Traumi psicologici

Penso di avere dei problemi a gestire la rabbia repressa nei confronti di mia madre

Chiara

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Salve,
Le ragioni penso siano molte e parecchio radicate negli anni.

La storia è parecchio lunga e articolata, ma credo ci sia bisogno di menzionare vari accaduti per poter far capire il mio punto di vista. Ovviamente dovrò tralasciare molti accaduti, altrimenti si avrebbe una lista infinita.

Partendo dal principio, sono cresciuta in una famiglia abbastanza benestante grazie al lavoro di mio padre che, partendo da zero e lavorando da quando aveva 15 anni, ha permesso a me e a mio fratello (più grande di 10 anni rispetto a me) di vivere in serenità dal punto di vista economico. Mia madre è sempre stata una persona molto maniaca del controllo, molto rigida, che spesso ci diceva (rivolta sia ai suoi figli che a suo marito, ma anche a sua madre) di no solo per poter avere il controllo su di noi, per poter comandare. Molto raramente io o mio fratello avevamo da lei il permesso di invitare un amico/a a casa. Ho avuto anche moltissima difficoltà a farmi delle amicizie, e ciò è derivato dal fatto che mia madre mi abbia inculcato fin da bambina l'idea che la gente mi voglia prendere in giro e fregare nella vita, non devo fidarmi di nessuno. Non potevo fidarmi neanche dei parenti che mi volevano bene, dai quali lei mi ha sempre spinta subdolamente ad allontanarmi, solo perchè non li sopportava, come se li considerasse inferiori a lei. Una volta andai da mia nonna materna totalmente giù di morale per dirle che la mamma mi aveva detto "tua nonna non ti vuole bene" e lei ci rimase molto male. Lo stesso effetto ha avuto sulla vita di mio fratello. Tuttavia la presenza di nostro padre attutiva sempre i contrasti, lui fungeva davvero da collante della famiglia. Portava sempre il buon umore.

Una tragica svolta si è avuta nel momento in cui mio padre morì nel 2006. Io avevo 10 anni e facevo la prima media, mio fratello 20 ed era al secondo anno di università in un altra città. Mia madre ne uscì distrutta, come tutti noi. Il suo carattere non migliorò, continuò ad essere odiosa con tutti, allontanò i parenti sempre di più, anzichè pensare che sarebbero potuti essere un supporto psicologico per lo meno per noi ragazzi. Mio fratello era già più grande ed è riuscito a superare la perdita più in fretta rispetto a me, che ero molto più fragile. Sono cresciuta da allora nelle insicurezze che mi inculcava mia madre, pensando che i miei parenti non mi volessero bene, che non potevo fidarmi di nessuno. Avevo un'unica amica, mia madre invece si circondava di conoscenti (che lei chiamava amici) con i quali usava un'altra versione di sè, faceva finta di essere perfetta, non alzava la voce, poi quando se ne andavano sfogava ogni rabbia gridandomi addosso, senza evitare parolacce o parole pesanti. Ad un certo punto della mia vita (all'incirca i miei 16 anni) iniziò anche ad allontanarmi da mio fratello, mi diceva delle cose che mi avevano davvero portata quasi ad odiarlo. Ai tempi ero troppo ingenua per poter davvero ragionare con la mia testa e dubitare di mia madre, lei era una figura ineccepibile per me. Ma ciò non tolse che mi fece crescere insicurezze e chiusura al mondo esterno. Era come se mi avesse fatta per se stessa.

Nel 2014 iniziai a frequentare l'università nella stessa città di mio fratello, che allora lavorava già e viveva con la sua fidanzata (fidanzati da 12 anni). Mia madre odia tutt'ora la fidanzata di mio fratello, la chiamava spesso con appellativi tutt'altro che carini in mia presenza, sebbene lei non avesse davvero mai fatto nulla di male. Era come se fosse gelosa anche della vita di mio fratello. Di nuovo, ci aveva fatti per se stessa. Ad ogni modo, mia madre mi costrinse ad andare a stare a casa di mio fratello, altrimenti non mi avrebbe mandata all'università. Ero molto arrabbiata, mi chiedevo perchè non volesse mai darmi fiducia, perchè non volesse lasciarmi dello spazio, perchè volesse ancora controllarmi, ma mi fidavo di lei. Mi costringeva a tornare a casa tutti i fine settimana e così ho fatto. Quell'anno universitario si concluse con me che invece di prendermela con mia madre, me la prendevo con mio fratello e mia cognata perchè non mi trovavo a mio agio con loro.

A dicembre 2016 sono infine successi degli avvenimenti che hanno portato a molti cambiamenti nella mia vita, belli e brutti. A mia madre dopo una serie di controlli viene diagnosticato il cancro al seno. Io e mio fratello abbiamo messo da parte il rancore degli anni per decidere di dedicarci a lei, accompagnandola alle visite, non facendole fare nulla, né cucinare, né pulire, né portare fuori il cane, per esempio. Tutto ciò anche a discapito del lavoro di mio fratello, che ha dovuto sacrificare parecchio. Il mese successivo mia nonna materna fa una brutta caduta rompendosi il femore a 95 anni e finendo in ospedale. Io, mio fratello e mia cognata ci alternavamo per stare tutto il giorno con lei, a volte anche qualche notte, soprattutto durante la prima settimana, durante la quale nonna si era dissociata completamente ed aveva bisogno di una cura costante. Sono trascorsi circa sei mesi tra la fisioterapia di nonna e le cure di mamma. Nel frattempo dovevo anche fare i doveri di casa e tutto questo mi ha portata ad annullarmi completamente fino a sentirmi male, perché non avevo un parente da chiamare per chiedere aiuto, mia madre non era cambiata di una virgola e sfruttava il suo stato a suo vantaggio senza cercare di venirci incontro, ho perso un anno di università con la testa sommersa da tutti questi pensieri. Tutto questo mi ha fatto capire chi mi stia davvero vicino, mio fratello ed io eravamo lì l’uno per l’altra e vice versa. Mia cognata mi ha anche aiutata molto, ci siamo riavvicinati e ho trovato di nuovo il calore familiare che avevo perso quando avevo dieci anni. Ho avuto modo di confrontarmi, di chiarire. Ho saputo di cose molto brutte che mia madre aveva detto a mio fratello e mia cognata, un augurio di morte, di sofferenza, cose che mi fa impressione anche nominare. Ho avuto finalmente il coraggio di ribellarmi a mia madre, aiutandola, essendo presente, ma con una mia dignità. Mia madre invece non ha mai perso tempo per dirmi quanto io sia un fallimento e quanto io non la abbia aiutata fin da allora. Durante il 2017 mia nonna si è ripresa, ho un ottimo rapporto anche con lei. Mia mamma è guarita completamente e ne sono felice. Tuttavia quando torno a casa dall’università (per lo più per vedere mia nonna, il mio cane e la famiglia del mio ragazzo) la vivo con tale angoscia che ho paura che la somatizzi e mi senta anche male fisicamente. Qualsiasi cosa io faccia vengo aggredita verbalmente. Mio fratello mi ha consigliato di farmi scivolare le cose addosso, di avere pazienza e pensare ad essere felice e realizzata anche senza lei. Io però ancora mi sento in dovere di essere presente, se mi dice qualcosa di cattivo mi infiammo e tutto il mio rancore torna più forte. Questo stato d’animo mi influenza più di quanto vorrei. Ogni volta che sono ammalata e mi curo da sola, ogni volta che è il mio onomastico e si dimentica, ogni volta che si fa sera e penso che la chiamavo tutti i giorni e da quando ho smesso a Novembre scorso non mi ha chiamata più. Sento di essere arrabbiata di una rabbia che non ho mai avuto, repressa e radicata. Ho provato in vari modi a sfogarmi, ma non riesco a stare in pace con me stessa. Forse perché non è mai stata aperta al dialogo con me e non riuscirò mai a farle capire cosa ho provato negli anni.

Chiedo scusa se ho tergiversato troppo.

Cosa posso fare?

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Chiara salve lei parla di un rapporto molto conflittuale con sua madre, e di un buon rapporto con suo padre perso prematuramente.Mi chiedo e le chiedo se ha elaborato la sua perdita.Le chiedo di rifletterci perchè, mentre, suo fratello anche se più grande di lei è riuscito a rendersi autonomo, lei sembra non andare nella direzione dell' autonomia emotiva.La rabbia ne è l' espressione. Le consiglio di rivolgersi ad un collega psicologo per comprendere meglio quanto si muove dentro lei.Se ha bisogno di ulteriori delucidazioni non esiti a chiederle.Resto disponibile.


 

Cara Chiara, leggo quanto il rapporto con tua madre ti abbia fatto, e ti faccia tuttora, soffrire.


Sei stata in grado di fare molto da sola (non è poi così facile e scontato riuscirci): sei stata capace di capire ciò che succedeva e di prenderne un po' le distanze, recuperando  e salvando relazioni per te importanti che, a causa di tua madre, si stavano, invece, deteriorando.


Tuttavia, questo  sembra non bastare: serbi ancora molto rancore e provi, come tu dici, molta rabbia verso di lei a testimonianza che non sei riuscita a superare e ad elaborare fino in fondo l'esperienza traumatica che hai vissuto e il conflitto, tuttora attuale, con tua madre.


Ti consiglio di iniziare un percorso psicoterapeutico che possa aiutarti in tale direzione, anche per evitare le somatizzazioni che temi.


Spero di esserti stata d'aiuto. Resto a tua disposizione, anche on line su Skype all'indirizzo Dott.ssa Cinzia Cefalo previo appuntamento telefonico.

Buongiorno Chiara, la rabbia nuoce soltanto a chi la prova e spesso è  causata da aspettative mancate. Ciò che noi sottovalutiamo è  che gli altri riescano ad essere ciò che noi desideriamo. Forse la rabbia nasce dal pensiero che gli altri non vogliano darci l' amore di cui abbiamo bisogno,  ma la realtà è  che non sanno farlo,  non sono in grado. La disabilità non è  solo quella fisica,  ma quella fisica è  facile da riconoscere. Ciò che le consiglio è  di farsi sostenere attraverso un percorso di psicoterapia. La farà  crescere emotivamente e le consentirà di trovare nel tempo una grande serenità personale. 


Cari Saluti

Buongiorno Chiara,


la sua lettera ha suscitato in me molta tenerezza. Amare una madre rabbiosa (verso il mondo esterno) "nonostante tutto".


Posso immaginare il dolore intimo per quello che ha vissuto e subito.


Da bambina non poteva non subire le sue influenze. Un bambino non ha la forza psicologica di opporsi a ciò che, in qualche modo, percepisce comunque come dannoso, perché un bambino è per natura dipendente materialmente e psicologicamente dagli adulti e ricerca in tutti i modi lo sguardo confermativo dell'adulto che ama. Il bambino cerca l'amore nello sguardo dell'adulto. Ha bisogno di quello sguardo amorevole per crescere sereno e gioioso. 


Oggi Lei è cresciuta. E' una giovanissima donna e fa i conti con quel vissuto di bambina che ancora ricerca una conferma, una possibilità di riconoscimento amorevole da parte di chi l'ha messa al mondo.


Che cosa posso fare? Chiede 


Ami sua madre non per quella che avrebbe voluto che fosse, ma per quella che è. La ami con lucidità, con la consapevolezza dei suoi limiti e rifiuti i comportamenti che non la fanno stare bene. Prenda il coraggio di distanziarsi da quei comportamenti che la danneggiano. 


Per quanto riguarda la sua rabbia repressa e radicata Le suggerisco di affrontarla in un percorso psicoterapeutico con un nostro Collega della sua zona.


E se più in là Le farà piacere raccontare dei suoi sviluppi, sarò lieta di leggerLa.


Cari saluti


 

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