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Nei suoi lavori sulla tecnica egli si sforzò di chiarire quanto il transfert fosse una forma di resistenza al processo analitico, oppure l'espressione di una relazione oggettuale interna che si poneva al centro del lavoro analitico (Friedman).

Freud affrontò e discusse anche il problema di quanto il transfert riflettesse il nuovo ed il vecchio. Nel suo classico lavoro sull'amore di transfert, Freud ad un certo punto negò che l'amore di transfert fosse da collegare con un qualsiasi aspetto della situazione o della relazione attuale, affermando che esso "è interamente costituito da ripetizioni e copie di precedenti reazioni ".

Solo due anni dopo, comunque, egli descrisse il transfert come qualcosa che implica "nuove edizioni di vecchi conflitti", sostenendo che esso fosse un qualche tipo di amalgama di rappresentazioni vecchie e nuove.

Inoltre, Ogden propone che sia la rappresentazione di sè che la rappresentazione dell'oggetto possa venire proiettata nell'analista in modo che il paziente possa venire identificato con un oggetto interno dell'analista, mentre l'analista viene indotto a sentire e a comportarsi come qualche aspetto o rappresentazione del paziente. Dal momento che il paziente non proietta in un contenitore vuoto, deve esserci un "uncino" nell'analista che facilita l'introiezione di qualsiasi cosa vi possa venire proiettata (Gabbard 1995).

In questo modo, può dipendere dal mondo interno dell'analista e dal controtransfert creato congiuntamente da entrambi che la percezione di transfert venga confermata o meno.

I contributi di Kohut forniscono un altro modello di transfert. Kohut si è focalizzato sui transfert di oggetto-sè. Specifico di questa nozione è che il sè del paziente sia incompleto e che sia, di fatto, reso intero dalle funzioni svolte dall'analista. Il termine oggetto-sè implica l'idea che l'oggetto transferale sia un'estensione del tutto necessaria oppure un completamento del sè. L'analista perciò svolge delle funzioni che non possono venire svolte dal paziente stesso e che non furono adeguatamente svolte dagli oggetti-sè originari del paziente. Partendo dall'accezione del termine propria della psicologia del sè, alcuni intersoggettivisti come Storolow hanno proposto di considerare il transfert come fondamentalmente bidimensionale.

Una dimensione è costituita da un aspetto ripetitivo strettamente correlata con la nozione freudiana di transfert come cliche' che guida la percezione. Questo è un aspetto riparativo che ha molto in comune con i transfert oggetto-sè. Secondo questa concezione, che ha una qualche somiglianza con la teoria della padronanza-controllo (Weiss) il paziente cerca inconsciamente di ripetere una vecchia relazione oggettuale, sperando al tempo stesso che la nuova versione della relazione sia in qualche modo diversa, e cioè che sia riparativa o capace di guarirlo. Un altro più attuale punto di vista sul transfert è rappresentato dalla prospettiva costruttivista (Hoffman). In accordo con le prospettive ermeneutiche e post-moderne, questo approccio mette in questione l'idea di un transfert oggettivo che possa venire capito ed interpretato al di fuori dei contributi terapeutici. Il modello costruttivista si focalizza sul coinvolgimento personale del terapeuta, che si ritiene eserciti un effetto continuo su ciò che sia il paziente che il terapeuta comprendono del paziente e della loro interazione.

Oltre a ciò, il terapeuta influenza, tramite il proprio comportamento reale, l'esperienza che il paziente fa della situazione terapeutica. Ad esempio, se il terapeuta è silenzioso ed emotivamente distaccato, il paziente può sviluppare un transfert riguardo al terapeuta come di una figura fredda e distaccata - oppure il paziente può prestare selettivamente attenzione a quegli aspetti del comportamento del terapeuta che corrispondono al prototipo appartenente al passato di una figura genitoriale fredda e distante. Così, mentre certe percezioni del paziente possono venire riferite ad oggetti appartenenti al suo passato, molte altre sono in rapporto con il comportamento reale del terapeuta nel setting terapeutico. Per quanto mi riguarda credo di riconoscermi nell'idea che il transfert è sempre un'amalgama di aspetti reali dell'interazione con il terapeuta e di una ri-edizione di vecchie relazioni d'oggetto; ed è per questo che nella relazione terapeutica è importante considerare il transfert materiale terapeutico importantissimo su cui lavorare e da comprendere.  

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