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Processo Evolutivo delle Emozioni

Dott. Sergio Puggelli contattami

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Salutiamo il nuovo libro di Sergio Puggelli che affronta problematiche attuali con riferimenti autobiografici in stretto rapporto con la sua esperienza professionale di studioso della psiche e del suo ampio retroterra culturale. A quale scopo? “ per evidenziare – come ha scritto nell’introduzione – l’uomo con tutte le sue forze e debolezze, le sue sicurezze, le emozioni e i sentimenti. L’analisi si caratterizza per un rapporto dialettico fra l’IO (di Puggelli) e gli altri mirato a stabilire la condizione dell’uomo nell’epoca della globalizzazione e di una società complessa dove sono stati ribaltati i tradizionali parametri valoriali. Che Puggelli ripercorre partendo dai difficili anni dell’infanzia, solcati dall’amore – odio verso i genitori - educatori ma spesso anche fustigatori, per poi passare al delicato periodo dell’adolescenza con la sua morale spericolata, un periodo, come diceva Svevo, in cui “ il mattino è senza fine “. Ma in questo solare e speranzoso cammino si annunciano le nubi, il travaglio, della crescita fisiologica, la difficile acquisizione d’identità e d’autonomia critica spesso solcata da insicurezza, infatuazioni, egocentrismo, narcisismo con l’arrivo delle prime pulsioni sessuali. Alle quali Puggelli dedica un interno capitolo facendo tesoro della sua attività di sessuologo, riferendo le ipoteche che hanno pesato e snaturato la conoscenza della sessualità imprigionata dentro vecchi schemi di stampo religioso e d’imposizioni eterodirette. Denuncia il calvario della testimonianza di una ragazza seguita da Puggelli che solo in ritardo ha compreso la bellezza della sessualità com’elemento indeclinabile – secondo Freud –della personalità durante l’ondivago passaggio fra passato, presente e futuro. Di qui la richiesta di una scuola e di una pedagogia diverse, più aperte e aggiornate, in grado di fornire ai giovani gli strumenti conoscitivi di una realtà che li intimorisce e li condiziona. In quest’ambito l’omosessualità non viene né demonizzata né esaltata ma compresa dentro la rete relazionale piena di misteriosi messaggi. E ancora il valore della famiglia, come cellula della società (Puggelli ricorda le sue emozioni con le figlie), gli assalti improvvisi delle emozioni, il flusso empatico che rende l’uomo protagonista e vittima dell’epistemologia illimitata. Per non dimenticare la socievolezza che, come recitava Aristotele, lo espone a gratificazioni e rinunce. Il libro di Puggelli serve a capire i nascosti meccanismi della società d’oggi in cui la richiesta d’umanizzazione dei rapporti sociali si scontra con una mancanza sistemica che spinge il soggetto ad intenzionare il mondo secondo fini che perdono di vista la “danza” nella quale egli stesso è incluso. E’ questa danza che forma i soggetti come armonia cangiante delle relazioni costrette e fare i conti con un modello economico – come afferma Puggelli – considerato come l’unico possibile, cosicché lo spettro del mercato finisce per definire i confini della nostra realtà, delle nostre emozioni e sentimenti. L’umanità dell’uomo dipende perciò dal funzionamento della macchina economica e il mito del mercato ha operato nell’immaginario collettivo l’identificazione fra economia e realtà con il conseguente scivolamento di valori e ideali. Il consumo fanatizzato e il ruolo pubblicitario come nuovo vocabolario culturale, pesano come un macigno sugli uomini e le loro aspirazioni. Puggelli ha inteso suonare un campanello d’allarme per chiamarci tutti ad un salutare senso di responsabilità: personale e istituzionale, nella società, nella famiglia e nella scuola.



PREFAZIONE a cura di Andrea Mazzoni

C’è un tratto, in questo volume di Sergio Puggelli – la cui passione per ciò che concerne la civica collettività ho potuto conoscere in un decennio di comuni impegni amministrativi sui banchi del Consiglio Comunale di Prato – che colpisce in modo netto: un tratto che oserei definire “positivista”, con esplicito riferimento ad una corrente di pensiero che certo conobbe aspetti controversi (come quelli di un pensiero razionale finito col diventare, nella vulgata più diffusa, una concezione fideistica), ma che pure ha sicuramente rappresentato un momento decisivo nell’affermazione di una visione più concreta e più aperta del mondo. Fateci caso: Puggelli vede la vita, il “film esistenziale”, come evoluzione e come educazione, cioè due tipici parametri del pensiero positivo; il suo orizzonte ideale è quello di una “società aperta” che si realizza battendo in breccia i suoi tradizionali nemici e cioè l’autoritarismo, i pregiudizi, gli stereotipi ed in cui l’incontro con l’alterità è prima di tutto occasione di crescita dell’io. Un orizzonte che si nutre – anche qui con tratti di vicinanza al pensiero positivista - di una vera e propria “sete di conoscenza”, di voglia di capire, vissuta dentro la doppia lezione socratica del “conosci te stesso” – sì - ma sapendo anche che “vero sapere è saper di non sapere”. Insomma, una visione di “laica spiritualità” (e del resto, molta parte del libro di Puggelli è costruita su delle lunghe, laiche confessioni dei suoi pazienti) secondo la quale la forza dei valori in cui si crede (la kantiana “legge morale dentro di me”) può e deve convivere con la laica certezza del dubbio, del rifiuto delle assolutezze e dei fondamentalismi (la popperiana “falsificazione” delle verità provvisoriamente conseguite). Di questa visione fa parte anche un naturale desiderio di libertà che per l’autore non può che accompagnarsi ad un sano realismo per mezzo del quale fare i conti con gli inevitabili condizionamenti del contesto storico: l’obiettivo indicato in tante pagine del libro è quello del conseguimento di una personale autonomia dentro una cornice di forte socialità quale condizione basilare per la propria autostima, dote preziosa – quest’ultima - per lo sviluppo di ogni soggettività. Puggelli esprime tutto ciò con un linguaggio semplice, non senza qualche indulgente tenerezza per il passato (perché, come nota l’autore medesimo, del tempo andato si tende a ricordare soprattutto gli aspetti positivi) con cui si evidenzia in più momenti – memore il “fanciullino” pascoliano – il bambino che resta in noi oltre la maturazione da tempo (ahi noi...) in noi avvenuta. Forse non è necessario condividere tutti gli spunti, tutte le singole riflessioni e posizioni qui dichiarate da Puggelli per poterne comunque apprezzare la genuinità di intenti e per poter condividere il taglio complessivo di questa sua “analisi evolutiva”, dalla quale emerge con forza il valore del cambiamento vissuto come percorso consapevole e coerente, fuori dai conformismi e dagli appiattimenti culturali – ma anche emozionali – che la società tende ad imporre, specie ai più giovani. Verso i quali Puggelli sente tutta la responsabilità delle generazioni che giovani lo furono un tempo, tanto più a fronte del fatto che troppo spesso latitano oggi le figure forti di riferimento e che le istituzioni faticano non poco a dare risposte. Cosicché, per far sì che la sete di emancipazione tipica dell’età giovanile possa trovare appagamento fuori dai disvalori correnti (a cominciare dalla peste moderna del facile consumismo), famiglia e scuola in primis vengono richiamate dall’autore ai loro “compiti”, ai loro “doveri”. Parole, queste ultime, che oggi sembrano avere un sapore antico, inconsueto, ma che dovrebbero tornare a rappresentare gli “articoli fondamentali” delle nostre “costituzioni” personali, interiori. Perché è partendo da ognuno di noi che si può realizzare quella rinnovata umanizzazione di uno stare insieme sociale – aperto, costruttivo, positivo – che sta alla base della riflessione di Puggelli, per consentirci di vivere al meglio le “emozioni vitali” che l’esistenza ci offre durante tutto il percorso del nostro personale evolvere quotidiano.

Andrea Mazzoni
Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Prato



PREFAZIONE a cura di Giulio Panzani

Le emozioni di Sergio Puggelli. Come dire le ragioni della sua vita, privata e professionale, ma anche di scrittore, in questo intreccio di ruoli che l'autore pratese, "segnato" dall'esperienza del Flanagan in modo indelebile, riesce ad intersecare -di volta in volta- parlando degli altri ma in fondo anche e soprattutto di se stesso e del suo vissuto. C'è un riflesso dalle mille sfaccettature, in ogni pagina di questo libro la cui "trama" (se cosi' vogliamo chiamarla) si raccorda in realtà con le sue prime avventure letterarie. Vi appaiono le immagini "lontane" delle spiagge dell'Elba, l'eco delle voci dei campi sportivi nei quali Puggelli ha raccolto qualcosa che andava, ogni volta, ben oltre l'apparenza, e le sensazioni -ma potremmo dire le "percezioni"- della sua militanza di base, ovvero dell'esperienza politica, che questo nuovo libro completa, potremmo dire, sempre che un personaggio come lui, con l'anima graffiata da un Ulissismo profondo e dunque inappagabile, possa mai giungere veramente a un approdo in cui trovare risposta ai suoi interrogativi, alle sue ansie, al suo desiderio di quiete. Solo mettendo insieme questo suo "Emozioni vitali" con cio' che ha dato alle stampe nel suo prolungato impegno d'autore, infatti, si possono non certo definire, ma almeno affrontare le tematiche a lui care nei suoi ambiti del quotidiano, professionale o speculativo che sia. Si tratta di un "viaggio intorno all'uomo", il suo, che si pone ogni volta con scenari diversi, ma che in definitiva giustifica dilemmi irrisolti, vicende senza esito, che lo "psicologo" scandaglia offrendo parziali interpretazioni e che il "filosofo" -ma in definitiva, appunto, l'"uomo"- si ripropone ogni momento, per dare alla propria ed altrui dimensione esistenziale almeno un'apparente, ma non esauriente motivazione. Ogni libro -anche questo- è cosi' una parte di Puggelli. E della sua interiorità. E' uno stato della coscienza, è una passione. E ogni suo lettore puo' condividerlo, o forse no, ma senza mai esimersi dall'avvertire, dopo l'ultima pagina, le stesse intense inquietudini e, perchè no?, talvolta anche le stesse gioie. Perché è questa sua incessante ricerca che "spiega" le radici dell'uomo. Che ne motiva la dignità, la consapevolezza o, come oggi si dice, l'autostima. Certo. Puggelli parla di tante cose. Dell'io, della famiglia "nucleare" o "allargata", dell'età che cambia perché cambiano i tempi, i modelli di riferimento, la stessa proposta di valori, in un laicismo che comunque ha bisogno di qualcosa in cui credere. Le "confessioni" dalle quali trae lo spunto del suo racconto, sono l'esempio piu' evidente di questa "nuova" condizione dell'uomo del Terzo Millennio. Un uomo che si veste di idee e di parole differenti, è vero, ma che trova in sè, oltre tutto questo, gli stessi drammi e le stesse derive di sempre alle quali solanto una forte, fondante spiritualità, puo' offrire -non diciamo- certezze ma almento speranze. Il "corteo" dell'esistenza si snoda, insomma, sempre uguale sotto il cielo kantiano. E nell'intricato, poliedrico sottobosco delle nostre appartenenze, sono infiniti i sentieri che snodandosi a ogni angolo, possono portare alla salvezza. O alla sua intuizione. La libertà di scegliere quello che piu' ci si confà, è nello spazio di un attimo. Puggelli ci aiuta, anche questa volta, a leggerci dentro per mezzo delle sue parole e a "vedere" quale possa essere il "sentiero" piu' giusto.

Giulio PANZANI



PREFAZIONE a cura di Nicoletta Corsalini

Questo nuovo lavoro di Sergio Puggelli, Emozioni Vitali – Processo evolutivo delle emozioni, analizza e valuta i molteplici, e diversi, stati emozionali che l’uomo si trova a vivere nel corso della propria esistenza: dalla primissima infanzia all’età adulta. L’analisi viene arricchita da testimonianze autobiografiche e da altre raccolte dall’autore nel corso degli anni come studioso della psiche umana, inoltre, viene supportata da varie citazioni di grandi studiosi di psicologia e filosofia. Nel libro, insieme alle caratteristiche fisiologiche, vengono evidenziati aspetti psicologici ed emotivi legati alle diverse fasi evolutive e vengono anche valutati, con serietà e professionalità, fattori in grado di provocare traumi emozionali, tali da influire sul futuro sviluppo caratteriale dell’individuo. Questi fattori sono presenti sia nella società (tabù, conformismo, mentalità classista...) che all’interno delle stesse famiglie (litigi violenti fra i genitori, mancanza della figura materna o paterna...) e compromettono una crescita equilibrata, che permetta all’uomo di affrontare con serenità il distacco dai genitori, di prendere coscienza della propria sessualità, di essere consapevole delle proprie azioni e di poter formare a sua volta una famiglia. L’uomo nell’arco della propria esistenza prova, quindi, emozioni di varia natura ed intensità. Esse segnano le tappe fondamentali della sua crescita: infanzia, adolescenza, maturità. L’autore afferma che l’infanzia è una fase evolutiva particolarmente delicata, perché il bambino dipende totalmente dall’adulto e può subire l’influsso di elementi negativi - come violenza fisica e psicologica o mancanza d’amore - presenti in svariati ambienti (familiare, scolastico, religioso...). Rileva che, nella società contemporanea, nuove problematiche stanno affiorando e diventano fonti di ulteriori inquietudini cancellando, o mettendo in secondo piano, strumenti educativi primari. Ad esempio, il gioco non assolve più le funzioni di “palestra di vita” o di strumento pedagogico, e, la famiglia non rappresenta più il punto stabile, fermo nel quale l’individuo può identificarsi o ritrovarsi. E, Sergio Puggelli, espone alcune sue riflessioni, sugli effetti di nuovi modi comportamentali, con queste parole: “Oggi i bambini non provano più le grandi emozioni come ieri perché le scoperte, le prese di coscienza, secondo il mio pensiero, non sono vissute, conquistate e metabolizzate in prima persona, ma gli sono già confezionate senza impegnarsi nell’apprendimento. Con la divulgazione delle nuove tecnologie... il telefonino o cellulare, è il nuovo cordone ombelicale” (Infanzia). Le sue riflessioni, e preoccupazioni, sono giustificate dal fatto che proprio nell’infanzia la conoscenza di emozioni positive consente all’essere umano di costruire le basi per uno sviluppo armonico del proprio senso di autostima e di un buon autocontrollo, che permettono nei momenti di maggior tensione emotiva, personale o relazionale, di non abbandonarsi ad atti inconsulti o isterici. Anche l’adolescenza è ritenuta, per molti aspetti, un’età critica per la formazione di una personalità equilibrata. E’, infatti, un’età piena di mutamenti, di incertezze, di bisogno di identificazione, nella quale la voglia di ribellarsi, la scoperta non serena della propria sessualità possono portare l’adolescente a scelte pericolose e ad inoltrarsi in un labirinto emotivo dal quale diventa difficile, e doloroso, trovare una via d’uscita. Un altro problema che viene ampiamente trattato nel libro, è quello legato al momento del distacco dei figli dai genitori, momento che oggigiorno tende ad essere continuamente posticipato ed ad essere affrontato sempre con minore consapevolezza dai ragazzi, e difficilmente prima dei trent’anni. La famiglia nucleare, o allargata, la quale ha soppiantato nel nostro Paese, quella di stampo patriarcale accentua le insicurezze nella formazione delle nuove generazioni, che non sembrano essere in grado di sostituire ai vecchi valori nuovi altrettanto saldi. Emozioni Vitali – Processo evolutivo delle emozioni, di Sergio Puggelli, è, dunque, un libro che tratta di aspetti peculiari della natura umana e dei cambiamenti etico-sociali in atto (nuovo assetto della famiglia, abolizione del servizio militare, compresenza di culture diverse, cammino verso una società multirazziale...) che influenzano lo sviluppo psichico e la formazione emozionale dell’individuo. L’autore, secondo me, non si limita solo ad indagare, ma invita, ognuno di noi, a vivere con maggiore consapevolezza le proprie emozioni per donare a se stessi più serenità e agli altri più comprensione.

Nicoletta Corsalini

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