Sindrome oppositiva provocatoria

Alberto

Salve Mio figlio di 15 anni oramai da tempo (circa 1 anno) manifesta condotto scolastica pessima con rifiuti evidenti alle autorità ed anche a casa è irritabile scortese e appena si ha un minimo litigio si chiude nel mutismo. Ovviamente apre bocca solo quando ha bisogno di qualcosa che chiede oltretutto in modo arrogante. Ha sempre ragione e uso tono sprezzante con tutti tranne penso i suoi amici. Vede che soffriamo la situazione ma se ne disinteressa. Che siano sintomi della DOP? Cosa mi consigliate di ignorare il suo atteggiamento (alle volte è veramente difficile) di dargli delle punizioni ?(si chiude nel mutismo ricattatorio) o altro? Vi ringrazio la quotidianità familiare è veramente difficile

6 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno signora, comprendo la fatica e l’esasperazione. Probabilmente suo figlio sta reagendo a una condizione esterna o familiare che lo fa soffrire e lo porta a reagire così. Lavorare su un minore significa sempre lavorare con e sulla famiglia. 
Se le interessa, mi può scrivere su WhatsApp. Ricevo a Santa Lucia di Verona. 
un caro saluto 

Dr Salvaggio

Dott. Emanuele Salvaggio

Dott. Emanuele Salvaggio

Verona

Il Dott. Emanuele Salvaggio offre supporto psicologico anche online

Gentile genitore, 

comprendo la sua preoccupazione, la sensazione di stanchezza che descrive è piuttosto comune quando la comunicazione con un figlio di 15 anni si trasforma in un muro di silenzi o in un campo di battaglia.
 
Prima di ipotizzare una diagnosi come il DOP, che richiede tempi e osservazioni cliniche approfondite, è utile guardare  questi comportamenti come segnali di una grande svolta evolutiva, un momento di separazione dai genitori, in cui emerge il tentativo, anche grossolano e rumoroso a volte, di affermare se stessi come individui. 

Spesso i ragazzi usano il conflitto e il mutismo come "corazze" per proteggere una fragilità che non sanno gestire o per sancire la propria autonomia rispetto ai genitori. Questo non significa vostro figlio non sia legato affettivamente a voi 

In questa fase, insistere con le punizioni potrebbe alimentare il braccio di ferro, portando il ragazzo a chiudersi ancora di più. 

Per provare a cambiare prospettiva e non sentirvi soli in questa tempesta, vi suggerisco due letture molto diverse ma complementari: "L'età dello tsunami" di Alberto Pellai, che aiuta a comprendere cosa accade nel cervello "in ristrutturazione" di un adolescente e "Mollami!" di Daniele Novara, un testo molto divulgativo e pratico che offre spunti su come gestire i conflitti e la giusta distanza educativa senza farsi travolgere dalle provocazioni. 

Cambiare il modo in cui vengono letti gli attacchi degli adolescenti è spesso il primo passo per disinnescare la tensione quotidiana.

Un caro saluto


Dott.ssa Gessica Mestriner
Psicologa clinica - Verona 

 

Caro Alberto,

Capisco quanto sia difficile convivere ogni giorno con un figlio che sembra rifiutare ogni regola, risponde con arroganza, si chiude nel mutismo e tratta la famiglia con freddezza. Quando un ragazzo di 15 anni cambia così, non è quasi mai semplice ribellione: è un modo confuso e immaturo di gestire emozioni che non sa nominare, frustrazioni che non sa regolare e un bisogno di autonomia che spesso si esprime come sfida. Il fatto che con gli amici si comporti diversamente indica che non è incapace di relazioni sane, ma che in casa si attivano dinamiche più profonde, dove si sente più vulnerabile e quindi più reattivo. È comprensibile chiedersi se possa trattarsi di un disturbo oppositivo, ma comportamenti simili possono comparire anche in adolescenti che vivono ansia, insicurezza, fatica scolastica o semplicemente un periodo di forte disorganizzazione emotiva. Etichettarlo ora rischierebbe di irrigidire tutto, mentre ciò che serve è capire cosa c’è sotto questa rabbia.

Punizioni rigide o ignorare completamente il suo atteggiamento tendono a peggiorare la situazione: le prime alimentano la lotta di potere, il secondo lo fa sentire ancora meno visto. Funzionano meglio poche regole chiare e stabili, conseguenze logiche e non punitive, un tono fermo ma non aggressivo, e la capacità di non entrare nella provocazione quando si chiude o alza la voce. Quando si isola, è utile lasciargli spazio senza inseguirlo, ma riprendere il dialogo quando torna, mantenendo coerenza e calma. Allo stesso tempo, è importante riconoscere le sue emozioni senza giustificare i comportamenti: “capisco che sei arrabbiato, ma non è accettabile parlare così”. Se questa situazione va avanti da un anno ed è così intensa, un supporto psicologico per lui e un confronto familiare possono aiutare a capire cosa sta vivendo e come accompagnarlo senza esasperare i conflitti.
Se desideri, rimango a tua disposizione per qualsiasi approfondimento 

Un saluto sentito

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica - del Lavoro

Organizzazioni- Risorse Umane

Ricevo anche Online

Salve, capisco quanto possa essere faticosa la vostra quotidianità: quando la comunicazione con un figlio incontra dei “muri” (irritabilità, chiusura, mutismo dopo i litigi), è normale sentirsi provati e anche impotenti. La domanda sulla DOP è comprensibile, ma da un messaggio è difficile fare una diagnosi poiché si rischierebbe di escludere dati importanti.

Comportamenti come opposizione alle regole, tono sprezzante, rifiuto dell’autorità e chiusura possono comparire per motivi diversi e spesso, in adolescenza, hanno a che fare anche con una fase di crescita molto intensa: sperimentazione, ricerca di identità, bisogno di appartenenza al gruppo. E qui c’è un paradosso tipico: l’adolescente può sembrare “trasgressivo”, ma in realtà è spesso alla ricerca di regole e punti fermi proprio per “riscoprirsi”. Quando non si sente abbastanza libero di sperimentare, anche dove esiste una base solida su cui rientrare, può vivere conflitti interiori che poi esplodono in modalità aggressive o di chiusura.

Per questo, più che “che cos’ha”, la domanda pratica diventa: cosa sta comunicando con questi comportamenti? Cosa mantiene attivo il ciclo in famiglia e a scuola? E per capirlo davvero servono tempo e contesto (quindi storia del ragazzo, ambienti frequentati, storia familiare ecc)

Nel frattempo, mi sento di sconsigliare le risposte estreme: né ignorare tutto, né basarsi solo su punizioni. In genere aiuta di più:

- Poche regole di convivenza, esplicite e stabili, con conseguenze prevedibili e non umilianti (es. routine minime in casa: collaborazione, rispetto nei toni, orari), significa mostrare delle conseguenze che non devono “fare male” ma solo stimolare il ragionamento.

- Micro-momenti di connessione: anche 5–10 minuti in cui fate 1–2 domande genuine per capire come sta, senza trasformarle in un interrogatorio. L’obiettivo è riaprire un canale, non “vincere” la conversazione.

- Sul mutismo: non inseguirlo in quel momento. Potete lasciare una porta aperta (“quando ti va ne riparliamo”) e, se partono insulti o toni aggressivi, si interrompe la comunicazione: anche questo è un confine sano e coerente.

Dopo un anno di difficoltà (scuola + casa), io valuterei seriamente un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva (anche tramite consultori/servizi territoriali, sono sempre aperti e disponibili).

Secondariamente mi sento di consigliare anche uno spazio dedicato ai genitori, non in senso “educativo”, ma per trovare il modo migliore di sostenervi e reggere questa fase senza consumarvi nel conflitto quotidiano.

Un caro saluto

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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Capisco quanto possa essere faticoso vivere una quotidianità così tesa. Quando un ragazzo di 15 anni diventa oppositivo, sprezzante e apparentemente indifferente alla sofferenza dei genitori, il clima familiare può diventare davvero pesante. Ti rispondo con prudenza sulla DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio). La DOP non si può diagnosticare da un racconto online e richiede una valutazione clinica strutturata. Inoltre, in adolescenza alcuni comportamenti oppositivi possono far parte di una fase evolutiva, anche se questo non significa che vadano tollerati senza limiti. La differenza sta nell’intensità, nella pervasività (a scuola, a casa, con adulti diversi) e nella durata del comportamento, oltre che nell’impatto sul funzionamento quotidiano. Dal tuo racconto emergono alcuni elementi tipici dell’adolescenza: bisogno di affermarsi, rifiuto dell’autorità, maggiore apertura verso i pari rispetto alla famiglia. Ma ci sono anche aspetti che meritano attenzione: il mutismo come forma di “ritiro punitivo”, il tono costantemente sprezzante, la chiusura relazionale e il peggioramento scolastico prolungato.

Prima di pensare a punizioni o a ignorare, può essere utile cambiare prospettiva su alcune cose. Ignorare completamente non funziona, perché il messaggio che passa è che non ci sono confini. Punire in modo rigido spesso irrigidisce ancora di più l’adolescente, che vive la punizione come una sfida di potere. Se lui tende già al mutismo come forma di controllo, il rischio è entrare in una lotta in cui nessuno vince.

Alcuni punti pratici che possono aiutare:

Primo, separare il comportamento dalla persona. Evitare frasi globali come “sei sempre maleducato” e concentrarsi su fatti specifici: “In questo momento mi stai parlando con un tono che non accetto”.

Secondo, stabilire poche regole chiare e non negoziabili, con conseguenze coerenti e prevedibili. Non punizioni emotive o impulsive, ma conseguenze collegate al comportamento. Per esempio, se manca di rispetto nell’uso del telefono, si riduce l’uso del telefono per un tempo definito. La chiave è la coerenza, non la severità.

Terzo, non inseguire il mutismo. Se si chiude, puoi dire qualcosa come: “Quando vorrai parlarne, io ci sono. Ma il problema resta e lo affronteremo”. Questo evita di rinforzare il silenzio come strumento di potere.

Quarto, creare momenti neutri, non conflittuali, in cui non si parli di scuola o regole. Anche una breve attività condivisa può riaprire un canale relazionale. Spesso dietro l’oppositività c’è fatica emotiva che non sa esprimere diversamente.

Quinto, osservare se ci sono altri segnali: calo dell’umore, isolamento, cambiamenti nel sonno o nell’appetito, nuove compagnie problematiche. A volte il comportamento oppositivo è una copertura di ansia, frustrazione o difficoltà scolastiche non dichiarate.Se la situazione dura da un anno e sta peggiorando, un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva può essere molto utile. Non come etichetta diagnostica, ma come spazio di valutazione e sostegno anche per voi genitori. Spesso lavorare con i genitori modifica già significativamente il comportamento del ragazzo.

Ti faccio una domanda importante: com’era vostro figlio prima di questo cambiamento? C’è stato un evento specifico che coincide con l’inizio di questo atteggiamento?

La fatica che descrivi è reale. È importante che anche voi genitori abbiate uno spazio di sostegno, perché un adolescente oppositivo mette a dura prova l’equilibrio emotivo di tutta la famiglia. Non siete soli in questo, ma serve un intervento strutturato, non solo resistenza quotidiana.

Dott.ssa Simona Di Meglio

Dott.ssa Simona Di Meglio

Napoli

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Salve Alberto, da quello che descrive suo figlio è in pieno periodo adolescenziale e in quanto tale è un periodo particolare in cui la chiusura e la ribellione verso le figure genitoriali e le autorità (che può manifestarsi in tanti modi e forme e attraverso tanti comportamenti, come quelli da lei descritti) è caratteristica ed evolutiva quando non sfocia in forme patologiche e disfunzionali (es: abuso di alcool e sostanze, comportamenti delinquenziali). Mi rendo conto al contempo che l'adolescenza dei propri figli (in quanto periodo complesso e che porta ogni genitore dentro a fare i conti con tanti vissuti e questioni) possa non essere semplice da comprendere e gestire. Potrebbe essere utile valutare uno spazio per lei in cui portare quelle che sono le sue fatiche rispetto al rapporto con suo figlio, al periodo che sta vivendo e le modalità di relazionarsi con lui. Qualora volesse rimango a disposizione.

Cordiali saluti, 

Dott.ssa Rachele Rainone.