Buongiorno, sono Mario, 18 anni, e quest’estate ho conosciuto nel Lazio per la prima volta mia cugina di secondo grado (figlia della cugina di mio padre), di 2 anni più piccola di me. Appena l’ho vista, sarà perché rientra nei miei ideali di bellezza (no trucco, capelli lunghi, snella e timida), mi sono innamorato. Premetto che erano ben 3 anni che io alle ragazze non pensavo minimamente, tant’è che mi ero convinto di essere “immune” all’innamoramento.
Passiamo meno di 10 ore insieme e poi torno con la mia famiglia al Nord; da quel giorno lei è diventata il mio chiodo fisso, la mia ossessione, nonostante non ci sia mai stato niente e non l’abbia né rivista né risentita. A una parte di me piace questo innamoramento, perché ha portato a qualcosa di “diverso”, anche se fittizio, rispetto alla routine e ai doveri, ma per la maggior parte vorrei ritornare spensierato come prima.
Sicuramente sono frustrato e sconsolato in quanto la prima ragazza di cui mi innamoro profondamente è un mezzo tabù, anche se cerco di convincermi che tra cugini di secondo grado si possa avere una relazione (e purtroppo il cervello si convince di quello che vuole credere). Ovviamente non l’ho detto a nessuno, anche se mia sorella, conoscendomi troppo bene, ha intuito qualcosa; cosa mi consigliate?
Purtroppo non posso neanche, data la lontananza, conoscerla di più e quindi solidificare o superare il sentimento; dichiararmi, dopo neanche mezza giornata insieme, sarebbe un mezzo suicidio, anche perché sua madre, se lo venisse a sapere, sarebbe in grado di non farci incontrare mai più.
Sono quindi in una specie di “limbo”, dove una parte di me riconosce che molto probabilmente questo sia dovuto al non voler lasciare la mia comfort zone, innamorandomi di una mia (pur lontana) consanguinea; ma una parte di me cerca in tutti i modi di convincersi che anche io le piaccio e che questa relazione potrebbe essere possibile.
PS: per farvi capire, sarei disposto, per un singolo bacio da lei, a farmi odiare da tutti i suoi amici e parenti.
Ciao Mario,
quello che racconti trasmette molta intensità e anche molta lucidità. Si sente che stai cercando di capire te stesso, non solo quello che provi, e questo è già un segnale di grande maturità.
Incontrare qualcuno che incarna un ideale, in un momento della vita in cui non ti aspettavi più di provare nulla, può essere sconvolgente. È come se quella breve esperienza avesse aperto una porta che credevi chiusa: non tanto verso lei, ma verso una parte di te che si era assopita. È comprensibile che una parte di te si aggrappi a questo sentimento, perché ti fa sentire diverso dal solito, meno ingabbiato nella routine, più vivo.
Allo stesso tempo, è altrettanto comprensibile il desiderio di tornare alla spensieratezza di prima. Quando un pensiero occupa così tanto spazio, può diventare pesante, soprattutto se sai che non hai modo di verificarlo, chiarirlo o trasformarlo in qualcosa di concreto. Restare sospesi, senza poter andare né avanti né indietro, logora.
Il fatto che lei sia una parente, anche se lontana, aggiunge un livello ulteriore di complessità. Non tanto per una questione “giusta o sbagliata”, quanto perché rende tutto più carico: di segreti, di timori, di conseguenze possibili. Questo può far crescere ancora di più il valore che le attribuisci, proprio perché senti che c’è molto da perdere.
Mi colpisce però una cosa: dentro di te convivono due voci molto chiare. Una che prova a leggere questa storia come un rifugio, qualcosa che ti permette di restare nella tua zona di sicurezza. E un’altra che spera, immagina, costruisce possibilità. Nessuna delle due è da zittire: entrambe stanno cercando di proteggerti a modo loro.
Forse, più che chiederti “cosa devo fare con lei?”, potresti provare a chiederti:
che cosa mi ha fatto scoprire questo sentimento su di me?
di cosa ho bisogno adesso, al di là di questa persona specifica?
cosa mi spaventa di più: perderla senza averci provato, o mettermi davvero in gioco nella realtà?
Non sei obbligato a prendere decisioni drastiche né a dimostrare nulla a nessuno. A volte il senso di un innamoramento non è viverlo fino in fondo, ma ascoltare ciò che risveglia.
Se senti che parlarne con qualcuno di fiducia (tua sorella, o una persona esterna e neutra) potrebbe alleggerirti, non sarebbe una resa, ma un modo per non restare solo in questo limbo.
Quello che stai vivendo non ti definisce, e non ti condanna a una scelta. È una fase, intensa, sì, ma anche preziosa per capire qualcosa in più su di te.
Un caro saluto
Milano
Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così intimo e complesso. Da ciò che racconta emerge un intreccio molto umano di desiderio, idealizzazione, frustrazione e conflitto interno, ed è importante dirle subito che non c’è nulla di “sbagliato” nel provare ciò che prova.
Questo innamoramento così intenso, nato in poche ore, sembra avere meno a che fare con la persona reale e molto di più con ciò che lei rappresenta: una rottura della routine, il risveglio di una parte emotiva che sentiva “spenta”, forse anche uno spazio sicuro perché, essendo lontana e difficilmente raggiungibile, non la espone davvero al rischio del confronto reale. In questo senso, il suo stesso corpo e la sua mente stanno sperimentando qualcosa di nuovo, non necessariamente chiedendole di agire, ma di ascoltare cosa si è riattivato in lei.
Il fatto che sia una parente rende tutto più carico e “tabù”, e questo spesso amplifica il desiderio, non perché sia la scelta giusta, ma perché l’ostacolo intensifica l’emozione. È comprensibile che una parte di lei cerchi di convincersi che sia possibile: è un modo per non rinunciare subito a qualcosa che la fa sentire vivo.
Il mio consiglio, con delicatezza, è di non agire ora sull’impulso, ma di usare questo tempo di limbo come uno spazio di comprensione di sé. Non è necessario dichiararsi né forzarsi a “dimenticare”: può invece chiedersi cosa questo innamoramento le sta raccontando di lei, dei suoi bisogni affettivi, del momento di vita che sta attraversando.
Col tempo, senza alimentare fantasie né colpevolizzarsi, l’intensità tenderà a ridimensionarsi e lascerà spazio a maggiore chiarezza. Se sente che il pensiero diventa ossessivo o le toglie serenità, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla molto a rimettere ordine emotivo, senza giudizio.
Non tutto ciò che sentiamo chiede di essere vissuto fino in fondo: a volte chiede solo di essere compreso. Rimango a disposizione, un saluto!
Pistoia
Gloria Simoni offre supporto psicologico anche online