Autismo

L'autismo nel contesto scolastico

12 Ottobre 2011

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Il primo passo per affrontare una patologia complessa e multiforme come l’autismo resta sempre e comunque una diagnosi e una valutazione precise, per le quali si utilizzano strumenti didattici “a misura” di quel particolare soggetto. Molto elastici ed adattabili risultano il PEP-R (psico-educative profile), e l’AAPEP (utile per la valutazione dell’autismo nei soggetti adulti), che rientrano nel programma TEACCH (Treatment and Education of Autistic and Related Communication Handicapped Children).

Esistono poi Checklist specifiche e interviste ai genitori che permettono di puntualizzare la gravità del quadro e monitorare la situazione. Il passo successivo riguarda sicuramente l’individuazione e la scelta del percorso migliore per il soggetto. In genere ci si trova di fronte a due possibilità: l’inserimento in un centro specifico per la cura dell’autismo o l’inserimento nel contesto scolastico. Partendo dal presupposto che lo specialista dovrebbe fare da guida verso la scelta più funzionale possibile in base ad una serie di criteri oggettivi (basso o alto livello di funzionamento cognitivo, elevata o meno presenza di comportamenti-problemi, reale possibilità di integrazione, etc…), i genitori rimangono comunque coloro che prendono la decisione finale. La scuola si trova quindi a dover affrontare svariate situazioni, tra le quali anche alcune di difficile gestione, sia per il quadro patologico, sia per la carenza di risorse.

È fondamentale individuare una linea guida che consiste di determinati punti e norme da seguire per svolgere al meglio il lavoro educativo, relazionale e comunicativo con i soggetti autistici (Micheli, 1998):

  • necessità di elaborare programmi educativi individualizzati (ciò è possibile proprio grazie a strumenti diagnostici specifici e a colloqui con i genitori)
  • collaborazione costante con le famiglie e con le figure di riferimento: la conduzione dell’intervento è affidata a genitori, educatori e insegnanti che condividono le stesse strategie in stretta collaborazione, con la supervisione di medici e psicologi
  • riferimento al modello teorico cognitivo-comportamentale: i comportamenti possono essere rinforzati in senso positivo o negativo, ma è bene sottolineare che ciò non significa avere come obiettivo la modificazione comportamentale, soprattutto per ciò che riguarda i comportamenti-problema, bensì a cercare di fornire strumenti che consentano di capire il mondo e di dare significato al comportamento altrui
  • approccio generalista (si considerano tutti gli ambiti di vita del soggetto) e flessibile
  • educazione strutturata : intervento sull’ambiente limitando il più possibile elementi distraenti, utilizzo di strumenti adeguati (disegni, figure, fotografie), scomposizione del comportamento o dei concetti in elementi minimi
  • ambiente prevedibile: strutturazione degli spazi e degli ambienti di lavoro


Per ciò che riguarda lo specifico intervento sulla comunicazione risulta necessario:

  • scegliere un tipo di comunicazione significativa per il bambino
  • partire da ciò che lo interessa
  • facilitare la comunicazione in modo che il soggetto possa sperimentare dei successi
  • se il soggetto usa diverse modalità di comunicazione, a diversi livelli, rispondere a tutti i livelli e non insistere per il livello più elevato
  • sfruttare l’estrema disponibilità dei soggetti autistici per la routine e introdurre gradualmente ostacoli al raggiungimento delle mete desiderate, per favorire comportamenti finalizzati alla richiesta e all’espressione di bisogni e desideri.


Un approccio multidisciplinare prevede chiaramente l’integrazione di terapie extrascolastiche, condotte da esperti in grado di ampliare le capacità del soggetto e facilitare il lavoro svolto a scuola, contesto in cui, generalmente, l’autistico trascorre la maggior parte del tempo:

  • psicomotricità
  • psicoterapia
  • logoterapia
  • musicoterapica
  • pet therapy
  • terapia farmacologia


L’esperienza maturata in molti anni di lavoro con l’autismo in ambito scolastico mi porta alla considerazione conclusiva che, per quanto ostico e spesso pieno di ostacoli e iniziali frustrazioni, il lavoro con questi soggetti necessita di una strutturazione, una costanza, una mente aperta ed elastica che possano permettere di porre le migliori fondamenta possibili per un intervento di successo.

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Domande e risposte

Sono un'insegnante di sostegno ed è il secondo anno che seguo un bambino autistico di quasi 7 anni

Buona sera a tutti, mi sono appena iscritta e sono felice di poter trovare un aiuto in questo campo...

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