Riflessioni sulla Fase 2

Riflessioni sulla Fase 2

Siamo nella fase 2. Ci siamo lasciati alla spalle una fase 1 in cui le emozioni prevalenti sono state la paura del contagio, l’incertezza, la rabbia e la sorpresa per tutto quello che stava accadendo. Ci è stato detto che era importante non avere contatti fisici con le persone ( abbracci, baci, strette di mano) per poter salvaguardare la nostra salute contro un nemico invisibile, non conosciuto, che è stato crudele. Questo ha comportato un grosso cambiamento nella relazionalità spostata nel virtuale, nella nostra quotidianità lavorativa e familiare, grossi cambiamenti per tutti noi.

Ognuno ha vissuto questo tempo di lockdown in modo differente. In modo sospeso, alcuni come un tempo ritrovato, altri come un tempo di paura, qualcuno purtroppo è stato colpito da lutti.

Ciascuno ha attivato delle risorse che solo in momenti diffcili emergono.

Molti sono riusciti a trarre da questo momento complicato capacità di resistenza non conosciute prima, a riscoprire in modo differente gli affetti, a ristabilire la proprità di alcuni valori.

Per alcuni è stata anche un’opportunità per osservare la propria interiorità senza i distrattori esterni della frenesia della vita pre-covid e poter fare un bilancio, comprendere ciò che si desidera davvero.

In sintesi le reazioni emotive delle persone hanno oscillato tra il lockdown come occasione di rilettura e ricostruzione di sé e momento molto complesso della propria vita, da dimenticare.

In questa fase 2, la preoccupazione prioritaria per la salute della Fase 1, ha fatto posto ad un’altra emotività: un senso di smarrimento ed altre preoccupazioni relative al contraccolpo economico, alla data di fine di tutto questo, al futuro che ci aspetta.

Ancora la paura di ripartire, la nuova socialità; da una parte si ha ancora paura dell’altro, dall’altra si desidera entrare di nuovo in contatto come prima del Covid.

Adesso conosciamo un po' meglio il pericolo, siamo più liberi di muoverci, assistiamo ad una graduale ripresa della normalità.

Tutto questo comporta un riadattamento da parte nostra ed anche una maggiore responsabilità.

Nella Fase 1 le regole, seppur restrittive, ci davano la percezione di essere protetti, ognuno nelle proprie case. Adesso nella fase 2, saranno le nostre azioni di prevenzione ad influenzare la diffusione del contagio e l’arrivo al tanto desiderato rischio zero.

I tempi dell’adattamento ad un cambiamento come questo, sono differenti per ognuno di noi, per gli adulti e per i bambini. Può comportare sentimenti di tristezza, rabbia, stati di ansia; è bene tollerare, accettare queste emozioni “negative”, sono legittime in questo periodo. Non si può pretendere che la nostra emotività sia neutra in un momento così complesso. Anche le emozioni che noi definiamo negative possono aiutare a predisporsi al cambiamento. Tuttavia per far in modo che le emozioni non ci travolgano, che non si trasformino in un disagio soggettivo, è bene osservarsi, fare attenzione a ciò che ci sta accadendo, a chiederci come siamo stati e come stiamo oggi, chiedere l’aiuto di un professionista quando sentiamo di star vivendo un malessere.

Anche in questa fase 2 io sto offrendo un primo ascolto gratuito telefonico e attraverso piattaforme online.

 


Maria Pina Famiglietti

Psicologa e Psicoterapeuta

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