Psiconcologia

La salute non è assenza di malattia ma uno stato di ben-essere

17 Novembre 2021

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La malattia oncologica è una “cosa” strana.

Da un po' ho cominciato a vederla sotto una prospettiva diversa e non come quella stronza che mi ha portato via tante, troppe persone a cui continuo a tenere nonostante la sottile linea di demarcazione che ci divide: noi di qua, loro di là.

Per tale motivo ho deciso di condividere parte dei miei appunti sull’intervento del Prof. Claudio Pagliara al Festival Internazionale delle Neuroscienze del Mediterraneo del 2017.

“OGNI COSA, ANCHE IL MALE, È FUNZIONALE AL BENE. E poiché salute in sanscrito significa “essere se stessi” è facile comprendere come la malattia diventa un’occasione per tornare a vivere pienamente (in) se stessi, ovvero essere totalmente in linea con i propri valori, rivestendo il proprio ruolo nella società nel pieno rispetto della propria Mission di vita.

Ed allora l’oncologia, così come tutta la medicina, diventa molto di più di tutto quello a cui siamo abituati a pensare, diventa un modo per ritrovarsi e comprendere dove ci siamo smarriti e abbiamo cominciato a pensare e vedere il mondo diversamente. Possiamo infatti decidere di nascondere i nostri pensieri agli altri, volendo anche a noi stessi… ma alle nostre cellule non li nasconderemo mai…”

(Appunti dell’intervento del Prof. Claudio Pagliara - medico, oncologo, ricercatore, esperto in PNEI e scrittore - durante il Festival delle Neuroscienze del Mediterraneo organizzato dall’IkosAgeform nel 2017).

 

Da queste parole, emerge come si sia sentita l’esigenza di pensare alla malattia in modo diverso da come fatto finora, che evidentemente la separazione cartesiana ha creato più vittime che altro. Si è ricominciato a guardare all’uomo come un unico sistema, condensazione di corpo, anima e spirito o conscio, inconscio e superconscio.

La medicina ufficiale è un validissimo supporto per la nostra salute, ma ha un obbligo morale verso i suoi pazienti per poter continuare ad essere efficace: vedere l’uomo come una PERSONA e non come un solo insieme di organi. Questo cambiamento di approccio permette di includere nell’equipe anche figure professionali che medici non sono, ma che possono ugualmente dare un apporto significativo alla cura del paziente, migliorando la sua qualità di vita anche durante la cura farmacologica.

Non è un caso che i maggiori esponenti della PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) siano oncologi e per citarne uno, il Prof. Enzo Soresi, anche lui ospite allo stesso Festival nel 2017.

Il cambiamento di prospettiva, dal quale vedere la persona portatrice di un disturbo, è necessario così come è necessario aggiornarsi, approfondire, fare ricerca e notare come la società sia in continuo cambiamento. Sarebbe assurdo infatti, continuare a vedere il problema solo attraverso la lente di un microscopio quando è tutto il contesto ad avere creato le basi per la mutazione del problema stesso.

Del resto ricordiamolo sempre, per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) la salute è molto più che assenza di malattia, è "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità." (OMS, 1948)

Per approfondire:

C. Pagliara, La via della guarigione, Edizioni del Grifo, 2009

E. Soresi, Il cervello anarchico, Utet, 2017

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