Per bambine e bambini, trascorrere del tempo lontano dai propri genitori o dalle proprie figure di riferimento può rappresentare una sfida importante. L’ingresso al nido e, successivamente, alla scuola primaria può quindi essere accompagnato da emozioni intense: pianto, paura, difficoltà nel separarsi o il desiderio di rimanere vicino alla propria figura di riferimento.
Come possiamo accompagnarli in questo passaggio?
La teoria dell’attaccamento, elaborata da John Bowlby, ci aiuta a comprendere l'importanza delle relazioni con le figure di riferimento per lo sviluppo emotivo del bambino.
Nel corso del primo anno di vita il legame di attaccamento diventa progressivamente più evidente. Il bambino ricerca la vicinanza della propria figura di riferimento soprattutto quando si trova in una situazione di difficoltà o percepisce un pericolo. Allo stesso tempo, la presenza di una figura che offre protezione e sicurezza gli permette gradualmente di esplorare l'ambiente circostante.
La figura di attaccamento può quindi rappresentare quella che Bowlby ha definito una “base sicura”: un punto di riferimento a cui poter tornare quando si ha bisogno di protezione e dal quale poter ripartire per esplorare.
Con la crescita, il bambino sviluppa progressivamente maggiori capacità di tollerare la separazione e di sentirsi sicuro anche in contesti diversi da quello familiare. Questo processo, però, non avviene nello stesso modo per tutti: età, caratteristiche individuali, esperienze precedenti e qualità delle relazioni con gli adulti di riferimento possono influenzarlo.
L'inserimento al nido e l'ingresso alla scuola primaria rappresentano quindi importanti momenti di cambiamento. Il bambino si trova a conoscere nuovi adulti, nuovi spazi e nuovi compagni, mentre deve affrontare anche la separazione dalle proprie figure di riferimento.
Un'accoglienza organizzata con attenzione e una preparazione adeguata delle professioniste e dei professionisti che lavorano nella prima infanzia possono facilitare questo passaggio.
Anche il ruolo dei genitori è importante. I bambini sono molto sensibili agli stati emotivi degli adulti che li accompagnano: non significa che un genitore debba necessariamente essere tranquillo o non mostrare emozioni, ma può essere utile trasmettere fiducia nella possibilità che il bambino affronti gradualmente questa nuova esperienza.
L'obiettivo non è eliminare la tristezza o la paura della separazione, ma aiutare il bambino a riconoscere e attraversare queste emozioni sentendosi sostenuto e compreso.
Cosa possiamo fare concretamente? Alcuni semplici accorgimenti possono aiutare bambine e bambini ad affrontare più serenamente il momento dell'ingresso:
- Prepararli in anticipo, spiegando con parole semplici cosa succederà e, se possibile, visitando insieme il nuovo ambiente. Anche leggere una storia ambientata al nido o a scuola può essere un modo per familiarizzare con la nuova esperienza;
- Rassicurare senza negare le emozioni, ricordando loro che mamma, papà o le altre figure di riferimento continueranno a voler loro bene anche quando saranno lontani;
- Lasciare spazio alle emozioni, permettendo al bambino di dire che è triste, preoccupato o spaventato senza cercare immediatamente di eliminare queste sensazioni;
- Costruire rituali di saluto semplici e prevedibili, che possano diventare un punto di riferimento quotidiano;
- Essere una base sicura, rispondendo ai bisogni del bambino con disponibilità e coerenza e aiutandolo gradualmente a sperimentare la propria capacità di stare anche in un ambiente nuovo.
Ogni bambino ha i propri tempi. Un po' di pianto o di fatica durante la separazione non significa necessariamente che qualcosa non stia funzionando: può essere una normale manifestazione delle emozioni legate a un cambiamento importante.
Ciò che conta è poter affrontare questo passaggio con adulti capaci di ascoltare, comprendere e accompagnare, affinché il nuovo ambiente possa diventare progressivamente un luogo in cui il bambino si sente accolto e sicuro.
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