Buonasera, sono disperata. Non ci giro intorno, perché è la pura verità. Sono divorziata da 5 anni e ho due gemelli di 15 anni, maschio e femmina.
La situazione non è mai stata semplice da gestire, soprattutto con mia figlia: sin da bambina ha avuto un carattere oppositivo che manifestava soprattutto con me, provocandomi fino a farmi esplodere. Le è stato poi diagnosticato un vero e proprio disturbo di relazione di tipo oppositivo e, dopo la separazione, le cose sono andate peggiorando. Lo scorso anno non ha frequentato la scuola e si è fatta bocciare. Quest'anno ha fatto molte assenze e non so se ce la farà.
Io sono un'insegnante e ho attivato per lei un BES grazie alle certificazioni del neuropsichiatra. Ho provato anche a portarla da una psicologa, proponendo di andarci insieme, ma non vuole. È completamente dipendente dal telefono. Mi risponde male, mi insulta e mi offende.
Il padre non esiste, o meglio esiste solo per aggravare la situazione. Non paga mai regolarmente la miseria che deve darmi per il mantenimento dei ragazzi, non rispetta i turni stabiliti dal giudice e, quando i figli sono da lui, spesso li lascia soli per andare a divertirsi fuori città. Paradossalmente, però, i ragazzi sono estremamente gentili con lui, che mai si è interessato dei problemi di salute che hanno (anche il maschio ha certificazioni neuropsichiatriche), della scuola e di come vadano le cose in questa casa.
Mio figlio, quando parte con il padre, non mi dice neppure dove va e non me lo dice nemmeno il padre, con il quale è impossibile comunicare, dato che mi ha bloccato (senza motivo) al telefono. Si comunica con delle mail, di cui non è nemmeno possibile sapere se siano state lette oppure no.
Dopo l'ennesima offesa da parte di entrambi i miei figli ho deciso di non avere più a che fare con loro. Se sono a casa mia preparo loro da mangiare, ma poi mi chiudo in camera. Del resto, a loro non importa niente di me, di come stia o di come io possa sentirmi.
Sono così stanca e mortificata che ho deciso di andare dal giudice a chiedere supporto. In alternativa non mi resta che il suicidio o sparire nel nulla. Ho sacrificato, sbagliando, 15 anni della mia vita per ritrovarmi in questa situazione, che gestisco completamente da sola. Ho chiesto aiuto a tutti: ASL e servizi sociali, ma invano.
Buonasera,
la ringrazio per aver trovato la forza di condividere una situazione così complessa e dolorosa.
Dalle sue parole emerge una profonda stanchezza, un senso di solitudine e di impotenza che, dopo anni di fatica e responsabilità portate avanti da sola, sono assolutamente comprensibili. Sta gestendo una situazione familiare molto impegnativa, con figli adolescenti che attraversano difficoltà importanti e con un supporto genitoriale dall’altra parte che, come descrive, è assente o disfunzionale.
È importante dirle con chiarezza che ciò che sta vivendo non è segno di incapacità o fallimento, ma il risultato di una condizione oggettivamente complessa e molto pesante da sostenere nel tempo senza un adeguato supporto.
Allo stesso tempo, il fatto che lei arrivi a pensare di “sparire” o al suicidio è un segnale molto importante, che merita attenzione e non deve essere affrontato da sola. Quando si arriva a questo livello di disperazione, significa che il carico è diventato troppo grande per essere sostenuto senza un aiuto concreto.
La sua sofferenza ha valore e merita ascolto, protezione e sostegno.
Per quanto riguarda i suoi figli, l’adolescenza è una fase già di per sé complessa, e in presenza di difficoltà emotive e relazionali può diventare ancora più conflittuale. I comportamenti oppositivi, le offese e la distanza che descrive sono molto dolorosi, ma non rappresentano necessariamente un reale disinteresse nei suoi confronti, quanto piuttosto una modalità disfunzionale di esprimere disagio.
Questo non giustifica ciò che accade, ma può aiutare a leggerlo in modo meno colpevolizzante verso se stessa.
Ha già fatto molto: attivare un BES, rivolgersi a specialisti, cercare un supporto. Questo dimostra quanto lei sia presente e attenta, nonostante la fatica.
La sua idea di rivolgersi al giudice per chiedere supporto è una possibilità concreta e legittima, soprattutto per tutelare sé stessa e i suoi figli in una situazione che appare difficile da gestire da sola.
Accanto a questo, però, è fondamentale che anche lei abbia uno spazio di sostegno personale. Un percorso psicologico per lei potrebbe rappresentare un luogo in cui poter finalmente portare il suo carico, elaborare la fatica e ritrovare delle risorse.
In questo momento, la priorità è che lei non resti sola con questi pensieri.
Non è necessario affrontare tutto questo da sola.
Sta vivendo una situazione estremamente difficile, ma il fatto che lei sia qui a parlarne è già un segnale importante: una parte di lei sta ancora cercando aiuto, e questa parte va sostenuta.
Un caro saluto,
Dott.ssa Rosina Motta
Catanzaro
La Dott.ssa Rosina Motta offre supporto psicologico anche online
Cara mamma, le sue parole arrivano con una forza e un dolore che non possono lasciare indifferenti. Sento tutta la stanchezza, il senso di solitudine e quella profonda mortificazione che nasce dal vedere i propri sacrifici calpestati proprio dalle persone che ama di più. È comprensibile che in questo momento lei veda solo il buio o il desiderio di fuggire, perché il carico che sta portando sulle spalle da sola è oggettivamente insostenibile per chiunque.
La dinamica che descrive con sua figlia, segnata da un disturbo oppositivo-provocatorio, è una delle sfide più logoranti per un genitore, poiché trasforma ogni interazione in un campo di battaglia dove l'affetto sembra scomparso per lasciare spazio solo al conflitto. È doloroso constatare come la sua professionalità di insegnante, che la porta a conoscere bene i bisogni educativi speciali, si scontri con l'impossibilità di applicare quelle stesse tutele nel calore di una relazione madre-figlia che è stata ferita dal tempo e dalle circostanze.
La figura paterna che descrive aggiunge un livello di ingiustizia quasi intollerabile. È un fenomeno purtroppo noto in psicologia quello per cui i figli, per un meccanismo di difesa o per il timore di perdere l'unico briciolo di legame rimasto con un genitore fragile o assente, tendono a compiacere chi dà loro meno, riversando invece tutta la rabbia e la frustrazione sul genitore che rappresenta la base sicura, ovvero lei. Loro sanno, pur agendo in modo crudele, che lei ci sarà sempre, ed è proprio questa certezza che paradossalmente li autorizza a trattarla male.
La sua decisione di chiudersi in camera e stabilire un distacco non deve essere letta come una sconfitta o un atto di abbandono, ma come un disperato tentativo di autoconservazione. In questo momento lei ha bisogno di proteggere la sua vita e la sua salute mentale prima di poter essere nuovamente un punto di riferimento per loro. Il fatto che abbia deciso di rivolgersi al giudice è un passo coraggioso e fondamentale: non è solo una richiesta di supporto burocratico, ma un grido affinché la responsabilità di questi due adolescenti complessi non ricada interamente su un unico paio di spalle ormai troppo stanche. Le chiedo però, con tutta l'empatia possibile, di non permettere a questa situazione di portarla verso pensieri di rinuncia estrema. La sua vita ha un valore immenso che prescinde dal successo scolastico dei suoi figli o dal loro attuale riconoscimento del suo ruolo. La crisi che state vivendo è sistemica e richiede un intervento esterno che non sia solo quello dei servizi sociali che l'hanno delusa, ma un'assistenza legale e psicologica che metta lei al centro. Lei ha diritto di essere aiutata e protetta tanto quanto i suoi figli. Si conceda questo spazio di ascolto legale, ma provi anche a cercare un supporto psicologico individuale per sé, non per gestire meglio loro, ma per ritrovare quella parte di sé che non è solo madre o insegnante, ma una donna che merita rispetto e serenità.
Dott.ssa Francesca Giusto
Psicologa e Pedagogista
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Quello che descrivi è una situazione impegnativa, soprattutto perché da tempo ti ritrovi a gestire molte responsabilità senza un vero supporto. Quando un genitore deve occuparsi da solo di regole, scuola, salute e quotidianità, è normale che il rapporto con i figli diventi faticoso e che tu senta di non avere più energie.
Il comportamento dei ragazzi non va letto come un rifiuto della tua persona. Spesso nasce dal fatto che manca una cornice stabile attorno a loro: se l’altro genitore non offre continuità, tutto il peso ricade su di te, e questo può creare tensioni e opposizioni.
Il tuo bisogno di prendere un po’ di distanza è comprensibile. È un segnale che hai portato avanti per molto tempo un compito che richiederebbe una rete più ampia.
Per alleggerire la situazione, possono essere utili diversi tipi di supporto:
- Un percorso psicologico per te, per avere uno spazio dove parlare e riorganizzare le energie.
- Consultorio, servizi sociali o neuropsichiatria infantile, che possono affiancarti nella gestione dei ragazzi e offrire un riferimento più stabile.
- Un educatore o un servizio per adolescenti, quando disponibile, per non lasciare tutto sulle tue spalle.
- Un chiarimento legale, se necessario, per definire meglio responsabilità e confini con l’altro genitore.
Questi strumenti servono a creare attorno a voi una struttura più sostenibile, così che tu non debba più portare tutto da sola. Chiedere aiuto è un passo legittimo e utile per ritrovare un equilibrio più vivibile.
Firenze
Il Dott. Samuele Nale offre supporto psicologico anche online