Training Autogeno e tecniche di Rilassamento

Tecniche di rilassamento e Stati d’Ansia

01 Giugno 2017

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Molti Autori definiscono l’Ansia, ”sorella più evoluta della paura e squisitamente umana”. La minaccia da cui proviene non sempre è definibile ed evidente, è spesso sfumata ed il disagio che ne proviene si prolunga quasi sempre nel tempo; sia l’esordio che la fine non presentano una configurazione netta. Non ha, quindi, origine da un pericolo manifesto e presente nel qui ed ora.

Ciò significa, che per sperimentare ansia é necessario un sistema cognitivo complesso, capace di ragionamenti, di prevedere conseguenze nel futuro e di una certa consapevolezza del proprio passato. Deve cioè generarsi quello che Damasio chiama il Sé autobiografico da cui proviene la coscienza di una continuità ed unicità vitale. (Damasio 2000).

L’esistenza che già di per sé può considerarsi “evento fortemente ansiogeno” per l’ansioso in modo particolare, si presenta come motivo costante di pensieri negativi e sgradevoli.

Risalgono a Yerches (1908) gli studi che evidenziano come, fino ad una certa soglia adrenergica  la performance dei compiti quotidiani migliori per poi andare gradualmente a peggiorare con l’aumento del livello di attivazione.

Un esempio di come le cose vanno diversamente quando l’ansia diventa forte, massiccia e pervasiva può esserci rappresentato dal caso di uno studente che in sede d’esame si trova  con la testa confusa dal terrore, balbuziente e goffo nei movimenti; con la sensazione di sentirsi male da un momento all’altro. La sua attenzione e concentrazione saranno totalmente assorbite da questo problema tanto che alla fine l’esito dell’esame ne verrà compromesso.

Quali sono le caratteristiche degli eventi “minacciosi”?

- G:Kelly (1955)  ciò che                 non si conosce         è spaventoso in quanto 

                                                      imprevedibile          e come tale

                                                      incontrollabile

Siamo terrorizzati di finire su una sedia a rotelle, oppure molti temono di rimanere soli, perché ignorano cosa significhi realmente. Un evento può essere ritenuto minaccioso, se pensiamo di non avere su di esso alcun potere, pur conoscendolo e prevedendolo.

Quello che spaventa, dunque, è la previsione di finire in uno stato di Sé poco conosciuto e l’incapacità di gestire gli impulsi derivanti da tutte le emozioni di cui l’ansia è madre .

Certamente uno stato psicologico di rilassamento è opposto allo Stato d’Ansia.

Insegnare ai pazienti tecniche di rilassamento rappresenta  una risposta adattiva di fronteggiamento ed un aiuto a diventare consapevoli di sé stessi. Si attua un processo di “commutazione”, per cui i pensieri disfunzionali vengono sostituiti dagli assertivi, con modifica conseguente anche dei comportamenti. Si apre la strada alla conoscenza di quello che accade esternamente ed internamente.

La focalizzazione dell’attenzione sugli stati interni stimola l’apprendimento del controllo della tensione muscolare e  delle modificazioni psicofisiologiche del sistema muscolare.

Parallelamente alla riduzione della tensione muscolare e dell’attivazione neurovegetativa adrenergica una componente fondamentale comune a quasi tutte queste tecniche è lo sviluppo della percezione di un crescente autocontrollo.

Vari autori concordano sul fatto che questa rappresenti un ingrediente cognitivo-emozionale rilevante dell’effetto terapeutico.

Il paziente per la prima volta “scopre” il concetto del tempo presente e si avvia ad acquisire un’abilità di coping adeguata alla situazione di ansia/stress che vive quotidianamente.

Motivo per cui a volte interpone resistenza prima di accettare la proposta di stendersi sul “lettino” e di delegare, dando luogo alla dinamica nota con il nome “di matching”.

La ricerca sperimentale di H.Saric,McLeod 1990 - Thayer, Friedman 1996 e di  altri A.A. ha dimostrato come gli stati ansiosi siano associati ad una bassa risposta del sistema parasimpatico, funzionamento rigido fisiologico periferico e ad alta tensione muscolare per cui l’applicazione del Training Autogeno di base e superiore (Shultz) risulta un trattamento mirato ed efficace.

L’attivazione emozionale (emotional activation o arousal) che ne deriva  ha diversi correlati psicofisiologici, come, per esempio, la fase di distensione e benessere che segue.

Vari autori  rilevano una durata breve del beneficio  terapeutico per cui per garantire un mantenimento efficace vedono necessario continuare nella pratica.

Questa stessa ricerca ha inoltre evidenziato che possono essere utilizzate oltre al TA di Shultz altre tecniche di rilassamento: tecniche di rilassamen progressivo, TR attivo, meditazione trascendentale, tecniche di mindfulness di Kabat Zhin.

Nella prima seduta ai pazienti s’insegna la respirazione diaframmatica  toracica lenta e regolare, come prima strategia, per procurarsi rapidamente uno stato di rilassamento con l'aggiunta di induzioni di calma.

Il terapeuta prosegue e dimostra le conseguenze di questo tipo di respirazione confrontandola con una  addominale di “ pancia” più lenta e più profonda. Coinvolge il paziente al massimo in ciascuno di questi 2 tipi di respirazione e lo  aiuta a percepire le differenti sensazioni fisiologiche e le diverse esperienze psicologiche, conducendolo  ad una vera e propria consapevolezza.

Questo é il primo passaggio importante e difficile, l’esperienza clinica lo dimostra ogni volta.

Ha il merito di abbattere il controllo che il soggetto ansioso vive come strumento per combattere l'ansia: distorsione cognitiva esemplare.

Usando una scala da 0 a 100 punti, appena prima e subito dopo ciascun tipo di respirazione, si aiuta il paziente ad osservare accuratamente i diversi effetti dei 2 tipi di respirazione ed a riconoscere come sia realmente possibile ottenere uno stato  positivo attraverso l’uso di strategie di rilassamento.

Nelle successive sedute il terapeuta prosegue con gli altri esercizi del TA (pesantezza, calma, calore, cuore, plesso solare, fronte fresca), oppure proponendo al paziente un training base di rilassamento muscolare progressivo, seguendo la scheda del manuale di Bernstein, Borkovec 2000.

Tale metodo coinvolge il rilassamento e la contrazione sistematica di un gruppo di 16 muscoli per ridurre la tensione muscolare di tutto il corpo e creare un profondo stato di benessere. Durante le varie sedute si passa a gruppi di muscoli di 7 e poi in relazione ai 4 più importanti.

Alla fine, al paziente viene insegnato a produrre un profondo stato di rilassamento senza contrarre di fatto i muscoli, ma avvalendosi del ricordo.

Vengono adottati anche altri metodi di rilassamento attraverso cui il paziente impara ad eliminare la tensione muscolare  durante le attività di tutti i giorni (Homeworks).

Per i soggetti che presentano un quadro patologico complesso ed una sofferenza maggiore si propongono tecniche inclusive di immagini piacevoli e a loro volta rilassanti.

Se a contenuto simbolico sono importanti in quanto agiscono sul sintomo procurando un  immediato sollievo.

L’Ansia nella Psicopatologia è sempre presente: non esiste disturbo in cui non compaia durante il decorso una componente ansiosa.

Le varie forme depressive e maniacali; i disturbi correlati all’uso di sostanze sono marcati dall’ansia e spesso si sviluppano come tentativi di automedicazione a una fonte ansia.

I disturbi somatoformi vedono lo sviluppo dell’ansia come problema secondario e lo stesso possiamo sostenerlo per le malattie organiche propriamente considerati.

I disturbi sessuali trovano origine nell’ansia stessa, la cui manifestazione più frequente e conosciuta è la sindrome di ansia da prestazione.

Nella classificazione del DSMv troviamo due grandi gruppi dove è protagonista: uno di questi il è gruppo dei disturbi di personalità.

Nelle fobie  in generale  ed  ancora in tutti i disturbi alimentari e nelle Nuove Dipendenze Comportamentali (New addictions).

Di fronte alla sofferenza psicopatologica non sempre è facile o addirittura possibile capire quale sia l’elemento minaccioso che affligge, ma certo è che l’ansia comunque è la stessa e se vogliamo trattarla farmacologicamente poco importa quale sia la sua origine, ma se vogliamo risolverla alla radice è indispensabile comprenderla.

Allora occorre che dall’alleanza terapeuta e paziente emerga quel magico humus per un gioco attivo e la costruzione di un setting dove il terapeuta offre empatia ed il trattamento è ogni volta un elemento dinamico ed efficace capace di differenziarsi.

L'Uso del TA di Shultz con i suoi 6 esercizi é fortemente favorente.

Non appena il paziente diventa più esperto nella respirazione, più fiducioso nella terapia ed in sé stesso lo aiutiamo a focalizzarsi sempre di più nella tecnica immaginando che tensione, ansia e pensieri fluiscano via, attraverso ciascuna espirazione, per constatare che la spirale nella quale si sentiva inesorabilmente avvolto, sì è interrotta.

Questo lo condurrà ad una conoscenza profonda delle dinamiche e dei meccanismi intercorporei, strappandolo al rischio della paura e del disagio.

Il profilo di reattività, in risposta alla terapia, sarà diverso da individuo ad individuo (variabilità interindividuale, l fenomeno di Matching e la disponibilità del paziente già citati nella fase propedeutica)

Oggi variano le modalità d’intervento.

Esiste una tendenza che va sempre più emergendo: quella di interventi psicologici complessi, basati non solo su TR, ma su programmi con TR, modificazioni comportamentali, educazionali e cognitive variamente associati.

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