Psicoanalisi

L'amore in psicoanalisi: non un sentimento ma un operatore logico

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Proviamo ad articolare rigorosamente la questione del rapporto tra:

-  bisogno

-  domanda

-  desiderio

Questi tre concetti stabiliscono un campo dinamico, una struttura ovvero un insieme mai statico di elementi e rapporti tra questi elementi. Aggiungiamone altri tre:

-  oggetto

-  frustrazione

-  i registri del simbolico (S) e del reale (R)

Fatto ciò, abbiamo tutto il necessario per comprendere che, nel discorso psicoanalitico, l’amore non è un sentimento ma un “operatore logico” che determina, in varie direzioni, lo sviluppo di ciò che come terapeuti abbiamo più caro: il soggetto.

Quante volte noi, e per noi intendo gli operatori clinici che lavorano in strutture residenziali, scriviamo nei nostri progetti le parole “autonomia e consapevolezza”?

Sono i termini del linguaggio educativo che caratterizzano la dimensione soggettiva, la concretizzano e la rendono tangibile.

Soggetto, a mio parere, vuol dire questo: che l’io parli o no, che il mio apparato fonatorio funzioni o no, che il mio corpo sia capace o no di produrre suoni linguistici, appartengo alla dimensione del linguaggio, anzi sono assoggettato alle regole di funzionamento dell’inconscio.

Non sono padrone di me a casa mia, nella casa della mia mente sono ospite.

La questione risiede nel comprendere se voglio essere un ospite interessato a sapere come sono fatto, oppure no – se sono interessato alla mia alienità.

Per i nostri pazienti autistici e psicotici, l’inconscio è come una bestia urlante, violenta. Non tace mai, si ripete in continuazione, e la soggettività è una creatura fragilissima, balbettante, che prova a farsi sentire. Sembra frequentemente una lotta impari, che però si prova, insieme, a non perdere del tutto, o per sempre. Altrimenti, la dimensione mortifera dell’inconscio, la coazione a ripetere, trionfa e il soggetto impoverendosi, soccombe.

Le quattro declinazioni principali dell’amore

Della clinica che trae origine dal pensiero di Jacques Lacan tratteniamo qui due temi:

  1. Le 4 declinazioni principali dell’amore
  2. I 3 tempi della simbolizzazione

1a) Si ama ciò che non si ha, vuole dire che noi tutti ci dis-tendiamo verso ciò che è perduto, che l’oggetto è sempre da ritrovare e che quindi il valore dell’oggetto è intrinsecamente simbolico, che abbiamo fame di simbolico, cioè di amore, e che ripieghiamo sulla cosa perché sentiamo di morire di amore;

2a) il dono è dono di amore – dell’amore definito in 1a – cioè dono di qualcosa che non si esaurisce nella materialità dell’oggetto;

3a) il dono di ciò che non si ha, cioè (ti) do ciò che penso sia desiderato dall’altro – è il fenomeno dello scambio. Lo scambio è possibile perché circola l’assenza, cioè l’impossibilità di una soddisfazione pressocché assoluta (appagamento):

4a) Si ama ciò che sta al di là dell’oggetto – nel cibo che ricevo non amo il cibo ma il gesto di te, che non è nulla sul piano della materialità, ma è l’amore. Se mangiando, dimagrisco è perché la mia fame di un oggetto simbolico, l’amore, non viene mai soddisfatta.

I 3 tempi della simbolizzazione

Primo tempo: il bambino è immerso nel Reale degli oggetti e in assenza della facoltà di nominare, gli oggetti sono fra loro indistinguibili ( il bambino che mette in bocca tutto, che apre la bocca indistintamente, per riflesso…)® BISOGNO.

Secondo tempo: il bambino sperimenta “l’andirivieni degli oggetti”, in primo luogo della madre. L’apparire e scomparire, lo scomparire e il riapparire – sono l’asse portante dell’esperienza dello scambio e del dono. Il bambino in-voca ( l’adulto fragile psichicamente pro-voca, ma è sempre la voce che esce dalla bocca …..) la presenza della madre che risponde con qualcosa (il seno, o i suoi sostituti).“Ti invoco ad  ere presente, tu rispondi sul piano dell’avere ( mi dai qualcosa) ® invocazione simbolica che porta ad una risposta sul piano reale ® DOMANDA.

Terzo tempo: ciò che è appellato, ciò verso cui è rivolta l’invocazione, non risponde più al richiamo (come prima): la madre è nella condizione di non rispondere® DESIDERIO.

IL BISOGNO SI TRASFORMA IN DESIDERIO ATTRAVERSO LA FRUSTAZIONE DELLA DOMANDA – DELL’INVOCAZIONE CHE INTERPELLA UNA MADRE CHE E’ NELLE CONDIZIONI DI  NON RISPONDERE.

                          M : S ----------------------® R

                                                                                Frustazione

                         OG :R  -----------------® S

La madre, in quanto adulto, appartiene al simbolico, può dire no e quindi diventa per il bambino Reale e allo stesso tempo gli oggetti, un tempo reali, cioè sempre alla portata, entrano nel campo del simbolico, in quanto perduti, assenti.

                                                                                                            risposta

PSICOSI=  negare che l’Appello riceva dall’altro     o/o

                                                                                                              rifiuto

cioè che esista la frustrazione, non in quanto No e basta, ma in quanto l’altro è libero di rispondere all’appello o di rifiutare l’appello.

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