tempo e l’età che viviamo.

E' la relatività della felicità, che rende questa emozione così aleatoria ed impalpabile, possiamo essere appagati per aver raggiunto il successo professionale ma magari essere sofferenti per la solitudine affettiva. Ammesso che siano soddisfatti i bisogni di base, a parità di condizioni, due persone possono considerarsi all’opposto, dipende da come valutano la propria situazione, dalla scala dei valori e dalle aspettative di partenza.

Per stare bene bisogna essere in sintonia con sé stessi, con la fase di vita, con il mondo esterno, essere parte del divenire del flusso della vita.

E’ sicuramente una fonte di infelicità disconoscere i limiti, avere aspettative irrealizzabili o comunque lontane dalle possibilità attuali, questo a prescindere da chi si è da quanto si possiede. La felicità si basa sul riconoscimento dei limiti e del divenire della vita.

Molti pazienti in psicoterapia, a prescindere dalla diagnosi, sono infelici per eccesso di desiderio, per invidia verso il mondo, per l’incapacità di tollerare il trascorrere del tempo, per aspettative irrealizzabili ed irrealistiche.

Molti di questi pazienti, sono chiusi in una gabbia narcisistica che impedisce loro di nutrirsi del bello delle loro esperienze.

La patologia più frequente , è quella di non conoscersi e di non riconoscersi nel flusso della vita e di vivere in una dimensione atemporale ed autistica che porta a ripetere sempre gli stessi copioni disfunzionzionali, o a ripetere il trauma di base.

L’analisi, l’incontro con l’analista, diventa allora una preziosa esperienza dove è possibile vedersi, spesso per la prima volta, in un rispecchiamento narcisistico che restituisca identità, valore e senso al tempo condiviso con gli altri.

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