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Il significato dell'"essere psicologi"

26 Marzo 2019

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Diverse sono le professioni: medico, avvocato, architetto, insegnante in cui bisogna indurre l'interlocutore ad assumere comportamenti o qualche altro punto di vista che spontaneamente non avrebbe adottato. É evidente che non é possibile curare un paziente, o sostenere legalmente una persona, o far scegliere una nuova sistemazione tecnica della propria casa, o ancora educare un allievo se non si hanno "idee" piuttosto chiare di come le persone funzionino, in generale, di quali preferenze, abitudini, resistenze accolgano o rifiutino.

In realtà, le risposte che ritornano nell'interazione tra due soggetti scaturiscono dall'eredità e dall'ambiente, dalle differenze di genere e di sesso, dalle relazioni che ciascuno ha tra mente e corpo, dagli eventi che accadono e che appartengono alla esistenza di ognuno.

L'essere "psicologi" non significa riconoscere e valutare gli aspetti comuni o individuali nelle diverse tipologie di persone - elementi questi abbastanza frequenti in tutti - che si affinano con l'osservazione attenta e un po' di intuito, ma riuscire ad interagire con efficacia sia con se stessi che con gli altri, cercando grazie alla sua conoscenza di indurre ad una riflessione e ad una metamorfosi spontanea per migliorare la qualità della vita e giungere ad uno stato di benessere generale.

É piuttosto diffusa la convinzione che ambiente e geni, e quindi cultura e natura siano in correlazione stretta. La differenza é nella modalità, più precisamente nel "come" questi aspetti interagiscono. Infatti, le influenze del sociale e del biologico sul mentale sono sempre più diffuse e si conoscono molto le varie forme di disagio, più di quanto si conosce per creare o migliorare lo stato di benessere.

Se notevoli sono le ricerche compiute nella conoscenza dei collegamenti che legano l'azione dei geni a quella dei neurotrasmettitori, dei vari sistemi cerebrali e degli ormoni, numerosi sono gli interrogativi ancora irrisolti. La similitudine del nostro cervello con il computer, ormai é una metafora superata avendo accertato la complessità del mentale, della coscienza e della soggettività, stabilendo che il rapporto tra mente e corpo ha in sé una reciproca e continua influenza.

Molti sono gli studi che si sono soffermati sulle differenze tra uomini e donne, e l'ipotesi più comune é quella che la differenza non é nella diversità di sesso, ma di genere, cioè connessa ai ruoli assegnati agli uomini e alle donne nelle diverse società e nelle differenti culture. Infine, esistono le convinzioni che riguardano gli eventi appartenenti a ciascun essere e che si fanno rientrare nel cosiddetto "destino".

Esistono persone che si lasciano andare e persone che combattono fino alla fine, tutto ciò rientra in un imprinting individuale ancora oggetto di "non conoscenza".

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