Psicologia Positiva

Come prendere decisioni

03 Novembre 2019

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Sia su questioni quotidiane, magari anche non aventi un valore determinante, che su questioni fondamentali, quelle che cambiano il corso della vita, ci si può trovare in uno stato d’impasse, di blocco.

Faccio o meno questa scelta?

Come mi devo comportare?

E se sbaglio?

Domande che tutti ci poniamo, legate magari ad un comportamento da tenere in una certa situazione, un investimento da fare, una scelta lavorativa, un modo nuovo per gestire le relazioni fino a scelte ancor più grandi che segneranno indelebilmente il corso del resto della nostra esistenza come quella della maternità\paternità.

Di seguito inserisco 4 suggerimenti  che possiamo adottare quando dobbiamo decidere:

Andare oltre il bene ed il male, ovvero oltre il senso del dovere. Molte vite sono state soffocate da un “tu devi” interiorizzato. "Devi far così perchè così è giusto, perchè questo ci si aspetta da te, perchè lo fanno tutti". Già F. Nietzsche nell’opera “Così parlò Zarathustra” in un racconto onirico affermava che occorre passare dal “tu devi” al “tu puoi.” Non si tratta di essere disinteressati rispetto al pensiero comune, all’etica di cui si è parte -anzi - ma eventualmente di saperla declinare secondo il proprio modo d’essere,in piena coscienza. Ovviamente questo processo ha dei limiti che sono le leggi dello Stato di appartenenza che normalmente rappresentano il minimo comun denominatore per la vita civile e che hanno comunque al loro interno dei meccanismi per il miglioramento o superamento delle norme deficitarie, qualora sia necessario.

Detto questo, la domanda da porsi quindi non è tanto relativa al giusto o allo sbagliato ma piuttosto: questa scelta mi fa vivere o mi uccide lentamente?


La scelta che devi prendere per chi viene fatta? Porsi questa domanda serve a mettere la decisione  nella giusta prospettiva. Ci sono scelte che facciamo per noi stessi, per aumentare il nostro grado di felicità. Altre sono chiaramente fatte a favore di qualcun altro. Nella seconda ipotesi esserne coscienti è determinante perchè “gli altri” per cui compiamo delle scelte non hanno tutti la stessa importanza nella nostra vita. Compiere scelte a favore di un parente, di un figlio\a, di un amico piuttosto che verso qualcuno di transitorio nella propria vita non è la stessa cosa; nulla impedisce di farlo ma almeno esserne coscienti ci fa vedere la scelta dalla giusta prospettiva.

Qual’è la miglior versione di me stesso? In un mondo perfetto come sarei, cosa farei e con chi? La decisione che devo prendere mi allontana o mi avvicina a questa versione di me?
Che emozioni provo? Proiettare me stesso a decisione presa come mi fa stare? Cosa mi dice l’intuito? A volte percepiamo delle cose senza aver già elaborato un pensiero strutturato in merito. E’ la mente percettiva, un prodotto dell’inconscio, che non crea strutture logiche di causa - effetto- come la mente associativa- ma che sente, intuisce e così ci fa allontanare o avvicinare rispetto ad una decisione da prendere.

Una postilla per chi teme l’errore:

L’unico vero errore è l'inerzia. La caratteristica propria dei viventi è che questi si muovono, tutti, secondo il loro ritmo. L’immobilità è una caratteristica mortifera. Certo occorre sapienza e prudenza e minori sono le sconfitte che ci diamo da soli meglio è...eppure anche l’errore ha una sua funzione nella vita umana, specie quello fatto in buona fede (senza della quale si può parlare tranquillamente di cattiveria, dimensione ovviamente da evitare totalmente);

Si evolve anche sbagliando, capendo, cambiando, facendo ammenda quando serve e ripartendo ancora.

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