Cosa posso fare?

Paolo

Abbiamo problemi con nostro figlio di 16 anni e mezzo. Dice che non vuole più avere a che fare con noi e di farcene una ragione. Che cosa possiamo fare?

9 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, comprendo il vostro sgomento, ma spesso gli adolescenti utilizzano modalità estreme per comunicare un loro disagio o un problema di relazione con gli adulti di riferimento. Ovviamente ogni situazione va valutata attentamente e non si può mai generalizzare. È necessario che vi rivolgiate a professionisti esperti per una corretta  disamina della situazione e per avere le indicazioni utili ad affrontare questo momento difficile. Lavoro da decenni con ragazzi e genitori che attraversano fasi critiche. Se volete resto disponibile a un contatto per una consultazione. 

Dr.ssa Francesca Fontana

Monza 

Dott.ssa Francesca Fontana

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Monza e della Brianza

La Dott.ssa Francesca Fontana offre supporto psicologico anche online

Mi dispiace, è una situazione davvero dura da vivere come genitori. Quello che vostro figlio sta dicendo è molto forte, ma a 16 anni spesso le parole sono più estreme delle intenzioni reali. Anche se dice che non vuole avere a che fare con voi: difficilmente è davvero indifferente. A quell’età si “spinge via” proprio ciò da cui si dipende ancora emotivamente. Quindi non significa che il legame sia perso — però è un segnale importante che qualcosa dentro di lui (o nella relazione) sta faticando. 

Fate attenzione se vedete anche:

  • isolamento totale
  • rabbia incontrollata o aggressività
  • calo drastico a scuola
  • segnali di tristezza profonda o apatia

In questi casi è importante intervenire al più presto e contattate uno specialista/psicoterapeuta.

Se avete bisogno di altre risposte potete contattarmi telefonicamente.

Buongiorno, in età adolescenziale certi pensieri e comportamenti sono parte di un percorso di crescita dei ragazzi, che si trovano spesso in un età dove fanno fatica a essere indipendenti ma desiderosi di esserlo. Un Percorso genitoriale può sicuramente aiutarvi a capire come stare accanto al ragazzo lasciandogli spazi necessari per maturare.

Gentilissimo Paolo,

capisco quanto possa essere doloroso e destabilizzante sentire una frase del genere da vostro figlio. A 16 anni e mezzo, però, siamo in una fase molto delicata dello sviluppo: l’adolescenza avanzata, in cui il bisogno di autonomia e di definire la propria identità può esprimersi anche in modo brusco, provocatorio o apparentemente “definitivo”.

Ovviamente per darvi una risposta più concreta dovrei sapere se è successo qualcosa in particolare, quando è iniziato questo cambiamento, etc...

Provo a darvi una risposta ovviamente generalizzando:

Quando un ragazzo dice “non voglio più avere a che fare con voi”, raramente significa davvero un distacco totale. Più spesso può indicare:

  • Rabbia o frustrazione: qualcosa nel rapporto lo fa sentire non capito, controllato o giudicato.
  • Richiesta indiretta di ascolto: anche se sembra il contrario, a volte è un modo (maldestro) per dire “non mi sento visto”.
  • Influenze esterne: amici, relazioni, scuola, eventuali difficoltà che non riesce a esprimere apertamente.

Sicuramente dovreste evitare alcune reazioni, comprensibili ma controproducenti, come:

  • Rispondere con scontro diretto (“finché vivi qui…”)
  • Fare pressione immediata per chiarire tutto
  • Minimizzare (“ti passerà”) o drammatizzare eccessivamente
  • Inseguirlo continuamente per parlare quando lui non vuole

Questo rischia di rafforzare la sua chiusura.

Al contrario potete:

  • Mantenere una presenza stabile ma non invadente
    Fategli sentire che ci siete, senza forzarlo. Anche piccoli segnali contano: “Quando vorrai parlare, noi siamo qui perché per noi sei importante”
  • Ascolto più che spiegazione
    Quando (e se) si apre, cercate di:
  • non interrompere
  • non correggere subito
  • riflettere su quello che dice

Valutate un supporto professionale se:

  • il rifiuto è totale e prolungato
  • ci sono segnali di isolamento forte, aggressività o sofferenza evidente
  • la comunicazione è completamente interrotta

A volte è utile anche iniziare voi genitori, senza coinvolgerlo subito.

Rimango a disposizione.

Distinti Saluti

Dott.ssa Laura Perego

Gentilissimo Paolo,

sembrerebbe che suo figlio stia attraversando un forte momento di crisi, un tentativo di svincolo dalla famiglia di origine faticoso. 

Ciò che potete fare come genitori è lasciare lui uno spazio di libertà, senza tuttavia farlo sentire abbandonato in questa fase così difficile. 

Potere chiedere come coppia genitoriale un sostegno psicologico per affrontare questo momento, ed eventualmente, successivamente, attivare un sostegno anche per vostro figlio.

Resto a disposizione per una consulenza o per una presa in carico,

Cordialmente,

dott.ssa Elisa Scaramella,

Psicologo clinica ad orientamento sistemico relazione,

Disponibile anche online

Egregio una lacuna della nostra civiltà è data dal fatto che nessuno ci insegna a diventare genitori se non il vago ricordo di quello che abbiamo avuto dai nostri. Secondo me il problema di vostro figlio è legato alla vostra cultura di genitori che forse si rifà a modelli che non tengono conto del tempo e delle situazioni passate in questi anni. Vi consiglierei di rivedere la vostra storia di genitori con una persona competente nel campo. Comunque vi faccio i miei auguri ve li meritate davvero. 

 

Questo è un tipico comportamento di ribellione adolescenziale. È importante essere accoglienti e disponibili, così da diventare un punto di riferimento solido. Allo stesso tempo, può essere utile cercare di comprendere le ragioni di un atteggiamento così radicale: potrebbero esserci dei nodi emotivi da sciogliere. In questi casi, rivolgersi a dei professionisti può essere di grande aiuto.

Buongiorno,

L adolescenza è un periodo che spesso slatentizza comportamenti adolescenziali "a elastico".

Da queste poche informazioni sarebbe riduttivo dare consiglio. Potrebbe esservi utili cercare un percorso di parent training, ossia di accompagnamento alla genitorialità per poter fare un assessment più accurato e capire le dinamiche relazionali. 

Resto a disposizione per approfondire.

Ricevo in studio a Monza.

Cordiali saluti 

Dr.ssa Silvia Garzia 

Psicologa Clinica e Perinatale 

Dott.ssa Silvia Garzia

Dott.ssa Silvia Garzia

Monza e della Brianza

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Buon pomeriggio Sig.Paolo, grazie per la condivisione in questo modesto spazio, da ciò che racconta appare chiaro il disagio che può rappresentare l'evento, è una situazione molto comune nel nucleo familiare, ed è naturale possa far emergere sofferenza, disagio e disorientare rispetto alla sua gestione.


 In questa fase è importante non leggere il rifiuto come un fallimento genitoriale, ma come un segnale di difficoltà del ragazzo che sta esprimendo a suo modo un bisogno o forse un conflitto che ancora non riesce a comunicare in modo diverso. 


Un percorso di supporto genitoriale iniziale potrebbe aiutare a comprendere le dinamiche, dare senso alle emozioni e individuare modalità relazionali più efficaci, rafforzando al contempo una presenza genitoriale stabile e percepita come base sicura.”
Questo spesso è ciò che nel tempo può permette una riapertura del dialogo.

Nella speranza di essere stata d'aiuto, resto disponibile online per un approfondimento e confronto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

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Roma

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