PERCHE’ SI VUOLE CONTRAPPORRE NATURA E CULTURA
Pensando alla spiegazione del comportamento umano si è sempre parlato della natura biologica e dei fattori presenti nell’ambiente, più precisamente alla cultura in cui siamo immersi e da cui siamo condizionati. Nel XX secolo il comportamentismo aveva sottolineato maggiormente l’importanza dell’ambiente e dei fattori sociali e culturali, in antitesi a quanto era accaduto nel secolo precedente in cui la parte biologica con i primi studi sul cervello era stata posta in primo piano.
Lo studio della psicologia dell’età evolutiva con i numerosi cambiamenti che avvengono nel bambino e nell’adolescente e con la presenza di molte variabili ha spinto sempre più ad attenuare l’esistenza di questa contrapposizione, in quanto gli elementi emergenti non potevano più indurre ad una separazione tra natura e cultura, ma ad una interazione ed influenza tra di esse. Se l’epigenetica sta cercando di comprendere il ruolo dell’ambiente nell’espressione dei geni, la mappatura dei geni ha chiarito quanto sia esiguo il numero dei geni nel genoma umano.
Tutte queste variabili devono essere studiate ed osservate insieme, in quanto natura e ambiente interagiscono. Questo tipo di realtà non trova ancora una chiara fusione e i media presenti oggi tendono a considerare gli aspetti culturali privilegiati, cercando di ignorare quelli biologici. Questa separazione, purtroppo, non arriva ad una comprensione del comportamento umano, offuscando la vera importanza della natura in sé e per sé.
Se si considera, per esempio, il problema della violenza degli uomini sulle donne, si tende ad ignorare gli aspetti biologici coinvolti, riconducendo questo comportamento a fattori specificatamente culturali, ignorando che i vissuti personali non precipitano nel vuoto, ma su determinate caratteristiche innate, che l’ambiente e la cultura possono agevolare o contrastare. Il funzionamento psichico può essere influenzato dalla cultura, ma le parti primitive del nostro cervello, che non appartengono solo alla nostra specie ma derivano dalla evoluzione filogenetica dei vertebrati, dimostrando come la sessualità, anche negli animali, era collegata all’aggressività dei maschi e alla paura delle femmine, con l’esistenza di un rapporto di dominanza e di sottomissione.
È evidente che nei millenni la cultura ha sviluppato aspetti più nobili della sessualità umana e la filogenesi si è fusa con l’amore, l’altruismo, la collaborazione, la tenerezza e così via. Tuttavia, l’origine biologica di quei comportamenti non deve minimamente giustificare la violenza delle donne sugli uomini, quanto far comprendere che certi rapporti di potere tra i sessi non rappresentano una peculiarità dell’uomo.
La cultura serve proprio per favorire gli aspetti più civili attenuando quanto inizialmente ha proposto la natura, cercando di attenuare la supremazia maschile e spingendo verso l’uguaglianza tra i sessi ed il rispetto reciproco senza più un dominatore e un dominato. Certi modelli e certe teorie semplicistiche vanno lasciate definitivamente e ci si deve orientare verso la parità, avendo ormai la donna anche un suo ruolo riconosciuto nel sociale, nonché la sua indipendenza economica.
I comportamenti aggressivi in una società che tende verso il benessere – senza farsi avviluppare dal consumismo – devono essere abbandonati e l’uomo deve imparare ad essere consapevole che non è con la violenza che si acquista e si manifesta la forza ed il potere, ma attraverso la comunicazione la comprensione e la tolleranza nei confronti della donna.
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