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BANDO ALLE CIANCE! In risposta agli attacchi alla professione dello psicologo.

22 Agosto 2019

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Qualche giorno fa mi sono imbattuta nella lettura di un’intervista rivolta a un celebre mental coach il cui titolo era: “Dimenticate lo psicologo, con me si guarda avanti”. In un passo di questa intervista, il Coach afferma: “Un coach è un professionista che è stato preparato a risolvere i problemi futuri, non passati. La differenza con lo psicologo è che lo psicologo va alla radice del perché, della causa che ha generato l'effetto del disagio o dell'immobilità e cerca di rimuoverlo. Il mental coach invece non ti chiede perché stai male, ma ti chiede cosa vuoi ottenere e va a prendere tutte le tue risorse potenziali, presenti o passate, e le mette a disposizione del tuo piano futuro. Ti chiede dove vuoi andare, mentre lo psicologo ti chiede cosa vuoi riparare. Uno guarda avanti, l'altro indietro".

Tali dichiarazioni comunicano diverse inesattezze e, “confezionate” in questa maniera, veicolano messaggi negativi e fuorvianti che possono fare presa immediata su tantissime persone e portarle alla convinzione che effettivamente rivolgersi a uno psicologo sia una perdita di tempo. Se poi in queste persone già sussistono dei pregiudizi sull’intervento psicologico dettati da scarsa conoscenza su questo tipo di lavoro o mancanza di esperienza diretta, il gioco è fatto!

Attraverso le affermazioni sopra citate, il mental coach banalizza e svaluta alcuni importanti nodi del lavoro dello psicologo e li trasforma ad arte in punti di debolezza. Vediamo quali sono:

1.Lo psicologo va alla radice del perché, causa che ha generato l'effetto del disagio o dell'immobilità e cerca di rimuoverlo.

Per chiarire questo punto mi avvalgo della definizione di psicologia formulata dall’Ordine degli Psicologi: “La psicologia è la disciplina scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano”.

Cito poi l’art.3 del Codice Deontologico degli psicologi:

Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle       per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito      professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di    comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace. Lo psicologo è consapevole della                responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza”.

Gli elementi da evidenziare di queste citazioni sono STUDIO e CONOSCENZA. Come si può comprendere pienamente un fenomeno senza andare alla ricerca approfondita di informazioni?

Lo psicologo riserva adeguati tempi e spazi del colloquio all’anamnesi, cioè alla raccolta di informazioni relative alla vita sociale e lavorativa, alla situazione familiare, quella di origine e quella attuale della persona che ha di fronte. A seconda della motivazione che ha condotto la persona dallo psicologo e degli scopi dell’intervento psicologico (es. effettuare una diagnosi, predisporre un programma di intervento psicologico, fare abilitazione o riabilitazione, ecc) la raccolta di dati si potrà concentrare sul presente, sul passato, sull’eventuale patologia di cui soffre il richiedente.

Se oggetto di interesse non è un singolo individuo ma un gruppo o una comunità o un’organizzazione è ugualmente fondamentale che dedichi opportuna attenzione alla sua conoscenza.

Pertanto, lo psicologo è tenuto a raccogliere informazioni  in quanto necessarie a costruire un quadro più possibile completo della realtà che ha di fronte, al fine di elaborare una diagnosi o predisporre un piano di prevenzione e promozione della salute di persone, famiglie, comunità e organizzazioni sociali e lavorative con le quali viene a contatto. Solo in questo modo può rispondere in maniera funzionale alla richiesta di prestazione che gli viene conferita.

 

Tutto questo avviene tramite “l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica” (Ordine degli Psicologi).

                                                          Cosa significa ciò?

Che a ogni singolo strumento o tecnica di cui si avvale lo psicologo corrispondono anni e anni di ricerche e studi, continui aggiornamenti. Infatti lo psicologo SI AVVALE solo di strumenti e tecniche che siano VALIDI E ATTENDIBILI e per poterli somministrare deve avere una specifica competenza.

 

2.Il mental coach invece non ti chiede perché stai male, ma ti chiede cosa vuoi ottenere e va a prendere tutte le tue risorse potenziali, presenti o passate, e le mette a disposizione del tuo piano futuro.

Se un individuo, una coppia o una famiglia si rivolge allo psicologo perché lamenta una condizione di disagio o un disturbo lo psicologo DEVE individuare quali sono i fattori che hanno portato all’insorgenza, in che modo si manifesta e da quanto tempo, quali sono gli effetti sulla vita relazionale, sociale, lavorativa, scolastica. Se non raccogliesse queste informazioni non potrebbe aiutare in alcun modo chi ha di fronte in quanto lo psicologo non è un mago o un indovino.

È possibile che qualcuno immagini che lo psicologo “impone” a chi richiede la sua prestazione un piano di intervento in maniera passiva: non è ASSOLUTAMENTE COSÌ! Lo psicologo innanzitutto stipula un contratto con chi fa domanda del suo intervento; ciò implica inevitabilmente che ci debba essere accettazione e collaborazione da parte del cliente. In secondo luogo, concorda con chi ha di fronte gli obiettivi da raggiungere insieme. Il richiedente è quindi PARTE ATTIVA in questo processo e co-costruisce con lo psicologo la strada che possa portarlo a una migliore qualità di vita.

Un presupposto necessario per un lavoro psicologico eseguito con quest’ottica è il fatto che lo psicologo LAVORA CON LE RISORSE DEL CLIENTE (individuo, gruppo o organizzazione), interne ed esterne, cerca di attivarle e di potenziarle per cercare di raggiungere i risultati attesi.

 

3. Ti chiede dove vuoi andare, mentre lo psicologo ti chiede cosa vuoi riparare.

Questa è una concezione errata dello psicologo, ossia di un “meccanico che deve riparare il mezzo rotto”. Innanzitutto lo psicologo non può “aggiustare” nessun danno. Nessuno psicologo è dotato di una bacchetta che risolva con un tocco di magia situazioni problematiche, soprattutto se si trova di fronte a psicopatologie che, tra l’altro sono materia di competenza di uno psicoterapeuta.

È importante a tal proposito distinguere tra ciò che è di pertinenza dello psicologo da ciò che è di pertinenza dello psicoterapeuta.

Lo psicologo si occupa di “ascolto, definizione del problema e valutazione, empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi. Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare il soggetto, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, al fine anche di esplorare difficoltà relative a processi evolutivi o involutivi, fasi di transizione e stati di crisi anche legati ai cicli di vita, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento” (Ordine degli Psicologi).

L’attività dello psicoterapeuta “è rivolta alla risoluzione dei sintomi, e delle loro cause, conseguenti a psicopatologia, disadattamenti, sofferenza” (Ordine degli psicologi).

La rappresentazione dello psicologo che opera come “un meccanico che ripara i danni” è molto diffusa e a quanto pare è condivisa anche dal suddetto mental coach. Questo tipo di credenza si associa all’idea sopra confutata dello psicologo che impone al cliente in maniera passiva il piano di intervento. QUESTA È UNA CREDENZA, NON LA REALTÀ!

 

4. Uno guarda avanti, l'altro indietro.

Credo che con tale affermazione l’autore si riferisca al lavoro dello psicoterapeuta o dello psicoanalista. Bisogna fare una dovuta precisazione. Se un individuo si rivolge a uno psicoterapeuta perché affetto da una psicopatologia, il professionista è tenuto a raccogliere informazioni sul passato del paziente per comprendere appieno che tipo di personalità ha di fronte, individuarne il funzionamento e fornire l’aiuto più indicato. Ciò è NECESSARIO perché la personalità si forgia nel corso del tempo e trae in parte origine dalle relazioni che l’individuo ha costruito con le persone significative, da ciò che ha vissuto nei vari contesti della sua vita (famiglia, scuola, lavoro, ecc.).

Forse i mental coach non sanno che l’attività psicoterapeutica non è rimasta ferma ai tempi di Freud ma ha subìto grandi evoluzioni; si sono sviluppati diversi orientamenti che utilizzano strumenti e tecniche di intervento differenti, ma tutti ugualmente validi (sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, psicodinamico, post-razionalista, integrato, ecc.). E in ogni caso, l’apporto che Freud ha dato alla conoscenza della psiche umana resta indiscutibile.

Ora sfatiamo alcuni miti sull’attività psicologica:

1. CHI VA DALLO PSICOLOGO HA UN DISTURBO MENTALE. Ciò non è assolutamente vero. Ci si può rivolgere ad uno psicologo quando si ha bisogno di supporto a temporanee difficoltà relative a determinate situazioni, fasi di transizione e stati di crisi legati al passaggio da una fase del ciclo di vita ad un’altra (es. conflitti genitori-figli, difficoltà di adattamento in seguito a un trasferimento, problemi a scuola, problemi sul lavoro, separazioni coniugali, passaggio da adolescenza ad età adulta, pensionamento, ecc).

È ancora difficile far passare l’idea che la salute psicologica è tanto importante quanto quella fisica e che rivolgersi ad un medico per una problematica organica non ha niente di diverso dal rivolgersi allo psicologo per una problematica psicologica. Non c’è nulla di cui vergognarsi. Prendersi cura della propria salute psicologica è un atto di responsabilità verso se stessi e gli altri.

Per fortuna negli ultimi anni, anche i mass media stanno togliendo il velo di imbarazzo che ricopre tutto ciò che riguarda la salute mentale. Molti artisti a livello nazionale e internazionale hanno rivelato di soffrire di problematiche a livello psicologico e di essersi rivolti a professionisti per ricevere supporto psicologico. Per esempio, Alessandro Gassman e Fedez hanno dichiarato di aver sofferto di attacchi di panico, Gigi Buffon e Pierluigi Diaco di depressione. Papa Francesco ha reso noto di aver chiesto aiuto ad una psicanalista per un suo momento di difficoltà quando era più giovane e di averne tratto beneficio (“Ho consultato una psicanalista ebrea. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei è sempre rimasta al suo posto. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni”).

 

2. IL PERCORSO PSICOLOGICO È LUNGO. Ciò è inesatto. È doveroso chiarire che lo svolgimento temporale dell’attività psicologica dipende da numerosi fattori: la motivazione alla base della RICHIESTA di aiuto che viene rivolta ad uno psicologo (si tratta di elaborare una diagnosi? Si tratta di una richiesta di intervento per un momento di crisi? Si tratta di una richiesta per una problematica che si manifesta con dei sintomi piuttosto intensi e gravi? Si tratta di fare un percorso di riabilitazione per recuperare capacità e competenze? Si tratta di sostenere una scelta?). A seconda degli obiettivi da raggiungere si potrà predisporre un percorso a breve, medio e lungo termine.

Quello che molti non sanno è che le sfaccettature dell’attività psicologica sono numerose. Oltre alla consulenza e al supporto psicologico, lo psicologo si occupa di diagnosi psicologica, abilitazione e riabilitazione psicologica, psicologia del lavoro e delle organizzazioni, psicologia dell’educazione e dell’orientamento, psicologia di comunità, psicologia dello sport, psicologia del traffico. Ognuna di queste branche prevede poi specifiche attività e l’utilizzo di opportune tecniche e strumenti in tempi e spazi proporzionati all’oggetto dell’incarico.

Chi continua a diffondere falsi miti sulla psicologia non fa altro che ARRECARE DANNI prima di tutto a quelle persone che si possono avvalere dell’aiuto dello psicologo per tante disparate situazioni, di cui solo alcune sono state prima annoverate. E poi anche agli stessi psicologi.

A tal proposito mi sembra utile ricordare ALCUNI PUNTI DI FORZA DELLA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO: questo tipo di professionista si imbatte in un lungo e continuo percorso di formazione che consta di 5 anni di università, 1 anno di tirocinio professionalizzante, diversi mesi di preparazione per l’esame di stato e l’ottenimento dell’abilitazione. A ciò poi si possono aggiungere master, dottorati, corsi di perfezionamento, corsi di specializzazione in psicoterapia. È importante evidenziare che lo psicologo è obbligato ad un costante aggiornamento in quanto si trova a lavorare con il comportamento umano che evolve continuamente assieme alla società.

Altro aspetto fondamentale: lo psicologo è iscritto a un Albo, il che significa che deve ricevere una legittimazione ufficiale per poter operare e che DEVE RISPETTARE un codice di comportamento morale e professionale riconosciuto dalla comunità scientifica.

Ritengo utile poi sottolineare che è bene diffidare da persone come il mental coach di cui sopra contesto le dichiarazioni, che denigrano la professione dello psicologo svalutandola, diffondendo su di essa PERICOLOSI pregiudizi e veicolando MESSAGGI FUORVIANTI. Si tratta soltanto di cialtroni che fanno leva su strategie di marketing sicuramente FURBE MA DISONESTE.

Diffidate anche da chi vi propone “ricette della felicità” raccolte in attraenti manuali e propagandate a gran voce di fronte a una vasta platea di seguaci: per costruire la propria felicità bisogna raggiungere delle consapevolezze, operare delle scelte, fare dei cambiamenti. La qual cosa non è facile e immediata ma rientra in un percorso graduale e costante di crescita che richiede impegno e risorse (che a volte vanno scoperte), autonomia e libertà di decisione,  la definizione di chiari obiettivi da raggiungere e le modalità più funzionali per concretizzarli,. Tutti elementi che vanno CONQUISTATI e maturano nel tempo.

CONCLUDO PONENDOVI DELLE DOMANDE: SE AVESTE UNA CARIE AI DENTI LA FARESTE CURARE DA UN ODONTOIATRA O DA UN ODONTOTECNICO? SE SOFFRISTE DI ERNIA VI FARESTE OPERARE DA UN CHIRURGO O DA UN TECNICO DI RADIOLOGIA?

La risposta a queste domande vi aiuterà a scegliere a chi affidare la vostra salute psicologica.

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