Frustrazione di una madre

Vera

Salve, proverò a spiegare come mi sento. Sono una madre separata da 13 anni, ho 63 anni. Ho tre figli poco più che ventenni, maschi, desiderati e avuti a 40 anni. Purtroppo alla nascita degli ultimi fui licenziata da un buon lavoro. Con il padre decidemmo che restassi a casa con loro fino alle elementari, cosa che a me faceva molto piacere essendo tutti e tre molto piccolini. Inoltre la spesa per il nido sarebbe risultata davvero esosa. Tutto andò bene per qualche anno, pur con la difficoltà di gestire casa e figli praticamente da sola, perché il padre lavorava tutto il giorno. All'ingresso degli ultimi alle elementari iniziai a cercare lavoro, ma purtroppo trovai solo porte chiuse. L'età, 46 anni, e tre figli piccoli non erano un buon curriculum. Ho continuato a cercare, ma nel frattempo il rapporto con il padre si è incrinato, fino a deteriorarsi. Venivo accusata di essere troppo "rompiscatole", perché "pretendevo" attenzione e aiuto morale da lui. Siamo così arrivati alla separazione (voluta da me), anche perché lui aveva una relazione. Lui non l'ha digerita, perché voleva fare il "separato in casa". Mi ha accusato di avergli "rubato la casa", in quanto il giudice ha dato a me il collocamento nella casa familiare, di sua proprietà. La separazione è stata, ed è tuttora, conflittuale, sempre per lo stesso motivo, ma anche perché in questi anni ulteriormente trascorsi non sono riuscita a trovare lavoro. Per lui sono una "ladra e mantenuta". Ha più volte tentato di togliermi i figli per riottenere la casa, ma ha sempre perso i ricorsi. Detto ciò, il problema principale ora è questo: i ragazzi, sempre molto uniti a me e soprattutto da quando sono adolescenti sempre dalla mia parte, oggi pur continuando a disprezzare il padre per come mi tratta e perché dalla separazione quasi scomparso con loro (erano bimbi di 9-8-8anni), se non per il mantenimento, oggi mi trattano male. Come? Non mi ascoltano, nemmeno se parlo del tempo, non mi aiutano, non mi apprezzano, non mi dimostrano affetto. A volte alzano la voce scocciati. Solo se hanno davvero bisogno di me, sono tutte moine. È brutto dirlo, ma approfittano di me perché sanno che non riesco a dire loro di no e a essere arrabbiata per più di un minuto. In realtà solo i più piccoli, gemelli. Il grande mi rispetta e mi dimostra attenzione. So perfettamente che è una forma di "ribellione" alla presenza genitoriale. Ormai il loro desiderio è di vivere per conto loro e lo capisco bene. Ma con il padre non si comportano così, non reagiscono, non gli dicono ciò che pensano di lui, non mi difendono (tranne sempre il grande). Lo vedono per qualche ora 4/5 volte l'anno, lui elargisce soldi (è benestante), ma non c'è alcun tipo di rapporto affettivo o di confidenza. Con me sì, da sempre. Tuttora se stanno male è da me che vengono e si confidano. Ma poi, passato quel momento, divento invisibile. Ho come la sensazione che mi disprezzino, e penso perché in fondo a parte fare la madre non ho fatto altro. Io stessa mi sento in colpa, ma mi aspetto da loro amore. Sbaglio, lo so, ma tutto questo mi rende fragile e triste. Non so come affrontare la cosa, se ignorare o pretendere. Loro sono la mia vita e ho paura che si allontanino. Help. Grazie

17 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, lei sta attraversando un dolore profondo: dopo anni di sacrifici, dedizione e responsabilità portate avanti quasi da sola, oggi si sente poco ascoltata, poco rispettata e quasi invisibile agli occhi dei figli,soprattutto dei gemelli. Questo La ferisce ancora di più perché ha costruito tutta la sua vita intorno a loro, spesso senza alcun sostegno né riconoscimento. Il loro comportamento non è mancanza d’amore: con lei si permettono scontrosità e sfoghi perché lei è il loro porto sicuro. Con il padre mantengono un rapporto superficiale e controllato semplicemente perché non esiste una vera intimità emotiva. Non è disprezzo verso di lei, ma immaturità e incapacità di vedere la sua fatica.

Il punto centrale è che oggi lei ha bisogno e diritto, di sentirsi vista, rispettata e amata. È umano, non è debolezza.

Cosa può fare concretamente:

esprimere come si sente senza accusare,

stabilire piccoli confini, per proteggersi e farsi rispettare,

riprendere spazi personali, anche piccoli, che non ruotino solo intorno al ruolo materno,

ricordare che il comportamento dei figli non definisce il suo valore.

Non sta sbagliando: sta solo desiderando un amore che per anni ha dato senza misura. E merita che questo venga riconosciuto.

Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Gentile Vera,

quello che racconti dipinge la vita di una donna che ha dedicato tutta se stessa ai propri figli, affrontando sacrifici enormi e ostacoli continui. Hai messo al mondo tre ragazzi desiderati, li hai cresciuti in piena dedizione, hai gestito casa e famiglia praticamente da sola, hai affrontato una separazione conflittuale e, nonostante tutto, hai sempre cercato di dare loro sicurezza e sostegno. È naturale che oggi, a fronte di comportamenti che percepisci come distanti o poco rispettosi, tu ti senta fragile, triste e in colpa.
Quello che descrivi è una dinamica molto comune: i figli, quando crescono, cercano maggiore autonomia e a volte reagiscono con ribellione nei confronti di chi li ha cresciuti da vicino, mentre con il genitore distante o assente mostrano meno opposizione. Questo non significa che non ti amino o non ti apprezzino, ma che la relazione con te è diventata lo specchio di un legame profondo che ora va rinegoziato in termini di confini e responsabilità reciproca. La tua difficoltà a dire “no” e a mantenere fermezza per più di un minuto li porta, anche inconsapevolmente, a testare i limiti: questo non è un fallimento, ma un invito a esercitare con chiarezza la tua autorità emotiva, senza sentirti colpevole.
Assumere responsabilità verso te stessa significa anche capire che il rispetto e l’affetto che desideri non possono essere dati per scontati solo perché hai fatto tanto per loro.
La tua autoefficacia non si misura in ciò che puoi fare per i tuoi figli, ma nella capacità di creare relazioni equilibrate, in cui i tuoi bisogni e i tuoi limiti siano rispettati. Stabilire regole chiare, comunicare con calma e fermezza ciò che ti aspetti, e proteggere il tuo spazio emotivo, sono atti di cura verso te stessa e verso di loro, che insegneranno loro a rispettare e ad apprezzare chi li ha cresciuti.

Non stai sbagliando nel desiderare affetto e riconoscimento: è naturale voler essere visti e amati per ciò che si è dato e costruito. Ma il vero passo verso la serenità sta nel rafforzare la tua autostima e nel ricordare che meriti di essere trattata con rispetto, indipendentemente da quanto tempo passi insieme a loro. Tuo figlio merita una madre sicura di sé, capace di stabilire confini chiari, che sappia proteggere il proprio benessere e mostrare loro come si può vivere con dignità, anche quando si ama profondamente.
Tu sei stata, e continui a essere, una madre straordinaria. Il prossimo passo è imparare a dirti: “Anch’io merito rispetto e attenzione”, perché la forza che trasmetti ai tuoi figli parte proprio dal tuo equilibrio interno.

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

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Buongiorno Vera, traspare una grande sofferenza dal suo scritto, ma anche una certa consapevolezza che le cose non possano proseguire così e, correttamente, ha chiesto aiuto. Ritengo che potrebbe giovarle un percorso psicologico che la supporti nel riscoprire i suoi punti di forza e la aiuti a sentirsi meno dipendente affettivamente dai suoi figli, per recuperare un rapporto migliore con loro, ma soprattutto con se stessa. E' prima di tutto la bassa considerazione di sé, quella da cui può provare a liberarsi per stare meglio e vivere in maniera differente le relazioni con gli altri. Se lo desidera, resto a disposizione tramite il modulo dei contatti. Un cordiale saluto

Dr.ssa Francesca Fontana

Dott.ssa Francesca Fontana

Dott.ssa Francesca Fontana

Monza e della Brianza

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Gentile Sig. Vera,

è comprensibile che oggi si senta fragile, delusa e in parte “non vista”, dopo avere investito così tanto nel ruolo di madre.

Quello che descrive riguarda almeno tre piani intrecciati:

  • la sua autorealizzazione personale (il lavoro perso, il sentirsi “solo madre”);

  • la storia di coppia e la separazione, ancora molto carica di rabbia e ingiustizia;

  • il rapporto con i figli, ora giovani adulti che stanno cercando la loro strada.

Quando tutto questo si somma, è davvero “troppo” per una persona sola. Per questo credo che il passo più importante non sia “ignorare o pretendere” dai ragazzi, ma prendersi uno spazio protetto per sé, con uno/a psicologo/a, dove poter finalmente mettere in parola vissuti tenuti dentro per anni: la colpa, il risentimento, il senso di fallimento, ma anche il bisogno legittimo di essere riconosciuta. Lavorare un pezzo alla volta aiuta a rimettere ordine.

Per quanto riguarda i figli, le loro reazioni possono essere anche un modo goffo di gestire ciò che hanno vissuto: la conflittualità tra i genitori, la lealtà divisa, la paura di ferire uno dei due. Con lei “osano” di più proprio perché con lei il legame è più sicuro. Questo non significa accettare qualsiasi mancanza di rispetto, ma provare a vedere dietro i comportamenti i loro bisogni – e, allo stesso tempo, cominciare a mettere confini chiari, senza pretendere che siano loro a ripagarla per tutti i sacrifici fatti.

Paradossalmente, il modo migliore per non perderli è tornare a mettere al centro anche la sua vita, oltre a quella dei figli. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto in questa direzione.

Dott. Charbel Farah

Dott. Charbel Farah

Roma

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Cara Vera ciò che mi appare chiaro dalla tua richiesta è al necessità di fare chiarezza tra quello che qualunque adolescente attuerebbe come comportamento e quello dei tuoi figli che a tuo parere è dettato dalla situazione familiare che hanno vissuto. Altro aspetto da approfondire è la tua realizzazione come donna non come madre e come riuscire a oggi a sentirsi meno sola e maggiormente apprezzata. Se vuoi ti aspetto per una consulenza gratuita.

Dott.ssa Danyla De Vincentiis

Dott.ssa Danyla De Vincentiis

Roma

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Gentile Sig.ra Vera

situazione complessa quella che descrive, da un punto di vista delle emozioni e significati psicologici per ogni soggetto.

La questione del lavoro probabilmente e' stata importante nel determinare una serie di trasformazioni all'interno della sua famiglia. Quello che e' stato accettato e condiviso per un tempo (perdita involontaria del lavoro, ruolo unico di madre di famiglia) poi forse non lo e' stato piu. Le ragioni possono essere di varia natura. La separazione dei genitori e' un'esperienza difficile (per tutti) specie se conflittuale, e si riflette nei figli con tanti effetti. I comportamenti e i cambiamenti che descrive dei suoi figli possono evidenziare un lungo iter emotivo. Rabbia, aspettative, privazioni, nonche' necessita' di uscire da tutto questo verso una autonomia. Probabilmente si e' verificato un sacrificio nelle relazioni, non riconosciuto, ma che tenta di venire alla luce. Sinceramente credo sia tempo che venga alla luce anche il suo sacrificio. Non si tratta di dover "ignorare o pretendere", ma immaginare una nuova posizione. Prendere in mano quell'amore che si aspetta dai suoi figli, e nutrirlo anche verso se stessa, dando attenzione al suo bene-Essere, preferenze, capacità, non come escamotage per utilizzare il tempo ma come seme per relazioni diverse  familiari e individuali. Provi, puo' diventare un terreno per scambi diversi, allargati, di nuova sicurezza. Se non dovesse riuscirci è utile farsi aiutare.

Cordialmente

Dott.ssa Paola Poeta

Dott.ssa Paola Poeta

Roma

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Ciao Vera, innanzitutto grazie per esserti aperta e per aver condiviso tutto questo. 
Sei stata una madre instancabile, rifugio sicuro e cuore aperto per i tuoi figli, ma ora la loro distanza ti ferisce profondamente. A volte, i giovani cercano autonomia mettendo in crisi i legami più forti, senza volerli spezzare davvero. Il tuo valore non si misura solo nel ruolo di madre, ma nella persona completa che sei. Sentirsi fragile e triste è comprensibile, ma è importante imparare a gestire queste emozioni, comunicare i propri bisogni e porre limiti sani, senza sensi di colpa. Penso sia fondamentale per te  ritrovare equilibrio e riscoprire un rapporto più autentico con loro, preservando il tuo benessere. Valuta l'idea di un consulto senza impegno, per esplorare queste dinamiche e trovare supporto concreto.

Dott.ssa Manuela D'Ippolito

 

Buongiorno signora, capisco che la sua situazione è frustrante e si attende delle risposte. Ma non vi sono risposte preformate, poiché anche se vi sono altre vicende e storie simili alla sua, ogni situazione è unica. È come se una torta che avesse gli stessi ingredienti, ogni volta produce un risultato diverso. Pertanto le consiglio di seguire un percorso psicologico di tipo sistemico-familiare, che è, a mio avviso, quello più indicato per queste situazioni.

Cordiali Saluti 

Buona sera, capisco tutta la sua frustrazione che la fa stare molto male, perche' non riesce a reagire per paura di perdere l'affetto dei  suoi figli e che, specialmente, i gemelli potrebbero allontanarsi da lei. I gemelli in genere coalizzano fra loro e come lei ci scrive si avvicinano a lei solo quando desiderano qualcosa e poi si allontanano. Forse è arrivato il momento di reagire e rischiare, potrebbe essere che se lei si mostrasse più forte e decisa, la situazione potrebbe cambiare. Se lei si dimostrasse  più decisa e con fermezza,  loro potrebbero temere di perdere il suo amore, e quindi mettere in atto dei cambiamenti, rispettandola e capire che stanno sbagliando con i loro comportamenti egoistici nei confronti della propria madre . Le consiglio di iniziare una terapia per poter lavorare su sè stessa e  capire se già in passato aveva provato questi sentimenti che ora la fanno stare così male e l'umiliano. Le consiglio la terapia EMDR si lavora sui traumi sia del presente che del passato. Le augura di affrontate la situazione, la saluto dott. Eugenia Cardilli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Eugenia Cardilli

Dott.ssa Eugenia Cardilli

Roma

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Cara Vera, capisco profondamente il senso di frustrazione, tristezza e invisibilità che sta provando. A 63 anni, dopo aver dedicato la sua vita ai suoi figli, sentirsi trattata con indifferenza e disprezzo è un dolore immenso, specialmente dopo le difficoltà passate con il padre.

​ L'atteggiamento dei suoi figli non è una mancanza di amore, ma una manifestazione complessa della loro fase di vita e, probabilmente, un riflesso involontario della prolungata conflittualità con il padre.

​Lei è il loro porto sicuro emotivo, la persona con cui si sentono liberi di essere scocciati, ribelli, e imperfetti. Questo perché sanno che Lei è stabile, non li abbandona e li ama incondizionatamente. Il "disprezzo" è, paradossalmente, una prova del legame profondo che hanno con Lei: osano comportarsi male perché sanno di poterlo fare.

 Con il padre, assente e "benestante", mantengono una distanza emotiva e un rispetto formale. Non si ribellano a lui perché non hanno la stessa intimità e non vogliono rischiare di perdere quel poco che hanno (il supporto economico e la sua presenza saltuaria). In Lei scaricano le tensioni.

​ Il Suo senso di colpa per "aver fatto solo la madre" è infondato. Fare la madre è un lavoro, e il Suo valore va ben oltre un ruolo professionale. I ragazzi stanno cercando la loro autonomia e in questo processo è normale che mettano in discussione la figura genitoriale più presente. ​Concludendo: Il loro allontanamento è la prova che Lei ha svolto bene il Suo compito: li ha cresciuti in modo che ora siano pronti a volare. Non abbia paura, i rapporti che contano restano. Si prenda cura di Vera.

Cara Vera, mi sembra che lei abbia bisogno di uno spazio fuori casa. Il primo passo potrebbe essere proprio quello di trovare uno spazio d'ascolto psicologico per essere vista e per ritrovarsi.

Ha sempre fatto tutto per gli altri, si prenda uno spazio per sè

Se vuole può contattare me o altro professionista

Maria Laura Sanna

Dott.ssa Maria Laura Sanna

Dott.ssa Maria Laura Sanna

Roma

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Un saluto Signora Vera, capisco la Sua solitudine e tristezza/amarezza per la situazione in cui si trova ma rispondo subito che "ignorare o pretendere" non é un comportamento adeguato per ottenere un riguardo considerevole dai Suoi figli. Intanto spero che non Le manchino di rispetto perché questo sì che va preteso!! Lei si é giustamente adoperata per loro quando erano piccoli e mi sembra che - anche se con difficoltà - lo stia ancora facendo. Deve tenere presente che il periodo adolescenziale e post adolescenziale li fa sentire poco 'sicuri' come la maggior parte dei giovani di oggi. Sarebbe stato utile sapere se i ragazzi studiano e/o lavorano e altrettanto conoscere il Vostro menage familiare.  Comunque non avendo elementi sufficientemente utili per poter comprendere appieno la situazione Le dico che deve attendere che i Suoi figli crescano ancora e diventino giovani uomini. Sono sicura che Le vogliono bene ma per loro questa é una cosa acquisita pertanto spesso (i giovani in genere)  non si rendono conto che l'affetto - anche se scontato e ormai consolidato - va anche nutrito e dimostrato!! Inoltre non bisogna dimenticare che la separazione genitoriale non li ha fortificati anzi forse si sono sentiti più fragili ed indifesi, sia quando erano piccoli (9 e 8 aa.) sia tuttora. Avere una famiglia in armonia e non conflittuale ci conforta di più, ci fa sentire più protetti e credo che a loro questo sia mancato!! Io Le do un consiglio cerchi di non drammatizzare i loro comportamenti (spero che sia dei bravi ragazzi comunque), cerchi di distrarsi di più Lei come donna, frequentando amicizie, conoscenze e/o altro.. si distacchi dal giudizio negativo del loro comportamento verso di Lei, almeno lo faccia per un lungo periodo potrebbe trovarne giovamento.  Se vuole può ricontattarmi. Le faccio i miei più cari auguri a saluto cordialmente. L.T.  

Cara Mamma,

il “msetiere” del genitore, assieme a quello dell’insegnante (e dello psicologo), diceva Freud, sono i più difficili da sostenere. Perché in essi, ciò che offriamo è la nostra identità, la nostra persona nella sua interezza e integrità. Nel suo caso, perdere il lavoro in un’età così centrale della vita e in una fase così delicata, è sicuramente stato un trauma, un “lutto” sul piano psicologico, che magari non ha avuto né modo né tempo di elaborare appieno, ma che certamente ha influito sulla sua identità personale, permettendo ai giudizi provenienti dall’esterno di intaccare la sua autostima. In questo senso è come se si trovasse in una sorta di “impotenza appresa”: pur sapendo intimamente tutto ciò che ha fatto e dato in questi anni, allo stesso tempo ha come la sensazione che non sia abbastanza… o forse anche (ma questo lo può sapere solo lei) di non essere all’altezza. Dalle sue parole ho come l’impressione (ma premetto che potrebbe essere solo una MIA impressione) che di fondo ci sia un senso di colpa latente, come se in qualche modo ci fosse una sua resposabilità, non tanto per ciò che ha fatto, quanto per il suo modo di ESSERE. E qui torniamo al tema dell’identità… Noi tutti, specialmente noi donne, abbiamo vari livelli di identità: come Donne, come madri, come professioniste. L’integrità avviene quando tutte queste dimensioni dell’identità lavorano in sinergia e coerenza. Quando qualcuna di queste è in sofferenza, l’intera persona ne risente e si crea una sofferenza sorda e costante, che vela di grigio il nostro sguardo sul mondo. Si tratta di rimettere in ordine tutti i pezzi di sé, un passo ala volta, con amore e pazienza, affinché ritrovi il suo Centro e il quadro d’insieme si ricomponga. Posso immaginare, pur nella differenza delle situazioni di ognuno, quello che sta attraversando, avendo vissuto una condizione molto vicina alla Sua e ha tutta la mia comprensione. Non si perda d’animo e si rivolga a un professionista per farsi supportare. Se vuole, io ci sono.

Gentile,

da quello che racconti emerge tutta la fatica di una madre che ha cresciuto tre figli praticamente da sola, affrontando sacrifici, rinunce e una separazione molto dolorosa. Oggi, però, ti ritrovi a vivere una forma di solitudine emotiva: i tuoi figli, soprattutto i più piccoli, si appoggiano a te quando hanno bisogno, ma nella quotidianità ti trattano con distacco, come se ciò che hai fatto per anni fosse dato per scontato.

È una dinamica comune: con il genitore presente e affidabile i ragazzi si permettono sfoghi, ribellione e poca gratitudine, mentre con il padre distante mantengono un comportamento più controllato. Non significa che non ti vogliano bene, ma che proiettano su di te la frustrazione e allo stesso tempo danno per certa la tua presenza.

Questo però non cancella il tuo dolore. Ti senti svalutata, invisibile, colpevole per non aver costruito altro oltre al ruolo di madre. Ma ciò che provi è legittimo: dopo anni di dedizione è naturale desiderare affetto, rispetto e riconoscimento.

Ora la priorità è rimettere al centro te stessa, i tuoi bisogni e i tuoi confini. Non è questione di ignorare o pretendere, ma di trovare un modo più equilibrato di stare nella relazione con loro: parlare con calma di come ti senti, chiedere collaborazione, e non annullarti per paura che si allontanino. L’amore che hanno per te non sparirà, ma ciò che serve è che inizi a riconoscere il tuo valore anche oltre ciò che fai per tutti.

Un abbraccio,

Dr. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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La tua storia racconta la dedizione di una madre che ha messo al centro della propria vita i figli, affrontando sacrifici e difficoltà con coraggio. È naturale che oggi tu senta il peso di questa scelta, soprattutto quando percepisci distanza, mancanza di ascolto o di riconoscimento da parte loro. Il dolore che descrivi nasce dal contrasto tra ciò che hai dato e ciò che ora ricevi, ed è comprensibile che tu ti senta fragile e triste.
I tuoi figli stanno attraversando una fase di crescita in cui il bisogno di autonomia si esprime anche con atteggiamenti che possono sembrare di disprezzo o indifferenza. In realtà, spesso si comportano così proprio con chi sentono più vicino e sicuro, perché sanno che con te possono permettersi di esprimere tensioni e ribellioni. Questo non significa che non ti vogliano bene, ma che stanno cercando di definire la loro identità adulta.
Allo stesso tempo, tu hai bisogno di sentirti rispettata e amata. È importante riconoscere questo bisogno e imparare a comunicarlo in modo chiaro e fermo, senza trasformarlo in rimprovero o richiesta continua. Piccoli cambiamenti, come imparare a dire qualche “no” o dedicarti ad attività che ti valorizzino al di fuori del ruolo materno, possono aiutarti a ritrovare equilibrio e forza interiore.
Un percorso psicologico può offrirti lo spazio per elaborare queste emozioni e individuare strategie pratiche per uscire dal circolo di colpa e frustrazione, restituendoti serenità e un nuovo modo di vivere la relazione con i tuoi figli.
Se desideri, possiamo lavorare insieme su questi aspetti, così da trasformare la tua sofferenza in nuove possibilità di crescita e di relazione.

Dott. Giuseppe Zucaro

Dott. Giuseppe Zucaro

Bari

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Buonasera e grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia e i suoi sentimenti. Quello che descrive è una situazione molto complessa, ma voglio provare a parlarne in maniera chiara e delicata, come farebbe una psicologa che cerca di aiutare una madre a capire e a gestire le proprie emozioni e quelle dei figli.

Quello che sente — tristezza, fragilità, senso di invisibilità — è assolutamente comprensibile. Lei ha dedicato gran parte della sua vita ai figli, spesso mettendo da parte se stessa, le proprie aspirazioni professionali e i propri bisogni. È normale aspettarsi un riconoscimento affettivo, perché l’amore di un genitore non si misura solo nel dare, ma anche nel sentirsi visti, apprezzati e rispettati. Quando questo riconoscimento sembra mancare, soprattutto da chi ha condiviso con lei così tanto tempo e confidenze, il dolore è reale e legittimo.

I suoi figli, come lei stessa osserva, stanno attraversando una fase di autonomia e ribellione, tipica dei ventenni, soprattutto quando hanno vissuto una presenza genitoriale intensa e protettiva. Non è raro che i giovani adulti si confrontino con il genitore con insofferenza o apparente indifferenza, anche quando sanno di poter contare su di lui o lei nei momenti di bisogno. Non è un segno di disamore, ma spesso un modo per affermare la propria indipendenza e gestire il proprio spazio emotivo.

Il contrasto con il padre è significativo: il loro legame con lei è intimo e profondo, quindi le reazioni dei ragazzi oscillano tra vicinanza e opposizione, mentre con il padre c’è distanza e neutralità. Questo non significa che lei abbia “sbagliato” qualcosa o che i figli la disprezzino, ma che la dinamica famigliare, conflittuale e a lungo dolorosa, ha influenzato il modo in cui esprimono affetto e rispetto.

Per affrontare la situazione, può essere utile considerare due linee di azione: da un lato proteggere il proprio benessere emotivo, imparando a mettere limiti chiari senza sentirsi in colpa; dall’altro mantenere aperture relazionali, comunicando con i figli con chiarezza e calma. Non si tratta di ignorarli o di “pretendere”, ma di essere ferme nel rispetto reciproco, dando spazio alle loro scelte e autonomia, pur restando disponibili e presenti quando hanno bisogno.

Un approccio pratico può essere, ad esempio, esprimere i propri sentimenti in prima persona (“Mi sento triste quando non mi ascoltate”), evitare accuse e osservare i comportamenti concreti, stabilendo confini chiari ma gentili. Anche piccoli gesti di cura per se stessa, oltre che per loro, aiutano a ridurre il senso di invisibilità e fragilità. Rimango a disposizione, un caro saluto!

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

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E' "normale" una certa contestazione dei genitori durante l'adolescenza, tuttavia ormai i figli hanno superato i 20 anni. Bisognerebbe avere maggiori informazioni sulle loro scelte di studi e/o lavoro e forse anche sentimentali, se ne sono soddisfatti o no. A volte una forte contestazione potrebbe celare una difficoltà a proiettarsi nella società in vista di un'autonomia ed indipendenza economica. Credo sia più facile sfogarsi con il genitore ed il sesso più debole o forse potrebbero addebitarle la maggiore responsabilità di essere cresciuti vedendo poco il padre che di norma è il più severo dei due genitori. Le ipotesi possono essere più di una e solo uno o più colloqui diagnostici possono chiarire quale sia quella giusta per ogni singolo figlio.
In ogni caso è abbastanza facile riequilibrare rapporti difficili tra genitori e figli con qualche seduta ad orientamento strategico-gestaltico ed in genere occorrono sedute individuali, cioè basterebbe che si recasse lei da sola da uno psicoterapeuta.

Dott.ssa Valentina Sciubba

Dott.ssa Valentina Sciubba

Roma

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