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Tantissime persone ormai si cimentano nella maratona, una distanza di grande fascino e di forte impatto emotivo.

La crescita del movimento, e quindi la facilità nel reperire informazioni e d allenamenti, e l'evoluzione delle stesse tecniche di allenamento oggi permette quasi a chiunque di poter vivere in maniera sana e positiva questo tipo di competizione.

Non bisogna però sottovalutare l'impegno, fisico e psicologico, che tale distanza comporta, soprattutto per gli amatori, anche quelli più evoluti.

La maggior parte degli atleti amatori hanno un lavoro e una famiglia che richiedono tempo e impegno di risorse quotidianamente, e ovviamente gli allenamenti vanno ad incastrarsi tra un “dovere/piacere” e l'altro, ciò significherà che, soprattutto per l'amatore, la gestione e la comprensione delle proprie risorse e dei propri limiti rivestiranno un ruolo decisivo per la buona riuscita prima della preparazione poi della stessa gara, per tenere a bada lo stress ed ottimizzare i recuperi scarsi tipici dell'amatore.

La maratona da questo punto di vista è una competizione altamente “formativa”: poche altre competizioni ci mettono in condizione di comprendere la nostra natura e i nostri punti di forza e punti deboli.

La preparazione dovrebbe partire da qui, dall'analisi dei propri punti di forza e dei punti deboli, fisici e soprattutto mentali: sicurezze vs. ansie ecc.

Dalla valutazione poi dei propri obiettivi, che in combinazione coi dati fisici del momento potranno permettere la costruzione dell'allenamento ottimale per ogni atleta.

Di conseguenza diventa fondamentale utilizzare innanzitutto ogni allenamento come fonte di conoscenza, con l'obiettivo di essere presenti e quindi in grado di ascoltare i segnali del proprio corpo in ogni gesto/sforzo compiuto, dal più leggero e piacevole al più duro e faticoso.

È una questione di atteggiamento: maggiore sarà la capacità di centrarsi sull'ascolto e sulla comprensione dei segnali del corpo, più saremo in grado di sfruttare al meglio le nostre capacità, sia in allenamento che in gara.

Alla luce di quanto sino a qui considerato risulta evidente l'importanza di quello che oramai viene comunemente detto “allenamento mentale”, che altro non è se non l'utilizzo di strumenti specifici e efficaci nella comprensione del comportamento e di ciò che lo guida: il perchè delle sensazioni, positive e negative, insieme alla programmazione di ciò che saranno i miei allenamenti e le mie gare sulla base delle esperienze presenti in memoria riguardo sia la preparazione che le competizioni.

A questo proposito saranno ovviamente utili quegli strumenti che permettono la crescita della nostra capacità di ascoltare il corpo, quali il Training Autogeno, lo Yoga, la meditazione, il rilassamento auto ed etero indotti. Tecniche che aiutano a sviluppare i canali di ascolto corporei e permettono di comprendere i vissuti emotivi ad essi legati, sia positivi che negativi, in modo da facilitare la comprensione dei segnali del corpo durante lo sforzo.

Saranno indubbiamente utili le visualizzazioni, autonome e guidate, le quali permettono di agire sia sulla programmazione dello sforzo in ogni situazione, sia, ovviamente dopo aver raggiunto un livello evoluto (ma alla portata di tutti), di agire sul gesto tecnico nel tentativo di migliorarlo e renderlo più efficace.

In conclusione si può quindi affermare che la consapevolezza corporea è soggetta a evoluzione positiva come ogni altra capacità, serve solo costanza e una giusta guida:

con l'allenamento quindi sarà possibile lavorare su se stessi in modo da poter esprimere al meglio le proprie potenzialità in maniera sana e con maggiore benessere per la persona.

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