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La difficoltà nella gestione del “tempo” in allenamento è una delle problematiche più frequenti tra le tante che possono ostacolare la auto-realizzazione e il raggiungimento degli obiettivi agonistici dell'atleta.

Con l'avvento dei cronometri dotati di sistema GPS, i quali consentono di visualizzare in qualsiasi momento il proprio passo istantaneo e medio, è sicuramente aumentata la tendenza a concentrarsi più sul tempo che sulle sensazioni prima, durante e dopo lo stimolo allenante, le quali sono alla base di un allenamento costruttivo: un atteggiamento costruttivo nell'utilizzo di tali strumenti ci permette di avere dei parametri oggettivi per analizzare al meglio i progressi e l'andamento del percorso agonistico, mette “nero su bianco” le nostre sensazioni e permette di tradurle in tempi e di confrontare nel breve e lungo periodo le prestazioni.

Al contrario, un atteggiamento ansioso e rabbioso nei confronti del cronometro non farà altro che distrarre l'atleta dalle proprie sensazioni e, soprattutto, lo allontanerà da quello stato sincronico di presenza a sé stessi e di consapevolezza e comprensione del proprio gesto atletico che è di fondamentale importanza per esprimere al massimo le proprie potenzialità in ogni momento dell'allenamento e della gara.

Lo stato ansioso infatti comporterà un iper-attivazione dell'atleta, un eccesso di attivazione e quindi un dispendio non necessario di energia, inoltre, l'eccessiva stimolazione che lo stato ansioso porta a livello del sistema simpatico (fondamentale nello sforzo fisico se ben bilanciato al parasimpatico) creerà rigidità e poca fluidità nei movimenti, a discapito ovviamente della efficacia e, a lungo andare, dell'efficienza motoria: un gesto rigido e rabbioso sarà sicuramente meno utile rispetto a un gesto fluido e ben bilanciato.

Il cronometro quindi, se non utilizzato correttamente, può diventare il peggiore avversario di ogni atleta: amico solamente quando i tempi corrispondono alle proprie ansie!

I tempi potranno corrispondere alle proprie aspettative quando queste stesse saranno ripulite dalle ansie, o meglio, quando la consapevolezza di esse permetterà di controllarle e scioglierle.

Il cronometro diventerà così uno strumento e non lo scopo, altrimenti i margini di miglioramento e progresso dell'atleta saranno sempre ridotti, e ogni scalino da salire diventerà faticoso come scalare una montagna.

Il confronto col tempo cronometrico è e sarà sempre un confronto impàri, in quanto ci si forzerebbe a raffrontare una costante con qualcosa che può essere costante sino ad un certo punto: l'uomo e le sue prestazioni.

La costanza nelle prestazioni ed il loro progresso dipendono necessariamente dalla consapevolezza di sé: solo la capacità di ascoltare e comprendere il corpo può permettere una gestione di se stessi utile a sviluppare una certa regolarità nelle prestazioni, il vero campione sa in ogni momento “cosa sta facendo e come lo sta facendo”, sa aumentare e ridurre, sa sciogliere e contrarre contemporaneamente. In questo modo è possibile non solo essere costanti, ma anche mettersi in una strada di continuo progresso e conoscenza di se stessi.

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