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Ogni donna coltiva nel proprio cuore il desiderio di diventare mamma, e per quanto la maternità sia l’esperienza più significativa ed importante, ogni donna la vive in maniera diversa. Ma cosa succede nella mente di una donna incinta?

Il primo trimestre della gravidanza è vissuto in modo particolare: molte donne vivono uno stato di benessere e di onnipotenza, ma altre provano nausea, vomito e stati di disagio. Sicuramente la nausea ha una causa fisiologica, ma sono state associate ad essa anche delle cause psicologiche. Alcuni studiosi (Deutsch, 1946) considerano nausea e vomito una difesa di fronte alla perdita del senso di identità, altri (Ferenczi, 1919) ritengono tali sintomi una tendenza difensiva nei confronti di un corpo estraneo inconsciamente avvertito nell’utero. Molte donne però provano esattamente una tendenza opposta che si manifesta attraverso la voglia di cibi particolari.

La gravidanza segna la fine di una fase del ciclo di vita e l’inizio di un’altra, che corrispondono al passaggio dall’essere figlia all’essere figlia e madre. Nel secondo trimestre la mamma comincia a percepire i primi movimenti fetali per cui inizia a prendere forma nella mente della futura mamma l’immagine mentale del proprio bambino. Ciò avviene proprio grazie ai primi movimenti avvertiti del bambino, i quali confermano che il bambino c’è, esiste… è proprio lì dentro la propria pancia! Sentire il proprio bambino muoversi dentro di sé è un’esperienza davvero meravigliosa, anche se in questo periodo cominciano anche le prime preoccupazioni della mamma.

E’ lecito che la mamma sia preoccupata per la salute del nascituro, fa parte anche questo della magia dell’ attesa. Il pancino cresce e comincia ad essere visibile agli occhi di tutti, così la futura mamma può provare un senso di disagio e di vergogna per i cambiamenti corporei. Il terzo trimestre è caratterizzato da nuove modificazioni fisiologiche poiché la pancia cresce, il feto aumenta di peso e cominciano a farsi sentire la prime contrazioni dette “preparatorie”. Il parto si avvicina e diviene viva anche la paura legata al dolore da parto.

Ci si domanda come sarà il parto, come sarà il bambino, quanto peserà e a chi assomiglierà! Il tipo di legame che la gestante vive con le persone vicine di sicuro influirà sull’attaccamento pre e post-natale con il bambino. Se le relazioni affettive sono buone, la donna sarà presa da sentimenti di amore nei confronti del bambino che porta in grembo. Al contrario, se le relazioni che vive sono negative proverà sentimenti negativi e immaginerà il bambino che porta in grembo come deforme o morto.

Ci sono però anche donne che vivono la gravidanza “meccanicamente”, senza cioè pensare o provare emozioni verso il proprio bambino ma vivendo la gravidanza come un evento principalmente fisiologico. Lo stato mentale della madre in gravidanza influirà molto sulla qualità dell’attaccamento che essa svilupperà verso il proprio bambino quando nascerà…è bene, dunque, che la mamma viva questo momento nella maniera più serena possibile, con il sostegno del proprio partner, dei familiari e degli amici, con la consapevolezza che il suo benessere psicologico influirà anche su quello del bambino.

A tal proposito, diventa utile frequentare un corso di psicoprofilassi al parto e alla nascita, non solo per apprendere le tecniche di respirazione che aiutano ad affrontare più serenamente il parto, ma anche per avere un confronto con altre donne che condividono la stessa condizione.

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