Come superare il dolore e ritrovare la voglia di vivere dopo 24 anni di matrimonio (lui e l’amante)

Beatrice

Mio marito mi ha lasciata in 2 minuti senza nemmeno dire scusa, per un’altra, dopo 24 anni di matrimonio. Tra di noi andava tutto bene, eravamo innamorati, ma in 10 giorni lui perde la testa per una e decide che ama lei e va a vivere con lei subito. Io sono quasi morta, ma a lui non importava. Sono impazzita, poi dopo 5 mesi ho cercato di sostituire lui con un nuovo uomo, ma non ha funzionato; sembrava che stessi meglio e che avessi accettato. Lui, dopo 3-4 mesi, è tornato piangendo e, anche se io gli ho aperto un po’ la porta, lui non ha mai fatto il passo vero e proprio di lasciare lei e iniziare a frequentarci e vedere se potevo perdonare. Non ha rispettato il mio dolore e i miei tempi. Voleva venire a casa mia (vivo con nostra figlia di 23 anni) perché lui diceva che noi ci amiamo e funzioniamo bene insieme. Ma io non mi fido più, quindi pretendevo tempo e fatti, non solo parole. Il fatto sta che ora sono sola per scelta mia per superare il dolore, ma ora, dopo 10 mesi, lui comunque vive con lei e io sono di nuovo a terra come all’inizio. È normale? Pensavo di essere in salita, che riuscivo ad andare avanti (economicamente sono autonoma), invece ora il dolore è tornato come quello dei primi giorni. Perché? La voglia c’è di superare, di trovare la forza, ma ho provato psicologo, palestra, uscire, e niente funziona. Mi viene solo da piangere e di stare a letto. So che le persone si lasciano andare, so che non dobbiamo essere attaccati, ma il dolore c’è e il cuore è tanto ferito perché ho sempre dato amore a tutti, sempre. Voglio solo stare bene con me, ritrovare la mia pace interiore. Come? Grazie mille.

13 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile,

la risposta alla sua domanda "perchè?" non è semplice da formulare ma sarebbe da approfondire. Ciò che ritengo sia necessario alla sua situazione è il fattore tempo (non si può sapere a priori di quanto tempo si necessita per l’elaborazione della separazione) e il fattore pazienza. Deve attraversare le emozioni che comporta questa separazione, questo "lutto", darsi tempo di vivere il dolore che ciò causa in modo da attraversarlo e poi finalmente superarlo. 

Come ha già fatto, le consiglio un percorso di supporto psicologico in queste fasi, sicuramente le sarà d’aiuto sia per la tenuta del percorso che per supportarla nel fare chiarezza ed entrare in contatto con ciò che desidera. Nulla è perso, si dia solo il tempo di raggiungere una nuova forma di equilibrio.

Cordialmente

Dott. Emanuele Simonetti

Dott. Emanuele Simonetti

Bologna

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Beatrice, quello che stai vivendo è un dolore profondo e legittimo. Dopo ventiquattro anni di relazione, essere lasciata in modo così improvviso e senza una vera riparazione è un vero trauma affettivo, non solo una separazione. Non hai perso solo tuo marito, ma anche una parte importante della tua storia, della tua identità e dell’idea di futuro che avevi costruito.

Il fatto che, dopo mesi, il dolore sia tornato forte non significa che tu stia tornando indietro o che tu stia fallendo. Spesso, dopo uno shock e una fase in cui si cerca di reggere e andare avanti, la psiche trova solo più tardi lo spazio per sentire davvero la perdita. In più, il suo ritorno senza una scelta chiara ha probabilmente riaperto la ferita e lasciato dentro di te una speranza non riparata, che oggi rende tutto ancora più doloroso.

La stanchezza, il pianto, il bisogno di stare a letto non sono segni di debolezza, ma il modo in cui il tuo mondo interno sta cercando di elaborare un lutto complesso. Non è qualcosa che si risolve con la forza di volontà o tenendosi solo occupati: è un processo che ha bisogno di tempo, ascolto e rispetto per quello che senti.

Il desiderio che esprimi di ritrovare la tua pace interiore è una parte sana e viva di te, anche se ora ti sembra lontana. La guarigione non è lineare: è fatta di onde, di momenti in cui si sta un po’ meglio e altri in cui il dolore torna a farsi sentire.

Infine, è importante dirlo con chiarezza: il modo in cui sei stata lasciata non dice nulla sul tuo valore. Dice molto di più sui limiti emotivi di chi non ha saputo prendersi la responsabilità del legame e del dolore che stava creando. Tu hai amato, e questo resta vero. Ora sei in un tempo difficile di passaggio, ma è proprio attraversando questo dolore, con il giusto supporto, che potrai lentamente ricostruire un senso di te più tuo e, con il tempo, ritrovare quella pace che desideri.

Buongiorno signora capisco il suo dolore la sua sofferenza ma per trovare la via di uscita dobbiamo capire quali sono i suoi schemi di base appresi all'interno della sua famiglia di origine quali sono i suoi pensieri e come ristrutturare in modo da poter trovare una nuova visione una nuova percezione di lei dell'altro e del mondo. Questo può avvenire attraverso un percorso serio cognitivo comportamentale. 

Io lavoro con la persona singola e anche con problematiche di copia e matrimoniale. Se è interessata mi contatti telefonicamente

Cordialmente dottoressa Claudia Mosneagu 

psicoterapeuta in formazione approccio cognativo comportamentale.

Saluti 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Gentile Signora,

la ringrazio per la sua sincera condivisione. Da ciò che scrive emerge un dolore molto profondo, legato non solo alla perdita di suo marito, ma anche al modo repentino e destabilizzante in cui è avvenuta la vostra separazione, dopo 24 anni di vita insieme.

Nella scelta che ha fatto – e che ritengo importante e comprensibile – lei si è fermata per ascoltare un bisogno fondamentale: protezione, fiducia, tempo. Tempo necessario per valutare un eventuale “rilancio” della relazione. In modo implicito, ha chiesto fatti e non solo parole; questo indica che una parte di lei è stata capace di rispettarsi e di definire confini e condizioni che sentiva essenziali dopo una ferita così profonda.

Suo marito, purtroppo, non è riuscito – o non è stato in grado – di muoversi verso di lei rispettando questi confini e il suo bisogno di tempo. Probabilmente viveva incertezze e difficoltà che non dipendono da lei: non c’è alcuna colpa nel prendersi cura di sé e nel mettere dei limiti quando si è stati profondamente feriti.

È possibile che il dolore che sta provando ora sia legato anche a questa ulteriore “batosta”: il non essersi sentita accolta, rispettata e vista nei suoi bisogni più autentici. In questo senso, può darsi che si sia aperta un nuono step del lutto, uno step in cui il corpo e il cuore chiedono di essere ascoltati. Anche attraverso il bisogno di fermarsi, di restare a letto, di piangere, di non “funzionare” in modo efficiente come forse ha sempre fatto. Potrebbe essere utile accogliere questo momento per ciò che è, con la consapevolezza che si tratta di una fase e non di una condizione definitiva della sua vita. Accanto alla sofferenza, è molto importante che emerga in lei il desiderio di stare bene con Sé e di ritrovare serenità: questo è un desiderio sano, che può realizzarsi attraverso: occasioni di ascolto profondo, il sostegno di una rete sociale e la vicinanza degli affetti autentici e l'apertura alle sue passioni. Con il tempo, la serenità potrà tornare. E forse un giorno, guardandosi indietro, potrà riconoscere il coraggio di aver preso una posizione che parlava del suo diritto a essere vista davvero, amata davvero, rispettata davvero.

Un cordiale saluto

Liza Bottacin

Gent.ma Beatrice, la sua mail mi ha molto colpita. Oltre ad essere molto ben scritta, racchiude tutto il dolore di un abbandono non meritato e anche di un marito molto immaturo ed egoista, che vive sul "qui e ora" come fosse rimasto ad uno stadio di sviluppo emotivo molto primitivo. Il fatto è,  cara Beatrice, che lui non ama lei e nemmeno l'altra. Siete entrambe stampelle affettive di un adulto che non solo non è in grado di provare sentimenti di una qualche profondità, ma non è in grado nemmeno di scegliere. Premesso questo, il dolore è la delusione necessitano di elaborazione e di tempo. E anche-soprattutto- di ripensare a se stessa come la persona che sta in cima alla sua scala di priorità. Forse non è stata abituata a farlo, ma ora è il momento di agire questo importante cambiamento, che solo lei può attuare, imparando a scoprire quanto è importante amare se stessi nel modo più equilibrato. Perché in questa storia è lei che ha vinto, solo che ha ancora troppo giusto e sacrosanto dolore per potersene rendere conto.

Resto a disposizione se lo desidera.

Un abbraccio

Dr.ssa Daniela Benvenuti 

 

Dott.ssa Daniela Benvenuti

Dott.ssa Daniela Benvenuti

Padova

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Buongiorno. Quello che lei descrive è un vero e proprio "trauma da sradicamento". Dopo 24 anni, essere lasciati in due minuti non è solo la fine di un amore, è un terremoto identitario.

Voglio dirle subito una cosa fondamentale: è assolutamente normale che dopo dieci mesi il dolore sia tornato così lancinante. Non è un passo indietro, ma quella che in clinica chiamiamo la "fase del disincanto". All'inizio la mente attiva una sorta di anestesia per farci sopravvivere; poi, quando i tentativi di sostituzione o i ritorni ambigui di lui falliscono, la realtà si presenta in tutta la sua crudezza. Lei ha protetto se stessa e sua figlia non aprendo quella porta a chi voleva rientrare senza fare ammenda: questo non è un fallimento, è un atto di dignità estrema.

Il dolore torna perché ora sta elaborando la perdita reale, non più quella ideale. La "voglia di superare" c'è, ma il corpo e il cuore hanno tempi che la palestra o le uscite forzate non possono accelerare. In termini di MBT (Mentalizzazione), è come se la sua capacità di dare senso a questo tradimento fosse andata in corto circuito: è troppo illogico, troppo violento.

Il "stare bene con sé" non si raggiunge forzando la serenità, ma accogliendo questo pianto come un tributo necessario a quei 24 anni. Non si tratta di "non essere attaccati", come se fossimo asettici, ma di imparare a stare nelle macerie finché non deciderà lei, un mattone alla volta, cosa ricostruire.

La aspetto nel mio studio per dare cittadinanza a questo dolore, affinché non sia solo un peso che la costringe a letto, ma una ferita che, curata con la giusta delicatezza, possa finalmente smettere di sanguinare e diventare cicatrice.

Francesco Pellino Psicologo Clinico

Dott. Francesco Pellino

Dott. Francesco Pellino

Milano

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Gentile Beatrice,

la sua sofferenza è comprensibile, legittima e profondamente umana. Quello che ha vissuto non è “una separazione come le altre”, ma un trauma relazionale improvviso, che ha spezzato in modo netto una storia di 24 anni, senza tempo, senza spiegazioni, senza riparazione.

Quando una relazione lunga e significativa termina così bruscamente, il dolore non segue un andamento lineare. Non è una salita costante: è fatto di onde, di momenti in cui sembra di respirare e altri in cui il dolore torna intenso, quasi come all’inizio. Quello che le sta accadendo ora, dopo dieci mesi, è normale. Non significa che stia tornando indietro o che non abbia fatto progressi: significa che il lutto non è ancora concluso.

Il ritorno di suo marito, ambiguo e senza una scelta chiara, ha probabilmente riattivato la ferita. Non ha permesso una vera chiusura né una ricostruzione. Lei, con grande lucidità, ha chiesto tempo, rispetto e fatti: questo mostra forza, non debolezza. Ma il suo sistema emotivo è rimasto in una sorta di “attesa sospesa”, che rende il distacco ancora più doloroso.

Il fatto che oggi lei senta di nuovo il dolore come all’inizio non indica che “non sta funzionando nulla”, ma che:

sta finalmente affrontando il lutto senza anestetizzarlo;

non lo sta più evitando con sostituzioni o adattamenti forzati;

sta cercando di stare con sé, e questo è il passaggio più difficile.

A volte palestra, uscite, nuove relazioni o persino la terapia non “funzionano” subito perché non sono strumenti per togliere il dolore, ma per attraversarlo. Il dolore che sente non è segno di fragilità: è il segno di quanto lei abbia amato, investito, creduto.

Lei dice una frase molto importante: “Voglio solo stare bene con me, ritrovare la mia pace interiore.”

Questo obiettivo non passa dal dimenticare, né dal “dover stare meglio”, ma dal dare dignità al suo dolore, senza giudicarlo né forzarlo.

In questi casi può essere utile un percorso psicologico che non punti a “farla reagire”, ma che lavori su:

l’elaborazione del lutto relazionale;

la ricostruzione della fiducia (prima in sé, poi negli altri);

la separazione emotiva definitiva da una relazione che oggi non può più darle sicurezza;

Lei non è sbagliata, non è debole, non è ferma.

Sta facendo una delle cose più difficili che esistano: imparare a vivere dopo una perdita che non ha scelto.

Si dia tempo. Il dolore non va scacciato, va accompagnato.

La pace interiore non arriva all’improvviso: si costruisce, lentamente, proprio da momenti come questo.

Un caro saluto.

Dr.ssa AnnaBianca Iero 

Psicologa Clinica

Riceve anche on line 

Dott.ssa Annabianca Iero

Dott.ssa Annabianca Iero

Cosenza

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Buongiorno Beatrice, quello che sta vivendo è normale, anche se è profondamente doloroso. Non è tornata indietro, non sta peggiorando, non sta “fallendo” nel suo percorso. Sta attraversando un lutto affettivo vero, e i lutti non seguono una linea retta. Lei ha subito una frattura improvvisa, non una separazione accompagnata dal tempo. Ventiquattro anni di vita condivisa si sono spezzati in pochi minuti, senza spiegazioni, senza protezione emotiva, senza rispetto. In queste condizioni la mente entra in una fase di shock: si resta in piedi, si funziona, ma non si elabora davvero. L’elaborazione arriva dopo, quando l’emergenza finisce. Nei primi mesi probabilmente era sostenuta da una forma di anestesia emotiva: il bisogno di reggere, di non crollare, di trovare soluzioni. Il tentativo di frequentare un’altra persona non è stato un errore, ma un modo umano di cercare aria quando si sta soffocando. Non ha funzionato perché il legame precedente non era stato ancora metabolizzato, non perché lei non fosse pronta o capace.

Il ritorno di suo marito, anche se incompleto e confuso, ha riattivato una speranza profonda. Non una speranza ingenua, ma quella di chi ha amato davvero e avrebbe voluto dare senso a tutto quel dolore. Il problema non è che lei gli abbia aperto uno spiraglio, ma che lui non abbia fatto seguire ai sentimenti dei fatti. Questo ha creato una seconda ferita: non solo l’abbandono, ma la sensazione che il suo dolore non fosse abbastanza importante da essere rispettato.

Ora lei è sola per scelta, e questo è un atto di lucidità, non di debolezza. Ma il fatto che oggi, a dieci mesi di distanza, il dolore sia tornato intenso non significa che stia ricominciando da capo. Significa che ora non c’è più nulla che la distragga dal vuoto reale: non l’attesa, non il “forse”, non il tentativo di sostituire. C’è la perdita nella sua forma più nuda. Il dolore che sente oggi assomiglia a quello iniziale perché tocca la stessa radice, ma non è identico: allora c’era lo shock, ora c’è la consapevolezza. E la consapevolezza fa male, perché obbliga a riconoscere che quella persona, così com’è oggi, non è in grado di offrirle sicurezza emotiva, per quanto l’amore sia esistito.
Lei dice di aver provato tutto: psicologo, palestra, uscite. Il punto è che il dolore profondo non si risolve con il fare. A volte tutte queste cose diventano tentativi, anche inconsapevoli, di non sentire. Quando non funzionano, la tentazione è pensare: “c’è qualcosa che non va in me”. Ma non è così.
Lei non sta soffrendo perché è troppo attaccata. Sta soffrendo perché ha amato in modo pieno e ha ricevuto una rottura senza riparazione. Le persone che sanno amare davvero impiegano più tempo a guarire, non perché siano fragili, ma perché i legami per loro sono reali.

Ritrovare la pace interiore non significa smettere di soffrire di colpo.

Significa, lentamente:

smettere di combattere il dolore come se fosse un nemico

imparare a stare con se stessa senza giudicarsi

separare l’uomo che è stato suo marito dall’uomo che oggi non riesce a esserle accanto

Nei giorni in cui piange e ha bisogno di stare a letto, il corpo non le sta chiedendo di arrendersi, ma di rallentare. La vera guarigione non arriva quando si “reagisce”, ma quando non ci si abbandona più, nemmeno nei momenti peggiori.
Lei ha dato amore a tutti per una vita. Ora il lavoro più difficile è imparare a offrirne un po’ anche a se stessa, senza pretendere di stare meglio subito.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Gentile Signora,

quello che le sta succedendo è simile ad un lutto, molti le diranno: ma dai, forza...reagisci...fregatene! ma il dolore è immenso perchè è come  morta una parte della sua vita, distrutta una colonna della sua  casa, c’è una "fantasma in casa" ancora degli odori, dei vuoti che venivano riempite delle vostre routine quotidiane, è doloroso capisco perfettamente.

Spesso, dopo un abbandono improvviso, la mente va ripetutamente a cercare senso nella perdita. Forse non riconosce più Suo marito, o non le sembra più l’uomo che ha sposato e con cui ha condiviso gran parte della vita. La mente richiama ricordi, particolari, immagini, sensazioni, momenti in cui le aveva comunicato che se ne sarebbe andato. Tutto questo genera domande continue: perché è successo? come fare per uscirne?. Questa attività mentale è naturale: la psiche tenta di dare un significato a ciò che appare incomprensibile e di trovare un percorso verso l’elaborazione.

una cosa che mi incuriosisce è:  quando Suo marito è tornato, ha avuto modo di esprimere chiaramente ciò che stava vivendo, i Suoi limiti, il Suo dolore e i Suoi bisogni? Spesso diamo per scontato che l’altro “sappia” comprenda senza dover spiegare, ma non sempre è così, soprattutto in situazioni in cui l’altro si trova in difficoltà: suo marito immagino si sentirà in colpa, avrà delle paure riguardo a lei: cosa pensa? riuscirò a ristabilire il rapporto? sono sicuro di fare la cosa giusta?  se lei non ha chiaro cosa vuole dalla relazione cosa trasmetterà a suo marito? lavori su di sè per elaborare l’accaduto e capire cosa desidera anche dalla relazione con suo marito

Poi lei non racconta del prima: come stavate insieme, se ha pensato che qualcosa non andava, le spiegazioni che lei si è data e quelle che le ha dato suo marito? Cominci a comprendere, che non significa giustificare, ma questo restituire senso e da prospettiva a ciò che è accaduto, cioè le indica una possibilità di cambiamento, di evoluzione.

Spero di averle dato degli spunti di riflessione e un pò di luce per vedere la direzione.

Buone cose

dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Dott.ssa Anna Lamo

Venezia

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La ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della sua storia. Dopo 24 anni di matrimonio, una separazione improvvisa e il coinvolgimento di un’altra persona rappresentano un vero e proprio scossone emotivo: ciò che descrive è una reazione profondamente comprensibile e, sì, molto comune in situazioni come la sua. Spesso, quando una relazione così lunga si interrompe bruscamente, non si soffre solo per la perdita del partner, ma anche per la perdita di certezze, di un progetto di vita e dell’immagine che si aveva di sé all’interno di quel legame. Il fatto che lei avesse iniziato a stare un po’ meglio dopo l’allontanamento di suo marito non significa che ora stia “tornando indietro”: il suo malessere attuale può essere una risposta al riaprirsi di ferite legate alla fiducia, alla sicurezza e al senso di stabilità.

Il ritorno di suo marito può aver riattivato domande profonde, ad esempio: posso ancora fidarmi? di cosa ho bisogno per sentirmi al sicuro in una relazione? sto scegliendo per paura di perdere o per desiderio di costruire?
Sono interrogativi complessi, che meritano tempo e ascolto, prima di trovare risposte definitive.
Per stare meglio, in questa fase, può essere utile innanzitutto riconoscere e legittimare ciò che prova, senza giudicarsi.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per dare senso a questa sofferenza, comprendere cosa sta vivendo e orientarsi nelle scelte future in modo più consapevole, rispettando i suoi tempi e i suoi bisogni.

Se lo desidera, resto disponibile per accompagnarla in questo processo.

Un caro saluto
Erica

Gentilissima, queste situazioni richiedono tanto tempo e pazienza con sè stessi. Non c'è una soluzione unica e di fatto stai vivendo un vero e proprio lutto. Il dolore resterà forse a lungo ma la situazione è da accettare anche se a malincuore. Cosa poi deciderai di fare della tua vita senza quest'uomo dipende solo da te. 

Cara Beatrice,

quello che stai vivendo è doloroso, ma è profondamente umano. E sì: è normale che dopo mesi il dolore torni forte, quasi identico all’inizio. Non significa che tu non stia guarendo. Significa che hai subito una ferita traumatica, non una semplice separazione. Tuo marito non se n’è andato gradualmente.
Se n’è andato all’improvviso, senza spiegazioni, senza rispetto, senza contenere il tuo dolore. Questo è ciò che in psicologia si chiama trauma da tradimento.

Il tuo sistema emotivo non ha avuto tempo di prepararsi. In pochi giorni:

  • è crollata una vita di 24 anni

  • è crollata l’idea di “noi”

  • è crollata la fiducia

  • è crollata la sicurezza

Quando il dolore nasce così, non segue un percorso lineare. Va a ondate.

Il ritorno ambiguo di lui ha riaperto la ferita
Il suo tornare piangendo, senza però scegliere davvero te, ha creato una speranza non protetta.
Il tuo cuore ha riassaggiato l’idea di “forse possiamo salvarci”, e poi l’ha persa di nuovo.
Questo fa più male della prima volta. Ora sei davvero nella fase del lutto pieno
All’inizio eri in shock, poi in sopravvivenza.
Adesso stai entrando nella fase in cui la perdita è reale, definitiva, e non più anestetizzata.
È qui che il dolore si sente nel corpo: pianto, letto, stanchezza. Sei sola per scelta, ma non per assenza di amore
Hai fatto una scelta sana: proteggerti.
Ma la solitudine scelta non elimina il bisogno di essere amata, soprattutto dopo una vita donata agli altri. Non stai sbagliando nulla Hai fatto tutto quello che “si dovrebbe fare”:

  • psicologo

  • palestra

  • uscire

  • provare ad andare avanti

Eppure non funziona. Perché?
Perché non è una questione di forza di volontà.
È una questione di cuore ferito che non è stato rispettato. Il problema non sei tu.
Il problema è che hai amato profondamente, e questo lascia segni quando viene spezzato così. L’uomo che torna piangendo ma non sceglie, non ripara, non protegge,
non è un porto sicuro per te. Tu non chiedevii troppo.
Chiedevi tempo, fatti, rispetto.
E avevi ragione.

Accetta che questo è un lutto vero
Non devi “superarlo” velocemente.
Devi attraversarlo, con gentilezza verso te stessa.

Dai un limite netto alla sua presenza emotiva
Finché una parte di te resta agganciata a lui, il dolore non può calmarsi.
Non per punizione, ma per autoprotezione.

Cerca di essere più gentile con il tuo dolore. La pace interiore non arriva tutta insieme.Arriva a piccoli segnali:

  • una mattina in cui il nodo è meno stretto

  • un pomeriggio senza pianto

  • una sera in cui ti senti “abbastanza”

E poi torna il dolore. E poi di nuovo un po’ di luce. Questo è guarire. Beatrice, non sei rotta.
Sei ferita.
E le ferite profonde non guariscono in silenzio, ma con presenza, tempo e verità.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Che cosa dovrebbe fare? Smettere di chiedersi se sia “normale” stare così. Sì, è assolutamente normale. Lei  sta piangendo  la fine di un matrimonio; sta elaborando un trauma da abbandono improvviso. Ventiquattro anni di vita non si cancellano in dieci giorni, né in dieci mesi, specialmente quando la fine è avvenuta con una modalità così fulminea, quasi chirurgica, che ha polverizzato la sua fiducia nel mondo e nei legami. Come professionista , non faccio differenza tra uomo e donna perchè risponderei allo stesso modo, ma come donna le dico anche che si trova a fare i conti con l'impotenza di un amore,a quanto pare improvviso , sbocciato con un'altra donna ed anche questo ha il suo peso.

È frequente avere la sensazione di essere tornati al punto di partenza, ma in realtà non è così. Quello che sta vivendo è un "lutto complicato" da alcuni fattori specifici, che provo a spiegar così:

- Il fatto che lui sia tornato piangendo dopo pochi mesi ha riaperto la ferita proprio mentre stava iniziando a rimarginarsi. Quel gesto ha nutrito una speranza e ha creato una nuova confusione. Rifiutarlo perché "non faceva i fatti" è stato un atto di estrema dignità e auto-protezione, ma ha richiesto un prezzo emotivo altissimo.

-All'inizio si sopravvive per inerzia o per shock. I tentativi che ha fatto (il nuovo uomo, la palestra, le uscite) sono stati necessari, ma forse sono serviti da "anestetico". Ora che l'adrenalina della reazione è finita, emerge il dolore puro, quello che chiede di essere ascoltato e non solo scacciato.

-Vedere che lui, nonostante i pianti, vive ancora con l'altra, conferma che lei ha fatto bene a non fidarsi. Ma la ragione non placa il cuore: sapere di aver fatto la scelta giusta (restare sola per guarire) non la rende meno dolorosa nel breve termine.

Le sembrerà una farse fatta, ma la pace non è l'assenza di dolore, ma l'assenza di conflitto con se stessi.

Se sente il bisogno di stare a letto e piangere, lo faccia senza giudicarsi. Dirsi "dovrei essere già oltre" o "dovrei essere forte" non fa altro che aggiungere senso di colpa al dolore. Il suo corpo sta espellendo 24 anni di storia e forse anche di un senso di tradimento traumatico. Gli conceda il tempo che serve. Lei ha un lavoro ed è autonoma. Questo è un pilastro fondamentale. Non le dà la felicità ora, ma le dà la libertà. La libertà di non dover scendere a compromessi con un uomo che non rispetta i suoi tempi e il suo dolore. Lei dice di aver sempre dato amore a tutti. È una dote bellissima, ma in questo momento deve imparare a dirigere quell'amore verso se stessa. Smetta di chiedersi "Perché a me, se io ho dato tanto?" e inizi a dirsi "Io ho dato tanto, e questo valore resta mio, forse lui non è stato capace di custodirlo". Non cerchi di "guarire" tutto insieme. La guarigione non è una linea retta verso l'alto, ma una spirale. Ci sono giorni in cui sembra di tornare giù, ma ogni volta che risale ha un pezzetto di consapevolezza in più. In questo momento, il suo unico compito è sopravvivere alla giornata con gentilezza verso se stessa. Ha protetto sua figlia, ha protetto la sua dignità rifiutando un ritorno fatto solo di parole, e sta affrontando il deserto. Questo non la rende "impazzita" o debole, la rende una donna che sta onorando la profondità del suo cuore ferito. Le chiedo c'è un momento della giornata che sente particolarmente difficile, perchè a volte, gestire anche solo quel piccolo frammento di tempo può far sentire il peso complessivo un po' più leggero.

se vuole sono in ascolto, un caro saluto  dott.ssa Giusi Vicino 

Dott.ssa Giusi Vicino

Dott.ssa Giusi Vicino

Catania

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