È possibile rimanere semi estranei alla vita delle figlie del compagno?

Milena

Salve, sono accompagnata con uomo da 3 anni. Mentre la mia separazione non ha creato grossi problemi la sua è stata caratterizzata da scene di libri horror...ritorsioni, ricatti, minacce, approfittare economicamente e mandare in crisi due figlie allienate ( proprio nel vero senso della parola che ho studiato bene) dalla madre. Tanto che una di queste x 3 anni non ha voluto vedere né sentire il padre. Questa premessa per far comprendere quanta tensione ha subito il mio rapporto con lui che si è dovuto barcamenare in questa situazione. Con una di queste figlie ( con disturbi psicologici propri ma anche molti esclusivamente caratteriali) ho instaurato un buon rapporto. Un rapporto che ho cercato di costruirlo sull'empatia, sull ascolto e sull aiuto fino al giorno in cui mi ha sbattuto la porta in faccia trattandomi come se in questi anni non avessi fatto nulla per lei. Ovviamente il padre, nonché mio compagno, si è schierato completamente a favore della figlia. Dopo diverso tempo la coppia non ce l ha fatta e ci siamo separati ....per un tempo di 2 mesi, periodo in cui abbiamo capito di amarci tanto e lui ha profondamente capito di avere sbagliato. La mia domanda è questa: ho messo in chiaro con il mio compagno che con le figlie non voglio avere nulla a che fare....ma capisco che questo non è sano e costruttivo, quindi...quali strumenti, quali ragionamenti, quali difese posso adottare per incontrare nuovamente la figlia ( mai più vista. Ha 20 anni ma psicologicamente molti meno) senza farmi condizionare dai suoi stati d animo? Come posso prevenire la frustrazione di voler dire qualcosa ma non poterlo fare? Come posso evitare il disaccordo nelle azioni della figlia senza che questo intacchi il mio rapporto di coppia?? Grazie per la cortese attenzione e attesa risposta. Milana

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Milena, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.

Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL