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La psicoterapia della Gestalt è una terapia ad indirizzo fenomenologico esistenziale non interpretativo, che porta all’autorealizzazione attraverso esperimenti di consapevolezza guidata dal terapeuta nel qui ed ora dell’esperienza in cui si vive. L’interazione tra paziente e terapeuta è fondamentale.

Il terapeuta della Gestalt aiuta il paziente a sentire cosa stia avvenendo in lui e come ciò accade.

Il paziente viene guidato a sperimentare e ad entrare in contatto, in relazione dinamica con una propria emozione, con una consapevolezza corporea o con un avvenimento significativo, con qualunque realtà del proprio mondo interno o esterno. In questo modo il paziente che è diventato consapevole conoscitore di se stesso, potrà esplorare nuove modalità di contatto, di sensazioni, di comportamenti che sperimenterà nel setting terapeutico.

Potrà assimilare ciò che ritiene idoneo alla sua voglia di essere e rifiutare ciò che invece ritiene estraneo alla sua modalità di voler essere.

In questo modo l’individuo amplierà i confini del proprio io acquisendo una maggiore capacità di interazione con il proprio ambiente.

La psicoterapia della Gestalt, secondo Biswanger, cerca di aiutare la persona ad avere una coerenza interna nel proprio essere al mondo, così da sviluppare e scoprire il proprio spazio di libertà, la propria originalità, il proprio stile di vita, e l’imprintig adattivo appreso dalla propria famiglia di origine.

Da qui l’adattamento creativo del soggetto, adattamento inteso come appartenenza ad una comunità e creativo perché la persona ha bisogno di trovare la propria strada, il proprio percorso di vita in base alla propria spinta motivazionale ed emotiva.

La psicoterapia della gestalt è un processo vivo che alimenta la consapevolezza e il contatto del paziente nel qui ed ora.

...L´uomo moderno vive in uno stato di bassa vitalità. Benché in genere non soffra profondamente, conosce ben poco della vera vita creativa. In compenso è divenuto un automa pieno di angosce. Il mondo gli offre vastissime opportunità di accrescimento e godimento, ma lui girovaga senza meta, senza sapere cosa desidera realmente e quindi completamente incapace di immaginare come ottenerlo. (…) Fa finta di essere impegnato, ma la sua espressione facciale indica la mancanza di qualunque interesse reale. Di solito è impassibile, annoiato, distaccato o irritato. Sembra aver perso ogni spontaneità, ogni capacità di sentire e di esprimersi direttamente e in modo creativo. È bravissimo a parlare dei suoi guai e del tutto incapace a tener loro testa. Ha ridotto la vita stessa a una serie di esercizi verbali e intellettuali; si annega in un mare di parole. Al processo del vivere ha sostituito le spiegazioni psichiatriche e pseudopsichiatriche della vita. Passa un tempo infinito a cercare di riafferrare il passato o di plasmare il futuro. (…) Talvolta non è neppure consapevole delle sue azioni del momento.

(Perls, 1973, p.9)

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