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IL PONTE TRA SIMBOLO E REALTA’

27 Novembre 2018

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La riflessione sul significato del ponte è partita dalla visita di un nostro compagno a Laviano, piccolo centro della valle del Sele, in Campania, nel Cilento, che vanta una meravigliosa opera strutturale rappresentante un’importante attrazione turistica per gli amanti della natura e della cultura: il ponte tibetano.

La costruzione del ponte, iniziata nel 2014 a 512 metri s.l.m. vicino al castello medievale che sormonta il vecchio borgo ed inaugurato nel 2015, in tre anni ha attirato molti turisti lasciando il ricordo di un’esperienza unica.

La struttura d'acciaio è sospesa a circa 80 metri d'altezza in uno dei punti più stretti del Vallone delle Conche ed è lunga circa 90 metri.

La passeggiata, di pochi minuti, da un punto all'altro, regala grandi emozioni e riempie gli occhi di tutta la bellezza che circonda la zona.

Il ponte non è solo un’opera d’ingegneria o una cornice per il paesaggio, ma per i cittadini del posto ha un significato simbolico come ponte della memoria perché collegato ad un luogo significativo come il castello, rinato a difesa del passato; contemporaneamente rappresenta la passerella verso il futuro, punto da cui far ripartire la nuova identità culturale del luogo.

Il ponte tibetano è un collegamento tra passato e futuro. Passato, quello da cui si (ri)parte dopo tutte le macerie, anche metaforiche, del terremoto del 1980, futuro, quello da riscrivere. Arrivare alla fine della passerella e trovarsi a pochi metri dall’antico castello completamente restaurato simboleggia pertanto una rinascita.

Il castello, sospeso tra passato e presente, è un incentivo per giovani che con la scusa dell’esperienza avventurosa riscoprono le bellezze dimenticate della loro terra. La struttura essenziale della costruzione riduce al minimo l’impatto sull’ambiente e sul panorama della riserva naturale che lo circonda: invita ad intraprendere un percorso all’insegna del principio di ecoturismo sostenibile.

 

 

Il ponte è una delle opere più grandiose che l’uomo abbia mai realizzato per la sua carica di significato metaforico insieme alla concreta utilità.

Gli antichi romani avevano intuito che la costruzione di ponti facilitava le loro conquiste territoriali, ma consentiva anche una rapida espansione commerciale e culturale con lo scopo di assottigliare il più possibile le differenze tra i popoli. Attraverso la costruzione di ponti ed edifici, utilizzando la tecnica ad arco degli Etruschi (solidità e durata), Roma manifestava la sua bravura, efficacia, bellezza, forza e opulenza, tutto ciò che serviva a stupire il mondo.

La realizzazione di opere destinate a segnare inevitabilmente cambiamenti nell’ambiente in cui si inseriscono e nelle persone che vi interagiscono, porta con sé tanti controsensi; quello che però non cambia è il significato che, attraverso i millenni, rimane immutato e che, consci o meno, guida tuttora la costruzione dei ponti: unire due parti in origine divise.

L’attrazione verso ciò che è sconosciuto, la spinta verso l’oltre, l’altro, il diverso, ha attivato nell’essere umano la capacità creativa di “gettare dei ponti” consentendo comunicazione e possibilità di incontro tra differenti realtà, senza per questo annullare ciò che era preesistente.

Dove si costruiscono ponti non ci sono assimilazione, fusione o identificazione totali, ma piuttosto accrescimento di conoscenza e scambio di idee. Il ponte è cioè esperienza concreta di unità e diversità, insieme di popolazioni opposte che in origine sembravano molto distanti ed improvvisamente si trovano ad essere talmente vicine da poter interagire con grande facilità.

Attenzione però, perché un ponte non si può costruire da soli. Infatti si parte da un estremo, ma se manca dove appoggiarsi, ovvero chi ti tende la mano dall’altra parte, non si può fare. Inoltre, dobbiamo considerare anche altri fattori come la stabilità, la percorribilità e la sicurezza di queste opere.

Pensiamo alla tipologia del ponte tibetano: originariamente realizzato con funi ancorate alle estremità messe in collegamento dal ponte stesso e senza appoggi intermedi.

In una tale struttura più tese sono le funi, più stabile è il ponte, in quanto si riducono le oscillazioni laterali: ovvero più gente vi è sopra e più è stabile (entro i limiti di portata, ovviamente).

Quindi, se vogliamo riportare questa nozione ad una metafora: più persone intraprendono insieme una certa strada, più il gruppo si rafforza: ciò è sinonimo di un legame indissolubile.

Il ponte può essere analizzato sotto molti punti di vista diversi: il ponte che unisce, il ponte che divide, il ponte sospeso, il ponte abitato, il ponte isolato, il ponte che crolla perché ci siamo voluti immedesimare nel dolore delle persone coinvolte nel crollo del ponte Morandi di Genova

Ma cosa ci comunica, simbolicamente, il crollo di un ponte?

Se il ponte è una struttura che unisce ciò che è diviso, e lo scopo è unire, permettere di attraversare e di raggiungere, un ponte che crolla indica una scissione, una connessione che si è lacerata. È prevalsa l’incuria e la negligenza umana, con la sottovalutazione di temi importanti come la sicurezza e la prevenzione che coinvolgono in primo luogo le scelte politiche del Paese, ma che riguardano, in modo stretto, le vite di tutti noi. Riteniamo importante un’incisiva opera di educazione di cui sono promotrici, in primis, la famiglia e la scuola e ci sentiamo vicini a coloro che hanno pagato con la propria vita, risvegliando le coscienze umane e inducendo, ancora una volta, ad un’attenta riflessione su implicazioni e conseguenze di un inarrestabile progresso scientifico e tecnologico che, se da una parte guarda allo sviluppo della società, dall’altra, sembra ignorarne i risvolti in termini di sostenibilità e di rispetto per l’ambiente.

 

 

In merito a questo, abbiamo considerato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto nel Settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. In questo documento si invitano tutti i cittadini, indistintamente, a rendersi responsabili e protagonisti nel raggiungimento degli obiettivi che riguardano i temi della lotta alla povertà, l’eliminazione della fame, il contrasto al cambiamento climatico, la salute e il benessere per tutti, l’uguaglianza di genere, la gestione controllata dell’acqua, la crescita economica ed il lavoro, la garanzia di sistemi energetici efficienti e moderni, città sicure e accoglienti.

Le nostre riflessioni ci portano a rinnovare la speranza: un ponte che crolla e un altro se ne  ricostruisce. Un ponte nuovo come quello di Laviano, moderno, agevolmente percorribile, a basso impatto ambientale, ecosostenibile, sicuro e che non gravi sulle abitazioni, un ponte che celebri l’intelligenza dell’uomo e che risalti l’armonia con l’ambiente anche in un contesto territoriale complesso come quello di Genova.

Siamo tutti chiamati e coinvolti, idealmente, alla ricostruzione del ponte, che darà una nuova identità alla città e simboleggerà anche una rinascita per quanti hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, che ora, come tutti coloro che perdono la loro casa per calamità naturali o disastri ambientali o per le atrocità delle guerre, si sentono smarriti e deprivati del loro passato e dei loro ricordi.

Noi giovani, “ponte verso il futuro”, con il nostro entusiasmo e la nostra voglia di vivere, vogliamo tendere loro una mano che possa aiutarli a risollevarsi, a dimenticare, per quanto possibile, il dolore della perdita, a ritrovare fiducia e speranza.

Il ponte come capacità creativa e riparativa dell’uomo sintetizza il conflitto tra il bene e il male, il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo ridisegnando geografie e confini interiormente ed esteriormente.

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