Traumi psicologici

Madre problematica

Mina

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Salve a tutti, sono una ragazza di 23 anni. Mi sono iscritta su questo sito per chiedere aiuto, nella speranza che qualcuno di voi gentilmente mi risponda. Ho dei problemi con mia madre, sin da quando ero bambina. Durante la mia infanzia purtroppo, non mi rendevo conto di nulla. Credevo che il suo modo di educarmi fosse '' corretto'', ma in realtà non è mai stato così. Venivo sgridata costantemente, non ricordo un abbraccio, non un ti voglio bene. L'unico episodio che mi viene in mente, nonostante la mia giovane età, fu un giorno in particolare, il quale le mostrai un mio disegno. Lei lo prese e lo strappò davanti ai miei occhi, dicendomi :'' lo userò come carta igienica quando non ci sarà più''. In quel momento pensai : '' è normale '', ma in realtà scoppiai in lacrime e mio padre fu l'unico in grado di consolarmi.
Durante gli anni si verificarono episodi simili, ma ero sempre convinta che quella era la normalità.
Da qualche anno ho aperto gli occhi, e mi sono trovata di fronte ad una realtà amara.
Mia madre ha sempre avuto dei comportamenti aggressivi. Quando ero una bambina, questi suoi atteggiamenti erano recenti, ma c'erano. Con gli anni è peggiorata. Non posso parlare, non posso dire niente altrimenti vengo attaccata.
A volte durante questi suoi attacchi d'ira si arrabbia così tanto che arriva ad alzare le mani o a lanciare oggetti. Con il resto della mia famiglia si comporta bene, capita che anche con i miei fratelli e con mio padre si irriti, ma non quanto con me.
Mio padre è un tipo abbastanza tranquillo, è il contrario di mia madre. Molto spesso vengo compresa da lui, mi lascia parlare, ma non so se si sia accorto di quanto lei sia peggiorata.
A volte sta dalla mia parte, altre volte dalla sua, non riesco a capirlo.
Molto spesso, ho l'impressione che mia madre nei miei confronti provi invidia e gelosia.
Vi faccio un breve esempio.
Io amo cucinare.
Non appena metto piede in cucina, inizia ad innervosirsi e a dire :'' tu non sai fare niente, non sai cucinare. Io so cucinare, ho più esperienza di te ''.
A volte mi dice che sono brutta, scema, che faccio schifo.
Durante i nostri litigi mi dice che non mi parlerà più, e mi porta il broncio per settimane.
Con gli anni ho imparato a non confidarmi più con lei, sto sempre zitta e rimango spesso nel vago.
La gente del mio palazzo la detesta, tutti dicono che è cafona, arrogante e ignorante.
Ha una mentalità chiusa. È convinta che l'uomo non deve fare nulla, infatti molto spesso la causa dei nostri litigi è proprio questo. Io mi arrabbio perché lei vuole che faccia da schiava a mio fratello, che gli pulisca la stanza, e gli prepari la colazione.
Mi sono sempre ribellata, ma senza ottenere nulla.
Le sue parole sono sempre le stesse. :'' lui è maschio non deve fare niente, tu sei femmina e tocca a te ''.
Sono fidanzata da quasi sei anni con un ragazzo e tra non molto andrò a convivere con lui.
Non vedo l'ora di poter andare via, non ce la faccio più. Non sopporto più questa situazione. Da un mese ho iniziato ad avere attacchi di panico, inizialmente riuscivo a gestire questa situazione, questi litigi, ma da quando il mio fidanzato è partito per un futuro migliore, mi sono persa in me stessa. E la cosa più brutta è che mia madre non si è accorta di niente.
Piango sempre, e sto male.
Con gli anni mi sono resa conto di essere diventata insicura. Da ragazza alle medie, e alle superiori sono stata vittima di bullismo. Poi ho iniziato a frequentare una scuola di estetica, e anche lì sono stata presa di mira.
Non ho mai lavorato. Ho il terrore di farlo. Ma voglio farlo, per crescere e per diventare indipendente. Un domani voglio aiutare anche il mio fidanzato con le spese della casa ecc.. Ho paura di essere giudicata e vista male. Non riesco neanche ad andare da sola in un negozio o al supermercato..
Stavo scrivendo un romanzo, ma ho dovuto mettere in pausa il mio progetto, non riesco a concentrarmi in questa situazione.
Un giorno mi piacerebbe pubblicarlo. Adoro leggere e scrivere, mi è sempre piaciuto.
Spero un giorno di poter migliorare, di essere una madre migliore nei confronti dei miei futuri figli.
Andrò dallo psicologo non appena mi trasferirò dal mio ragazzo, e mia madre non dovrà saperlo. Non mi va di condividere con lei questo mio percorso.
Adesso però mi tocca stringere i denti e andare avanti, ancora per qualche mese. Che consigli mi date?
Come posso affrontare questa situazione fin tanto che non andrò via?
Ps: ho pensato molto spesso che avesse dei problemi, data la sua infanzia. Si lamenta spesso di mio nonno che la tratta male, e ho notato che è la sua fotocopia caratterialmente.
Comunque secondo lei, mentalmente sta bene, ma secondo me no, perciò non le dirò mai e poi mai di farsi aiutare, ma non perché io non le voglia bene. Semplicemente perché mi attaccherebbe.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Mina


L’ampia narrazione della tua vita che qui ci dai, descrive uno “spazio angusto” dove è difficile esprimere la tua vitalità (“amo cucinare...scrivere un romanzo, ecc.”). Bene hai fatto a scegliere di scriverci chiedendo un aiuto, e nello specifico chiedi consigli su come affrontare la situazione. A mio parere lo “stimolo” che ti ha spinta a iscriverti a Psicologi Italia è una fonte importante per ripartire e riappropriarti della tua vitalità; quindi rimani ancorata più che puoi a questo tuo spiraglio interiore di luce. Da lì puoi guardare intorno a te e scegliere spazi ancora più nutrienti per esplorare le tue possibilità. Oltre, come hai scritto, a valutare al più presto (mi chiedo se è necessario per te aspettare di andare a convivere con il tuo ragazzo per farlo) di scegliere uno spazio di lavoro psicologico, puoi anche scegliere altri punti di riferimento che possano contribuire a valorizzarti e sostenerti, come amici, parenti, gruppi di incontro sul web, ecc, escludendo subito quelli che non ti sembrano adeguati allo scopo.


Gerardo


 

Cara Mina, 


la tua storia mi commuove e mi addolora, nelle tue parole traspare la sofferenza e l'enorme forza che ti hanno accompagnata nei tuoi 23 anni. 


Se tua mamma non riconosce il suo problema non si farà aiutare, ma questo non deve essere un tuo problema.
Tu puoi farlo, puoi farti aiutare a curare le ferite e costruire una nuova vita. 
Mi auguro tu possa decidere di iniziare presto un percorso di terapia. 
Nel frattempo, riconosci la tua forza, valorizza le tue risorse, accarezzati e ricerca in te quello che ti è mancato. E magari riprendi a scrivere quel romanzo... Chissà se un giorno non avrò il piacere di leggerlo.


Ti auguro la serenità che meriti. 


Resto a disposizione per qualsiasi cosa,


ti abbraccio. 


Federica Brigida 

Gentile Mina,


Attraverso le sue parole mi arrivano chiaramente il suo smarrimento e il suo dolore. Purtroppo, esattamente come intuiva lei rispetto al legame tra il comportamento di sua mamma e quello del nonno, può accadere che il modello genitoriale che abbiamo avuto durante l'infanzia in qualche modo ci "guidi" anche nella nostra famiglia procreativa. In questo senso, concordo pienamente con la sua idea di rivolgersi a un professionista del benessere psicologico che la aiuti a compiere il suo processo di individuazione e svincolo dalla sua famiglia di origine. 


Sebbene comprenda profondamente la sua necessità di non condividere questa scelta con sua madre, la invito però a riflettere rispetto all'insorgenza di questo nuovo profondo malessere (attacchi di panico) e all'opportunità di accedere subito ad uno spazio di approfondimento dei suoi vissuti personali. Il malessere di cui parla, infatti, potrebbe rappresentare l'enorme prezzo da pagare per mantenere lo status Quo nella sua abitazione, un prezzo, però, troppo elevato per la tutela del suo benessere.


Resto a disposizione per informazioni e appuntamenti


Dott.ssa Silvia Costanzo

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