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La chimica della passione

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Non per niente le ricerche scientifiche in questo campo, di solito riservato alla penna di poeti e letterati, hanno riscontrato modelli di attività celebrale simile sia in persone che assumevano droghe sia in quelle che sono momentaneamente catturate dalla passione amorosa. In definitiva l'euforia degli uni e degli altri pare indistinguibile dal punto di vista neurochimico.

Assimilare l'esperienza dell'innamoramento alla tossicomania, come ha fatto il neuropsicologo Jaak Panksepp è forse azzardato, tuttavia non siamo molto lontani dal vero quando si pensa a come viene percepito e desiderato l'oggetto della passione da chi ne è infatuato. Lo si deduce in particolare dalle reazioni che l'innamorato prova in conseguenza di un abbandono, di un'improvvisa separazione, con la relativa crisi di astinenza che ricorda quella dei tossicodipendenti privati della loro sostanza.

Analizzando ora la chimica della passione vediamo che uno dei principali sistemi cerebrali interessati risulta essere quello dopaminergico. Si tratta infatti del sistema del desiderio, della motivazione, che in quanto tale sostiene la spinta verso l'oggetto del nostro interesse o, come dicono gli psicoanalisti, verso l'oggetto su cui si è fissata la libido.

Il sistema della dopamina con la sua attivazione condiziona sia gli aspetti cognitivi del desiderio con la corteccia prefrontale sia quelli emotivi interessando il sistema limbico sia quelli motori con il nucleo accumbens ed il sistema nigro-striatale. In conseguenza di ciò, ci si sente in generale concentrati, pieni di energia, tesi, vitali, proiettati verso l'obbiettivo.

Tuttavia risulta che nella fase dell'innamoramento passionale la naturale e vigorosa attivazione del sistema dopaminergico venga ad essere spesso sbilanciata nel senso di una sua iperattivazione, per cui agli effetti apparentemente positivi ed altamente gratificanti che ne conseguono fanno riscontro tutta una serie di negatività che di solito vengono sottaciute se non additate a segnali positivi di attaccamento romantico e devozione.

Tutto ciò diventa più chiaro se facciamo menzione a quello che succede nei soggetti innamorati sottoposti a scansione cerebrale. Fra le altre cose si osserva una deattivazione della corteccia prefrontale a cui fa riscontro una iperattivazione del centro dopaminergico dell' ATV (area tegmentale ventrale) di destra e del nucleo caudato destro.

Questo sbilanciamento dell'attività nervosa sulla parte destra del cervello sembra mettere in crisi, almeno parzialmente, la convinzione di solito accreditata che le emozioni positive siano appannaggio solo dell'emisfero sinistro. La cosa non sarebbe poi così strana se considerassimo in via teorica che la parte destra del cervello è particolarmente abile ad affrontare gli aspetti di novità del reale,l'ignoto. Nulla di strano quindi che vi possano essere situazioni di novità con impatto positivo sulla nostra psiche, anche se sovente ciò che non conosciamo provoca in noi reazioni di ansia e di stress, e da qui la convinzione che la parte destra del cervello elabori le emozioni negative.

L'innamoramento sarebbe invece una di quelle situazioni appunto altamente positive in cui il nuovo,costituito da una persona prima sconosciuta,finisce con lo stravolgere in modo meraviglioso le abitudini della nostra vita.

Quello che ci sembra però più significativo è che ad una iperattivazione del sistema dopaminergico del desiderio faccia riscontro una ipoattivazione prefrontale. Ciò comporta in effetti una diminuzione delle capacità cognitive della persona, una perdita quindi di capacità di ragionamento ponderato e di giudizio. Il bello è che una compromissione del genere così pericolosa non viene di solito dagli innamorati sentita come un deficit, ma al contrario, una felice opportunità per poter idealizzare l'oggetto del proprio interesse che acquista con ciò stesso un valore inestimabile.

Come uno squilibrio dopaminergico in eccesso possa produrre simili effetti possiamo tentare di spiegarlo analizzando succintamente l'organizzazione della corteccia cerebrale. Questa si compone di sei lamine o strati di cui quelli intermedi ne costituiscono l'input, mentre quelli più profondi, il quinto e il sesto, ne rappresentano l'output con lunghe fibre fusiformi che si diramano in uscita verso le diverse aree corticali e sottocorticali. L'informazione quindi che arriva al quarto strato viene ad essere proiettata verso gli strati superiori e quindi rivolta di nuovo verso quelli intermedi ed inferiori. Contemporaneamente essa tende anche a retroagire, mediante i lunghi assoni delle cellule piramidali degli strati inferiori, in direzione di quelli superiori fino a raggiungere il primo strato, quello più superficiale.

Il numero di connessioni tra gli strati e all'interno di ciascuno di essi sopravanza quello delle connessioni verso regioni cerebrali più distali.

Detto questo, vediamo come i recettori della dopamina si collochino all'interno di una tale organizzazione. Riassumendo, vi sono principalmente due tipi di recettori: il primo D1 è di tipo eccitatorio, il secondo D2 inibitorio. E' importante notare la loro diversa dislocazione, tenendo conto tra l' altro che i recettori D1 sono complessivamente più numerosi dei D2. I primi prevalgono negli strati alti ed intermedi mentre quest'ultimi negli strati quinto e sesto che rappresentano l'output.

La ragione di tutto ciò sta nel fatto che i D2 agiscono probabilmente da filtro riducendo il rumore di fondo del cervello, tanto è vero che la dopamina viene considerata sommariamente un neuromodulatore a carattere inibitorio.

L'aumento di dopamina nelle rispettive sinapsi, come avviene in modo artificiale quando si assume cocaina ed è evidenziato dalla tomografia ad emissione di positroni, produce una drastica riduzione di attività cerebrale in numerose aree, tra cui la corteccia prefrontale. Un'elevata trasmissione dopaminergica attiva in modo particolare i recettori D2 rispetto ai D1 facendo sì che il filtro da esso esercitato venga accresciuto oltre i limiti di una normale omeostasi.

Il contrario avviene negli stati depressivi in cui vi è un deficit di dopamina. In questi casi i recettori D2 sono ipoattivati il che porta caos e confusione nella trasmissione nervosa con le note difficoltà di attenzione e concentrazione. Di conseguenza l'attività cognitiva risulta fortemente indebolita ,da qui il senso di impotenza e di vuoto che ne derivano.

Se analizziamo ora alcuni degli aspetti cognitivi presenti nei soggetti assuntori di cocaina vediamo invece che questi provano un'accresciuta fiducia in se stessi, un miglioramento della rapidità del pensiero, una più elevata lucidità mentale e capacità di concentrazione, si sentono cioè più vigili, brillanti, con una memoria più acuta in grado di focalizzarsi su particolari che in condizioni normali verrebbero ignorati. Il tutto in apparente contraddizione con una drastica riduzione dell'attività cerebrale, in particolare nella corteccia prefrontale.

Il fatto è che il cervello per funzionare al meglio, e quindi attivarsi efficacemente, ha bisogno di reti che si eccitino in maniera selettiva in modo da ridurre al minimo il rumore di fondo, i fattori distraenti.

L'analisi degli effetti psichici della cocaina, che accresce i livelli di dopamina, ci serve appunto come modello approssimativo, anche se l'assunzione di droga e l'innamoramento passionale sono ovviamente due esperienze diverse, ma che dal punto di vista chimico cerebrale appaiono abbastanza somiglianti al pari degli stati maniacali e ipomaniacali.

Questi effetti egosintonici ,nel caso della cocaina, sono intanto di breve durata ed inoltre comportano seri rischi per la salute. Ma non sono tali fenomeni che ci interessano, bensì come un eccesso di dopamina a livello prefrontale possa favorire distorsioni cognitive importanti.

Una delle più serie ed appariscenti riguarda l'espansione dell'io, una sua maggior definitezza ,il che conferisce ai soggetti un senso di apparente sicurezza e potenza che prima non avevano. Come ciò si verifichi possiamo tentare di spiegarlo considerando che una iperattivazione dei recettori D2 finisce per accrescere in maniera eccessiva le capacità di filtro da parte di questi, il che induce di conseguenza ad un altrettanto drastica riduzione dell'attività nervosa nelle reti interessate. Avviene un po' come quando si osserva il panorama con l'ausilio di un cannocchiale. Avremo una visuale più dettagliata delle cose ma anche più ristretta. Una migliore percezione dei particolari che va a scapito dell'insieme.

Nel cervello questo processo di focalizzazione se si irrigidisce rende difficile se non impossibile esercitare in maniera dinamica quelle capacità che devono integrarsi di analisi e sintesi, deduzione ed induzione ,necessarie per un corretto funzionamento cognitivo. E ciò è necessario per le inevitabili e mutevoli condizioni di approccio nei confronti della realtà con cui volta a volta ci misuriamo.

Nel caso dell'io ,una sua eccessiva e rigida focalizzazione porta ad una sorta di amplificazione dello stesso. Ma il senso di potere e padronanza che se ne ricava è artificiale, il che significa che non è il frutto di esperienze costruttive che nel tempo ne hanno determinato per gradi la formazione. Inoltre c'è il rischio di un distacco dalla realtà come avviene ad esempio in conseguenza di dosaggi elevati negli assuntori abituali di cocaina. In tale contesto la separatezza dell'io è così accentuata che si finisce per essere soggetti a crisi paranoidi. La realtà diventa cioè minacciosa come conseguenza appunto di un distacco totale dell'io rispetto ad essa.

Qualcosa di simile, anche se in termini di solito più blandi, accade durante la fase dell'innamoramento passionale. La persona si sente più importante, dotata di maggiore energia, con un io rinforzato e l'autostima che va alle stelle. Ma si tratta solo di apparenza, come dimostra il fatto che se uno viene abbandonato spesso si ritrova con un io più debole e malandato di prima. D'altronde, anche durante l'idillio non sono rari i momenti in cui per motivi diversi la paura di perdere l'altro faccia scaturire attimi di vero panico e sentimenti di insicurezza intollerabile.

Si possono verificare così a livello emotivo sbalzi improvvisi di umore, si passa dall'euforia allo sconforto ,anche per motivi futili o addirittura inesistenti ,in quanto si acquisisce una
aumentata sensibilità nei confronti dei comportamenti del partner che vengono vagliati e sezionati in modo ossessivo.

La particolare deattivazione della corteccia prefrontale, a causa dello squilibrio dopaminergico ,si traduce anche come abbiamo visto in una forte attivazione del nucleo caudato. Lo squilibrio di un sistema si ripercuote su di un altro, e ciò rappresenta una forma di regressione in quanto in una struttura gerarchica di solito è ciò che sta sopra a dover dominare ciò che sta sotto. Ora il nucleo caudato dal punto di vista evoluzionistico è stato un precursore funzionale della corteccia prefrontale. Ma questa a sua volta, sviluppatasi soprattutto nell'essere umano, ne ha rilevato la principale caratteristica cioè quella di guidare ed organizzare il comportamento facendo appello a contesti più vasti. Se la corteccia prefrontale perde il controllo sul nucleo caudato questo opererà in maniera più focalizzata e ristretta secondo modalità legate al presente, all'immediato. Ciò porta a fissare l'attenzione sul partner in maniera rigida. Solo lui conta, è importante, gli altri è come se non esistessero. Anche le caratteristiche personali della persona amata verranno vagliate e percepite secondo le modalità ristrette del nucleo caudato.

Si prenderanno in considerazione solo alcuni tratti del partner ritenuti positivi, affascinanti, il resto sarà ignorato come se non esistesse.
Le negatività vengono non percepite e, come si può intravedere ,una tale distorsione cognitiva costituisce la premessa inevitabile di tutti i futuri conflitti di coppia.
Anche il tempo viene ristretto all'attimo presente ed il futuro assorbito in esso, per cui ci si illude che tutto sarà e continuerà ad essere come nell'immediato.

Inoltre l'idealizzazione focalizzata del partner può condurre sovente ad una visione paranoide della realtà Gli altri vengono sottovalutati,il resto del mondo diventa estraneo e perfino ostile. La coppia si fonde in un'unità surreale che non concede intrusioni,gli altri ci vogliono male,ci invidiano,non ci possono capire, ecc.

La distorsione cognitiva nei confronti del partner si riverbera inoltre sul proprio io che viene investito della stessa focalizzazione idealizzante proiettata sull'altro. La passione amorosa ingigantisce l'autostima personale che si riflette come in un gioco di specchi e tende ad autoalimentarsi.

Purtroppo si tratta di una autostima fittizia non costruita sulla base di un lento processo di maturazione e come nasce, da un giorno all'altro, può scomparire in un attimo se si viene abbandonati. Durante la fase della passione l'autostima dei due partner segue le stesse sorti. Si autoalimenta, ma ciò non significa che resta immutata, altrimenti l'idillio durerebbe indefinitivamente, mentre sappiamo che ha una durata limitata, che può oscillare da alcuni mesi a due o tre anni. Purtroppo, come avviene per le droghe, si assiste al fenomeno dell'assuefazione. L'immagine del partner si logora nel tempo, sbiadisce e parallelamente decresce l'attivazione del sistema dopaminergico. Ad un certo punto non batte più il cuore alla vista dell'amato.

Alla fine della passione il rapporto tende di solito ad evolversi verso una stabilità affettiva volta a gratificare i bisogni di sicurezza ed il raggiungimento di nuovi ed eventuali traguardi ed impegni comuni. Gli sforzi messi in atto a tal riguardo serviranno ad impedire che i livelli di dopamina scendano troppo sotto il livello di guardia.
Ma a molti tutto questo non basta, o serve a poco ,in quanto i bisogni di sicurezza appaiono secondari rispetto a quelli di eccitazione a cui non sono disposti a rinunciare. In questi casi un' alta conflittualità di coppia appare inevitabile.
Sono interessanti a tal proposito degli studi che paiono evidenziare delle differenze di genere. Quando finisce la passione negli uomini, e quindi si esauriscono con la routine i processi di idealizzazione, la donna torna ad essere considerata come le altre, una persona normale. Al contrario per le donne l'amato è più facile che sia sottostimato e cioè venga visto come un individuo peggiore rispetto agli altri uomini. Questo potrebbe spiegare almeno in parte perché siano le donne ad essere più frequentemente costrette a interrompere la relazione.

In generale il problema è che per i soggetti che dipendono fortemente dai bisogni di eccitazione la routine risulta davvero insopportabile,per cui la vicinanza del partner che prima eccitava ed era fonte di rinforzi positivi ora diviene fonte di irritazione e da ciò possono scaturire provocazioni e violente reazioni di collera. Questi soggetti prima o poi non scelgono di abbandonare il partner, è che in realtà sono costretti a farlo per non precipitare in uno stato depressivo.
Un'altra caratteristica tipica delle passioni amorose, e che ritroviamo accentuata pure negli stati ipomaniacali o negli assuntori di cocaina, è l'ipermotivazione.

Il sistema dopaminergico è anche per antonomasia il sistema della spinta ad agire, visto che nella sua parte mesolimbica con il nucleo accumbens influenza i gangli della base che, come si sa, sono strettamente collegati con la corteccia frontale motrice. Ma una sua iperattivazione sembra però produrre attività che paiono scarsamente produttive.

Le cavie di laboratorio a cui viene iniettata della dopamina tendono a muoversi in continuazione impegnandosi i quei comportamenti che sono loro abituali. Si tratta di una attività però senza senso, senza uno scopo preciso, puro movimento.

In linea con quanto detto la cocaina ad esempio viene considerata la droga che fa fare ,e negli stati maniacali quanta frenesia inconcludente. Anche nella passione amorosa si diventa, mentre si perde tra l'altro appetito e sonno, ipercinetici e pieni di energia ma questa poi verrà canalizzata e focalizzata esclusivamente nei confronti del partner. Si è disposti allora a fare cose che non faremmo e ci si interessa a cose che di solito non ci interessano. Di colpo diventa tutto commestibile, anche i discorsi più banali ed insipidi diventano affascinanti se provengono dalle labbra di chi si ama.

E' esattamente l'opposto di ciò che accade negli stati depressivi dove non c'è nulla in grado di renderci felici, di attivare la nostra attenzione ,proprio per un grave deficit del sistema dopaminergico del desiderio e della motivazione.
La chimica della passione si compone anche di un altro importante modulatore, e cioè la noradrenalina. Il locus coeruleus costituito da neuroni noradrenergici è il centro che controlla varie aree della corteccia e del sistema limbico. Quando la sua attività è bene equilibrata assicura il corretto funzionamento dell'asse Ipofisi-Surrene e quindi del sistema neuro-endocrino e di quello neurovegetativo.
Certi effetti indotti dalla noradrenalina li ritroviamo in alcune caratteristiche specifiche dell'innamoramento passionale, come la mancanza di sonno e di appetito, l'energia, la costante tensione che consuma e che si prova nei confronti del partner. Non bisogna dimenticare che quello noradrenergico è il sistema precipuo dell'adattamento allo stress. Esso si attiva in particolare nelle situazioni emergenziali, impegnative, cioè tutte le volte che usciamo dalla routine.

L'innamoramento rientra per diversi aspetti in questo quadro, soprattutto nelle prime fasi quando ancora l'innamorato non si sente del tutto corrisposto. Se la situazione di ambiguità o di rifiuto si protrae a lungo il soggetto si trova esposto ad uno stato di forte distress depressogeno in quanto la sua autostima è a rischio.
Ma non tutti soffrono in tali circostanze e sono gli individui che amano il rischio e l'avventura e la cui autostima pertanto non sembra essere seriamente minata.
Una forma particolarmente patologica di mal d'amore sembra essere l'erotomania che consiste nell' invaghirsi di persone inaccessibili ( più comune nelle donne ), nei cui confronti persistono idee deliranti e la convinzione di essere ricambiati.

L'esaurimento di questa passione non è indolore e porta a rimuginamenti rancorosi e di vendetta.

Vi sono inoltre forme di passione non contraccambiata ma non deliranti ed in cui il rifiuto dell'altro invece di scoraggiare sembra incentivare la passione. Lo sforzo, infatti, teso al conseguimento dell'obbiettivo contribuisce a mantenere alti i livelli di dopamina e noradrenalina. Quanto più la meta è difficile da raggiungere ed ambiziosa tanto più essi ne vengono attratti e stimolati.

Ma quando la passione è condivisa in modo reciproco, di solito regna l'idillio e le persone sembrano acquisire una sorta di immunità nei confronti dello stress. L'attivazione del locus coeruleus tiene a freno la corteccia e l'asse Ipofisi-Surrene, per cui vi è pure un basso livello di cortisolo. Ma quando l'attivazione noradrenergica è eccessiva, come avviene spesso nelle prime fasi della passione amorosa, l'attività bioelettrica della corteccia ne risulta fortemente inibita. In tali condizioni una persona diventa impavida ed incapace di valutare realisticamente le situazioni il cui esito futuro potrebbe sfociare in episodi di sofferenza.

Come accade negli assuntori di cocaina o nelle fasi maniacali anche nella passione la percezione del rischio diminuisce, spesso non si esita a prendere decisioni dalle conseguenze imprevedibili. Partner , ad esempio potenzialmente pericolosi, appaiono invece simpatici ed eccitanti e vengono blanditi, ammansiti alla stregua di una bestia feroce che si pensa di tenere al guinzaglio, di poter dominare, e dalla quale prima o poi si rischia di essere sbranati.

Picchi di noradrenalina possono stimolare ,in particolare momenti di eccitazione ,una donna ad assumere una singolare postura percepita come provocante dal maschio consistente nell'inarcamento della schiena a livello lombosacrale ( lordosi ). Inoltre alti livelli di noradrenalina hanno anche, nei momenti di stress o di particolare rilievo per l'individuo, la funzione di incentivare l'attività ippocampale favorendo così i processi di memorizzazione.

Questo spiega perché gli innamorati mantengano vividi e indelebili i ricordi, anche nei dettagli, delle esperienze passate insieme al partner sia a livello di immagini che verbale.
Nel contesto della chimica della passione non si può tralasciare di menzionare il sistema oppioide endogeno che risulta notevolmente sollecitato in presenza di alti livelli di dopamina e noradrenalina.

E' in particolare alle endorfine che si deve l'effetto euforico, il senso di benessere, il fatto di vedere la vita rosea, l'innalzamento della soglia del dolore. Gli aspetti negativi della vita che procurano ansia, i problemi, vengono spesso ignorati o ovattati a motivo di questi neuropeptidi che modulano in senso negativo l'asse dello stress. Si assiste anche ad effetti benefici sulla salute dovuti alla modulazione endorfinica sul sistema immunitario. Gli innamorati dichiarano raramente di soffrire di malattie fisiche, il che però non vale se non ci sente ricambiati o si viene abbandonati improvvisamente. In questi casi viene ad attivarsi il sistema oppioide antagonista, quello dinorfinico e quello della colecistochinina (CCK) ai quali si deve il profondo malessere che ne consegue. A quest'ultimo è imputabile il riattivarsi dell'asse dello stress, alla dinorfina l'umore disforico, e grazie all'interazione con il recettore oppioide chi , la diminuzione dei livelli di noradrenalina e dopamina. In tale evenienza precipitano pure i livelli di testosterone, l'ormone dell'eccitazione sessuale, che risultano invece di solito elevati quando la DA e la NA abbondano.

L'eccitazione che accompagna l'ebbrezza della passione è sostenuta inoltre da una sostanza particolare e cioè da un modulatore che ha dal punto di vista chimico affinità con le anfetamine. Si tratta della feniletilamina (PEA), una molecola che si trova anche in diversi alimenti comuni quali ad esempio il cioccolato o certi formaggi fermentati. La sua azione pare sia quella di stimolare il sistema dopaminergico , ma non è specifica dell'esperienza amorosa. Favorisce in questa l'innalzamento del picco chimico in grado di sostenere l'eccitazione, ma può accompagnare anche esperienze negative come una seduta di separazione davanti al giudice.

Un'ulteriore caratteristica comportamentale della passione riguarda il pensiero ossessivo nei confronti del partner,soprattutto nelle prime fasi dell'infatuazione. Una tale attività di pensiero è sostenuta da un deficit di serotonina che di solito accompagna lo squilibrio chimico a favore della DA e della NA. Un sostanziale aumento di dopamina e noradrenalina infatti correla con una rispettiva decrescita di acetilcolina e serotonina.

Per certi versi tutto ciò ricorda il DOC, il disturbo ossessivo-compulsivo in cui ad un indebolimento della corteccia prefrontale corrisponde un'iperattività del nucleo caudato. Come si è visto, quest'ultimo soprattutto il sinistro, fa parte di un sistema operativo che presiede attività comportamentali ripetitive.

Quando il deficit di serotonina diventa eccessivo si assiste allora nell'innamorato ad un pensiero invadente nei confronti del partner che può distogliere ed interferire con le normali attività quotidiane. L'attenzione viene focalizzata esclusivamente verso di lui ,tanto è vero che a volte si parla di una vera e propria patologia dell'attenzione. Si diventa rigidi e ostinati e raramente si prendono in considerazione i punti di vista altrui come succede anche nella mania. A livello emotivo aumenta l'impulsività e l'irritazione alla minima contrarietà. In generale si assiste a livello comportamentale ad una disinibizione mentre a livello mentale ad una inibizione cognitiva.

La chimica della passione non è disgiunta da quella dell'attaccamento il quale è fortemente condizionato da fattori psicologici ma che possiede anche un radicamento biologico ,come attestano gli studi in proposito di questi ultimi anni.

Gli ormoni in questione secreti dall'ipotalamo e dalle gonadi sono la vasopressina e l'ossitocina senza i quali l'appagamento del contatto corporeo appare problematico. I bisogni psicologici di affetto, dipendenza, accudimento reciproco, si fondono con quelli biologici istintuali.

I livelli di testosterone che sono elevati nelle fasi della passione romantica possono innalzare a loro volta quelli della vasopressina e dell'ossitocina e viceversa. Ma quando sono eccessivi sembrano produrre l'effetto contrario e cioè indurre un abbassamento del bisogno di attaccamento. Comunque in questo àmbito gli aspetti psicologici sono nettamente predominanti e condizionanti e di solito sono determinati dallo stato carenziale di un individuo. Più questo ha un io debole ,e quindi un forte deficit da colmare, maggiore sarà probabilmente ( ma non sempre) il bisogno di attaccamento nei confronti del partner.

Queste persone durante le fasi iniziali dell'infatuazione passionale tenderanno ad aumentare progressivamente il livello delle loro richieste che si faranno sempre più invadenti ed asfissianti sino al punto di metter in crisi il rapporto, a meno che l'altro non sia sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda.

 

 

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Abbiamo descritto la passione amorosa in linea con quella della tradizione letteraria ma che è anche facilmente osservabile del resto in una quantità di coppie al giorno d'oggi. Tuttavia va rimarcato che esistono differenze individuali a tal proposito, al punto che non tutti la percepiscono come un'esperienza altamente desiderabile e piacevole.

Vi sono delle condizioni come l'intimità che ne costituiscono un prerequisito e per alcune persone ciò rappresenta un ostacolo insormontabile.

L'intimità con un'altra persona è temibile per chi la percepisce un pericolo per la propria identità. Essa potrebbe rivelarsi il preludio ad una disintegrazione dell'io ed in quanto tale una minaccia da cui difendersi.

In un diverso contesto l'intimità può esser vista come fonte di sofferenza in coloro i quali ad esempio hanno avuto modelli genitoriali di coppia altamente conflittuali e ne conservano un penoso ricordo indelebile. Si tratterebbe per essi di una specie di stress postraumatico a volte non superabile.

Vi sono poi individui con una personalità narcisista ,o che comunque coltivano più o meno apertamente una grandiosa autostima, i quali trovano nell'isolamento una difesa da relazioni che percepiscono potenzialmente disastrose. Tali persone (ed oggi sta diventando un epidemia) sono convinte di non poter trovare un partner all'altezza delle loro aspettative. L'immagine ideale che si sono costruite, ma pur sempre fasulla, porta inevitabilmente a guardare con disprezzo tutto ciò che gira loro attorno. Accade l'opposto di ciò che si verifica nell'innamoramento passionale classico dove lo squilibrio neurochimico indotto di solito da uno stato psichico più o meno carenziale porta il soggetto a focalizzare l'attenzione sugli aspetti positivi del proprio partner. Qui invece la persona, in chiave difensiva, focalizza l'attenzione in modo spietato sulle manchevolezze reali o presunte tali ,del pretendente. Ciò che in realtà viene segretamente temuto è che nel confronto intimo con l'altro possa sgretolarsi l'immagine sproporzionata e fragile che uno si è costruita. Vi è il timore fondato che nessun partner sia in grado di rinforzare adeguatamente un io insaziabile. Meglio quindi una regale solitudine che garantisca almeno un minimo di stabilità.

I soggetti che sin ora abbiamo preso in considerazione sarebbero almeno in teoria in grado di provare l'emozione dell'innamoramento se non avessero delle forti resistenze ad impedirglielo. In altre persone invece è proprio una chimica della passione deficitaria a rappresentare l'ostacolo insormontabile. Si tratta dei soggetti con personalità schizoide che ad un'analisi superficiale appaiano calmi, equilibrati, non aggressivi, delle persone cioè affidabili. Se non che essi non sono in grado di provare emozioni, il loro sistema limbico risulta piatto e di solito infatti preferiscono restare soli, non compromettersi in relazioni impegnative.

Ma alcuni, quando non manca il bisogno di sicurezza, accettano il rischio anche se questo finisce poi per riversarsi più sul partner che su di loro stessi. Infatti si viene a creare una relazione asimmetrica in cui uno dei partner è coinvolto nella passione mentre l'altro ( il soggetto schizoide ) ne resta estraneo, pur rendendosi disponibile. C'è da chiedersi cosa possa spingere una persona ad innamorarsi di un soggetto schizoide. Forse questi emanano a causa della loro estraneità e riservatezza per qualcuno una sorta di mistero che può affascinare, oppure forse la loro tiepidezza e “apassionalità” fa scatenare la chimica della passione in quegli individui che vedono in ciò una sfida basata sul concetto dell'amore salvifico. Ci si ostina a credere di poter penetrare prima o poi quella corazza da cui dovrebbe alla fine sgorgare una sorta di passionalità repressa e a lungo attesa. Una tale metamorfosi conferirebbe al partner una sorta di onnipotenza, purtroppo irraggiungibile. Prima o poi si dovrà fare i conti con la dura realtà.

Abbiamo visto invece che quando la passione romantica irrompe ,essa tende nell'individuo a stravolgere la normale routine della vita in virtù di uno sbilanciamento neurochimico che è impossibile controllare. L'euforia, la gioa di vivere, il benessere che se ne ricava è dovuto all'irrompere delle endorfine. L' ipermotivazione il desiderio, l'attenzione focalizzata sono legati alla attivazione del sistema della dopamina mentre l'energia, la vitalità, la sfrontatezza a quello della noradrenalina e della feniletilamina. Il pensiero invadente e ossessivo sono tutt'uno con la serotonina ed il bisogno di attaccamento ed accudimento dipendono dalla produzione di due ormoni quali la vasopressina e la ossitocina. Il desiderio sessuale poi ha a che fare con i livelli di testosterone il cui rilascio viene ad essere accelerato dalla DA e dalla NA.

Certamente l'innamoramento passionale è un fenomeno naturale e universale, ed ha probabilmente la funzione di marcare e cementare il rapporto tra due persone nelle fasi iniziali di quello che potrebbe essere un impegno a lungo termine. Tuttavia lo sbilanciamento neurochimico che si osserva sovente, con tutte le sue eventuali conseguenze, rappresenta il segno rivelatore di un precedente squilibrio il quale a sua volta riflette a livello psichico uno stato di deficit e sofferenza.

Se non si è raggiunto un sufficiente grado di maturazione dell'io , pur con tutti i suoi ragionevoli limiti, si vive in una condizione di insicurezza latente e permanente da cui ci si difende usando vari meccanismi di difesa tra cui la negazione e la formazione reattiva. L'insicurezza è una conseguenza del senso di vuoto e della mancanza di identità, per cui ne consegue che per molte persone l'innamoramento passionale rappresenta la soluzione magica, forse la più convincente, dei propri problemi.

Purtroppo l'equilibrio omeostatico psicofisico perduto non può essere raggiunto in questo modo, cioè attraverso una scorciatoia. Ad uno sbilanciamento ne corrisponderà un altro in senso opposto, anche se quest'ultimo potrà essere considerato piacevole ed altamente desiderabile. Da ciò se ne ricava in linea generale che quindi, per una legge che possiamo definire di compensazione, quanto maggiore sarà lo stato carenziale in un individuo tanto più intensa ne risulterà la passione, la dipendenza e l'attaccamento nei confronti del partner. E' singolare e significativo che simili comportamenti affettivi vengano dalla società altamente considerati ed apprezzati in quanto visti come segnali di grande devozione e amore.

A questo punto non possiamo concludere il nostro argomento senza far riferimento a quegli individui emotivamente sani, in vero non molto numerosi, da cui comportamenti passionali si potrebbe trarre qualche utile considerazione. Essi possono contare su di un costante flusso di autostima non dipendente dal prossimo, il che consente loro di regolare il range emozionale entro parametri omeostatici adattativi. Essi possono così mantenere nei confronti del partner un atteggiamento coerente ed affidabile. Nell'innamoramento passionale si diversificano soprattutto in quanto la loro corteccia prefrontale non si disattiva e riesce ad esercitare un certo controllo sul nucleo caudato. In conseguenza di ciò mantengono nei confronti del partner una capacità di giudizio che impedisce loro di cadere in quello che è l'errore più grave che si verifica di solito nei più e cioè la tendenza ad idealizzare la figura dell'altro, con tutte le inevitabili conseguenze negative non appena la chimica della passione si risintonizza in senso deficitario ai livelli di squilibrio precedenti.

Infine, quello che più meraviglia è ,che con questi presupposti ,il fervore della passione possa mantenersi indefinitivamente e anzi magari accrescersi nel tempo all'interno di una relazione di grande e paradossale intimità e autonomia.

 

 

Riferimenti bibliografici

 

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