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Come si dice, se non puoi combatterlo meglio farselo amico. Questa vecchia espressione ben si adatta a molte situazioni della nostra vita, e può divenire prezioso consiglio nella relazione con il proprio capo. Diverse sono le personalità, diversi sono i comportamenti e le modalità di reagire agli eventi, diverse le dinamiche di mettersi in relazione con gli altri, pertanto dobbiamo aspettarci che differenti saranno i capi con cui avremo a che fare nel corso della nostra vita professionale. Tuttavia, volenti o nolenti, una sola cosa è certa: lui è quello che comanda e ha l'ultima parola su tutto e pertanto sarà opportuno, per il nostro benessere psicofisico e per l'armonia lavorativa, cercare di trovare efficaci strategie adattive che ci permettano un'adeguata flessibilità lavorativa. Mariangela Tripaldi, psicologa del lavoro, sostiene che "dovremmo cercare di modulare i nostri atteggiamenti verso il nostro responsabile e di imparare a comprenderlo, per raggiungere i nostri obiettivi e quelli dell'ufficio e dell'azienda nel suo complesso."

Sebbene categorizzare in maniera quasi tassonomica le tipologie di capo sia un tentativo arduo ed estremo, tuttavia potrebbe essere divertente ritrovarsi in almeno una delle situazioni che tra poco andrò a descrivere.

L'esemplare di capo forse più affascinante, anche un pò stereotipico, quasi da pellicola cinematografica, il capo "piacione", il capo vanitoso, egocentrico, convinto di essere irresistibile. Fa ammiccamenti e allusioni maliziosi, gode del piacere della conquista, anche quando rimane soltanto platonica. Come tenere a bada una personalità così seduttiva d egocentrica? Ci viene in aiuto nuovamente la dottoressa Tripaldi che suggerisce di assumere un atteggiamento equilibrato, che riesca a bilanciare un comportamento ironico e scherzoso con uno più rigido e distaccato.

Il capo vulcanico, dinamico, diviene invece problematico per tutt'altre questioni; multitasking, frenetico, contagia tutti i dipendenti in maniera quasi asfissiante e spasmodica. Sebbene un comportamento del genere richieda  notevoli sforzi per rimanere al suo passo costantemente in evoluzione, si può imparare molto da una persona così ben organizzata mentalmente. Tuttavia, cercare di sintonizzarsi con il suo ritmo appare inutile e logorante; più consigliabile lavorare il più possibile in autonomia e consegnargli il lavoro, progressivamente, placando così la sua ansia galoppante.

Ed ecco che da un responsabile che appare una giostra impazzita, un altro tipo di capo è il capo ombroso, burbero, totalmente estraneo al buon umore e all'ottimismo. Quando abbiamo a che fare con una persona del genere dovremmo rovesciare la nostra prospettiva e considerare le sue punzecchiature e frecciatine come uno stimolo a fare meglio.

Tra i responsabili più odiati compare il capo arrogante e dispotico, caratterizzato da un Io ipertrofico che lo porta a sentirsi praticamente invincibile. Il rischio maggiore da evitare  è che in ufficio questa sua grandiosità si trasformi in un vero e proprio scontro aperto, paralizzando l'intera operatività. Ancora una volta l'ironia appare un'arma vincente per evitare che tali atteggiamenti degenerino in una vera e propria lite.

Il capoufficio rigido e investigativo diventa una vera minaccia se ci si lascia coinvolgere dai suoi tentativi deliranti di ipercontrollo;  lavorare in modo efficace e con impegno, con la consapevolezza di essere all'altezza del proprio ruolo professionale sembra invece un'ottima strategia di adattamento a questa particolare personalità.

Infine abbiamo il capo rassicurante, confidenziale, premuroso, il cosiddetto pater familiae che tratta i propri dipendeti in maniera estremamente protettiva. Con questo tipo di persona invece è fondamentale evitare di entrare nella dinamica padre-figlio a cui si aspira inconsciamente; occorre invece comportarsi in una relazione paritaria, da adulto ad adulto.

Probabilmente passando in rassegna queste categorie, estremamente stilizzate, avrete ritrovato in almeno una il vostro capo; tuttavia, come accade per ciascuna persona, è impossibile sintetizzare in un unico aggettivo la nostra personalità, sebbene, a fronte di una costellazione di caratteristiche eterogenee, ve ne siano alcune che spiccano per qualità o quantità, portando gli altri ad identificarci con una precisa etichetta.

 

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