Quello che raccontano gli insegnanti
Chi insegna lo dice spesso, e lo scrive anche. Una docente di lettere, dopo dieci anni in una scuola di periferia con situazioni di grande complessità, ha raccontato di essersi accorta troppo tardi di un logoramento arrivato piano piano: stanchezza, umore basso, il senso di non avere più niente da dare ai ragazzi, fino alla necessità di farsi curare. Una maestra ha descritto la sua abitudine di cavarsela da sola, ripetendosi che un problema in più non avrebbe fatto la differenza, finché un giorno il peso è arrivato tutto insieme, con insonnia, affanno e attacchi di panico. Una collega all'inizio dell'anno, con una prima di soli quattordici bambini, si è scoperta sempre più demotivata e ha confessato di aver pensato perfino di lasciare.
Colpisce quanto queste storie si somiglino. Quasi tutte parlano di vergogna, della sensazione che il malessere non venga creduto e della difficoltà di dirlo ad alta voce. Una di queste insegnanti ha scritto che sarebbe utile raccontarsi tra colleghi, quasi come in un gruppo di mutuo aiuto, per non sentirsi soli. È un'intuizione preziosa, e come vedremo la ricerca la conferma.
Anche la quotidianità fa la sua parte. Sono molti i docenti che parlano del registro elettronico e delle comunicazioni con le famiglie come di una presenza che non si spegne mai: c'è chi riceve richieste di spiegazioni subito dopo aver inserito un voto, e chi ricorda che spesso la sera è l'unico momento libero per mettersi in pari. Una ricerca condotta dal CIDI tra gli insegnanti ha mostrato che preparazione delle lezioni, registro, riunioni e colloqui con le famiglie assorbono ogni mese decine di ore, che si aggiungono alle lezioni. Eppure, nella stessa ricerca, i docenti indicano che a dare soddisfazione sono i rapporti con gli studenti, il senso di utilità del proprio lavoro e la stabilità.
Cosa dicono i dati OCSE più recenti
I numeri raccontano la stessa storia in modo più ordinato. L'indagine internazionale TALIS dell'OCSE, che nel 2024 ha coinvolto anche l'Italia con un campione di docenti della scuola secondaria di primo grado, indica come principali fonti di stress non la didattica in senso stretto, ma ciò che le sta attorno: per il 56% è il carico di lavoro amministrativo, per il 48% la quantità di compiti da correggere, per un altro 48% la gestione delle preoccupazioni dei genitori.
Il quadro italiano ha anche tratti rassicuranti, che è giusto riportare. Il 96% dei docenti si dichiara soddisfatto della propria scelta professionale, e solo il 10% riferisce di provare molto stress, contro il 19% della media OCSE. Le ore di lavoro dichiarate dagli insegnanti italiani a tempo pieno sono 32,7 a settimana, di cui 18,8 di insegnamento, meno della media internazionale. Altre ricerche italiane, condotte con metodi diversi, riportano però carichi orari molto più alti, e la differenza ricorda che le ore passate in classe sono solo la parte visibile di un impegno che prosegue ben oltre il suono della campanella.
C'è poi un dato che non va trascurato: tra il 2018 e il 2024 la quota di insegnanti che dichiarano molto stress è cresciuta di quattro punti percentuali, e i più stressati risultano i docenti sotto i trent'anni.
Gli insegnanti sono davvero in burnout?
Il burnout non è una semplice stanchezza e non va confuso con un periodo faticoso. Secondo i modelli della psicologia del lavoro si esprime su tre dimensioni. La prima è l'esaurimento emotivo, la sensazione di avere esaurito le proprie risorse di energia e di affetto. La seconda è il distacco, che può assumere la forma del cinismo verso studenti, colleghi e istituzione. La terza è la ridotta realizzazione personale, cioè la percezione di non essere più efficaci e di non fare più la differenza.
Per capire come si arriva fin qui è utile il modello delle richieste e delle risorse del lavoro. Lo stress nasce dal rapporto tra ciò che il lavoro richiede, come la burocrazia, la gestione della classe e le pressioni di tempo, e ciò che il lavoratore ha a disposizione per farvi fronte, come autonomia, sostegno dei colleghi, riconoscimento e senso di efficacia personale. Quando le richieste superano a lungo le risorse, il rischio di esaurimento cresce. Uno studio condotto su insegnanti di scuole medie americane ha mostrato che chi riferiva più autoefficacia e più legami con i colleghi riportava meno stress e meno burnout. Il benessere di un docente, quindi, dipende anche da come è organizzato il contesto in cui lavora, e non solo dalle sue qualità personali.
Perché è così difficile staccare
Una delle difficoltà più riferite dai docenti è il confine tra scuola e casa. Correggere verifiche, compilare il registro elettronico, rispondere ai messaggi, preparare le lezioni e rimuginare su una discussione con uno studente o con un genitore tengono il cervello in uno stato di attivazione continua. Il riposo, anche quando c'è, non sempre riesce a essere davvero ristoratore.
Ansia prima di andare a scuola: quando diventa un segnale
Sentire tensione prima di una giornata impegnativa è normale. Quando però l'ansia diventa frequente e intensa, e comincia a toccare il sonno, le relazioni o la concentrazione, lo stress si sta trasformando in un disagio che merita attenzione. Uno studio preliminare italiano, pubblicato su Occupational Medicine nel 2014 e condotto su un piccolo gruppo di docenti della scuola statale, ha rilevato che circa la metà dei partecipanti superava la soglia dei sintomi depressivi nei questionari di autovalutazione e circa uno su dieci quella dell'ansia, con un legame con le elevate richieste di lavoro e lo scarso sostegno sociale. Gli stessi autori sottolineano che servono campioni più ampi per confermare i risultati, ma il messaggio coincide con quello che si osserva nella pratica clinica: amare la propria materia e i propri studenti non rende immuni dal sovraccarico emotivo.
I campanelli d'allarme da non ignorare
Non esiste un singolo sintomo che basti a riconoscere il burnout, ma la presenza prolungata di alcuni segnali merita ascolto. Può essere una stanchezza cronica, con il risveglio già affaticato anche dopo ore di riposo, oppure l'incapacità di staccare i pensieri dalla scuola nel fine settimana e nelle vacanze. Possono comparire irritabilità e reazioni emotive sproporzionate a piccoli imprevisti, un progressivo distacco da alunni e colleghi, disturbi del sonno con risvegli notturni legati ai pensieri sul lavoro, e infine la sensazione costante che qualsiasi sforzo non sia mai abbastanza.
Oltre la resilienza: l'importanza delle risorse e del supporto
Dire a un insegnante sovraccarico che deve soltanto imparare a gestire meglio lo stress rischia di trasformarsi in una colpevolizzazione. La prevenzione richiede un intervento su due fronti: migliorare le condizioni organizzative e attivare risorse personali ed emotive adeguate. Per le scuole, peraltro, lo stress lavoro-correlato rientra tra i rischi da valutare secondo il D.Lgs. 81/2008, e quindi non è un tema accessorio. Chiedere supporto non significa essere un docente debole, ma riconoscere che il benessere di chi insegna è il presupposto della qualità di tutto l'ambiente educativo. E come hanno intuito le stesse insegnanti, parlarne con qualcuno, che sia un collega o un professionista, è già un modo concreto di alleggerire il carico.
Percorsi di benessere e supporto per insegnanti e scuole
Prendersi cura della salute psicologica di chi insegna significa tutelare la scuola nella sua interezza. Attraverso un approccio integrato che unisce strumenti scientifici ed esperienze trasformative, è possibile intervenire sia sul singolo docente sia sull'intero gruppo istituzionale.
Supporto psicologico individuale
I percorsi individuali si rivolgono agli insegnanti che vivono fasi di affaticamento emotivo, ansia o difficoltà nella gestione dei confini tra lavoro e vita privata.
Desensibilizzazione e rielaborazione dello stress (EMDR ed Ipnosi Clinica): interventi mirati ad attenuare l'ansia anticipatoria, rielaborare episodi relazionali critici (conflitti con genitori, colleghi o dirigenti) e riattivare una sensazione di autoefficacia e sicurezza fisiologica. L'ipnosi clinica viene inoltre utilizzata per rafforzare la fiducia in sé, chiarire i contenuti su cui si sta lavorando, trovare nuove risorse e nuove possibilità di affrontare le situazioni, ed elaborare vissuti spiacevoli.
Regolazione del sistema nervoso (Mindfulness e Tapping/EFT): apprendimento di pratiche corporee di rapida applicazione per de-escalare gli stati di tensione accumulati durante la giornata scolastica e ritrovare un riposo di qualità.
Progetti esperienziali per le scuole e i collegi docenti
Interventi di gruppo pensati per le istituzioni scolastiche, volti a migliorare il clima relazionale, prevenire il burnout e trasformare l'isolamento in risorsa collettiva.
Laboratori di condivisione ed espressione (Playback Theatre e Psicodramma): spazi di gruppo in cui le storie e le fatiche della quotidianità scolastica vengono messe in scena e rielaborate. Un'occasione per ritrovare il senso del proprio ruolo e trasformare il carico emotivo individuale in risonanza e supporto reciproco.
Regolazione corporea e spazio personale (Danzamovimento Espressivo): workshop pratici incentrati sulla consapevolezza corporea, la gestione della postura e della voce, per imparare a proteggere i propri confini energetici e scaricare le tensioni accumulate in classe.
Supervisione e facilitazione del clima scolastico (Sociometria Clinica): percorsi dedicati alla mappatura e al potenziamento delle reti di supporto tra colleghi, per prevenire i conflitti interni, migliorare la comunicazione e costruire un ambiente di lavoro davvero sostenibile.
Dove ricevo
Ricevo a #Noale, in uno studio che è un ambiente riservato e ad uso esclusivo, dove è possibile parlare con tranquillità e discrezione. Se sei un insegnante, o se fai parte di una scuola o di un collegio docenti di Noale o del Miranese e vuoi capire come costruire un percorso su misura, puoi contattarmi attraverso il sito annalamo.it.
Fonti principali
OCSE, TALIS 2024, risultati per l'Italia (presentati da INVALSI nell'ottobre 2025)
Borrelli I., Benevene P., Fiorilli C., D'Amelio F., Pozzi G. (2014), Working conditions and mental health in teachers: a preliminary study, Occupational Medicine, 64(7), 530-532
Bottiani J.H., Duran C.A.K., Pas E.T., Bradshaw C.P. (2019), Teacher stress and burnout in urban middle schools: Associations with job demands, resources, and effective classroom practices, Journal of School Psychology, 77, 36-51
Indagine CIDI sul lavoro dei docenti, riportata da Tecnica della Scuola
Lettere e testimonianze di docenti pubblicate da Orizzonte Scuola
Decreto Legislativo 81/2008, valutazione dello stress lavoro-correlato
commenta questa pubblicazione
Sii il primo a commentare questo articolo...
Clicca qui per inserire un commento