Psicoterapia

Le conseguenze nel tempo degli antidepressivi

Luciano

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Vorrei sapere se gli antidepressivi e gli ansiolitici producono nel tempo danni all' organismo visto che mia moglie è da 15 anni che li usa. Si può guarire senza l' uso di questi?

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Si può guarire dalla depressione e dall'ansia? Che senso ha un farmaco usato per 15 anni? Il punto in questione è che si può fare a meno dei psicofarmaci quando si adotta un percorso terapeutico che permetta uno sviluppo psicologico. I farmaci dovrebbero essere usati solo come sostegno iniziale. Cordiali saluti
Si è possibile in linea generale tranne che verificare per ogni singola situazione.
La Psicoterapia, ovvero la terapia basata sul colloquio, può essere affiancata alla farmacoterapia per consentire alla persona di far ricorso alle proprie risorse psicologiche anzichè passivizzarsi delegando all'effetto sui sintomi dei farmaci il lavoro di guarigione. Spesso la sola psicoterapia può essere d'aiuto alla persona per trovare un senso al proprio malessere e attuare un cambiamento comportamentale. Suggerisco a sua moglie di contattare uno psicologo-psicoterapeuta per intraprendere un lavoro su sè stessa e prendersi cura personalmente del suo problema. Cordiali saluti
Gentile Luciano, se uno non ha particolari problemi di funzionalità epatica o renale gli antidepressivi di per sè non producono alcun danno, mentre gli ansiolitici assunti per tempi prolungati possono causare danni di tipo cognitivo, in particolare problemi di memoria. Il punto fondamentale, però, è perchè assumere questi farmaci per un periodo così lungo. E' una indicazione del medico che segue sua moglie? Se sì, perchè? O sua moglie si gestisce da sola le prescrizioni? Mi sembra strano che sia indispensabile un trattamento farmacologico così a lungo, anche perchè i farmaci sono spesso utili nel breve periodo, ma per "guarire" occorre affrontare in un percorso di tipo psicologico i motivi del malessere e le strategie di atteggiamento con cui muoversi. E questo nessuna pillola - per fortuna - potrà mai farlo. Un cordiale saluto.
Gli psicofarmaci nel produrre adattamento dell’organismo a una sostanza introdotta continuativamente dall’esterno, ovviamente modificano la capacità dell’organismo di modulare la risposta agli stimoli esterni ed interni pertanto per esempio la sedazione diventa inibizione del comportamento motivazionale e l’attivazione (antidepressivi) diviene, eufemisticamente parlando, variazione della capacità di decodificare in base allo stimolo le informazioni (sensoriali emotive cognitive eccetera). La possibilità di guarire tramite psicoterapia dipende da diversi fattori per esempio dalla precocità dell’intervento, dalla capacità del soggetto di essere attivo nel suo processo di guarigione, dalla non ostatività del contesto familiare e sociale al fatto che il soggetto segua un percorso psico-terapeutico, dalle abilità del terapeuta ecc...
Difficile rispondere, poiché è vero che oggi i principali farmaci usati nei due grandi raggruppamenti: quello degli antidepressivi e quello degli ansiolitici, sono molto poco "tossici" in senso stretto. E' però, ovviamente necessario utilizzarli sotto controllo medico con possibili periodici controlli ematochimici (esami di laboratorio). Importante e tenere presente che se esiste la necessità clinica dell'uso, non ritengo giusto avere delle riserve nel loro uso. Piuttosto è importante sapere se accanto alla terapia medica è stata adeguatamente considerato l'aspetto psicoterapeutico, poiché è questo che può permettere, in prospettiva la possibile riduzione o non uso dei farmaci.
Si, potrebbe creare problemi all'organismo. Va da sè che ci debba essere sempre un monitoraggio costante molto meglio dello specialista o anche del medico di base che può prevedere periodicamente le necessarie analisi cliniche di valutazione. Per quanto concerne l'opportunità di utilizzare a lungo questa tipologia di farmaci, ci sono una serie di aspetti che dovrebbero essere considerati contestualizzando la decisione di intraprendere una terapia farmacologica più o meno lunga a seconda delle caratteristiche (di varia natura) della persona, della funzione della sintomatologia e dell'assunzione di farmaci anche per il contesto di appartenenza. Il mio personale pensiero è che il farmaco dovrebbe avere una funzione essenzialmente di supporto ad un percorso di psicoterapia soprattutto nei momenti di criticità dei sintomi e che dovrebbe più o meno lentamente perdere la propria utilità proprio in relazione al raggiungimento degli obiettivi terapeutici. Ma qual'è il tipo di rapporto che sua moglie ha con il farmaco? e quanto è preoccupata degli eventuali danni?
Gentile sig. Luciano, sarei lieta di poterle dare informazioni più pertinenti in relazione ai farmaci che sua moglie assume da 15 anni, ma questo tipo di competenza è prettamente psichiatrico, le consiglio quindi di rivolgersi al CSM (centro salute mentale) della sua zona dove troverà esperti professionisti in grado di aiutarla. Saluti e auguri.
Concordo pienamente con i colleghi per quanto riguarda l'affiancamento di una psicoterapia. I farmaci controllano il sintomo, e ciò risulta necessario per collocarsi nel migliore dei modi possibili all'interno di un lavoro volto alla rielaborazione dei conflitti profondi che portano al disagio. I farmaci (le benzodiazepine in particolare) possono provocare dipendenza proprio perchè alleviano il sintomo che, apparentemente, è quello che crea più disagi ed interferisce con la quotidianità. Per effetti collaterali specifici è sempre meglio rivolgersi a un medico.
Caro Luciano alla prima domanda posso rispondere genericamente che alcuni farmaci antiansia tendono a produrre nell’organismo assuefazione, e quindi la connessa necessità di aumentarne la dose per produrre l’effetto necessario. Alcuni antidepressivi tendono ad avere effetti collaterali sul cuore (preoccupanti in età avanzata) comunque sui foglietti illustrativi dei farmaci che sua moglie assume sono indicati tutti gli effetti collaterali riscontrati dall’uso del farmaco, lo consulti. Con la seconda domanda lei chiede se si può guarire senza l' uso di antidepressivi e ansiolitici penso di poterle rispondere con una certa sicurezza che senza farmaci e senza nessun valido aiuto professionale è molto difficile pensare di poter guarire, dopo 15 anni di assunzione di una terapia farmacologica. Le segnalo comunque, e credo sia questo il senso della sua domanda, che gli psicoterapeuti svolgono una professione che si basa su approcci, tecniche e metodi (a volte anche sperimentalmente validati = di riconosciuta efficacia e validità nella cura del disturbo) li usano per aiutare pazienti ansiosi o depressi a superare le difficoltà psicologiche determinanti la patologia citata e le difficoltà ad essa connesse. Naturalmente l’approccio psicologico alla depressione e all’ansia è un approccio diverso da quello di assumere la cura farmacologica. C’è da dire che in alcuni casi e per un certo periodo la terapia farmacologica è necessaria in parallelo alla terapia psicologica, ma solo inizialmente. Nel caso di sua moglie lei dice che dopo 15 anni di pillole, il disturbo c’è ancora, non so se sia rimasto tale e quale rispetto all’origine. Posso veramente segnalarle che se sua moglie sarà capace di fiducia, e se ha motivi per attribuire valore alla cura psichica, ha buone probabilità di impiegarci molto meno tempo a risolvere la sintomatologia o quantomeno “migliorare di molto” la sua situazione. Anche l’eventuale sostegno del partner non è una cosa di poco conto. Sul mio sito può trovare altro materiale se è interessato: http://artiemestieri.tn.it/Members/lucav. Buona fortuna. PS: Molte professioni hanno qualcosa da dire in merito alla depressione (in maniera più o meno esclusiva): insegnanti di danza, allenatori sportivi, riflessologi, naturopati, nutrizionisti, massaggiatori, fisioterapisti, filosofi, shamani, guaritori, pranoterapeuti, ecc. per indicarne alcune. Facendo tesoro di tutte le risorse prof.li di cui si può disporre, mi vien da dirle che se si vuole smettere con i farmaci, si può farlo, con diversi modi e con diversi risultati finali. La cosa più importante è
Come tutte le medicine, anche gli psicofarmaci, se non assunti sotto stretto controllo medico e soprattutto psichiatrico, possono produrre effetti collaterali importanti sia a livello organico sia a livello psicologico. Dalla lettura della sua breve lettera, sembra che a sua moglie non sia mai stato proposto di integrare la terapia farmacologica con una psicoterapia psicodinamica e/o cognitivo-comportamentale, come metodo sistematico di cura del suo stato depressivo. L’integrazione della farmacoterapia con la psicoterapia permette alla persona di dare nome e significato ai propri stati emotivi, imparando a conviverci e a sviluppare le proprie risorse per contrastare e alleviare le paure e la sofferenza. 15 anni sono tanti! Si può ipotizzare che lo stato di sua moglie abbia determinato nella vostra vita di coppia e familiare interferenze relazionali e affettive con ripercussioni nella gestione della vita quotidiana. Forse non è un caso che sia lei e non sua moglie a porsi e a fare questa domanda, come se, solo lei possegga la forza e l’energia necessaria a mettere in dubbio e quindi ricercare alternative a una cura che sembra non aver alleviato o risolto uno stato di sofferenza. Ci sono alternative al farmaco ed è possibile intraprendere un percorso integrato che aiuti sua moglie e la vs. coppia a uscire da anni di dolore. In bocca al lupo e tanti auguri per un sereno nuovo anno.
Si può abbinare l' uso di antidepressivi ma con una psicoterapia che aiuti a ritrovare la gioia di vivere. Saluti

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