IL DIALOGO INTERIORE
Premessa necessaria per approdare ad un buon dialogo con gli altri è acquisire un buon dialogo interiore. Essere in contatto con il proprio sentire, riconoscere le emozioni che stai provando in quel momento per capire come stai e come ti senti rispetto a quello che ti sta accadendo. Come stai e come ti senti in quella determinata situazione o contesto. Ad es: entri in un locale o vai ad una cena con molte persone e ti senti a disagio, ti sale l’ansia e quella sensazione, quell’emozione ti sta dicendo qualcosa di te. Se cerchi solo di negarla e trovi delle strategie per farla passare non hai la possibilità di darle ascolto. E’ importante invece farla parlare, farle raccontare i motivi per cui sei a disagio.
Il linguaggio verbale, ossia le parole ti servono per spiegare i tuoi pensieri, per esprimere i tuoi sentimenti, le tue emozioni, sensazioni. Poi c’è anche il linguaggio del corpo, dei gesti, degli occhi, delle mani.. e c’è anche il linguaggio simbolico, metaforico. La nostra lingua si sta impoverendo e sta cambiando, sta diventando sempre più artificiosa, influenzata pesantemente dal linguaggio che viene usato sulle chat e sui social. Parole, espressioni, concetti, modi di dire sostituiti da acronimi, gift, emoticon ecc… Il numero delle parole che usiamo è ridotto eppure le parole della lingua italiana sono ricche di sinonimi che esprimono diverse sfumature di significato. Se le risorse linguistiche per esprimere un pensiero si riducono, quel pensiero un po’ alla volta si indebolirà e sparirà dalla coscienza collettiva. Le parole hanno invece un grande potere e una straordinaria capacità di ampliare la nostra coscienza così da intervenire attivamente sulla nostra vita
Dialogare con le varie parti di sè è importante. Dare ascolto anche alle parti più oscure senza censurarle, non vuol dire farle agire. Significa sentirle e farle dialogare con altre parti sagge e ragionevoli. Lo scopo è integrare le svariati parti di sè per far si che la personalità si arricchisca e non agisca in modo impulsivo e, talvolta, distruttivo o/e autodistruttivo.
Quando penso al dialogo tra sé e sé mi torna in mente Pereira, il protagonista del romanzo di Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira”.
Pereira è direttore della pagina culturale di un quotidiano, che si definisce apolitico, della Lisbona negli anni ’30, anni in cui l’Europa è sotto il regime fascista.
E’ un uomo anziano che trascina la sua vita in una quotidianità noiosa, abitudinaria e indifferente a tutto ciò che avviene intorno.
Racconta le sue giornate e le sue riflessioni alla foto della moglie morta e sostiene di essere interessato più alla morte che alla vita.
Alcuni incontri lo scuotono e nella sua coscienza iniziano ad inserirsi pensieri nuovi.
I colloqui tra Pereira e il dottor Cardoso, il medico che se ne prende cura nella clinica in cui si ricovera a causa di un bournaut, sono i più rivelatori per l’anziano uomo.
Il dottore illustra a Pereira la sua
Secondo questa visione l’IO non è uno solo ma una pluralità.
L’anima non è una, è una confederazione di più anime che sono sotto l’egemonia di un IO
C’è un IO che prevale, che prende il sopravvento e il controllo sugli altri IO.
Nel corso della vita non è sempre lo stesso IO che si impone sugli altri. I vari IO si alternano. Ora prevale uno, ora un altro.
Pereira prende così coscienza della pluralità che lo abita.
Si accorge della propria moltitudine di IO attraverso i dialoghi con altre persone che incontra e che lo inducono a dialogare con i suoi tanti IO.
Il DIALOGO INTERIORE inizia dalla presa di coscienza per cui credere di essere “uno” è un recinto illusorio e limitante.
L’IO egemone quindi lascia spazio all’espressione degli altri IO, dando loro pari dignità e diritto di parole e pensieri.
Inizia un vero dialogo, un processo indagante in cui la vita si arricchisce di senso e s’interroga su se stessa.
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