Psicologia umanistica

Io, me stesso il mondo del lavoro e la società

Mauri

Condividi su:

Buonasera,
ho passato gli anni a modellarmi secondo i criteri sociali.
Da piccolo l ho fatto per poter essere accettato da mio padre severo, dalla famiglia che mi dava cibo, scuola, un tetto etc... da grande l'ho fatto per non stare da solo, per trovare lavoro e per trovare partners (che non ho mai amato).
Il mio vero IO è emerso soltanto da 0 ai 5/6 anni.
Poi ho iniziato a modellarmi.
Ricordo che quando avevo quell'età il mondo mi piaceva tantissimo, amavo la vita, ero una persona "buona", gentile, amavo le cose belle e semplici e apprezzavo tutto.
Poi una lotta continua con me stesso e il mondo esterno che ti fa funzionare soltanto se rispondi ai comandi.
Adesso mi ritrovo a 32 anni a non aver capito niente, ma ad aver superato tutti gli standard richiesti da me per stare al passo sociale ma a dovermi continuamente rimodellare per "stare in riga" e durante tutte queste RECITE sociali e queste maschere utili per vivere in questa complessa società, dentro di me mi sento smarrito, perfino quello che faccio non corrisponde a quello che il mio Io bambino voleva fare.
Sento dentro di me che non me ne frega niente di niente e d nessuno, ho perso la fiducia negli altri, difficilmente ottengo e ho ottenuto risposte positive da parte degli altri, non ho mai avuto una relazione che reputo seria o una relazione dove l'altra persona non avesse bisogno di una mano o di qualcosa da me.. quindi ho accettato il fatto di stare single a vita per non avere questo compromesso. Sono molto autosufficiente in tutto, tranne nella parte economica, quando ho bisogno di qualcosa dal mondo esterno, se la pago mi viene data, se non la pago non chiedo niente per non essere in debito, ne economico ne morale ne fisico. Sono disilluso dalla vita in generale, ho bisogno di capire che direzione prendere per cambiare vita o modo di vivere e accettare i lati di questa società omologata e ripugnante... . Vorrei riprovare quelle emozioni di quando ero così piccolo... anche solo per un momento.
E' come se ne avessi bisogno, sento come una forte nostalgia di qualcosa di lontano che potrebbe farmi guarire da questo modus operandi con cui vivo, fatto di realismo, serietà, schiettezza con gli altri, poca empatia vera (riesco a capre cosa provano gli altri e fingo di essere empatico solo quando mi serve qualcosa) cinismo cronico, continuo stato di allerta per non farmi inquadrare da nessuno, continua sfiducia negli altri e nel mondo e sopratutto fatto di tante routine.
Ne ho bisogno per questo.
Ho provato con la terapia, con la meditazione, col respiro, con l'immaginazione, ma niente! continuo a vedere un mondo prepotente e in salita, tra l'altro non provo gelosie, non mi piace sottopormi all'inevitabile giudizio di qualsiasi tipo di mentalità altrui per esempio; se faccio il cazzone e magari parlo di argomenti scontati tipo sesso, vip, brand famosi, famiglia con un ignorante il rapporto funziona, se faccio l'intellettuale e parlo di filosofi o parlo di cio che imparo dalla vita o parlo di qualcosa di interessante e un po noioso, il rapporto funziona con una persona colta. Il rapporto funziona per esempio se faccio l'amorevole con qualche donna il rapporto funziona, se faccio qualcosa di veramente mio tipo parlare onestamente il rapporto non funziona mai perche sono sempre io che mi devo adeguare se voglio qualcosa. Con queste premesse, non riesco a vedere il bello della vita, inoltre non sono un gran lottatore nel senso che non provo nessuna gelosia per nessuno, e non mi misuro con nessuno, non ho idoli e non ho mai avuto un mentore o persone a cui ispirarmi. Nel mondo del lavoro, siccome sono "l'operaio" e mi rubano il tempo per due spicci, molte volte mi concedo di non essere molto emozionale o di non avere riguardi se per eempio la mia collega mi ammorba i coglioni parlando di amori non corrisposti e cose del genere, siccome sono la a dover fare una cosa, soltanto per sopravivere non credo nella carriera indotta perchè i capi non mi scelgono mai anche se sono bravissimo a fare le cose e imparare, mi rendo conto che non vogliamo a fianco persone oneste ma solo persone che eseguono i loro ordini e che abbiano la pazienza di attendere il fatidico e tanto odiato "momento giusto" quindi non sono nemmeno competitivo, non ho il senso di competizione con gli altri, non lo avevo nemmeno quando ero piccolo e odio i giochi di squadra. Vorrei sentirmi più leggero, vorrei riprovare qualche emozione e qualche sensazione di leggerezza totale.
Soltanto una volta sono riuscito a sentirmi leggero come quando avevo 6 anni, ed è stata quando ho provato l'lsd, ma siccome sono contro le droghe perchè anche il sistema droga è appunto un sistema di vendita che crea dipendenza, non posso farmi di lsd ne di qualsiasi altra sostanza di nessun tipo neppure farmacologiche o chimiche tipo lexotan o cbd, non voglio entrare in stand by nemmeno per 1 secondo.
Che siano legali o meno poi, le sostanze sono come l'alcool, come la tv, come il sesso, come le frequentazioni, come gli attaccamenti. Quando finisce l'effetto o l'atto o il rapporto, si ritorna alla vita normale, tanto vale dedicare il tempo a costruire cose o studiare il modo per migliorarla.
Vorrei solo sentirmi leggero come quando ero un bimbo e vorrei che le sostanze le producesse il mio cervello senza ricorrere a cose esterne, vorrei un ricordo chiaro e lucido di quel tipo di emozione di quando ero piccolo e vorrei ricrearla molto più spesso... voi pensate che sia possibile?
Questo tipo di emozione non voglio ricrearlo per niente; al contrario sarebbe utile come strumento in questo periodo perchè devo assolutamente cambiare le mie routine, di lavoro, di vita sociale, di vita in generale. E' un periodo di grandi decisioni su 3 opzioni differenti (1; 2; 3;) e non so cosa decidere:
1) Rimanere in questo tipo di società, continuare a credere nella carriera milanese, scalare le vette, diventare manager o influencer, o blogger, o famoso in qualche cosa, fare uno storytelling sulla mia vita comprarmi una casa e fare una vita di stampo borghese e misurarmi con questo tipo di standard sociale (conseguenza: perche dovrei farlo? conservare soldi, comprare macchina, marketizzare la mia vita su instagram e cercare di renderla interessante per racimolare pubblico e potenziale converse economico, responsabilizzarmi insomma per una società impostata davvero male).

2) ho sempre odiato la prepotenza e quindi decido di rimanere qui a lottare contro questa mentalità, una società di ottusi e inetti con poca autostima e, come un saggio mendicante, aiutare le persone nel loro malessere, vivere con uno stipendio normale e magari scrivere un blog (conseguenza: perchè dovrei mettermi contro una maggioranza e continuare a farmi odiare per il mio incompreso contributo umanitario e filosofico?) .

3) vivere una vita senza meta, rinchiudermi in un convento, vivere in viaggio, o trovarmi un lavoro a contatto con la natura, o con animali tipo koala, panda, leoni, etc.. con poche responsabilità e obblighi, inseguire la libertà o l'idea di libertà. (conseguenza: la mente sarebbe libera dalla societa ma quando sarò vecchio però saranno cz amari perchè avrò per forza bisogno di aiuto da qualcuno, magari per lavarmi il culo, e mi servira qualche soldo per morire senza che debba lasciare debiti dopo la morte, d'altronde si paga qualcosa in denaro anche dopo la morte).

Non so cosa decidere, le emozioni non mi assistono perché calcolo tutto, ma odio stare in una situazione stagnante in questa lotta tra poveri sotto i 24. 000 € all'anno a Milano o dovunque.
Intendo dire che quando i i soldi bastano giusto per sopravvivere, (per esempio anche fare colloqui non cambia la situazione, vivendo in un sistema in cui anche le risorse umane sanno benissimo che devono assumere personale sotto un determinato range o budget aziendale per via del walfare e della legge di bilancio etc..) le decisioni che si prendono comportano anche la perdita di potenziali possibilità.
Non si può fare tutto e bisogna accontentarsi di una vita routinaria, altrimenti si può cambiare routine ma sempre di ingranaggi sociali si tratta. Scalare la classe sociale è difficilissimo e vivere da poveri fa schifo.
Come faccio ad accontentarmi delle piccole cose? Se io vedo in grande e voglio grandi cose e ovviamente chi sta sopra di me non mi darà mai il proprio posto di lavoro. Numericamente e matematicamente i leader, i capi, il numero delle persone con responsabilità tecniche e poi dirigenziali (che di solito sono quelli che prendono di più) è sempre bassissimo rispetto al numero degli esecutori.
Vivere in campagna non è più possibile perchè anche i semi da piantare per un raccolto per esempio, sono stati modificati (i nuovi semi del sistema agricolo non sono auto-fiorenti come quelli originali, cioè non producono altri semi che fioriscono quindi gli agricoltori, chiunque voglia coltivare qualcosa oggi deve rendersi comunque dipendente dal commercio del proprio settore. Non voglio vivere da povero, non voglio rubare niente a nessuno, non voglio essere preso in giro da risorse umane capi etc, non voglio avere debiti ne morali ne economici, non voglio competere perchè sono fondamentalmente buono, e ma la maggior parte delle persone sono basiche, acritiche e amorali, Come faccio ad accettare un mondo così? quale strategia devo usare. Perchè accontentarmi di questo vuoto, che valore posso dare all'oro se l'oro per me non ha valore? io cerco di capire questo valore ma non trovo nessun tipo di emozione in tutto ciò, lo sto facendo da sempre anche se mangio bevo e vedo gente ogni giorno e lavoro etc etc.. apparentemente è tutto normale ma sto cercando il momento di svolta che non arriva. Lo cerco da tutta una vita.

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Mauri,


dalle sue parole traspare una  crisi, nel senso etimologico greco, di scelta e decisione che costituisce anche una grande opportunità. E' importante accedere al  nucleo più autentico di Sè sempre, e, a maggior ragione, nei momenti in cui abbiamo l'urgenza di fare bilanci per sentire di direzionare la nostra vita. Credo che quando arriviamo a sentire forti convinzioni che ci fanno affermare "non mi posso fidare di nessuno", "non mi interessa di nessuno" e via discorrendo, stiamo adottando pensieri prevalentemente negativi che non ci consentono di vedere le sfumature e la complessità di noi stessi, oltre che della realtà circostante. Forse sta prevalendo un malessere interiore da ascoltare e a cui dare importanza. Come mai sentiamo di esserci dovuti adattare tanto? Chi ci ha insegnato questo?. Tante domande che possono progressivamente tratteggiare la Sua storia  per dare un senso e trovare l'energia per vivere il presente con vivacità, autenticità e forza.


Cordiali saluti


 

Gentile Mauri,


"ho passato gli anni a modellarmi secondo i criteri sociali" così inizia il messaggio che scrive e mi sembra che sia un pò il fulcro del discorso, prosegue con una lettura della società, del lavoro e delle interazioni sociali, sembra tutto osservato dall'esterno, come se lei non riuscisse davvero a sentirsi parte di un qualche tipo di gruppo o comunità se non fingendo.


Sembra che siano le richieste da parte degli altri, ciò che plasma il suo modo di essere e di vivere. Sicuramente la società, il mondo del lavoro, le relazioni non possono non condizionarci. Sin dalla nascita ognuno di noi si trova immerso in relazioni con gli altri e loro ci fanno richieste, ci insegnano cose e ci condizionano, certamente è così, ma allo stesso tempo dalle relazioni con gli altri impariamo anche chi siamo.


Mi domando però cosa le piace? Cosa la emoziona? Cosa la fa sentire bene? 


A prescindere dal resto delle persone nel mondo, provi a partire da se stesso e dalle sue esigenze ed emozioni, cosa le fa battere il cuore? Cosa farebbe per sempre?


Forse era più libero dai pensieri sul mondo e sugli altri nel periodo di vita in cui dice di essere stato felice, cioè prima dei 6 anni.


Anche quando ha fatto uso di lsd può essere che la sua parte razionale si sia per un pò "addormentata", per così dire, lasciandole provare un senso di leggerezza.


Una psicoterapia se decidesse di intraprenderla potrebbe aiutarla nel riuscire a conoscere meglio le sue emozioni e capire come sentirsi più "libero".


Se qualcosa di ciò che le ho scritto risulta poco comprensibile non esiti a scrivermi.


Saluti

Vuoi scoprire tutti i contenuti per "Psicologia umanistica"?

Poni la tua domanda agli esperti

Il servizio "Domande allo Psicologo" è attivo. Ogni giorno verranno selezionate le domande da inviare al circuito e da pubblicare sul sito. Non tutte le domande pervenute verranno evase.

invia domanda

Domande e risposte

Paura del buio bambina

Buonasera, scrivo per parlare della mia bambina di quasi 10 anni, premetto che questo periodo chiusi ...

2 risposte
Non capisco se sono Bisessuale

Salve, sono una ragazza di 18 anni con una domanda che mi perseguita dai miei 14 anni.Sono Lesbica? ...

5 risposte
Perché viviamo?

Ciao sono Davide e ho 26 anni, non riesco a spiegarmi perché viviamo... cioè tutte le ...

6 risposte

potrebbe interessarti

Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.