Famiglia e bambini

Mio figlio di 4 anni se non riesce a fare qualcosa, si arrabbia e tira oggetti

alessandra

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G.ma dott.ssa, ho un bambino di 4 anni che frequenta il 2 anno di materna. E' molto intelligente ma il suo problema è la difficoltà a gestire le frustrazioni. Davanti ad un NO secco risponde alzando le mani sia verso gli adulti (maestre e genitori) che verso i suoi compagni. Se invece non riesce a fare qualcosa, si arrabbia e tira oggetti. Inutile dire quanti problemi a scuola ci stia causando. A nulla servono botte e punizioni.. Io e mio marito lo abbiamo fatto vedere da una neuropsichiatra infantile; da una psicomotricista e da una logopedista che ci hanno consigliato una terapia familiare. Abbiamo anche fatto un corso di un importante professore che si basa sull'utilizzo dell'ascolto attivo. I suoi “momenti“ sono ridotti e gli scatti d'ira durano meno temporalemente, ma ancora ci sono. Cosa possiamo fare? Potreste darci qualche consiglio? Grazie mille

26 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Alessandra, le risposte che le hanno dato sono utili, le consiglio di prendere in considerazione uno psicologo dell'età evolutiva e capire come mai vostro figlio ha eccessi di rabbia e non riesce a contenere la frustrazione.

Adesso ha due anni ma a lungo andare la situazione potrebbe diventare più difficile sia per voi che per lui.

Infatti tutto questo crea in lui un grande dolore e disagio internro, i bambini non si "divertono" ad avere reazioni del genere.

Un lavoro genitoriale è quello che potrete prendere in considerazione per aiutare il bambino a diventare un bambino sereno, felice e socievole.

Salve Alessandra,

sulla base dei problemi che vostro figlio di quattro anni presenta, le consiglio di continuare il percorso che già avete iniziato facendovi sostenere anche dalle risorse della pazienza e della coerenza.

Certamente anche una terapia familiare è utile in questo contesto in quanto vi può aiutare a modificare lo stile educativo , la comunicazione e la relazione con vostro figlio, raggiungendo in tal modo  più in fretta la risoluzione dei problemi legati al comportamento iroso e  alla  difficoltà di gestire le frustrazioni.

Cordiali saluti   

Cara signora, la domanda che lei pone è la stessa di tante altre giovani famiglie in questo preciso periodo storico. Immagino lo stato di disorientamento nel quale lei e suo marito vi trovate, certe volte si ha la sensazione di aver perso la bussola. Anche io ritengo utile effettuare una terapia familiare per rileggere in una chiave circolare il significato dell'atteggiamento del vostro piccolino. È vero che i bambini non sono in grado di gestire le proprie emozioni, solitamente lo fanno in maniera esplosiva, disorganizzata, ma questo è strettamente connesso alla loro età. Se la coppia di genitori è disorientata sul da farsi, se tutto questo viene percepito dal vostro piccolo come un senso di precarietà, il senso di smarrimento del bambino rischia di aumentare. Fare terapia familiare può dare la possibilità di riorganizzare le emozioni e gli interventi, non è detto che il percorso sia lungo, ma fermarsi a riflettere ha la sua utilità.

Cordiali saluti   

Buongiorno

Signora Alessandra

Mi pare di capire che la chiave stia tutta nel rapporto con suo figlio. Infatti il problema non è cosa fare davanti le reazioni di suo figlio ad un NO SECCO ma risiede nel fatto che si sente il bisogno di arrivare ad un no secco. Su ciò non ho abbastanza informazioni avrei bisogno di sapere come accade ciò, come si arriva ad un no secco. Certo 4 anni non è un’età facile, l’IO, l’identità del bambino si sta formando e quindi questo è un motivo sufficiente perchè il bambino si ribelli ai NO, (per differenziarsi dall’adulto), dall’altra parte è importante ai fini di questo stesso processo che l’adulto metta dei limiti al bambino e lo educhi come dice lei alla sopportazione delle frustazioni. Il bambino deve capire che non è onnipotente. E allora? Penso che ha fatto benissimo a fare il corso sull’ascolto attivo, (vedo che ha dato anche risultati), continui a praticare quello che  ha appreso, infatti per interiorizzare  uno stile relazionale diverso dal proprio c’è bisogno di tempo e di ripetizione, per lei suo marito e il suo bambino. Come arginare suo figlio? Cercando di spiegare il più possibile le ragioni dei no e dando sempre delle alternative (non puoi andare a giocare fuori perchè piove, ma puoi giocare con la pista delle macchinine che ti monta mamma) ed essendo costante nel dire no a certe cose piuttosto che altre. Non cedere sui divieti, in poche parole essere fermi ma con dolcezza. Non si demotivi, sia costante e non si aspetti risultati perfetti ed immediati e vedrà che le cose cambieranno...

La saluto e resto a disposizione

Cara Alessandra,

Il problema del tuo bambino è un problema ormai molto comune che mi è capitato spesso di trattare nella mia esperienza clinica. un primo consiglio che ti posso dare è quello di leggere assieme a tuo marito il libro del professor Giorgio Nardone: "Aiutare i genitori ad aiutare i figli" dove vengono riportati esempi di casi di questo genere e vengono anche spiegati i metodi che sono poi quelli che uso anche io efficacemente in terapia.

Allo stesso tempo però non ti nascondo che intervenire in questi problemi come genitori non è per niente facile, spesso è faticoso e si necessita di una guida, ma sopratutto di un sostegno psicologico; perciò anche io ti consiglio come i miei colleghi una terapia, ma non una di tipo familiare, bensì una indiretta sul bambino fatta da voi genitori con il terapeuta per evitare che il bambino si senti già etichettato come malato o problematico per due ragioni:

1- anzitutto i bambini molto intelligenti come il tuo imparano a trarre piacere da questo tipo di attenzioni e ciò andrebbe a rafforzare la patologia e invece di estinguerla.

2- un trattamento così precoce potrebbe in futuro creare un etichetta su di lui come quella del bambino fragile o malato che credo nessuno voglia affibbiare al proprio figlio visto le conseguenze negative che questo può generare in futuro, sopratutto nell'adolescenza.

Questo è in sintesi il mio consiglio per il tuo caso,

spero di esserti stata utile

Gentile sig.ra,

riesco a comprendere molto bene la sua esasperazione ma le botte non servono a molto, anzi non faranno altro che peggiorare la situazione. Innanzitutto le consiglio di dare a suo figlio poche regole (data l'età) ma chiare e precise che deve far rispettare senza transigere. Appena il bimbo comincia a fare capricci ed alzare le mani, lei mantenendo un atteggiamento calmo deve spiegargli che quella cosa non va fatta, utilizzando un linguaggio comprensibile ad un bimbo di 4 anni.  Nel caso non volesse ascoltarla gli dia una punizione del tipo niente tv, niente giochi ecc.. Coccolatelo di più se sta passando un momento di frustrazione maggiore per i vostri dinieghi, ma non dategliela vinta al momento dei pianti e dei capricci, spesso i bambini piangono per attirare l'attenzione, per farvi cedere. Non cedete, se urla, si butta a terra, sbatte le porte, lasciatelo sfogare, ignoratelo. Inoltre è importante insegnare ai bambini ad attendere, aspettare serve al piccolo ad accettare meglio la frustrazione ad essere paziente.

Gentile Alessandra, non è semplice rispondere alla sua domanda. Occorrono maggiori informazioni sul bambino e sulle sue reazioni alle frustrazioni.

Ipotizzo una difficoltà a dare al bambino dei limiti, divieti che avrebbero dovuto lentamente abituarlo a tollerare le frustrazioni. O potrebbero essere presenti troppe regole che magari il bambino non tollera e quindi alla fine “si ribella” non rispettandone nessuna e lanciando oggetti.

Credo sia importante rivolgersi ad un terapeuta che potrà aiutarla a capire meglio quali sono le motivazioni che creano questo comportamento nel bambino.  Suo figlio è piccolo e probabilmente la situazione si risolverà  facilmente trovando un nuovo equilibrio familiare. Cordiali saluti

Gentilissima Signora,

posso immaginare quanto sia difficile gestire un bambino che abbia questo genere di difficoltà ...

Mi chiedevo se il bambino, a parte le varie visite specialistiche, è seguito da uno psicologo esperto d'infanzia,

e/o se avete iniziato anche voi genitori un percorso di sostegno alla genitorialità o un percorso individuale/di coppia. Lo sviluppo del bambino pone molti interrogativi e messa in discussione ad entrambi i genitori, non si può prescindere!

Comunque, è interessante un libro di P. Asha "I no che aiutano a crescere", lo trova in qualsiasi libreria.

Mi aggiorni,

cordialmente

Carissima Alessandra,

il suo è un problema che negli ultimi anni si sta presentando in sempre più famiglie,

la mia esperienza, non solo come psicoterapeuta ma come educatrice e responsabile di asili mi porta a dire che tutti i professionisti che avete incontrato le hanno dato un ottimo consiglio:

spesso infatti il problema si risolve non " Curando" il bambino ma analizzando modalità diverse di intervento con i genitori;

pertanto il consiglio che posso darle io è rivolgersi ad un professionista che sappia aiutare voi adulti a trovare modalità alternative nel intervenire  con il bambino.

io spesso coinvolgo anche le insegnanti per poter avere un quadro completo della situazione e per avere una squadra più forte per raggiungere prima l'obiettivo!!!

spero di esserle stata utile

Salve, innanzitutto le vorrei trasmettere tutta la mia comprensione per il difficile momento e complimetarmi con lei e suo marito per essere intervenuti in modo tempestivo. Un'informazione molto importante riguardo al problema è da quanto tempo è venuto fuori e da quanto avete cominciato la terapia. Al bambino è stata fatta qualche tipo di valutazione psicologica? Se si cosa ne è venuto fuori?  Se il problema è di origine esclusivamente emotiva esperenziale, sicuramente la terapia familiare per bambini così piccoli è importante anche perchè il bambino a quest'età non ha un'identità definita ma  "utilizza" voi per qualsiasi tipo di riferimento a sè. Credo che sarebbe utile anche pensare ad un percorso diviso ovvero, lei e suo marito come coppia genitoriale e il bambino parallelamente per poi fare degli incontri familiari a cadenza mensile o da concordare rispetto agli altri due percorsi.

Se vuole mi contatti e mi faccia sapere.

Cordiali saluti

Gentile sig.ra Alessandra

Leggendo la sua storia mi sono venute in mente altre storie molto simili, innanzitutto vorrei rassicurarla sul fatto che si tratta di un’esperienza molto diffusa tra i bambini, in particolare dell’età prescolare. L’uscita dalla famiglia è una tappa fondamentale e di forte cambiamento.

I bambini sono di fatto chiamati a rispondere a nuove regole, a nuove figure di riferimento e a mettere in campo le loro risorse e capacità, il tutto in un confronto con i pari e all’interno di un nuovo contesto.

Si tratta per loro di una grande sfida e a volte il fatto di non essere “all’altezza” delle varie richieste li può mandare in confusione e portarli a reagire tramite la via che ritengono più facile, perché la rabbia e  lo scagliare oggetti, come lei dice, permette loro di “essere visti” e quindi di entrare in relazione sia con chi si prende cura di loro, sia con i pari.

Sono d’accordo con lei quando afferma che le “botte e le punizioni” non servano a nulla, immagino, infatti, che il bambino sia portato a ripetere un comportamento che, in qualche modo, gli procura un vantaggio, e questo punto sarebbe da approfondire meglio con la terapia familiare.

Ciò che ora mi sento di consigliarle è di osservare bene il suo bimbo in quei momenti così particolari in cui sembra perdere il controllo, provare a bloccarlo fisicamente in un forte abbraccio per evitare che faccia male agli altri, ma anche a se stesso e poi chiedergli cosa ha provato, quale emozione ha sentito prima che, ad esempio, lanciasse l’oggetto. Se non riesce ad esprimersi, provare a fare un bel disegno dell’emozione. Bisogna “dare voce alle emozioni”, bisogna provare a cercare insieme a lui delle possibili soluzioni alternative quando prova quelle emozioni così forti, che non sono sbagliate, di fatto è giusto provare rabbia se una cosa non ci piace o non ci viene come noi vorremmo, ma è sbagliato il modo di incanalarla (lancio degli oggetti o alzare le mani).

Le consiglio anche di rinforzarlo nei suoi momenti positivi, quando cioè riesce a fare qualcosa di difficile o quando riesce a stare bene con gli altri, in modo tale da permettergli di vedere che anche lui è capace, è competente come tutti gli altri. Questo forse consentirà al suo bimbo di costruire un’altra storia della sua vita.

Rimango a sua disposizione per altri possibili chiarimenti.

Cordiali saluti.

Cara Alessandra la rabbia è un’emozione che riveste un ruolo importante nello sviluppo  dell’equilibrio psico-fisico di chi la manifesta. È altrettanto vero però che una manifestazione eccessiva e incontrollata di rabbia conduce a conseguenze spiacevoli sia per il soggetto che la sperimenta sia per le persone che gli sono intorno.

Diviene perciò indispensabile, con i bambini, comprendere le ragioni che possono scatenare un attacco di rabbia ed aiutarli ad esprimere le proprie emozioni in maniera più funzionale.

Le ragioni che possono determinare la rabbia sono riconducibili principalmente a: frustrazione di un desiderio anticipato che non viene soddisfatto, privazione della libertà d’azione e di pensiero, vergogna e sentimenti di isolamento o abbandono.

L’espressione della rabbia in quest’ottica rientra nel normale processo di accettazione di un evento. Il modo migliore per aiutare un bambino che scoppia di rabbia non risiede pertanto nella punizione.  Quello che posso darle è solo una serie di indicazioni di massima, ma sarebbe comunque opportuno che ricerchi un sostegno che possa accompagnare lei e suo marito in un percorso di consapevolezza delle cause che scatenano tali manifestazioni.

Intanto potrebbe provare durante le crisi a non chiedergli di calmarsi, il rischio è quello di suscitare la sensazione di non essere compreso, aumentando dunque il senso di solitudine. Cerchi di sintonizzarsi sull’intensità emotiva di suo figlio, assuma un’espressione facciale e un tono di voce coerenti con lo stato emotivo che egli sta vivendo in quel momento. La “sintonia” darà al bambino la sensazione che qualcun altro comprenda veramente come lui si sta sentendo. Cerchi di legittimare quello che sta provando. Il bambino ha bisogno delle sue parole per capire quello che sta succedendo. Lo contenga fisicamente con un abbraccio fermo ma dolce in modo che possa sentirsi protetto, quindi aiutarlo a “scendere” ad un livello più moderato di rabbia. Non cerchi in fine di farlo sfogare con attività liberatorie, potrebbe aumentare l’intensità dell’attivazione, mentre ciò di cui ha bisogno in quel momento è di essere aiutato a pensare alla propria rabbia con parole, disegni o qualsiasi altra attività che stimoli la sua capacità riflessiva.

Gent.ma Alessandra, capisco la vostra preoccupazioni, ma noto anche che vi state muovendo per risolvere un problema sicuramente attenuato, ma non risolto del tutto.Da quello che lei mi scrive le consiglio di evitare botte e punizioni, servono delle regole che siano chiare e coerenti. Sono inoltre d'accordo con il neuropsichiatra infantile, ma prima di iniziare un percorso familiare farei una visita con il bambino e voi genitori e poi decidere. Io sono esperta di problemi legati all'infanzia e tali difficoltà le ho affrontate nel corso della mia esperienza. Se vuole possiamo fissare un incontro. .

Qualsiasi scelta farete fatemi sapere.

Distinti saluti.

Cara Alessandra, il Suo bambino evidenzia una certa aggressività che in parte può essere caratteriale ed in parte appresa. In ogni caso la situazione è sicuramente modificabile!! Non è il caso di preoccuparsi particolarmente poiché, il con il tempo e con opportuno  sostegno formativo/educativo, la situazione andrà normalizzandosi. Ci vuole tempo, calma e molta pazienza!! Per questo mi trovo molto in sintonia con ciò che Le  ha consigliato la pedagogista: anch’io ritengo che una terapia familiare/relazionale possa essere molto utile. Tale terapia aiuterà il piccolo ad imparare a controllare i suoi impulsi aggressivi e aiuterà voi genitori a trovare le adeguate modalità  di comportamento da tenere con il bambino (es: “botte e punizioni” non servono, sono inutili!!). Dovrete cercare e trovare nuovi metodi, nuove strategie per educare emotivamente il vostro bambino. Con i miei auguri, La saluto cordialmente

Salve Alessandra,

da ciò che mi ha scritto si sente il desiderio da parte sua e di suo marito di fare il possibile ed il meglio per cercare di comprendere l'atteggiamento del vostro bambino.

Durante l'età evolutiva si attraversano diverse fasi, che si alternano e si avvicendano in relazione alle esperienze che il bambino fa,  una di queste è caratterizzata da aggressività.

 Generalmente è con l'acquisizione delle prime regole che emerge e come ogni emozione è funzionale, ma mi sembra di capire che in suo figlio assume intensità elevate e si manifesta ogni qual volta viene contraddetto o quando non riesce in qualcosa, questo ci dice che la difficoltà è nel tollerare la frustrazione.

Dal punto di vista educativo credo che possiate aiutarlo ad avere maggior fiducia in se stesso, standogli accanto quando non riesce in quaslcosa ed invitandolo a riprovarci magari facendolo insieme per la prima volta ed incorraggiandolo. Quando si arrabbia nominate l'emozione e chiedetegli cos'è che lo ha fatto sentire così, deve imparare a riconoscere le emozioni su di sè e sugli altri, è quindi indispensabile che quando anche voi adulti di riferimento siete arrabbiati lo verbalizziate. Questi sono dei primi suggerimenti, ma credo sia utile, se le cose dovessere persistere, farvi suppostare da uno specialista, come vi ha consigliato il collega.

Resto a disposizione.

Cara Signora,

sicuramente la tolleranza alla frustrazione è una qualità che si acquisisce lentamente nello sviluppo infantile e l'età di suo figlio rientra pienamente in una fase in cui si può avere difficoltà ad accettare di sbagliare e di avere dei limiti.

Tuttavia limiti e regole servono non solo agli adulti di riferimento, ma maggiormente a dare ai bambini un senso di contenimento che li aiuterà nel tempo a tollerare sempre meglio di non essere onnipotenti.

Chiaramente tutto questo è agevolato da due genitori uniti, che impartiscono pochi "no", ma in modo coerente, non disconfermandosi fra loro, nè squalificandosi. Inoltre l'esempio è sempre più forte di qualsiasi altro insegnamento. Quindi è poco utile insegnare a non alzare le mani sugli altri, se poi lo stesso metodo viene utilizzato per punire gli stessi bambini quando ci si arrabbia o si perde la pazienza.

La terapia familiare ha dato ottimi risultati ad aiutare i genitori a comprendere le strategie funzionali da mettere in atto nell’educazione dei figli e diventare consapevoli di quelle che invece sono poco funzionali. Penso che potrebbe giovare sia a suo figlio che alla coppia.

A volte è necessario andare a capire anche le differenti modalità educative che entrambi i genitori hanno acquisito sin da piccoli, nelle loro famiglie di origine. Entrambi i coniugi hanno infatti imparato a gestire le proprie emozioni in modo assolutamente diverso e se questo come coppia non è stato un ostacolo, ma piuttosto un fattore di attrazione, con la nascita del primo figlio invece si può tradurre in un elemento di criticità, che necessita di essere analizzato e compreso.

Spesso la coppia è costretta per motivi lavorativi a chiedere l’aiuto degli stessi nonni, che non sempre riescono poi a rispettare le regole che i genitori pongono. Chiaramente anche questo può offrire motivi di tensione in famiglia, soprattutto con i genitori dell’altra parte con cui si è meno liberi di poter esprimere una critica, dal momento che ci si sente in debito per l’aiuto offerto.  Riuscire quindi a mettere dei confini con le proprie famiglie di origine diventa in questi casi molto utile.

Generalmente si effettuano sedute ogni due settimane e gli incontri durano sempre un’ora. Inoltre le sedute possono durare alcuni mesi, in alcuni casi anche di più, ma è generalmente considerata una terapia breve, nel senso che le problematiche presentate si risolvono in un periodo di tempo abbastanza breve, con un ulteriore tempo di consolidamento dei risultati acquisiti.

Un cordiale saluto

Cara Alessandra,

da quello che riferisce vi siete mossi parecchio per il vostro bambino e vi siete anche “formati” per acquisire  una maggiore sensibilità al problema manifestato e a volerlo risolvere; ciò mi fa ipotizzare che avete un funzionamento familiare coeso e pronto ad accogliere emotivamente ed affettivamente il disagio che viene manifestato da un membro della vostra famiglia. Mi concentrerei sulla parte normativa che va di pari passo con quella affettiva. Come spunto di riflessione le chiederei come “state messi” con le regole. Le regole sono molto importanti per i bambini, perché gli forniscono una guida e rendono il loro ambiente prevedibile e rassicurante, in assenza di esse si manifestano comportamenti inadeguati. Ma non bastono le regole; serve anche una coerenza delle regole da far rispettare e coerenza tra i due genitori. Per evitare punizioni o botte, che penso non aiutano il bambino ad apprendere il comportamento corretto suggerirei l’utilizzo delle “conseguenze alle sue azioni” che stimola l’assunzione di responsabilità. Cosa molto importante è accogliere e premiare i comportamenti adeguati, per es. quando il bambino non tira oggetti ma verbalizza il suo bisogno, quando viene stimolato da voi genitori a verbalizzare la propria rabbia anziché agirla. Quindi le rimando anche l’importanza di educare il vostro bambino a comunicare le emozioni e a riconoscerle.

Cordiali saluti

Salve, ho letto quanto scrive e credo che sia importante tenere in considerazione il fatto che i bambini hanno il loro modo per esprimere le proprie emozioni, in questo momento vostro figlio ha trovato questa modalità per esprimere le sue emozioni, che paiono essere di rabbia, anche se credo che sia il suo modo per celare anche altro.

Sono lieta che abbiate effettuato le altre visite e che vi abbiano consigliato una terapia famigliare, molto spesso nel momento in cui il clima famigliare si distende, i problemi dei bambini sembrano scomparire improvvisamente. La difficoltà dei piccoli di esprimere le proprie emozioni, spesso deriva dal fatto che noi adulti reprimiamo e nascondiamo le nostre. Crediamo che i bambini non sentano ciò che noi proviamo, invece lo leggono molto bene e tramite il nostro non verbale.

Potrebbe, inizialmente, essere utile iniziare ad esprimere voi le vostre emozioni e spiegarle a lui, anche spiegare cosa sentite quando lui agisce in determinati modi. Credo che effettuare un percorso di terapia famigliare potrà davvero aiutare tutto il contesto e soprattutto aiutare voi genitori a comprendere come re-agire e cosa potete fare per essere sereni.

Essere genitori è molto complesso e spesso un sostegno è il modo migliore per sentirsi meno soli davanti alle proprie difficoltà. Se volete mi occupo di percor individuali, di coppia e famigliari e se volete potete contattarmi alla mia mail o al mio recapito telefonico, sono  a vostra disposizione.

Un caro saluto

Buona sera

 Partiamo dall'inizio da quando tempo vostro figlio e aggressivo, cosa è successo perchè questo comportamento si sia innescato, ha visto per caso il papà e la mamma litigare discutere, oppure quando uno dei due si arrabbia lui è presente...

un bimbo di 4 anni sta cominciando ha crescere quindi comincia ad emergere la propria persona e personalità, i no vanno bene ma devo essere motivati, quando si arrabbia mandarlo in camera fargli passare la rabbia poi parlargli, le botte le punizioni servono a poco se non si impara a capire il bambino le proprie emozioni, vi sta comunicando qualcosa all'asilo ci va volentieri e un ambiente sereno, la frustrazione viene accompagnata dal non essere capit . Il tono di voce è importante quando parla con suo figlio deve essere  duro quando sbaglia, ma un pò più dolce e basso quando vuole comunicare, provi ha fargli fare dello sport che aiuta scaricare l'aggressivita, se no potrebbe rivolge nella sua città ad un terapeuta in bioenergetica noi lavoriamo sulle emozioni  a livello anche corporeo .....sono a vostra disposizione, dedichi del tempo a suo figlio fuori casa coinvolgendolo in un gioco.

Salve, è sempre molto difficile dare consigli attraverso uno schermo...Capisco la sua preoccupazione, ma sarebbero utili maggiori informazioni. Leggo che avete richiesto diversi pareri di specialisti. A tale proposito troverei utile un incontro dal vivo per poter capire in che modo potervi essere utile..se volete potete venirmi a trovare a studio, la prima consulenza è gratuita. È un modo per conoscervi e accogliere la vostra domanda. Cordialmente

Gentile Alessandra, sono d'accordo con la neuropsichiatra che sarebbe auspicabile una terapia di coppia per la gestione di vostro figlio alternata a incontri con il bambino. la terapia con i genitori permette di capire allo specialista quali sono i comportamenti della mamma e del papà rispetto ad un obiettivo che non viene raggiunto e si può anche ricostruire la storia di vita di ognuno.  Le botte e le punizioni non servono ad un bambino che non tollera la frustrazione e lo fa sentire sbagliato e forse anche non amabile. 

Un caro saluto

Salve gentilissima mamma, che cosa vi impedisce di iniziare una terapia familiare? Sono d'accordo con le indicazioni, perche' e' un modo per sbloccare le risorse della famiglia, certo la terapia mette a lavoro la famiglia intera e non solo il bambino. Si tratta di un impegno di un ora ogni 15 giorni con uno o due terapeuti, un avventura intensa se si ha la voglia di percorrerla.

Cara signora Alessandra è probabile che a seguito del percorso familiare il bambino debba lavorare sul riconoscimento e la gestione dei propri stati d'animo e lo si può fare attraverso un training specifico ed individualizzato per la sua età e le sue caratteristiche specifiche. Quello che avete fatto e state facendo è importante perchè interrogarsi su ciò che non va è sempre difficile, quindi sarebbe auspicabile che lei si riconoscesse come genitore attento e premuroso nei riguardi di suo figlio, ma che allo stesso tempo non cerchi di fare tutto da sola perchè, a volte, le prove difficili ci richiedono molto di più di quanto ci aspettassimo. Distinti saluti

Gent.le sig.ra Alessandra,

il problema di cui parla meriterebbe sicuramente un approfondimento,  penso che come le è stato suggerito dai vari professionisti che lei e suo marito avete consultato, sarebbe importante fare un consulto con un terapeuta familiare, come sono anche io, in modo da poter dare un significato al disagio che suo figlio mette in atto con questo suo comportamento. Qualora ne sentisse la necessità non esiti a contattarmi direttamente.

La saluto cordialmente

Gentile Alessandra, sarebbe da capire meglio il significato di questi atti violenti di suo figlio e il contesto relazionale e affettivo in cui sono maturati oggi come consuetudini e schemi regolatori. L'ascolto attivo e quant'altro non sono che strade per cogliere come i bambini non imparano da soli ad applicare alle proprie esperienze modelli regolatori interni, ma lo imparano dentro rapporti affettivamente significativi, e a volte anzi aiutano a svelare funzionamenti.

I migliori auguri,

Gentile Sig.ra Alessandra, la gestione della rabbia e delle frustrazioni è molto delicata perchè soprattutto nell'età infantile dipende dalla interelazione con il contesto ambientale/genitoriale e con la capacità di questo contesto di leggere, ascoltare ma anche identificare le strategie comportamentali e psicologiche idonee per interagire con il bambino ed insegnargli la strada per gestire il tutto. Inoltre è importante che il contesto genitoriale in primis affronti la propria gestione delle emozioni/rabbia/frustrazioni per evitare che la propria svalutazione e ansia vada involontariamente a ricadere sulla difficoltà ad indirizzare il bimbo verso un approccio congruente con la propria età.

Vi consiglio di effettuare degli incontri di coppia genitoriale al fine di approfondire il tutto ed eventualemente, successivamente, incontrare il bimbo al solo scopo di integrare quelle informazioni di base utili a completare il quadro informativo per incontri con la coppia genitoriale il più possibile mirati.

Sono a vostra disposizione

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