Espressività Corporea, Processi Creativi e Salute Mentale Femminile: Un’Analisi Comparata tra il Tarantismo Storico e la Danza Movimento Terapia

1. Il Movimento Originario: Miti Cosmogonici della Danza e Creatività Embodied

In molteplici tradizioni mitologiche e filosofiche dell'umanità, l'atto della creazione del cosmo non viene rappresentato come una parola astratta o un pensiero statico, bensì come un atto coreutico primordiale. La danza, in questa prospettiva etno-mitologica, assume il ruolo di principio ordinatore capace di trasformare il caos informe (Tiamat, il vuoto indifferenziato) in forma manifesta, ritmica e strutturata.

Un'illustrazione emblematica di questo legame risiede nella cosmogonia indù attraverso la figura di Shiva Nataraja, il Re della Danza. Mediante la Ananda Tandava, ovvero la danza della beatitudine, Shiva crea, sostiene e dissolve ciclicamente l'universo: il ritmo cadenzato del suo tamburo (damaru) genera la materia e la scansione temporale, mentre il suo movimento dinamico simboleggia l'energia cosmica che trae la vita dall'inerzia. Allo stesso modo, nelle tradizioni dell'antica Grecia e dell'area mediterranea, il movimento ritmico precede la vita strutturata. Il mito pelasgico descrive Eurinome, la Dea di Tutte le Cose, emersa dal Caos originario e spinta a dividere il cielo dal mare danzando sulle onde, generando dal calore del proprio movimento il serpente Ochion e dando così origine all'uovo cosmico.

Sul piano simbolico e psicoterapeutico, la narrazione cosmogonica della danza offre una potente metafora dell'agenzia somatica (somatic agency). Di fronte al trauma, alla sofferenza psichica o alla disorganizzazione emotiva — condizioni cliniche spesso caratterizzate da paralisi, atonia e congelamento (freeze) —, l'atto di muoversi e danzare riattiva la capacità individuale di ri-creare ordine a partire dal caos interno. La danza si configura così non come semplice esecuzione motoria, ma come atto demiurgico personale in cui la forma corporea dà nuova espressione e significato all'esperienza somatica non verbalizzabile.

2. Neurobiologia della Movimento-Terapia e Processi Cognitivo-Creativi

L'approccio integrato alla salute mentale somato-psichica indaga i meccanismi neurobiologici sottostanti all'attività motoria espressiva, traducendo la metafora mitica della creazione attraverso il ritmo in precisi correlati neurofisiologici. La letteratura scientifica evidenzia come la combinazione di movimento ritmico, intenzione espressiva ed esplorazione nello spazio influisca direttamente sulla neuroplasticità e sull'omeostasi del sistema nervoso.

Tra i principali meccanismi fisiologici indagati figura la modulazione neuroendocrina: la pratica continuativa di attività corporee espressive risulta associata a una riduzione dei marcatori biologici dello stress, in particolare del cortisolo ematico, unitamente a un incremento nell'espressione del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF), essenziale per sostenere i processi di neuroplasticità.

Inoltre, in sintonia con la Teoria Polivagale di Porges, l'integrazione tra ritmo, respirazione ed espressione motoria favorisce l'attivazione del sistema vagale ventrale, promuovendo uno stato di sicurezza e ingaggio sociale capace di mitigare l'iper-attivazione simpatica o le risposte di congelamento tipiche degli stati ansiosi e traumatici.

Infine, sul versante cognitivo, l'improvvisazione motoria ingaggia reti neurali complesse quali il Default Mode Network (DMN) e le aree prefrontali dorsolaterali. Questa stimolazione dinamica facilita la generazione di schemi motori non convenzionali, rispecchiandosi sul piano psicologico nell'incremento del pensiero divergente e nella riduzione della rigidità ideativa e della ruminazione caratteristiche dei quadri depressivi.

3. Il Tarantismo come Dispositivo Storico-Rituale: L'Analisi Etno-Psichiatrica

Nel suo fondamentale studio etnografico condotto nel Salento alla fine degli anni '50, l'antropologo Ernesto de Martino ha formalizzato l'interpretazione del tarantismo affrancandolo sia dalle diagnosi strettamente psichiatriche sia dalle spiegazioni tossicologiche legate al morso reale della Lycosa tarantula o della Latrodectus tredecimguttatus. Il tarantismo recupera implicitamente la funzione mitica della danza come atto ri-creativo e catartico: la persona colpita, attraverso la crisi, regredisce simbolicamente al caos del "morso" per poi ri-costruire un nuovo equilibrio esistenziale tramite il ritmo, il movimento e il colore.

L'analisi demartiniana individua nel tarantismo un dispositivo d'azione fondato sull'efficacia simbolica, articolato in precise fasi strutturate:

  • La crisi e la decontestualizzazione: Il morso simbolico permetteva l'esteriorizzazione di un disagio psichico non altrimenti esprimibile, legato a condizioni di marcata marginalità socio-economica, sofferenza relazionale o traumi individuali della popolazione femminile agro-pastorale.

  • La simbolizzazione articolata: La persona affetta (la tarantata) guidava la risposta musicale e cromatica. Attraverso la scelta di specifici nastri colorati e la sintonizzazione con determinati ritmi musicali (pizzica tarantata), il soggetto esercitava un'agenzia attiva nella costruzione del proprio percorso catartico.

  • La dinamica coreutico-musicale: La struttura della danza, caratterizzata dall'alternanza tra momenti di prostralizzazione al suolo ed esplosioni motorie ad alta intensità, favoriva una scarica sensomotoria organizzata e contenuta all'interno di una cornice culturale condivisa.

  • Il contenimento comunitario: La presenza attiva della comunità e dei musicisti all'interno dello spazio domestico e rituale offriva un contesto di validazione sociale, riducendo l'isolamento della persona in crisi.

4. Dalla Pratica Rituale alla Danza Movimento Terapia (DMT) Clinica

La Danza Movimento Terapia contemporanea si fonda sull'integrazione tra teorie psicodinamiche, neuroscienze affettive e analisi del movimento (come la Laban Movement Analysis). A differenza delle narrazioni mitiche e delle pratiche rituali tradizionali, la DMT de-struttura l'elemento mitico per trasformarlo in uno strumento clinico formalizzato, operando all'interno di un setting definito e orientato a obiettivi terapeutici misurabili.

Analizzando la transizione da questi diversi domini, si evidenzia una profonda evoluzione della matrice concettuale e operativa. Mentre nei miti della creazione la danza possiede una valenza cosmogonica e archetipica volta a spiegare l'origine dell'universo, nel tarantismo essa assume una funzione antropologico-religiosa e mito-rituale per riordinare il caos individuale. Nella Danza Movimento Terapia, invece, il riferimento si sposta interamente sulla psicologia clinica, sulle neuroscienze affettive e sulla psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI).

Anche l'innesco operativo riflette questa trasformazione: si passa dall'azione della volontà divina o dal morso simbolico legato al calendario rituale, a un invito clinico all'esplorazione somatica e al rispecchiamento (mirroring) guidato dal terapeuta. L'espressività corporea, che nel tarantismo era codificata dalla tradizione locale e nel mito assumeva un valore universale, nella DMT diventa libera, personalizzata e focalizzata sul processo individuale di embodiment. Analogamente, il contesto si sposta dalla narrazione comunitaria o dal Santuario di Galatina a un setting clinico o istituzionale, individuale o di gruppo, validato da meta-analisi e studi controllati randomizzati (RCT) anziché da testimonianze etnografiche.

Sul piano delle evidenze cliniche, revisioni sistematiche e meta-analisi recenti attestano un'efficacia di grado moderato della DMT nel miglioramento di specifici parametri di salute mentale. Si registrano effetti significativi nella riduzione della sintomatologia depressiva e ansiosa rispetto ai gruppi di controllo, un incremento nei punteggi di accettazione corporea e riduzione della dismorfofobia in pazienti con disturbi del comportamento alimentare (DCA), e un netto miglioramento della consapevolezza interocettiva, intesa come capacità di identificare ed etichettare gli stati emotivi interni a partire dai segnali somatici.

5. Limiti della Ricerca e Prospettive Future

Nonostante i risultati promettenti, la letteratura scientifica evidenzia la necessità di un rigoroso vaglio metodologico nell'ambito delle terapie a mediazione corporea:

  • Eterogeneità dei protocolli: La varietà degli approcci teorici e pratici della DMT rende complessa la standardizzazione degli interventi e la replicabilità dei dati tra contesti clinici differenti.

  • Campioni ridotti: La maggior parte degli studi disponibili si avvale di campioni limitati, evidenziando la necessità di ulteriori ricerche su vasta scala dotate di gruppi di controllo attivi.

  • Distinzione tra cura e supporto: È fondamentale considerare le terapie basate sul movimento come interventi complementari e integrati all'interno di percorsi psicoterapeutici o farmacologici strutturati, piuttosto che come soluzioni autosufficienti.

Bibliografia

  1. Chaiklin, S., & Wengrower, H. (Eds.). (2009). The Art and Science of Dance/Movement Therapy: Life is Dance. New York: Routledge.

  2. De Martino, E. (1961). La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud. Milano: Il Saggiatore.

  3. Eliade, M. (1954). Le Mythe de l'éternel retour: archétypes et répétition. Paris: Gallimard.

  4. Koch, S. C., Riege, R. F. F., Tisborn, K., Biondo, J., Martin, L., & Beelmann, A. (2019). Effects of Dance Movement Therapy and Dance on Health-Related Psychological Outcomes: A Meta-Analysis Update. Frontiers in Psychology, 10, 1806.

  5. Ogden, P., Minton, K., & Pain, C. (2006). Trauma and the Body: A Sensorimotor Approach to Psychotherapy. New York: W. W. Norton & Company.

  6. Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-regulation. New York: W. W. Norton & Company.

  7. Runco, M. A., & Jaeger, G. J. (2012). The Standard Definition of Creativity. Creativity Research Journal, 24(1), 92-96.

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