La sorella del mio ragazzo è troppo strana e non riusciamo a capire cos'ha. Non vuole mai andare a scuola, ha sempre la nausea seguita da ansia oppure paura di morire o soffocare mangiando, si sente ogni sera "un pelo in gola" e prima di dormire è quasi sempre una battaglia. Non vuole mai stare a casa da sola.
Ha un atteggiamento molto maleducato nei nostri confronti e spesso parla male dei familiari se non ottiene le cose che vuole. Risponde male e a volte ha delle "crisi" di pianto/isteriche. Penso sia molto stressata e sotto pressione, soprattutto perché si sente obbligata ad andare a scuola e a fare i compiti.
Ha avuto alcuni problemi con delle ragazze della sua stessa età a scuola, che l'hanno insultata ecc., ma si è "risolta" parlando tra genitori. Lei comunque il weekend sta abbastanza bene, a parte la nausea che ha praticamente sempre; però le amiche le vede e se deve andare, ad esempio, al centro commerciale ci va ecc. Però l'altra volta mi ha detto che non ricorda un giorno in cui lei è tranquilla.
A volte dice che sarebbe meglio morire piuttosto che vivere così, oppure che noi non capiamo cosa ha e nemmeno lei riesce a spiegarcelo e noi ci arrabbiamo. Sta andando da psichiatri, psicologi ecc., ma niente: le hanno solo dato il PDP per la scuola ma nient'altro. La neuropsichiatria non chiama e ogni giorno peggiora sempre di più.
Sono seriamente preoccupata che possa essere qualcosa di grave, anche perché i suoi occhi e il suo modo di parlare, il suo atteggiamento, cambiano proprio a volte e sta cosa fa paura, soprattutto perché, avendo un papà con doppia personalità, queste cose mi mettono a disagio. Solo che io non so più cosa fare per aiutarla. La famiglia vedo che è preoccupata, però aspettare ormai non è più un'opzione.
Grazie in anticipo
Gentile utente,
grazie per aver scritto con tanta sincerità e dettaglio. La situazione che descrivi è complessa e dolorosa, e la tua preoccupazione è assolutamente legittima. Provo a offrirti alcune riflessioni, con la premessa fondamentale che non è possibile né deontologico fare diagnosi a distanza: quanto segue è una lettura psicoeducativa per aiutare a orientarsi.
Cosa potrebbe stare succedendo?
La lettura clinica che propongo è che l'ansia possa celare un senso di inadeguatezza e di perdita del controllo, (tipica della fase evolutiva che la ragazza sta attraversando), che si trasforma in ritiro o in quella paura/desiderio di morire di cui parli. Inoltre, potrebbe rappresentare da un lato la paura di crescere e perdere gli affetti; dall'altro il timore di assumersi delle responsabilità per le quali lei potrebbe ritenere di non avere ancora le risorse necessarie.
Da questo punto di vista:
- La nausea continua potrebbe essere una metafora del corpo che esprime la paura di "non poter andare oltre" o di non riuscire a "digerire" le pressioni che sente.
- Il ritiro scolastico rifletterebbe il bisogno di accudimento continuo in un ambiente che sente protettivo (la casa), mentre il mondo esterno (scuola, relazioni) è percepito come giudicante o pericoloso.
- Le crisi, la maleducazione, il pianto: non sono "capricci", ma il modo in cui un'adolescente in forte sofferenza scarica una tensione interna che non riesce a verbalizzare. La rabbia è spesso la punta dell'iceberg di una tristezza o di una paura profonda.
Attenzione a due segnali che hai descritto:
- "Sarebbe meglio morire piuttosto che vivere così": questa frase va sempre presa sul serio, non come ricatto ma come richiesta di ascolto radicale. Non significa necessariamente che voglia farsi del male, ma che il dolore emotivo è diventato insostenibile.
- "Gli occhi e il modo di parlare cambiano": può essere espressione di stati dissociativi lievi (la mente si "stacca" per proteggersi da un'emozione troppo intensa) o semplicemente di picchi ansiosi molto alti. La tua sensibilità, dato il contesto familiare, è comprensibile e merita di essere condivisa con i professionisti che la seguono.
Come relazionarsi con lei, nel quotidiano?
- Validare prima di correggere: invece di "Non dire sciocchezze" o "Devi mangiare", provare con "Vedo che stai male davvero, mi dispiace. Vuoi provare a dirmi cosa senti nel corpo in questo momento?".
- Ridurre la pressione prestazionale: sui compiti, sui modi, sulle prestazioni. In questa fase, la relazione vale più del risultato.
- Non avere paura delle sue emozioni forti: stare accanto a un pianto o a una crisi senza fuggire, senza giudicare, senza cercare subito la soluzione ("Sto qui con te, non sei sola") è già terapeutico.
- Creare rituali rassicuranti: per la sera, per i pasti, per i momenti di transizione. La prevedibilità riduce l'ansia da "imprevisto emotivo".
- Non colludere con il ritiro, ma accompagnare: "Capisco che oggi è difficile, proviamo a fare solo un piccolo passo? Se poi non ce la fai, ci fermiamo".
Quando e come attivare un aiuto più strutturato?
Hai scritto una frase chiave: "Aspettare ormai non è più un'opzione". Concordo. Ecco cosa puoi suggerire alla famiglia:
- Sollecitare la Neuropsichiatria con urgenza: non aspettare la chiamata. Contattare nuovamente il servizio, specificando che c'è un peggioramento quotidiano e la presenza di frasi sul desiderio di morte. In molte regioni esiste la possibilità di accesso prioritario per situazioni di crisi adolescenziale.
- Valutare un supporto psicoterapico a frequenza settimanale: se sta già vedendo uno psicologo ma non ci sono miglioramenti, può essere utile valutare un cambio di approccio o di professionista, cercando qualcuno con specifica esperienza in ansia adolescenziale, somatizzazioni e trauma relazionale.
- Coinvolgere la scuola in modo più strutturato: il PDP è un ottimo strumento, ma se la ragazza non riesce nemmeno ad accedere alla scuola, serve un progetto di rientro graduale condiviso tra famiglia, scuola e professionisti sanitari.
- Non sottovalutare il contesto e le relazioni familiari.
Nota deontologica: questa risposta ha scopo informativo e psicoeducativo. Per una valutazione clinica personalizzata, è fondamentale rivolgersi a professionisti abilitati che possano incontrare direttamente la ragazza e la famiglia.
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Con stima,
Dott.ssa Annunziata Rosa
Psicologa Psicoterapeuta
Psicologi Italia
Napoli
La Dott.ssa Rosa Annunziata offre supporto psicologico anche online
Salve,
l’adolescenza è una fase di vita complessa e delicata. In alcuni ragazzi questo passaggio può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici, difficoltà scolastiche e scoppi emotivi che, visti dall’esterno, possono apparire “strani” o ingestibili.
Dal suo racconto emergono segnali che meritano attenzione: l’ansia costante, la paura di soffocare o morire, il rifiuto della scuola, il dire che “sarebbe meglio morire”, il non ricordare un giorno di vera tranquillità. Sono elementi che indicano una sofferenza, che va presa sul serio.
Mi colpisce anche il ruolo che lei sembra essersi assunta. In quale posizione si sente rispetto a questa ragazza? È la sorella del suo compagno: cosa la porta a sentirsi così responsabile nel doverla aiutare o “capire” cosa abbia? È importante chiarire questo aspetto, perché il rischio è di caricarsi di un compito che spetta prima di tutto ai genitori e alla rete dei servizi.
Quando parla del papà con “doppia personalità”, a cosa si riferisce esattamente? È presente una diagnosi clinica? Lo chiedo perché termini generici possono creare timori comprensibili ma anche confusione, e non è detto che ciò che osserva nella ragazza sia collegato a questo.
Scrive che è seguita da psichiatri e psicologi: è attualmente in carico a un servizio pubblico (neuropsichiatria infantile) oppure ci sono stati solo colloqui sporadici? Se non c’è una presa in carico strutturata e continuativa, è fondamentale che la famiglia la richieda formalmente e insista per averla. I genitori possono rivolgersi direttamente al servizio territoriale, al pediatra o al medico di base per sollecitare un intervento, o valutare un accesso urgente se necessario.
Non deve fare tutto lei. Serve una rete: famiglia, scuola e servizi. Ed è importante che questa rete si attivi concretamente, senza rimandare oltre.
Un caro saluto.
Dotto.ssa Paola Papini
Roma
La Dott.ssa Paola Papini offre supporto psicologico anche online